Concino Concini

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Concino Concini, Maresciallo di Ancre, disegno di Dumonstier, Museo del Louvre, Parigi

Concino Concini (Firenze1575 – Parigi24 aprile 1617) è stato un politico e avventuriero italiano.

Discendente dalla nobile famiglia aretina dei Conti della Penna, studiò all'Università di Pisa e andò in Francia al seguito di Maria de' Medici quando questa sposò il re Enrico IV. Nel 1601 sposò Leonora Dori Galigai, sorella di latte e influente dama di compagnia della regina.

Questo matrimonio fu la fortuna del piccolo nobile aretino: divenuta Maria reggente del trono di San Luigi per il figlio minorenne (il futuro Luigi XIII) dopo l'assassinio del marito nel 1610, Concino Concini fu coperto d'incarichi e riconoscimenti: fu nominato Maresciallo di Ancre, Sovrintendente della Camera della Regina, governatore di Péronne, Roye e Montdidier e persino Maresciallo di Francia nel 1613. Attorno alla coppia Concini-Galigai si era intanto formato un codazzo di toscani che dominava la corte francese e che aveva inaugurato una politica di folli spese, mettendo in crisi le finanze reali. Il Concini e la moglie davano inoltre scandalo e suscitavano riprovazione col loro commercio di cariche ed onorificenze: si calcola che i due arrivassero a tesaurizzare un patrimonio corrispondente al 75% del bilancio dello Stato.

Questa politica fece sì che sul Concini si focalizzasse l'odio di tutto il popolo francese, dalla nobiltà, esclusa dagli incarichi a corte e costretta ai taglieggiamenti della coppia, fino alle classi popolari, che mal sopportavano il potere di questi toscani diventati praticamente padroni della Francia. Nonostante ciò, Concini vide crescere sempre di più la sua influenza politica: nel 1616 chiese ed ottenne le dimissioni del cancelliere Brulart de Sillery e fece nominare ministri Richelieu, Mangot e Barbin.

Era troppo per l'esasperata nobiltà francese, ormai spalleggiata dal giovane Luigi XIII che detestava la coppia toscana: il 24 aprile 1617 il Concini veniva ucciso a pistolettate nel cortile del Louvre, in seguito ad un complotto organizzato dal re e dal suo maestro di caccia col falcone, Charles d'Albert, Duca di Luynes, ed eseguito dal Barone di Vitry, Nicolas de L'Hospital, capitano delle guardie reali. Fu necessario uccidere il potente toscano e non semplicemente arrestarlo perché egli poteva contare su un piccolo esercito personale di 7.000 uomini e delle varie clientele ed amicizie altolocate. Ma l'odio del popolo nei suoi confronti non si placò con l'omicidio. Alcuni giorni dopo la sepoltura (avvenuta nottetempo e di nascosto nella chiesa di St. Germain l'Auxerrois, un gruppo di fanatici ne violò la tomba e fece a pezzi il cadavere, disperdendo o bruciandone le membra; le ceneri furono poi in parte vendute a peso, in parte gettate nella Senna.

Sua moglie, che la regina non poté difendere perché a sua volta esautorata dal figlio e confinata nel castello di Blois, fu accusata di stregoneria e messa al rogo il successivo 8 luglio in Place de Grève a Parigi. I beni della coppia, tra cui il castello di Lésigny e il palazzo parigino di Rue de Tournon, furono confiscati e assegnati al Duca di Luynes. Il loro figlio Enrico, nato nel 1605, dovette fuggire dalla Francia e riparare a Firenze, dove morì nel 1631.

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