Beni comuni
I beni comuni o risorse comuni (in inglese commons) sono beni utilizzati da più individui, rispetto ai quali si registrano - per motivi diversi - difficoltà di esclusione e il cui "consumo" da parte di un attore riduce le possibilità di fruizione da parte degli altri[1]: sono generalmente risorse prive di restrizioni nell'accesso e indispensabili alla sopravvivenza umana e/o oggetto di accrescimento con l'uso.
Oggi il tema dei beni comuni ha trovato un nuovo sviluppo, anche sulla spinta dell'attualità di argomenti quali il riscaldamento globale, la depauperazione di ecosistemi unici o la perdita di biodiversità, tutte risorse comuni dell'uomo e degli altri organismi viventi.
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[modifica] Teorie
I beni comuni circolano al di fuori del mercato, attraverso l'accaparramento, la raccolta libera, la condivisione o l'economia del dono. Si può dire che sono beni di fatto "non escludibili", ossia per i quali non è possibile imporre un prezzo. Oltre a questo sono beni parzialmente o totalmente "rivali", per i quali esiste il rischio di un eccessivo sfruttamento (si pensi alla foresta amazzonica od al pesce), dovuto ad una inefficiente distribuzione dei diritti sociali[2].
Le risorse comuni, pur presentando tratti che a volte le avvicinano ad altri tipi di beni, si distinguono da essi tanto concettualmente quanto per i problemi che pongono ai loro utilizzatori. All'interno della teoria dei commons viene utilizzata una classificazione dei beni in quattro categorie, costruite tramite l'incrocio di due variabili centrate sulla determinazione del rapporto tra bene e utilizzatori:
- la difficoltà di esclusione di un individuo dalla fruizione del bene (escludibilità)
- il fatto che il suo consumo da parte di un attore riduca o meno le possibilità di consumo degli altri (sottraibilità)[3]
I beni pubblici - per definizione non escludibili e non sottraibili - costituiscono uno dei poli della tipologia presentata, mentre al polo opposto si collocano i beni privati. Due casi intermedi sono i beni di club (toll goods), caratterizzati da bassa sottraibilità e da facilità di esclusione, e le risorse comuni con difficoltà di esclusione alta e sottraibilità elevata. Da notare che non si tratta qui di categorie assolute, quanto di un "territorio" o - se si preferisce - di un piano cartesiano sul quale possono essere collocati i diversi tipi di beni reali a seconda delle loro caratteristiche, con ai poli i tipi puri, empiricamente difficili, anche se non necessariamente impossibili, da identificare.
Anche se l'analisi delle risorse comuni non nasce con Garrett Hardin, l'articolo del 1968 "Tragedia dei beni comuni" costituisce tuttavia il punto di partenza del dibattito contemporaneo sull'argomento. Hardin - biologo di formazione, specialista del problema dell'incremento demografico mondiale - descrive in esso un modello che costituisce una "metafora" della pressione data dalla crescita incontrollata della popolazione umana sulle risorse terrestri, presentandolo quale "tragedia della libertà in una proprietà comune"[4]. La posizione di Hardin è, in sintesi, che gli utilizzatori di una risorsa comune sono intrappolati in un dilemma tra interesse individuale e utilità collettiva, dilemma da cui è possibile uscire solo con l'intervento di un'autorità esterna, di norma lo stato.
L'idea che esista un'unica via nella risoluzione dei problemi posti dai beni comuni - sia essa l'ipotesi statalista di Hardin o la suddivisione e la privatizzazione della risorsa, idea di matrice essenzialmente economica - è stata però messa in discussione da Elinor Ostrom e dai suoi collaboratori nel corso degli anni '80 e, soprattutto, con la pubblicazione di "Governing the Commons" (E. Ostrom, 1990). In esso viene rilevato che, tanto la gestione autoritaria-centralizzata dai beni comuni quanto la sua privatizzazione, benché utilizzabili in determinate situazioni, non costituiscono la soluzione né sono prive esse stesse di problemi rilevanti. Partendo dallo studio di casi empirici, nei quali viene mostrato come gli individui reali non siano irrimediabilmente condannati a rimanere imprigionati nei problemi di azione collettiva legati allo sfruttamento in comune di una risorsa, la Ostrom ha posto in discussione soprattutto l'idea che esistano dei modelli applicabili universalmente. Al contrario, in molti casi - storici e contemporanei - le singole comunità appaiono essere riuscite a evitare i conflitti improduttivi e a raggiungere accordi su una utilizzazione sostenibile nel tempo delle risorse comuni tramite l'elaborazione endogena di istituzioni deputate alla loro gestione.
[modifica] In Italia
- Il 23 settembre 2011, la giunta De Magistris a Napoli decide di trasformare la Arin S.p.A. in azienda speciale denominata Acqua Bene Comune Napoli[5];
- Il 28 gennaio 2012, si sovlge a Napoli il primo Forum dei Comuni per i Beni comuni[6], da una proposta avanzata dalla giunta De Magistris.
[modifica] Note
- ^ Elinor Ostrom, 1990
- ^ William Domenichini. «In difesa dei Beni Comuni: intervista a Paolo Cacciari e Tommaso Fattori». Informazionesostenibile.info.
- ^ Ostrom-Gardner-Walker, 1994
- ^ Hardin, 1968
- ^ Oggi la Spa Arin diventa Acqua Bene Comune
- ^ Forum dei Comuni per i Beni Comuni
[modifica] Bibliografia
- Carapezza Figlia G (2008), "Oggettivazione e godimento delle risorse idriche. Contributo a una teoria dei beni comuni", Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli
- Carapezza Figlia G, "Premesse ricostruttive del concetto di beni comuni nella civilistica italiana degli anni Settanta", Rassegna di diritto civile, 2011, 4, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli
- Bravo G. (2001), Dai pascoli a Internet: la teoria delle risorse comuni, in Stato e Mercato, n. 63.
- Hardin G. (1968), The Tragedy of the Commons, in Science, vol. 162. Disponibile in rete da: The Garrett Hardin Society
- Ostrom E. (1990), Governing the Commons. The Evolution of Institutions for Collective Action, Cambridge, Cambridge University Press.
- Ostrom E., Gardner R., Walker J. (1994), Rules, Games, & Common-Pool Resources, Ann Arbor, The University of Michigan Press.
- Valguarnera., F. (2010), Accesso alla natura tra ideologia e diritto, Torino, Giappichelli.
[modifica] Maggiori teorici
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