Decalogo 2

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Decalogo 2
Decalogo2-Kieslowski.png
Aleksander Bardini in una scena del film
Titolo originale Dekalog, dwa
Paese di produzione Polonia
Anno 1988
Durata 55 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 4:3
Genere drammatico
Regia Krzysztof Kieślowski
Soggetto Krzysztof Kieślowski e Krzysztof Piesiewicz
Sceneggiatura Krzysztof Kieślowski e Krzysztof Piesiewicz
Produttore Ryszard Chutkowski
Fotografia Edward Kłosiński
Montaggio Ewa Smal
Musiche Zbigniew Preisner
Scenografia Halina Dobrowolska
Costumi Hanna Ćwikło e Małgorzata Obłoza
Interpreti e personaggi
« Non nominare il nome di Dio invano »
(Secondo comandamento)

Decalogo 2 è il secondo dei dieci mediometraggi realizzati dal regista Krzysztof Kieślowski per la TV ed ispirati ai dieci comandamenti.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Dorota è una donna in crisi. Suo marito Andrzej è in fin di vita all'ospedale, e da poco lei ha scoperto di aspettare un figlio dal suo amante. Se suo marito vivrà, lei dovrà sbarazzarsi del figlio della colpa, se invece morirà, allora Dorota potrà cominciare una nuova vita con il suo amante.

Il primario dell'ospedale che ha in cura il marito di Dorota è anche suo vicino di casa (abitano entrambi nelle stesse grigie palazzine viste nel Decalogo 1). Dorota fa pressioni al medico per sapere del futuro di suo marito, in modo da orientare la sua scelta se portare o meno avanti la gravidanza. Sentendo che Andrzej è prossimo alla fine Dorota insiste "Lei me lo deve giurare".

Il medico è un uomo che vive solo, insieme a poche piante e ad un canarino. Gli unici suoi rapporti interpersonali sembrano essere quelli con la sua donna delle pulizie, una signora a cui lui racconta episodi del proprio passato. Ora quest'uomo solo, che racconta di aver perso in un solo giorno tutta la sua famiglia durante un bombardamento, si trova davanti alla responsabilità di un'altra famiglia, quella di Dorota. Dopo varie peripezie, il primario infatti consiglierà a Dorota di non abortire, di portare fino in fondo la sua gravidanza. Giura alla donna che suo marito è talmente peggiorato che non ci sono possibilità che si salvi.

Dorota segue il suo consiglio, ma dopo poco il marito guarisce. Dal suo inferno d'acqua (l'acqua che cola dal soffitto, acqua che è un elemento ricorrente nel Decalogo) Andrzej riesce a risalire alla vita. Lo testimonia la scena di una vespa che, con molta fatica, riesce ad uscire fuori da un bicchiere di succo e a tornare a volare. L'uomo, appena guarito, ringrazia il primario e gli fa sapere che con la moglie Dorota aspettano un bambino...

Il regista non fa capire apertamente se il primario ha mentito per salvare il figlio di Dorota, memore dei propri figli persi in passato, o se invece credeva veramente che Andzej stesse morendo. Dall'espressione finale del primario, però, appare ragionevole propendere per la prima ipotesi.

Simbologia[modifica | modifica sorgente]

Sempre presente, come già nel primo titolo, il tema del liquido. L'acqua che si scalda per lavarsi, l'acqua che cola dal soffitto malmesso dell'ospedale, la bevanda che Dorota lascia cadere.

La carrellata finale sul volto dei personaggi può essere ricollegata a quella finale del successivo Tre colori: Film Blu, del medesimo regista.

Stavolta, l'"angelo" del Decalogo, quel personaggio che assiste muto agli avventimenti, ricopre il ruolo di un infermiere dell'ospedale.

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