Condivisione

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Condivisione del cibo

La condivisione è l'utilizzo in comune di una risorsa o dello spazio. In senso stretto si riferisce all'uso congiunto o alternato di un bene finito come ad esempio una residenza. È anche correlato al processo di dividere e distribuire. Oltre a questi usi ovvi, che possiamo osservare nell'attività umana, vi sono altri esempi che si possono trovare in natura. Quando un organismo si nutre o respira, gli organi interni sono costruiti in modo tale da dividere e distribuire l'energia in ingresso e rifornire le parti del corpo che ne necessitano. In senso lato si può riferire al libero uso di un bene, come un'informazione.

Condivisione nel mercato[modifica | modifica sorgente]

La condivisione in senso economico slega il concetto di proprietà dal concetto di prodotto. I prodotti sono spesso venduti venduti a qualcuno che li utilizzerà. La condivisione di un prodotto può ridurre la domanda dello stesso diminuendo il numero di persone che intendono acquistarlo. La condivisione è considerata un aiuto economico e ambientale attraverso pratiche come il carpooling. Alcuni uomini d'affari pensano che sia una minaccia a causa di un diminuito profitto. Questo ha portato a leggi come il copyright per bloccare la condivisione. L'effetto sulla profittabilità è difficile se non impossibile da calcolare poiché si basa sull'assumere alcuni assiomi sul comportamento e sulle scelte di diversi individui, divisi tra l'aumento di vendite dovute alla pubblicità data dall'uso del prodotto di un amico e l'effetto delle mancate vendite dovute all'uso stesso. Secondo altri esperti l'economia del dono può giocare un ruolo significativo nell'economia di mercato, come ad esempio il car sharing.

Condivisione in internet[modifica | modifica sorgente]

Il file sharing è la pratica di distribuire o provvedere l'accesso a informazioni digitali come programmi per computer, file multimediali, documenti o libri elettronici. Può essere implementato in vari modi. L'immagazzinamento, la trasmissione e la distribuzioni sono metodi comuni del file sharing utilizzando media removibili, server centralizzati, documenti linkati sul World wide web e l'uso di reti di peer to peer.

La condivisione è un fattore chiave nello sviluppo del software libero e dell'software open source con grosse implicazioni economiche. Questo ha portato alla necessità di sviluppare licenze come le Creative Commons e la GPL.

Condivisione in informatica[modifica | modifica sorgente]

In informatica il problema di trattare le risorse condivise è molto importante. Ad esempio il time sharing è un approccio nel quale un singolo computer utilizzato per fornire apparentemente più processi a molteplici utenti. La condivisione di risorse tra processi e thread è uno dei principali problemi della programmazione concorrente. La parola "sharing" è utilizzata da qualche comunità di programmatori di linguaggi funzionali per riferirsi in maniera specifica alla condivisione di memoria tra diversi dati per salvare spazio, pratica chiamata anche hash consing.

La condivisione nell'attuale dibattito filosofico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Filosofia della condivisione.
« L’esempio forse più noto è quello di Wikipedia, che fa proseliti perché lavora bene. Non sarà perfetta, ma il processo di peer review e di definizione collettiva delle regole cui i contributi sono sottoposti spiega in parte il suo successo. Oltre alla possibilità di documentarsi via internet praticamente su tutto, Wikipedia e il movimento del free software offrono anche qualcosa di molto più impercettibile: una maniera di socializzare e stare insieme che invita alla condivisione »
(Raj Patel, Il valore delle cose e le illusioni del capitalismo, pp.158-159)


Nell’attuale dibattito filosofico, il tema della condivisione è strettamente intrecciato ai temi delle problematiche economiche e sociali. La crisi economica che si è accentuata a partire dal 2008[1] ha favorito il dibattito di filosofi e sociologi sui temi della condivisione e del solidarismo[2], intesi come possibili vie per risolvere molti dei problemi del mondo moderno e liberare la buona volontà degli uomini. Sostituendosi alla competizione, all’avidità e all’egoismo, la condivisione e la cooperazione vengono inoltre considerate le vie d’accesso più importanti alla felicità dei singoli e dei gruppi, essendo in grado di favorire un clima più sereno, grazie al quale può essere apprezzata meglio la bellezza delle relazioni e il rispetto per l’ambiente.

« Il grave dissesto del settore finanziario ha dimostrato che le più acute menti matematiche del pianeta, con il sostegno di ingenti disponibilità economiche, avevano fabbricato non tanto un motore scattante di eterna prosperità quanto un carrozzone di traffici, swap e speculazioni temerarie che inevitabilmente doveva cadere a pezzi. A provocare la recessione non è stata una lacuna di conoscenze in campo economico, bensì l’eccesso di un particolare tipo di sapere, un’indigestione di spirito del capitalismo. Accecati dai bagliori del libero mercato, abbiamo dimenticato che vi sono altri modi di concepire il mondo. Come scrisse Oscar Wilde oltre un secolo fa: “Al giorno d’oggi la gente sa il prezzo di tutto e non conosce il valore di niente”. I prezzi si sono rivelati guide inattendibili. Nel 2008, oltre al crollo dei mercati finanziari, si è verificato un brusco rincaro dei prezzi dei prodotti alimentari e del petrolio, e nonostante questo sembra che non riusciamo a vedere o a valutare il mondo se non attraverso il prisma difettoso dei mercati »
(Raj Patel, Il valore delle cose e le illusioni del capitalismo, p.7.)


Michel Serres

Il recente terremoto finanziario e borsistico offre per esempio al filosofo Michel Serres[3] l’occasione per riflettere in generale sul fenomeno della crisi. A suo giudizio, quando si vive una crisi, nessun ritorno indietro è possibile. Bisogna inventare qualcosa di nuovo e avere il coraggio di voltare pagina. Ciò che invece colpisce è secondo lui l’assenza di cambiamento delle istituzioni nonostante i grandi sconvolgimenti che negli ultimi decenni hanno trasformato l’umanità. Egli individua in tale fenomeno la vera crisi, dalla quale occorrerebbe partire per ripensare il passato, mettere in discussione il rapporto che gli uomini hanno fra di loro e con il mondo[4]. Lo scenario di idee che si apre a partire da considerazioni affini porta a individuare nella condivisione un nuovo atteggiamento possibile per fare fronte a una crisi che non è solo economica o pertinente al mondo finanziario, ma che coinvolge direttamente il sistema dei valori etici.

Proprio a partire da un ripensamento dei valori etici si muove la riflessione del sociologo Gianpaolo Fabris, secondo il quale, in una fase di preoccupante divario tra economia e società, è possibile parlare di un cambiamento «nell’antropologia dei consumi e stili di vita»[5], che tendono progressivamente verso nuove dimensioni di condivisione. Secondo Fabris la “crescita economica” così come si è tradizionalmente manifestata non produce più benessere né migliora la qualità della vita degli individui, i quali si orienterebbero sempre di più verso una cultura del dono: «È la tendenza, davvero epocale a sostituire il possesso con l’uso, l’acquisto con il noleggio, la proprietà con l’accesso. Un orientamento che segna una vistosa presa di distanza dal feticismo dell’oggetto, dalla sua tesaurizzazione, dalla simbologia di status, dal possesso che fa aggio sulla fruizione, dall’accumulazione compulsava: i cardini cioè più inquietanti della società dei consumi»[6].

« Siamo in presenza di una costante divaricazione tra economia e società. Il prevalere sull’economia reale di quella finanziaria, virtuale, immateriale, cartolarizzata, con le perverse conseguenze che ha generato; l’impunità del sistema finanziario annidato nei paradisi fiscali che genera flussi finanziari imponenti e di portata planetaria e riciclo di denaro sporco; la progressiva deregolamentazione di una economia che trasgredisce o ignora le norme che i singoli Stati avevano imposto, allargano sempre più questo iato. La conseguenza di tutto questo non può che essere un’ulteriore spinta al degenerare del modello di sviluppo che l’economia ha teorizzato e creato e di cui ancora oggi tende a farsi paladina »
(Gianpaolo Fabris, La società post-crescita, p.51.)


Slavoj Zizek

Il filosofo e psicanalista Slavoj Žižek, che si inserisce nella tradizione filosofica marxista rivisitata in chiave psicanalitica secondo la prospettiva di Jacques Lacan[7], affronta temi quali la tolleranza, l’etica politica, la globalizzazione e i diritti umani, arrivando a considerare possibile il vivere una vita più soddisfacente e ricca di emozioni positive a partire da nuove categorie di pensiero con le quali interpretare le relazioni interpersonali e la vita sociale. La condivisione può essere una di queste categorie, favorendo la rottura di vecchi modi di pensare e una proiezione verso il futuro capace di tenere conto della dimensione collettiva e non solo quella individuale[8] .

« La sola cosa veramente sorprendente rispetto al collasso finanziario del 2008 è la facilità con cui è stata accettata l’idea che il suo accadimento fosse una sorpresa imprevedibile che ha lasciato di sasso i mercati. Si pensi alle manifestazioni che, per tutto il primo decennio del nuovo millennio, hanno accompagnato regolarmente le riunioni dell’FMI e della Banca Mondiale: le proteste dei dimostranti non contenevano solo gli abituali temi anti-globalizzazione (lo sfruttamento crescente dei paesi del Terzo Mondo, e così via), ma anche il fatto che le banche stavano creando l’illusione della crescita giocando con il denaro fittizio, e che questo avrebbe portato a un crollo. Non erano solo economisti come Paul Krugman e Joseph Stiglitz a mettere in guardia contro i pericoli imminenti e a rendere chiaro che coloro che promettevano una crescita continua non comprendevano realmente cosa stava accadendo sotto il loro naso »
(Slavoj Žižek, Dalla Tragedia alla farsa, p.17)


Il filosofo Andrea Braggio[9] riconsidera l’ecosocialismo di Willy Brandt[10] in chiave metafisica mettendo in evidenza la capacità dell’uomo di svelare il proprio potenziale creativo e giungere alla felicità cooperando assieme agli altri uomini per la ricostruzione di ogni settore delle attività umane. Nell’accettazione del principio di condivisione risiede la risposta alla crisi politica ed economica che l’umanità sta attraversando e il primo passo per creare le condizioni sociali di un mondo più giusto. Il mondo è pronto ad accogliere nuovi modelli, più adeguati ai bisogni reali della gente ovunque, che poggiano sulla coesione, sull’unità delle persone e sulla loro interdipendenza. Gli attuali problemi dell’uomo sono risolvibili a patto che questi accetti il principio di condivisione e individui nell’autocompiacenza e nei propri interessi individualistici ed egoistici gli ostacoli principali da superare: «Come prima cosa dobbiamo imparare a essere uomini. Ed essere uomini significa riconoscere il valore della condivisione e prendere i bisogni del proprio fratello come misura per le proprie azioni, senza mai dimenticare che gli altri esistono in noi, come noi esistiamo negli altri»[11]. Secondo Braggio, molto presto saremo tutti chiamati a scegliere tra due diversi modi di risolvere gli attuali problemi e di intendere la vita economica e politica: l’egoismo, la competizione e gli inefficaci vecchi metodi dei governi da una parte e la condivisione e l’unità, la cooperazione e il servizio dall’altra[12].
Al di là del problema dei diritti fondamentali dell’uomo[13], la crisi economica odierna, la cui diffusione è globale, sarebbe la dimostrazione del fallimento del pensiero neoliberista, oltre che un valido motivo per non proseguire secondo le logiche di mercati ai quali è stata lasciata troppa libertà d'azione e che hanno sempre sfruttato in modo gratuito le risorse del pianeta, sottovalutando sistematicamente i servizi degli ecosistemi che lo tengono in vita[14].
Come per altri filosofi[15], i temi del dono, della solidarietà e di uno stile di vita sobrio, caratterizzato da meno consumi materiali e più ricchezza interiore, giocano un ruolo chiave nel pensiero di Braggio, il quale crea le premesse per una filosofia della condivisione[16] che rivaluta l’uomo in quanto essere spirituale, capace di andare oltre il proprio ego e di dare un senso alla propria vita prendendosi cura degli altri. Tale indagine affronta il problema dell’essere felici in una società dominata dalla tendenza sempre più marcata a considerare l’uomo un semplice consumatore, poco solidale verso i suoi simili e molto ripiegato in se stesso, ingranaggio di un sistema di libero mercato nel quale lo scambio di beni e servizi è guidato non dai bisogni, ma dal profitto. La felicità e la serenità sono invece condizioni possibili nel momento in cui l’uomo soddisfa i bisogni primari[17] e, superando le proprie paure e il proprio egoismo, si apre generosamente agli altri, svolgendo una forma particolare di servizio grazie al quale dà vita a relazioni pacifiche e costruttive e mette a frutto le proprie capacità per il benessere collettivo. Ciò che dunque lo contraddistingue è il fatto che il suo desiderio di felicità include la felicità degli altri. Nella società attuale, invece, l’individuo è spinto costantemente a pensare prima a se stesso e a soddisfare una vasta gamma di desideri inutili. Egli si ritroverebbe imprigionato in un "ingranaggio edonico" (hedonic treadmill) nel quale la felicità consisterebbe nell'ottenere dei livelli di consumi sempre più elevati, nell'illusione che il sovrappiù e il superfluo possano davvero appagarlo.

« La società economica della crescita e del benessere non realizza l'obiettivo proclamato della modernità, vale a dire la massima felicità possibile per il massimo numero di individui. Una Ong britannica, la New Economics Foundation, elabora da diversi anni, sulla base di inchieste, un indice della felicità (happy placet index) che ribalta l’ordine classico del Pil pro capite e anche quello dell’indice si sviluppo umano (Isu). Per il 2009 la classifica stabilita dalla Ong vede in testa il Costa Rica, seguito dalla Repubblica Dominicana, dalla Giamaica e dal Guatemala. Gli Stati Uniti vengono soltanto al 114° posto. Questo paradosso si spiega con il fatto che la società cosiddetta «sviluppata» si basa sulla produzione massiccia di decadenza, cioè su una perdita di valore e un degrado generalizzato sia delle merci, che l’accelerazione dell’«usa e getta» trasforma in rifiuti, sia degli uomini, elusi e licenziati dopo l’uso, dai presidenti e manager ai disoccupati, agli homeless, ai barboni e altri rifiuti umani. La teologia utilizzava un bel termine per indicare la situazione di chi non era stato toccato dalla grazia: derelizione. L’italiano, più religioso, sceglie un termine più laicizzato di uso quotidiano e parla di «disgraziati». L’economia della crescita ha la derelizione come motore e moltiplica i «disgraziati». In effetti, in una società della crescita quelli che non sono dei vincenti o dei killer sono tutti più o meno dei falliti. Al limite, nella guerra di tutti contro tutti, c’è un solo vincente, dunque un solo challenger potenzialmente felice, anche se la sua posizione, di necessità precaria, lo condanna alla tortura dell’ansia. Tutti gli altri sono votati ai tormenti della frustrazione, della gelosia e dell’invidia. Così come si impegna nel riciclaggio dei rifiuti materiali, la decrescita deve interessarsi anche alla riabilitazione dei falliti. Se il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto, il miglior fallito è quello che la società non genera. Una società decente non produce esclusi »
(Serge Latouche, Come si esce dalla società dei consumi, pp.69-70)
Serge Latouche

Favorevolmente accolte da molti pensatori, fra i quali il filosofo ed economista Serge Latouche[18], queste considerazioni incentrate sulla condivisione stimolano un ripensamento dell’odierno sistema economico in crisi. Come prima cosa, sottolineano l’importanza di sostituire ai valori della società mercantile – concorrenza feroce, ognuno per sé, accumulazione senza limiti – e alla mentalità predatrice nei rapporti con la natura, i valori dell’altruismo, della reciprocità, della convivialità e del rispetto dell’ambiente.
Questa sostituzione di valori da rivendicare, che dovrebbero avere la meglio sui valori (o, come sostiene Latouche, sulla mancanza di valori) oggi dominanti, rientrano nella prima delle otto «R» principali, indicanti gli otto cambiamenti od obiettivi teorici[19] interdipendenti che si rafforzano reciprocamente e che insieme costituiscono il circolo virtuoso che può innescare «un processo di decrescita serena, conviviale e sostenibile»: rivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, ridistribuire, rilocalizzare, ridurre, riutilizzare, riciclare[20].
Pur presentandosi come un’utopia, il progetto politico della decrescita tenta di esplorare le possibilità oggettive della sua realizzazione. Esso «presume un progetto fondato su un’analisi realistica della situazione, anche se questo progetto non è immediatamente traducibile in obiettivi realizzabili. Quello che si ricerca è la coerenza teorica generale. Se per comodità di esposizione si indicano delle tappe, queste non devono essere considerate come una sorta di agenda. Il calendario viene dopo. È in questo modo che va inteso il circolo delle otto «R» e le prospettive che ne derivano»[21].
Il petrolio e gli altri combustibili fossili, le fonti energetiche su cui si basa l’odierno stile di vita nei paesi dell’Occidente, sono in via di esaurimento, e le tecnologie da essi alimentate stanno diventando obsolete. Intanto, i mali che affliggono il mondo globalizzato – crisi economica, disoccupazione, povertà, fame e guerre – sembrano aggravarsi anziché risolversi. A peggiorare le cose, si profila all’orizzonte un cambiamento climatico provocato dalle attività industriali e commerciali ad alte emissioni di gas serra, che potrebbe molto presto mettere a repentaglio la vita dell’uomo sul pianeta. Secondo Latouche, gli uomini devono scegliere al più presto se continuare sulla strada che li ha portati a un passo dal baratro, o provare a imboccarne coraggiosamente un’altra, che implica il passaggio «dalla fede nel dominio sulla natura alla ricerca di un inserimento armonioso nel mondo naturale»[22]. Solo quando gli esseri umani cominceranno a pensarsi come un’estesa famiglia globale, che non include solo la loro specie ma anche tutti i loro compagni di viaggio nel cammino evolutivo della terra, saranno in grado di salvare la loro comune biosfera e rinnovare il pianeta per le future generazioni.

Jeremy Rifkin (2009)

Anche l’economista Jeremy Rifkin concorda sul fatto che l’esplosione demografica ed economica dei paesi emergenti unita alla diminuzione delle energie fossili porterà in breve tempo a un drammatico problema di sostenibilità della società industriale. Dopo trent’anni di studi e di attività sul campo, Rifkin individua nella Terza rivoluzione industriale[23] la via verso un futuro più equo e sostenibile, dove centinaia di milioni di persone in tutto il mondo produrranno energia verde a casa, negli uffici e nelle fabbriche, e la condivideranno con gli altri, proprio come adesso condividono informazioni tramite Internet. Questo nuovo regime energetico, non più centralizzato e gerarchico ma distribuito e collaborativo[24], dovrà poggiare su cinque pilastri: la definitiva scelta dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili; la trasformazione del patrimonio edilizio in impianti di microgenerazione; l’applicazione dell’idrogeno e di altre tecnologie di immagazzinamento dell’energia in ogni edificio; l’unificazione delle reti elettriche dei cinque continenti in una inter-rete per la condivisione dell’energia; la riconversione dei mezzi di trasporto, pubblici e privati, in veicoli ibridi ed elettrici e con cella a combustibile per acquistare e vendere energia.
La Terza rivoluzione industriale rappresenterebbe l’ultima fase della grande saga industriale e la prima di un’emergente era caratterizzata dalla condivisione. Essa non sarebbe altro che «l’interregno fra due periodi della storia economica: il primo caratterizzato dal comportamento industrioso e il secondo dal comportamento collaborativo»[25]. Se l’era industriale poneva l’accento sui valori della disciplina e del duro lavoro, sul flusso dell’autorità dall’alto al basso, sull’importanza del capitale finanziario, sul funzionamento dei mercati e sui rapporti di proprietà privata, l’era della collaborazione e della condivisione, radicale svolta della storia economica, non potrà che essere orientata secondo Rifkin all’interazione da pari a pari, al capitale sociale, alla partecipazione a domini collettivi aperti, all’accesso alle reti globali.

« Il finanziere Bernard Baruch una volta disse: «Se la sola cosa che hai è un martello, alla fine il mondo ti sembrerà un chiodo». Oggi potremmo parafrasare questa battuta dicendo: «Se la sola cosa che abbiamo è un personal computer collegato a Internet, alla fine il mondo ci sembrerà una rete di relazioni».

Il punto è che l’aumento della connettività ci sta rendendo sempre più consapevoli di tutti i rapporti che compongono un mondo così complesso e vario. Una nuova generazione sta cominciando a vedere il mondo sempre meno come un deposito di beni da espropriare e possedere, e sempre più come un labirinto di relazioni cui accedere. In che modo, dunque, sceglieremo di usare la nostra coscienza relazionale appena acquisita? È interessante notare come, proprio mentre cominciamo a sviluppare una consapevolezza relazionale della coscienza, cominciamo anche a capire la natura relazionale delle forze che governano il pianeta »

(Jeremy Rifkin, La civiltà dell’empatia, p.550)

La democratizzazione dell’energia diviene uno dei punti chiave della nuova visione sociale distribuita. L’accesso all’energia diventa un diritto sociale inalienabile nell’era della Terza rivoluzione industriale. Il Novecento ha visto l’estensione delle garanzie politiche e l’allargamento delle opportunità educative ed economiche a milioni di persone in tutto il mondo. Nel ventunesimo secolo anche l’accesso individuale all’energia diventa un diritto sociale e umano. Secondo Rifkin, ogni essere umano deve avere il diritto e l’opportunità di produrre la propria energia localmente e di condividerla con altri in interreti locali, nazionali e continentali. Per una nuova generazione che sta crescendo in una società meno gerarchica e più interconnessa, la capacità di condividere e produrre la propria energia in una interrete a libero accesso sarà considerata un diritto e una responsabilità primaria.

« In molte culture indigene del Nord America, la generosità è un aspetto centrale del comportamento nel sistema economico e sociale. Un esperimento informale ha esaminato cosa accadeva quando alcuni bambini provenienti da una comunità bianca e una comunità lakota ricevevano due lecca-lecca ciascuno. Tutti i bambini mangiavano subito il primo; poi però i bambini bianchi mettevano il secondo in tasca, mentre i ragazzini delle comunità indigene offrivano il loro a chi non ne aveva ricevuto neanche uno. Non meraviglia che la cultura possa condizionare il modo in cui le riserve vengono accumulate e distribuite, stabilendo, per esempio, che il risparmio debba essere socialmente prioritario rispetto alla condivisione; ma l’esperimento ci rammenta anche che l’opposto del consumo non è la parsimonia, bensì la generosità »
(Raj Patel, Il valore delle cose e le illusioni del capitalismo, p.33)


Raj Patel

In linea con il pensiero della giornalista e scrittrice Naomi Klein[26], l’economista, accademico e attivista Raj Patel esamina in modo critico i dogmi dell’economia liberista e vede nella presente crisi finanziaria la naturale continuazione della lotta per le risorse, per la proprietà e per il potere politico, che risale alla privatizzazione delle terre comuni nei primi decenni della rivoluzione industriale inglese. Nonostante l’opinione diffusa sia che prima o poi l’economia mondiale tornerà alla normalità, la realtà è che la crisi finanziaria è la normalità di un sistema che non può funzionare così come è strutturato. Secondo lo studioso della crisi alimentare mondiale[27] , occorre invece puntare su vere e proprie alternative concrete alla proprietà privata e al capitalismo, capaci di riconsiderare il valore reale della condivisione, in una fase di distorsione sistematica dei prezzi dei beni e d’incapacità del mercato di valutare equamente il valore del lavoro[28].


La condivisione ha inoltre interessato coloro che hanno creato le premesse per un discorso di ecologia spirituale (spiritual ecology)[29]. Nel superamento della diffusa mentalità consumistica, la condivisione è infatti vista in prospettiva ambientalista come una modalità concreta di vita che consiste nell’avere a cuore le sorti della natura tutelandola. L’accademica, scrittrice e praticante buddista Stephanie Kaza riflette sulla possibilità di adottare una linea di condotta che tenga conto di una visione del mondo basata sulla comprensione dell’origine interdipendente di tutti gli eventi e, come conseguenza di ciò, la pratica di una vita non violenta e più attenta ai bisogni dell’uomo, soprattutto dell’ambiente che lo ospita. La natura e i suoi ospiti diventano così il luogo privilegiato della condivisione di valori etici portatori di armonia. Condividere significa prendere parte assieme ad altri alla vita di uno stesso ambiente naturale e vivere assieme ad altri gli stessi valori di saggezza e di compassione, propri della tradizione buddhista. Secondo Kaza, occorre individuare con maggiore attenzione l’impatto che la vita di ognuno ha sull’ambiente così da impegnarsi in iniziative pratiche in difesa della natura, non come obbligo civile astratto bensì facendo del vivere verde un percorso personale basato su un’autentica consapevolezza etica[30].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tra gli studi più recenti si possono citare Giulio Sapelli, La crisi economica mondiale, Bollati Boringhieri, 2008; Michel Serres, Tempo di crisi, Bollati Boringhieri, 2010; Gordon Brown, Oltre il crollo. Come superare la crisi della globalizzazione, Rizzoli, 2011; Piero Bevilacqua, Il grande saccheggio. L’età del capitalismo distruttivo, Laterza, 2011; John Cassidy, Come crollano i mercati, Einaudi, 2011; Joseph E. Stiglitz, Bancarotta. L’economia globale in caduta libera, Einaudi, 2011; Jacques Attali, Come finirà? L’ultima chance del debito pubblico, Fazi, 2011; Luciano Gallino, Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi, Einaudi, 2011; Andrei Ross Sorkin, Too Big to Fail. Il crollo, De Agostini, 2011.
  2. ^ da intendersi nella sua dimensione progettuale, come la tendenza a realizzare un'organizzazione sociale fondata sulla collaborazione e sull'accordo.
  3. ^ già noto per le sue riflessioni in La Guerre Mondiale, 2008.
  4. ^ Oggetto di un interessante dibattito è stata anche l’analisi del filosofo Fernando Savater in Los diez mandamientos en el siglo XXI del 2004 e in Los siete pecados capitales del 2005 che considera la difficile conciliabilità fra le virtù del buon cristiano e l’attuale sistema di mercato basato sul consumismo.
  5. ^ Gianpaolo Fabris, La società post-crescita. Consumi e stili di vita, Egea, 2010.
  6. ^ Gianpaolo Fabris, La società post-crescita. Consumi e stili di vita, Egea, 2010, p.171.
  7. ^ Looking Awry. An introduction to Jacques Lacan through popular culture, Cambridge, The MIT Press, 1991; Enjoy Your Symptom! Jacques Lacan in Hollywood and Out, New York-London, Routledge, 1992.
  8. ^ In difesa delle cause perse. Materiali per la rivoluzione globale, Milano, Ponte alle Grazie, 2009; Dalla Tragedia alla farsa. Ideologia della crisi e superamento del capitalismo, Milano, Ponte alle Grazie, 2010, Vivere alla fine dei tempi, Milano, Ponte alle Grazie, 2011.
  9. ^ Di Andrea Braggio: Restituire Cristo al mondo, Condivisione, La comunità primitiva di Gerusalemme, Il sorriso del mondo, Cooperare, non competere, La cura degli altri è cura di se stessi, Raj Patel e il valore della cooperazione, Orti urbani e sicurezza alimentare, Famiglia e sovranità alimentare, Ogni classe è un piccolo mondo: elementi di pedagogia della condivisione.
  10. ^ Mein Weg nach Berlin, 1960; Begegnugen und Einsichten, 1960-1975; Politica di pace in Europa (Friendenspolitik in Europa – 1968), Milano, Sugar, 1971; Der organisierte Wahnsinn, 1987; Erinnerungen, 1989.
  11. ^ Philosophie und Einsichten, par I, 3.
  12. ^ Ethik und Zeitlichkeit, par III, 5,8.
  13. ^ Molti filosofi ed economisti europei valutano per esempio con preoccupazione il modello capitalistico americano, dove il denaro rappresenterebbe il "diritto ad avere diritti", cioè il mezzo grazie al quale il singolo individuo acquista i propri diritti fondamentali: «Dopo tutto, cosa offre il denaro nella società di mercato se non la capacità di acquistare libertà, di permettersi cure mediche, un'alimentazione adeguata, un’abitazione, la sicurezza di non dover lavorare dopo la pensione, un'assicurazione contro gli incidenti o la disoccupazione?», Raj Patel, Il valore delle cose e le illusioni del capitalismo, p.116.
  14. ^ si vedano per esempio gli articoli scientifici e i numerosi libri di Herman Daly, uno dei pionieri dell’economia ecologica. Fra i tanti, si possono ricordare Ecological Economics and the Ecology of Economics (1999); Ecological Economics: Principies and Applications (2003), scritto con Joshua Farley.
  15. ^ In Hegemonie, Identität und Emanzipation, (p.278) il filosofo Alfred Köhler (1936-2009) afferma: «L'amore scaturisce dall'agire condividendo, vera via verso la pace. Quando in ogni settore le tendenze etiche passeranno con sincerità dall'egoismo preponderante all'altruismo, da quel momento le acque pure della conoscenza e della profonda consolazione scaturiranno nel cuore degli uomini e il loro fluire sarà costante e ininterrotto».
  16. ^ L'economista Raj Patel è attualmente riconosciuto come il più autorevole rappresentante di tale corrente di pensiero. Ha lavorato per la Banca mondiale e per il Wto prima di impegnarsi in campagne internazionali contro queste stesse organizzazioni. Studioso delle politiche alimentari, si è formato nelle università di Oxford e Cornell e alla London School of Economics.
  17. ^ A livello internazionale, uno degli studi più importanti su denaro e felicità è noto come il paradosso di Easterlin, dal nome dell’economista che per primo lo ha evidenziato. In un saggio del 1974, Richard Easterlin scoprì che gli individui con redditi superiori alla media si dichiaravano più felici dei loro omologhi più poveri. Fin qui nulla di sorprendente; ma Easterlin scoprì anche che quando un paese superava il livello di reddito al quale venivano soddisfatti i bisogni primari di alloggio, cibo, acqua ed energia, il livello medio di felicità non aumentava. Il paradosso, in altre parole, è che oltre una certa soglia l’avere più denaro non renderebbe più felici.
  18. ^ Tali considerazioni vengono in particolar modo sviluppate da Latouche in Il mondo ridotto a mercato, Edizioni Lavoro, 2000; Decolonizzare l’immaginario. Il pensiero creativo contro l’economia dell’assurdo, Emi, 2002; Come sopravvivere allo sviluppo. Dalla decolonizzazione dell’immaginario economico alla costruzione di una società alternativa, Bollati Boringhieri, 2005; La scommessa della decrescita, Feltrinelli, 2007; Breve trattato sulla decrescita serena, Bollati Boringhieri, 2008; L’invenzione dell’economia, Bollati Boringhieri, 2010; Come si esce dalla società dei consumi. Corsi e percorsi della decrescita, Bollati Boringhieri, 2011.
  19. ^ differenti dalle fasi concrete, esaminate più ampiamente in Serge Latouche, La scommessa della decrescita, Feltrinelli, Milano, 2007.
  20. ^ Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, Bollati Boringhieri, 2008, p.44.
  21. ^ Ibidem, p.43.
  22. ^ Ibidem, p.46.
  23. ^ Jeremy Rifkin, La Terza Rivoluzione Industriale, Mondadori, 2011.
  24. ^ si veda anche Jeremy Rifkin, La civiltà dell’empatia, Mondadori, 2010.
  25. ^ Jeremy Rifkin, La Terza Rivoluzione Industriale, Mondadori, 2011, p.294.
  26. ^ No Logo. Economia globale e nuova contestazione, Milano, Baldini & Castaldi, 2001; Shock economy. L’ascesa del capitalismo dei disastri, Milano, Rizzoli, 2007.
  27. ^ I padroni del cibo, (Stuffed and Starved: The Hidden Battle for the World Food System), Feltrinelli, 2008.
  28. ^ Il valore delle cose e le illusioni del capitalismo (The Value of Nothing: How to Reshape Market Society and Redefine Democracy), Feltrinelli, 2010.
  29. ^ University of Florida, Boston Theological Institute, University of Hawaii.
  30. ^ Consapevolmente verdi. Una guida personale e spirituale alla visione globale del nostro pianeta (Mindfully Green: A Personal and Spiritual Guide to Whole Earth Thinking), Feltrinelli, 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]