Decalogo 1

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Decalogo 1
Decalogo1-Kieslowski.png
Il piccolo Pawel e suo padre Krzysztof
Titolo originale Dekalog, jeden
Paese di produzione Polonia
Anno 1988
Durata 55 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 4:3
Genere drammatico
Regia Krzysztof Kieślowski
Soggetto Krzysztof Kieślowski e Krzysztof Piesiewicz
Sceneggiatura Krzysztof Kieślowski e Krzysztof Piesiewicz
Produttore Ryszard Chutkowski
Fotografia Wiesław Zdort
Montaggio Ewa Smal
Musiche Zbigniew Preisner
Scenografia Halina Dobrowolska
Costumi Hanna Ćwikło e Małgorzata Obłoza
Interpreti e personaggi
« Io sono il Signore tuo Dio. Non avrai altro dio all'infuori di me. »
(Primo comandamento)

Decalogo 1 è il primo dei dieci mediometraggi realizzati dal regista Krzysztof Kieślowski per la TV ed ispirati ai dieci comandamenti.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Krzysztof è un professore universitario che, separato dalla moglie, si trova costretto a crescere il proprio figlio, Paweł, da solo.

Il padre è un grande appassionato di computer e pensa che tutta la vita possa essere descritta matematicamente attraverso l'uso del computer. Secondo lui, non esiste una dimensione trascendente della realtà: non esiste nessun Dio e quando si muore il cervello smette semplicemente di funzionare.

Alla visione atea del padre si contrappone la visione della zia, molto credente.

L'interesse per il figlio al mondo trascendente si scatena quando casualmente nota in strada un cane morto congelato, che lo porta a farsi domande sul senso della morte, su cosa essa sia.

Mentre il padre punta il discorso su come avviene la morte, la zia gli parla di una dimensione trascendente, che non può essere colta matematicamente (si ha un esempio di questo quando il bambino mostra alla zia un programma in grado di dire cosa sta facendo sua mamma in quel momento; alla zia, che ribatte che il programma non è in grado di dirgli ciò che la mamma sta sognando, il bambino risponde che è solo una questione di potenza del computer).

Un giorno il lago vicino a casa ghiaccia ed il bambino desidera andarci a pattinare. Il padre, allora, da bravo scienziato esegue una serie di calcoli al computer, che gli permettono di stabilire che il ghiaccio è in grado di reggere il suo peso. Per maggiore sicurezza esegue nuovamente i calcoli e va a verificarne l'esattezza con una prova empirica.

Accade però che il ghiaccio si rompe.

Il padre non lo sorvegliava (sicuro come era che il ghiaccio non si sarebbe rotto) e non sospetta di nulla nemmeno quando nota dei segnali premonitori (un'ambulanza che si dirige verso il lago, gli amici che non lo trovano, la lezione a cui è mancato, le persone che lo cercano per avvisarlo dell'accaduto). Comincerà a capire che non tutto è prevedibile quando il calamaio con cui stava scrivendo si rompe senza essere stato toccato. Decide quindi di andare a vedere cosa stava succedendo al lago, vede il buco nel ghiaccio ed i soccorritori ma stenta ancora a crederci (apprende che alcuni ragazzi stavano giocando nelle vicinanze e va a cercare suo figlio).

Il padre si arrende all'evidenza solo quando i soccorritori estraggono il corpo senza vita del bambino.

Dopo l'avvenimento il padre capisce che ci sono cose che non sono prevedibili matematicamente; si reca in una cappella dove per rabbia fa crollare un piccolo altare, ma subito dopo prende da un'acquasantiera un pezzo congelato di acqua benedetta con il quale si segna la fronte.

Simbologia[modifica | modifica sorgente]

Ricorrente nel film è il tema del liquido (acqua, tè, inchiostro, latte, ecc...).

Un simbolo significativo compare nella scena finale del film. L'altare che il padre rovescia per rabbia fa cadere le candele accese, la cui cera gocciola sotto l'occhio di una dipinto della Madonna, che sembra piangere ed indicare quindi l'idea di un Dio sensibile alle umane sofferenze.

Il film si apre con la ripresa dell'"angelo" del Decalogo, o "testimone silenzioso", un personaggio che ricorrerà in ogni episodio (tranne il decimo), sempre rigorosamente muto. Interpretato da Artur Barciś, questo personaggio ha molte interpretazioni. Può essere un angelo che assiste alle sofferenze e tribolazioni umane, oppure Dio stesso che assiste muto alle vicende umane. Malgrado il personaggio sia sempre in un punto centrale della vicenda, il regista non ha mai fatto capire se prenda parte allo svolgersi di essa.

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