Concino Concini

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Concino Concini, disegno di Dumonstier, Museo del Louvre, Parigi

Concino Concini (Terranuova Bracciolini, 1575 circa – Parigi, 24 aprile 1617) è stato un politico e avventuriero italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Apparteneva ad un'antichissima e nobile famiglia toscana direttamente discendente dai Conti di Catenaia. Venne annoverata tra i Principi del Sacro Romano Impero già da Federico Barbarossa. Figlio di Giovanni Battista Concini, uditore e primo segretario del granduca di Toscana, e di Camilla Miniati, nacque a Firenze dopo il 1570. Dopo aver compiuto i suoi studi all'Università di Pisa, ottenne di recarsi in Francia al seguito di Maria de' Medici quando questa sposò il re Enrico IV. Nel corso del viaggio verso la Francia conquistò la più intima confidente di Maria de' Medici, Leonora Dori Galigai. Dopo mesi di trattative, il Concini e Leonora si sposarono il 12 luglio 1601, con una ricca dote che fu versata dalla regina.

Alla corte di Francia[modifica | modifica wikitesto]

Il matrimonio fu la fortuna del nobile aretino. Nel 1605 ottenne la carica di maître d'hôtel della regina e nel 1608 quella di premier écuyer della regina, contro il versamento di 30.000 lire tornesi. Le cariche ottenute gli consentirono di ammassare una piccola fortuna, che investì in acquisti immobiliari.

Divenuta Maria reggente del trono di San Luigi per il figlio minorenne (il futuro Luigi XIII) dopo l'assassinio del marito nel 1610, Concino Concini fu coperto d'incarichi e riconoscimenti: fu nominato maresciallo d'Ancre, sovrintendente della Camera della Regina, governatore di Péronne, Roye e Montdidier, e maresciallo di Francia nel 1613. Attorno alla coppia Concini-Galigai si era intanto formato un codazzo di toscani che dominava la corte francese e che aveva inaugurato una politica di folli spese, mettendo in crisi le finanze reali. Il Concini e la moglie davano inoltre scandalo e suscitavano riprovazione col loro commercio di cariche ed onorificenze: si calcola che i due arrivassero a tesaurizzare un patrimonio corrispondente al 75% del bilancio dello Stato.[senza fonte]

Influenza e nemici politici[modifica | modifica wikitesto]

Questa politica fece sì che sul Concini si focalizzasse l'odio di tutto il popolo francese, dalla nobiltà, esclusa dagli incarichi a corte e costretta ai taglieggiamenti della coppia, fino alle classi popolari, che mal sopportavano il potere di questi toscani diventati praticamente padroni della Francia. Nonostante ciò, Concini vide crescere sempre di più la propria influenza politica: nel 1616 chiese ed ottenne le dimissioni del cancelliere Brulart de Sillery e fece nominare ministri Richelieu, Mangot e Barbin.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Era troppo per l'esasperata nobiltà francese, ormai spalleggiata dal giovane Luigi XIII che detestava la coppia toscana: il 24 aprile 1617 il Concini veniva ucciso a pistolettate nel cortile del Louvre, in seguito ad un complotto organizzato dal re e dal suo maestro di caccia col falcone, Carlo d'Albert, duca di Luynes, che dal Concini era stato proposto al giovane sovrano (praticamente un vero e proprio tradimento a chi lo aveva sostenuto) ed eseguito dal barone di Vitry, Nicolas de L'Hospital, capitano delle guardie reali. Fu necessario uccidere il potente toscano e non semplicemente arrestarlo perché egli poteva contare su un piccolo esercito personale di 7.000 uomini e delle varie clientele ed amicizie altolocate. Ma l'odio del popolo nei suoi confronti non si placò con l'omicidio. Infatti lo impiccarono e alcuni giorni dopo la sepoltura (avvenuta nottetempo e di nascosto nella Chiesa di Saint-Germain-l'Auxerrois), un gruppo di fanatici ne violò la tomba e fece a pezzi il cadavere, disperdendo o bruciandone le membra; le ceneri furono poi in parte vendute a peso, in parte gettate nella Senna.

Sua moglie, che la regina non poté difendere perché a sua volta esautorata dal figlio e confinata nel castello di Blois, fu accusata di stregoneria e messa al rogo il successivo 8 luglio in Place de Grève a Parigi. I beni della coppia, tra cui il castello di Lésigny e il palazzo parigino di Rue de Tournon, furono confiscati e assegnati al Duca di Luynes. Il loro figlio Enrico Concini, nato nel 1605, dovette fuggire dalla Francia e riparare a Firenze, dove morì nel 1631.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Concino e Leonora ebbero due figli:

  • Enrico Concini (Parigi, battezzato l'8 luglio 1603 - Firenze, 1631). Dopo l'assassinio del padre rimase in carcere per 5 anni, prima di essere liberato e fornito di una pensione di 2000 scudi e trasferirsi a Firenze, dove riacquisì il titolo di Conte della Penna. Mori nel 1631 di peste.
  • Maria Concini (Parigi, battezzata nel marzo 1608 - Parigi, 2 gennaio 1617). La morte prematura della figlia fece cadere il Concini in un auta malinconia durante la quale confidò profeticamente a Bassompierre:
(FR)
« Depuis que je suis au monde, j'ay appris à connaître et à voir non seulement les commencements du destin, mais aussi les chutes et décadences; et que l'homme arrive au point de la fortune, après duquel il descend, ou mieux se précipite, selon que sa montée à été haute et rapide. »
(IT)
« Da che sono al mondo, ho imparato a conoscere ed a vedere non solo l'inizio del destino, ma anche le cadute e le decadenze; e che l'uomo giunge ad un punto della sua fortuna, dopo il quale egli scende, o meglio precipita, secondo quanto la sua ascesa è stata alta e rapida »
(Mémoires du cardinal de Richelieu, a c. di L. Lavollée, I-II, Paris 1907-09, II, p. 107)

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