Cohousing

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il termine cohousing è utilizzato per definire degli insediamenti abitativi composti da alloggi privati corredati da ampi spazi (coperti e scoperti) destinati all'uso comune e alla condivisione tra i cohousers. Tra i servizi collettivi vi possono essere ampie cucine, lavanderie, spazi per gli ospiti, laboratori per il fai da te, spazi gioco per i bambini, palestra, piscina, internet cafè, biblioteca e altro. Le abitazioni private sono di solito di dimensioni più limitate rispetto alla media delle normali abitazioni (più piccole dal 5 al 15%). Il motivo è duplice: contenere i costi complessivi dell’intervento (poiché a carico di ciascun proprietario vi è anche una quota-parte della spesa per la realizzazione degli spazi collettivi) e cercare di favorire in questo modo un più intenso utilizzo delle aree comuni.[1]

Di solito un progetto di cohousing comprende dalle 20 alle 40 famiglie che convivono come una comunità di vicinato (vicinato elettivo) e gestiscono gli spazi comuni in modo collettivo ottenendo in questo modo risparmi economici e benefici di natura ecologica e sociale.

Il cohousing si sta affermando come strategia di sostenibilità: se da un lato, infatti, la progettazione partecipata[2] e la condivisione di spazi, attrezzature e risorse agevola la socializzazione e la mutualità tra gli individui, dall'altro questa pratica, unitamente ad altri "approcci" quali ad esempio la costituzione di gruppi d'acquisto solidale, il car sharing o la localizzazione di diversi servizi, favoriscono il risparmio energetico e diminuiscono l'impatto ambientale della comunità.

Origini e diffusione[modifica | modifica wikitesto]

La sua nascita nella forma attuale viene fatta risalire al 1964, quando Jan Gødmand Høyer, architetto danese, comincia il proprio percorso per la creazione della comunità di Skråplanet, primo caso riconosciuto di bofælleskaber, termine danese per indicare il fenomeno. A partire dagli anni Settanta il cohousing comincia a prendere piede nei paesi dell’Europa del nord, e in particolare in Danimarca, Olanda e repubbliche scandinave. Il fenomeno rimane ristretto al contesto nord-europeo fino agli anni Ottanta, quando attecchisce negli Stati Uniti. Negli anni Novanta il cohousing approda anche in Australia. A livello europeo, negli ultimi decenni il cohousing si è diffuso all'esterno dei paesi scandinavi, dapprima in Germania e poi verso i paesi mediterranei, tra cui l'Italia.[3] Negli Stati Uniti, nel 2008, i progetti di cohousing completati erano 113, mentre erano 111 quelli in corso di realizzazione (residenti totali: circa 6-7.000 persone). In Europa la diffusione è diversificata in base ai paesi, e mancano stime accurate. In Danimarca esistono circa 600 comunità cohousing, in Svezia, nel 2007, si contavano circa 50 casi di cohousing, in Olanda un centinaio. In Belgio e Regno Unito i casi di cohousing sono meno di una decina. In Italia vi sono solo un paio di casi realizzati[4], contro una trentina di condomini solidali.[5]

Caratteristiche costitutive[modifica | modifica wikitesto]

Secondo McCamant e Durrett[6] le caratteristiche costitutive del cohousing sono quattro:

  • social contact design: il disegno degli spazi fisici incoraggia un forte senso di comunità;
  • spazi e servizi collettivi: parte integrante della comunità, le aree comuni sono pensate per l’uso quotidiano, ad integrazione degli spazi di vita privati;
  • partecipazione dei residenti nei processi di costituzione e gestione della comunità;
  • stile di vita collaborativo, che favorisce l’interdipendenza, lo sviluppo di reti di supporto e aiuto, la socialità e la sicurezza.

Baglione e Chiodelli[7] individuano invece cinque caratteristiche costitutive, parzialmente differenti da quelle individuate da McCamant e Durrett:

  • multifunzionalità comunitaria: a fianco di funzioni più tradizionalmente residenziali sono presenti sempre presenza di servizi di vario tipo, destinati alla fruizione prevalente da parte dei membri della comunità;
  • regole costituzionali e operative di carattere privato: tali insediamenti sono regolati da un sistema, generalmente abbastanza semplice, di regole di diritto privato, introdotte dai componenti della comunità per garantirne la specificità ed il funzionamento;
  • componente valoriale: nella maggior parte dei casi la comunità si costituisce sulla base di una componente valoriale, più o meno esplicita, tale da conferirle un'accezione fortemente comunitaria;
  • auto-selezione dei residenti: la formazione della comunità avviene per auto-selezione, solitamente ex-ante rispetto alla realizzazione materiale dell’insediamento. La scelta dei residenti avviene secondo meccanismi informali da cui deriva il cosiddetto “vicinato elettivo”;
  • auto-organizzazione e partecipazione: un qualche grado significativo di auto-organizzazione e partecipazione dei residenti è un tratto essenziale della coabitazione.

Aspetti normativi e giuridici[modifica | modifica wikitesto]

In Italia, la maggior parte dei cohousing nascono grazie all’investimento di un gruppo di persone su un immobile dove l’intenzione è quella di trasferirsi insieme una volta costruito, o ristrutturato, e quest’ultimo è costituito quasi sempre da una proprietà privata divisa. Gli spazi condivisi vengono generalmente assimilati agli spazi condominiali e pertanto ricondotti alle norme e ai modelli urbanistici esistenti.  Il fenomeno si sta sviluppando anche grazie ad un approccio di mercato in cui, studi associati di architetti e/o costruttori e agenzie immobiliari vendono soluzioni abitative progettando zone comuni in condivisione con gli acquirenti (progettazione partecipata) e dove l'aspetto giuridico è quello normalmente regolato dall'atto di compravendita.

Non va tuttavia ignorato il fenomeno del cohousing assimilabile ad una tipologia di comunità intenzionale (intentional community). Quest'ultima è spesso caratterizzata dalla condivisione dell’attività lavorativa (aziende agricole e produzioni artigianali) caratteristica che invece non è necessariamente presente nel cohousing inteso come nuovo stile abitativo in coabitazione. Tuttavia, si può considerare come una strategia possibile, un passaggio, per arrivare a costruire una comunità intenzionale[8]. Anche in Italia il cohousing è iniziato come processo dal basso che, talvolta, ha portato alla realizzazione di comunità intenzionali come ad esempio gli ecovillaggi [9]. Solo negli ultimi anni si assiste ad una evoluzione dell’approccio come nuova modalità abitativa che prende piede anche attraverso la formazione di comitati promotori costituiti spesso in associazioni per la promozione sociale.

A differenza delle comunità religiose - che sono giuridicamente riconosciute dallo Stato italiano - il riconoscimento giuridico della comunità intenzionale è ancora solo oggetto di una proposta di legge[10]. Non esistendo normative specifiche, nella costituzione di una comunità per la realizzazione di un cohousing è opportuno fare riferimento agli istituti giuridici vigenti che sono:

  • l’associazione culturale, di promozione sociale (APS), di volontariato, non lucrativa di utilità sociale-onlus. Non è adatto per persone che pensano di vivere con i proventi di lavoro svolto nell'ambito della comunità poiché può essere prestato solo in forma volontaria. Molto valido se si orienta alla divulgazione dello spirito del coabitare e al dialogo con le pubbliche amministrazioni (un esempio è CoAbitare.org)
  • la cooperativa (es. edilizia, abitativa, agricola e di lavoro) che invece disciplina il lavoro dipendente e salariato dei soci ma non contempla il lavoro proveniente dalla libera attività comunitaria.
  • la fondazione ben si adatta alla costruzione di un processo di progettazione partecipata quando la comunità che si va formando è legata ad un patrimonio (immobile donato o messo a disposizione sia da privati che da istituzioni).

Al di fuori dell’Italia, nel diritto anglosassone, si possono più semplicemente rintracciare tre configurazioni giuridiche di cohousing[11]:

  1. l’abitazione è proprietà privata di ciascun membro mentre le parti comuni sono in comunione di beni della comunità;
  2. il terreno, l’abitazione e le parti comuni sono proprietà dell’associazione (cooperativa) che li cede in affitto ai singoli cohouser;
  3. l’associazione dei cohouser (cooperativa) affitta gli appartamenti e le parti comuni alla comunità, con restrizioni legali per la vendita della proprietà.

Se l’iniziativa vede coinvolto anche l’ente pubblico, allora devono essere definite le modalità e questo è cruciale se consideriamo le risorse pubbliche un capitale limitato, da utilizzare in progetti significativi, la cui ricaduta sia sul benessere collettivo. Questa diverso approccio di "secondo welfare" si affianca all'attuale sistema di welfare statale garantito con aperture a diverse collaborazioni tra pubblico e privato [12].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Francesco Chiodelli, “Abbasso il cohousing? Analogie e differenze fra cohousing e cosiddette gated communities” XXX Conferenza Italiana di Scienze Regionali, Firenze, 9-12 settembre 2009
  2. ^ La progettazione partecipata viene svolta dai tecnici che interrogano i futuri abitanti per avere indicazioni nella realizzazione dell'edificio; le metodologie utilizzate variano a seconda degli obiettivi che si vogliono ottenere nel processo partecipativo.
  3. ^ Francesco Chiodelli, "Enclaves private a carattere residenziale: il caso del co-housing", Rassegna Italiana di Sociologia, 51(1), 2010, pp. 95-116
  4. ^ Sulla diffusione del cohousing in Italia, cfr. Valeria Baglione e Francesco Chiodelli, "Esperienze di cohousing a Milano e Torino", in Grazia Brunetta e Stefano Moroni (a cura di), La città intraprendente. Comunità contrattuali e sussidiarietà orizzontale, Roma, Carocci, 2011, pp. 33-42
  5. ^ Condomini solidali, una questione di valori. URL consultato il 24 aprile 2013.
  6. ^ McCamant, Kathryn, e Durrett, Charles, Cohousing: A Contemporary Approach to Housing Ourselves, Berkeley, Ten Speed Press, 1994
  7. ^ Baglione, Valeria, e Chiodelli, Francesco, "Esperienze di cohousing a Milano e Torino". In: G. Brunetta e S. Moroni (a cura di), La città intraprendente. Comunità contrattuali e sussidiarietà orizzontale, Roma, Carocci, 2011, pp. 33-42
  8. ^ Building a better society, one neighborhood at a time (Durrett, 2009)
  9. ^ Per un riconoscimento giuridico delle Comunità Intenzionali:<http://www.ecovillaggi.it/article8393.htm>
  10. ^ Si tratta della disegno di legge n. 3891 presentato alla Camera dei Deputati il 23 novembre 2010 su iniziativa della deputata Melandri.
  11. ^ Oved Y. (2013), Globalization of Communes: 1950-2010, Transaction Publisher, NewBrunswick (N.J.).
  12. ^ Cinzia Boniatti, "Il senior cohousing una soluzione innovativa di continuità assistenziale e di longevità attiva", Trento, 20 dicembre 2013

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Baglione, Valeria, e Chiodelli, Francesco, (2011). "Esperienze di cohousing a Milano e Torino". In: G. Brunetta e S. Moroni (a cura di), La città intraprendente. Comunità contrattuali e sussidiarietà orizzontale, Roma, Carocci, pp. 33-42.
  • Chiodelli, Francesco, (2010). "Enclaves private a carattere residenziale: il caso del cohousing", Rassegna Italiana di Sociologia Urbana, 51 (1), pp. 95‒116.
  • Lietaert, Matthieu, (2007) (a cura di). Cohousing e condomini solidali, Firenze, Aam Terra Nuova.
  • McCamant, Kathryn, e Durrett, Charles (1994). Cohousing: A Contemporary Approach to Housing Ourselves, Berkeley, Ten Speed Press.
  • Meltzer, Graham (2005). Sustainable Community. Learning from the Cohousing Model. Trafford, Victoria.
  • Durrett, C. (2009), The Senior cohousing Handbook: A Community Approach to Independent Living, New Society Publishers, Gabriola Island, BC (Canada). 

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]