Bioarchitettura

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La bioarchitettura, secondo la definizione di Ugo Sasso padre della Bioarchitettura italiana e fondatore di Bioarchitettura Onlus. di Bolzano (1989) oltre che dell’Associazione denominata Istituto Nazionale di Bioarchitettura (INBAR) 1992, è l'insieme delle discipline che presuppongono un atteggiamento ecologicamente corretto nei confronti dell'ecosistema. In una visione caratterizzata dalla più ampia interdisciplinarità e da un utilizzo parsimonioso delle risorse, la bioarchitettura tende a integrare le attività dell'uomo alle preesistenze ambientali ed ai fenomeni naturali, al fine di realizzare un miglioramento della qualità della vita attuale e futura.[1] Le teorie della Bioarchitettura si diffondono nella metà degli anni 1970, grazie all’impegno di alcuni studiosi contro l’impiego di materiali e sostanze nocive artificiali nelle costruzioni. Dalla fine degli anni 80 la bioarchitettura ha tentato di riunificare diverse discipline: studi su impostazioni filosofiche e approcci progettuali preesistenti come quelli dell’architettura organica. La bioarchitettura analizza le condizioni del benessere delle persone in rapporto alle abitazioni e ai luoghi su cui queste sono edificate. La Bioarchitettura, per prevedere una cooperazione tra varie discipline, cerca di: 1 dare una risposta sull’origine di alcuni mali che insidiano l’uomo e l’ambiente; 2 trae delle unioni tra edilizia moderna ed edilizia della tradizione; 3 una corretta pratica costruttiva in cui tutti i materiali componenti abbiano requisiti di bioecologicità.

La bioarchitettura, pratica architettonica rispettosa dei principi della sostenibilità, ha l'obiettivo di instaurare un rapporto equilibrato tra l'ambiente ed il costruito, soddisfacendo i bisogni delle attuali generazioni senza compromettere, con il consumo indiscriminato delle risorse, quello delle generazioni future. Con il diffondersi della coscienza ambientale, una certa parte di progettisti interessati alle relazioni tra consistenza formale e funzionamento del sistema costruito ha cominciato a sperimentare un nuovo linguaggio per l'architettura in grado di esprimere i caratteri del rispetto ecologico e del miglioramento delle condizioni di vivibilità senza dover per questo accettare il prezzo di una riduzione dei valori qualitativi ed estetici. Un grande passo avanti nelle sperimentazioni è stata la valorizzazione di una serie di principi fondamentali come l'ombreggiamento, la ventilazione, l'isolamento termico, il raffrescamento, la deumidificazione, la protezione dalle precipitazioni, la riduzione delle dispersioni termiche, l'illuminamento naturale, la captazione solare, recuperando anche soluzioni architettoniche millenarie nate dall'adattamento ambientale delle più diverse etnie. I problemi che si pongono gli architetti, sempre più attenti a ogni aspetto formale, tecnico e metodologico della bioarchitettura, sono quelli di progettare edifici in cui non siano più distinguibili i sistemi solari attivi da quelli passivi ma in cui l'intero sistema edificato rappresenti la soluzione insieme formale e tecnica al problema climatico locale; impiegare alcune risorse naturali come l'acqua, la luce, il suono, la vegetazione; e infine realizzare architetture “reattive”, capaci cioè di adeguarsi nel tempo alle condizioni esterne. Nelle opere di nuova generazione ricorrente è la sperimentazione di materiali scelti tra quelli con rendimento più elevato, costo minore e impatto ambientale più limitato come il legno, la pietra, la calce, il gesso. Ciò vuol dire conoscere i processi di produzione del materiale stesso cioè i costi energetici, di trasporto, di ricaduta di eventuali emissioni nell'atmosfera e sostituire colle, pitture, smalti e vernici di origine chimica con prodotti che utilizzino pigmenti naturali, cera d'api ecc. Particolare cura è posta nell'indagine geologica del sito scelto per la costruzione nell'individuare gli elementi visibili (cavi di alta tensione, corsi d'acqua, faglie del terreno) e gli elementi perturbativi (radioattività globale, gas radon, inquinamento elettromagnetico).

La bioarchitettura non è una semplice sommatoria di specifiche discipline e tecnologie verdi, ma rappresenta piuttosto una visione olistica dell’architettura che obbliga al confronto con le specifiche realtà locali, al fine di guardare con rinnovata sensibilità la continuità con la storia, le tradizioni, il paesaggio e privilegiare l’eco-sostenibilità e la bio-compatibilità. Il termine bioarchitettura deriva dalla traduzione dal termine tedesco “Baubiologie” e, prima del suo utilizzo corrente, si temeva che potesse confondersi con il termine bioingegneria che non riguarda affatto l’edilizia, bensì il campo della medicina. La registrazione del termine da parte dell’INBAR induceva quest’ultimo a ritenersi il depositario della locuzione e di poterne far uso esclusivo per la progettazione in Italia. Il termine è depositato per la didattica e le pubblicazioni e non può essere utilizzato per fini commerciali dai soci che sono comunque qualificati come bioarchitetti o esperti in bioarchitettura. Per queste ragioni sono stati coniati altri termini come bioedilizia o edilizia bioecologica, a cui fanno riferimento altre organizzazioni professionali come l’Associazione Nazionale Architettura Bioecologica (ANAB). L’INBAR, nata nel 1988, è un’associazione culturale di professionisti, tecnici ed esperti che operano nell’ambito della Bioarchitettura e dello sviluppo sostenibile. Ha sede a Roma ed è articolato a livello territoriale in sezioni provinciali. L’ANAB, la cui sede legale è a Milano, è nata nel 1989 per iniziativa di un gruppo di architetti sensibili alle questioni ambientali ed allarmati dalla continua depredazione del territorio e dall’utilizzo in edilizia di materiali rischiosi per l’ambiente e la salute delle persone. Sia l’INBAR che l’ANAB operano per qualificare i progettisti e gli operatori dell’edilizia, per dare un nuovo indirizzo a questo settore, rivolto al rispetto delle esigenze dell’uomo e dell’ambiente attraverso: la formazione, organizzando specifici corsi e l’informazione, con convegni, seminari, viaggi di studio, ecc. Cercano altresì di sensibilizzare la società sulla necessità di riqualificazione ecologica del territorio e della riconversione ecologica della produzione di materiali di costruzione. Infine, per garantire progettazioni e realizzazioni secondo i canoni ecologici, certificano gli interventi edilizi.

A Roma nel 2012 si è costituita la Fondazione Italiana per la Bioarchitettura e l'antropizzazione sostenibile dell’ambiente, della quale fanno parte una quarantina di soci tra architetti, ingegneri, medici e dai principali esponenti della vita culturale. L’obiettivo di questa fondazione è quello di tutelare il patrimonio intellettuale di oltre venti anni di ricerca e sperimentazione effettuata da grandi Maestri dell'architettura ecologica e bioclimatica internazionale (es. Lucien Kroll, Christian Schaller, Ugo Sasso, Massimo Pica Ciamarra, ecc.) per edificare e abitare secondo criteri bio-ecologici e di sostenibilità ambientale. Il Direttivo è guidato dalla fondatrice della rivista Bioarchitettura, Witti Mitterer, seguace dall'architetto Ugo Sasso, fondatore dell'organizzazione nel 1992. Costruire un edificio che rispetti l'ambiente e che soddisfi contemporaneamente le esigenze dell'uomo non è semplice ed è per questo che potremmo seguire alcuni consigli:

  1. RAPPORTO EDIFICIO AMBIENTE, non si può costruire un edificio non considerando ciò che lo circonda ossia il contesto in cui esso si trova;
  2. LE PREESISTENZE, Impossibile ignorarle, l’ombra che generano sul nascituro edificio potrebbe essergli letale in inverno quando si ricerca il guadagno solare l’illuminazione naturale. E vale anche il viceversa;
  3. L’ORIENTAMENTO; è importante scegliere con cura la disposizione dell'edificio;
  4. DISPOSIZIONE DEGLI AMBIENTI, è opportuno disporre gli ambienti di servizio a nord e quelli più utilizzati durante la giornata a sud.
  5. MATERIALI, bisognerebbe utilizzare materiali naturali, riciclati e riciclabili.
  6. SCHERMI SOLARI, per difendere l’abitazione dai raggi solari che aumentano significativamente il carico termico estivo, è bene predisporre dei semplici sistemi per la protezione dal sole.
  7. TECNOLOGIE PER IL RISPARMIO ENERGETICO, qualora tutte le soluzioni di climatizzazione passiva non bastassero per rendere un semplice edificio una bioarchitettura, si potrebbe integrare nell’edificio un impianto fotovoltaico, eolico o di produzione di biogas. Per risparmiare sulla climatizzazione, potrebbe essere utile un impianto geotermico.

Differenze tra edilizia tradizionale e Bioedilizia[modifica | modifica sorgente]

In una costruzione tradizionale, economicamente parlando, la mano d’opera per la costruzione incide, per oltre il 60%, mentre l’incidenza del costo dei materiali, rimane sotto al 40%, nella costruzione con la bioedilizia, questo rapporto viene completamente rovesciato, e quindi saranno i materiali d'alta qualità impiegati, ad incidere per oltre il 60% sul costo della costruzione, mentre l’incidenza della mano d’opera si ferma al solo 30-40%. Una casa costruita con criteri di bioedilizia, viene realizzata preferendo materiali ecocompatibili che svolgono una funzione attiva sull’ambiente, favorendo la traspirabilità delle pareti, rispettandone, il profilo igrometrico, debellando così la formazione di muffe ed umidità. Particolare e grande attenzione viene data alla coibentazione acustica e termica, che aumentano in maniera esponenziale il confort ambientale dovuto all’ottimo isolamento acustico, ed ha un consistente risparmio energetico, dovuto all’alto isolamento termico che si traduce anche in un consistente risparmio sulle spese per riscaldamento in inverno e di condizionamento in estate. Le strutture realizzate in Bioedilizia hanno maggiore resistenza sismica, oltre che ai forti venti perché oscillano ma non crollano e sono saldamente ancorate, grazie a dei sistemi di fissaggio speciali in acciaio, a solette o ad interrati costruiti in cemento armato. Le strutture in legno massiccio hanno superato le prove sismiche in Giappone con la simulazione di un terremoto del 10º grado della scala Richter. Le strutture costruite in edilizia tradizionale sono molto pesanti, sono molto rigide e per nulla flessibili quando sono realizzate in cemento armato, per cui non resistono a forti sollecitazioni sismiche. Inoltre le tamponature fatte di mattoni forati nel caso di minima torsione della struttura esplodono frantumandosi in migliaia di schegge creando effetti e danni devastanti. Le strutture realizzate in Bioedilizia sono inoltre resistenti al fuoco, poiché il legno brucia solo se è sottile ed arieggiato, altrimenti non brucia, ma carbonizza lentamente. Una parete in legno massiccio dopo 90 minuti sottoposta all’azione di una fiamma a 1000° gradi aumenta la temperatura sul lato opposto di soli 1,8° gradi. Una parete in cemento armato sottoposta alla stessa prova dopo soli 30 minuti aumenta la propria temperatura di 400° gradi perché l’acciaio conduce il calore molto più rapidamente attraverso il cemento. In questo stato la struttura in cemento armato o in acciaio crolla, collassando su se stessa. Nelle strutture in Bioedilizia non esistono ponti termici. Nelle strutture in edilizia tradizionale l’utilizzo di materiali ferrosi (es. balconi) facilitano il passaggio del caldo e del freddo dall’esterno all’interno dell’abitazione. Infine una delle caratteristiche vincenti delle strutture realizzate in Bioedilizia è quella di avere costi assolutamente certi e determinati al momento della firma del contratto. Il costo al metro quadrato varia a seconda del tipo di struttura che si intende realizzare, ma comunque è sempre inferiore al costo della stessa struttura realizzata in edilizia tradizionale con materiali di buona qualità. In costi di una struttura realizzata in edilizia tradizionale non possono essere quantificati e determinati a priori e sono imprevedibili poiché dipendono da molti fattori incerti: principalmente i lunghi tempi di realizzazione, le variazioni (normalmente aumenti) dei costi dei materiali, gli inevitabili imprevisti in cantiere, il costo della mano d’opera. In parole semplici quando ci si imbarca nella realizzazione di una struttura in edilizia tradizionale si sa quando si inizia, ma non si sa quando si finirà e soprattutto quanto si spenderà.

Esempi di Bioarchitettura[modifica | modifica sorgente]

Oggi numerosi edifici e complessi edilizi sono stati realizzati in Europa e sono entrati a far parte della storia della Bioarchitettura, tra questi evidenziamo:

  1. l’insediamento ecologico di Gartnerhof in Austria, progetto di Helmut Deubner;
  2. la sede della banca NMB ad Amsterdam, progetto di Alberts e Van Huut
  3. Abitazioni sociali in Holzstrass i Linz in Austria, progetto di Herzog;
  4. il quartiere Scharbruhl a Tubinga, progetto di Eble;
  5. Residenze Bedzed a Sutton a Londra, progetto di Dunster.

In Italia a Capannori (Lucca), di recente, sono state realizzate le prime case popolari sostenibili. Esse sono caratterizzate da una struttura portante in legno e grandi spessori di isolante termico in strati multipli di pannelli di lana di roccia, legno mineralizzato e fibra vegetale di canapa. Nessuno dei materiali impiegati risulta nocivo alla salute o inquinante, sintetico o irritante.

Un progetto importante di bioarchitettura ha portato alla premiazione dell'architetto austriaco Anna Heringer e l'architetto tedesco Eike Roswag per aver creato un nuovo concept scolastico, sociale oltre che architettonico: la METI School handmade a Rudrapur in Bangladesh. Il METI (Modern Education and Training Institute) è un particolare sistema educativo che tiene conto della stretta e costante relazione tra ambiente e territorio. Al piano terra della scuola, costruito interamente in bioarchitettura con spessi muri di terra cruda, si trovano tre aule ognuna con il proprio accesso verso un sistema organico “a grotte” nella parte posteriore della classe. Le “grotte” sono spazi importantissimi per l’equilibrio psicofisico degli alunni: il loro interno, tutto in materiali naturali, è fatto per essere sfiorato, per accoccolarvisi dentro, per ritirarsi come in una sorta di pensatoio isolato o per trovarsi in piccoli gruppi a ragionare o conversare. Tutto questo completa un progetto di bioarchitettura che di sostenibile non ha solo il comportamento della costruzione in sé ma tutto il processo di produzione, oltre alla qualità della vita di chi vi passerà l’infanzia a studiare, a dimostrare che l’approccio “sostenibile” è un approccio non solo tecnico ma soprattutto psicologico.

Oggi esistono svariate definizioni di città sostenibile che pongono l'accento sulla sostenibilità. L'OCDE, in un suo studio del 1996, punta soprattutto sulla volontà da parte dei cittadini e delle forze politiche ed economiche di creare una città sostenibile: Una città ecologica si distingue per il grado d'integrazione delle preoccupazioni relative all'ambiente, all'interno del processo di decisione, dia quelle assunte dal settore pubblico che al settore privato..È questa capacità di trovare ed applicare soluzioni ai problemi dell'ambiente che fa una città ecologica, in essa gli abitanti sono trattati in maniera continuativa e preventiva, le preoccupazioni relative all'ambiente fanno parte integrante di un'ampia gamma di politiche ed attività settoriali e la massima attenzione è riservata alla qualità della vita dei suoi cittadini. Lo scopo dev'essere quello di integrare obiettivi sociali, economici ed ambientali per giungere ad uno sviluppo sostenibile. Possiamo schematizzare gli obiettivi di una pianificazione sostenibile: 1- Conservare le risorse ambientali garantendone un uso non dissipativo; 2- Puntare ad una efficienza ecologica dei bilanci energetici e ridurre gli inquinamenti attraverso la riduzione della mobilità, l'efficienza energetica delle costruzioni, lo smaltimento e il riciclaggio dei rifiuti; 3- Migliorare la qualità della vita degli abitanti delle città, garantendo adeguate condizioni di vivibilità e la sicurezza dell'ambiente urbano; 4- Favorire la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali inerenti all'assetto della città e dell'ambiente; 5- Ricercare l'integrazione fra obiettivi di riqualificazione ambientale, sviluppo economico ed equità sociale.

A causa delle modifiche introdotte nell’ecosistema terra dalle esalazioni provenienti dalle varie attività industriali, dagli effetti dei gas di combustione dei nostri motori delle nostre centrali termiche abbiamo generato sul globo terraqueo effetti devastanti tali da richiedere per la loro risoluzione un impegno considerevole da parte dei governi e dei singoli cittadini. È nata così l’esigenza e la necessità di un nuovo e più corretto approccio ambientalista di tutte le attività antropiche sul pianeta. La bioarchitettura rappresenta un tentativo di riunificare una molteplicità di discipline legate all’architettura e alla tecnologia edile, finalizzato ad assicurare la realizzazione di un organismo edilizio capace di creare idonee condizioni di salubrità e cercare di ridurre gli impatti con l’ambiente e lo sperpero o il cattivo utilizzo delle risorse ambientali. La bioarchitettura dunque è l’idea filosofica da cui derivano tutte le altre definizioni (bioedilizia, architettura sostenibile, bioclimatica) e, sostanzialmente, individua un approccio ad una progettazione integrata che tiene conto di tutti quei fattori che consentono la realizzazione di ambienti sani ed a misura d’uomo. Si fonda su alcune semplici ma importanti regole di sostenibilità e di equilibrio tra costruzioni ed ambiente in modo da soddisfare le esigenze dell’uomo di oggi senza compromettere quelle delle future generazioni. Compito della bioarchitettura è quello di sviluppare progetti per il risparmio produttivo, prestando attenzione al ciclo di vita dei materiali ed al valore del loro riuso e riciclo. Ma le proposte progettuali di utilizzo dei materiali compatibili con l’ambiente ed accettabili socialmente ed economicamente richiedono contemporaneamente un nuovo modo di fare architettura, basato su principi che vanno diffusi per determinare opportuni cambiamenti socio-culturali ed un nuovo modo di essere del progettista-costruttore.

Alcuni dei principi progettuali alla base della bioarchitettura sono:

  • ottimizzare il rapporto tra l'edificio ed il contesto. Compito dell'architetto, come afferma Christian Norberg-Schulz, è creare luoghi significativi per aiutare l'uomo ad abitare, ciò attraverso la comprensione ed il rispetto del genius loci – lo spirito del sito;
  • privilegiare la qualità della vita ed il benessere psicofisico dell'uomo;
  • salvaguardare l'ecosistema;
  • impiegare le risorse naturali (acqua, vegetazione, clima);
  • non causare emissioni dannose (fumi, gas, acque di scarico, rifiuti);
  • concepire edifici flessibili e riadattabili nel tempo con interventi di ampliamento o cambiamento di destinazione d'uso;
  • prevedere un diffuso impiego di fonti energetiche rinnovabili;
  • utilizzare materiali e tecniche ecocompatibili, preferibilmente appartenenti alla cultura materiale locale.

Affinché tali principi possano integrarsi tra loro è necessaria una progettazione che si avvalga del contributo di numerosi specialisti. L'industria delle costruzioni ha un forte impatto ambientale a causa dell'altissimo consumo energetico, delle sue emissioni nell'atmosfera, dell'inarrestabile consumo del territorio e del diffuso utilizzo di materiali di origine petrolchimica che determinano gravi problemi di inquinamento durante tutto il loro ciclo di vita.

Fine primario della bioarchitettura è dare all'edilizia un nuovo indirizzo rivolto al rispetto delle esigenze dell'abitante e dell'ambiente.

Contestualizzazione dell’abitazione nel luogo in cui viene costruita[modifica | modifica sorgente]

Compito primario della Bioarchitettura, come afferma il grande architetto Christian Norberg – Schulz, è “creare luoghi significativi per aiutare l’uomo ad abitare, ciò attraverso la comprensione ed il rispetto del Genius Loci, lo spirito del sito”. Un luogo non è mai isolato, fa sempre parte di un ambiente più globale e deve essere concepito come un insieme di elementi che determinano un complesso d’interazioni fisiche ed emotive, intellettuali e spirituali. Prima di progettare e costruire o restaurare edifici, progettare centri urbani, pianificare un territorio dovrebbe essere doveroso, innanzitutto, rapportarsi profondamente con l’essenza del luogo. L’identificazione di quest’idea di essenza interiore del luogo fu coniata dai Latini con il Genius Loci, che potrebbe tradursi semplicemente come lo spirito, il nume tutelare di ogni luogo, ovvero ogni luogo ha un suo nume tutelare, ha uno spirito che lo protegge e lo incanta. Il Genius Loci è un mito e come tutti i miti è un linguaggio simbolico ed è importante capire come in esso è contenuta l’idea che il luogo contenesse in se stesso l’essenza della sua autoregolazione, ovvero la sua peculiare vocazione. Secondo Christian Norbey – Schulz ""proteggere e conservare il Genius Loci significa concretizzare l’essenza in contesti storici sempre nuovi. Si può anche dire che la storia di un luogo dovrebbe essere la sua autorealizzazione"". Il luogo così inteso rappresenta uno spazio geografico unico, diventato storico nel tempo con una sua identità che suscita sensazioni e suggestioni non riproducibili. Al contrario, un luogo che abbia perso tali caratteristiche, per manomissioni o trasformazioni umane, diventa uno spazio anonimo, senza identità, senza più memoria ed anima. Un tempo l’uomo adattava la sua opera alle vocazioni naturali del luogo, ma da troppo tempo ormai fa l’esatto contrario, adatta cioè alle proprie esigenze ogni condizione naturale, avviandosi verso un mondo senza luoghi e senza legami topografici, facendo perdere la memoria dei luoghi, ovvero la loro vocazione. La strada da percorrere sarebbe quella di recuperare il vecchio concetto di Genius Loci al fine di progettare cambiamenti tali da non sconvolgere l’identità estetica ma anche intrinseca dei luoghi, pur attuando quelle trasformazioni ritenute necessarie. È importante inoltre:

  • Catalogare ed analizzare le tipologie architettoniche, le strutture urbane locali tradizionali, nonché gli elementi archeologici o di valenza culturale presenti nelle aree urbane e nelle zone rurali adiacenti.
  • Considerare le caratteristiche storiche degli insediamenti nell'individuazione di nuove funzioni e cercare di preservare i vecchi edifici
  • Integrare nei piani monumenti e gli alberi secolari.
  • Promuovere l'uso di tecniche sostenibili per la gestione dell'acqua, dei rifiuti e dell'energia quando è previsto il riutilizzo di vecchi edifici per nuove funzioni.
  • Prolungare la vita delle strutture adottando progettazione flessibile e Multifunzionale

Privilegiare la qualità della vita ed il benessere psicofisico dell’uomo[modifica | modifica sorgente]

L’obiettivo primario della bioarchitettura è la progettazione di edifici per il benessere psicofisico dell’uomo, perduto ormai da anni a causa dell’utilizzo di molti materiali tecnologici di cui non si conoscono ancora gli effetti che producono e che hanno allontanato l’uomo da quel vecchio sistema di vita saggio e naturale a cui oggi si vuole tornare. La progettazione di edifici che riescano a soddisfare le esigenze fisiche, biologiche ed anche spirituali di chi ci abita deve saper coniugarne sapientemente struttura, servizi, colori ed odori realizzando un’armoniosa interazione tra uomo ed ambiente. Tale necessario interscambio tra interno ed esterno delle abitazioni dipende da una buona traspirazione della casa, che deve avere condizioni interne igieniche e salutari, mentre invece molte abitazioni moderne sono diventate degli involucri chiusi, senza contatti con l’esterno, che le rendono decisamente malsane. Inoltre, le emanazioni da sostanze plastiche, vernici ed altri materiali, le finestre e le porte ermeticamente chiuse, i materiali isolanti, gli strati impermeabili di vernici e collanti sintetici avvolgono la casa e non la lasciano respirare quando invece essa è come la pelle: deve poter respirare.

Salvaguardare l’ecosistema[modifica | modifica sorgente]

Il concetto di eco-sostenibilità specifica come utilizzare le risorse naturali senza eccedere nel loro consumo, per evitare un totale depauperamento della natura. L’edilizia utilizza molti materiali che richiedono grandi quantità di energia per essere prodotti, realizza processi costruttivi che spesso interagiscono in modo sbagliato con le abitazioni, consumando così dal 30% al 40% di tutte le risorse naturali ed energetiche. L’edilizia, pertanto, con riferimento alla produzione dei materiali, all’utilizzo del territorio ed alla gestione degli edifici rappresenta una delle principali cause d’inquinamento. Da anni però tale settore ha iniziato ad applicare validi criteri di sostenibilità, orientati ad armonizzare l’ambiente costruito con l’ambiente naturale. Un edificio si considera eco-compatibile se l’intero processo edilizio osserva i principi della tutela ambientale, a partire dal progetto, passando per la realizzazione, l’uso e finanche alla demolizione. La salvaguardia dell’ambiente richiede alla bioarchitettura un’attenta valutazione, con il supporto delle istituzioni, dei fabbisogni abitativi, per ridurre al minimo l’utilizzo del territorio ed il cambiamento del paesaggio con corretti interventi per il recupero del patrimonio edilizio esistente. L’edificio, già in fase di progettazione, dovrà essere concepito in modo che sia flessibile e riciclabile nel tempo fino alla fine del suo ciclo di vita, in cui potrà essere smontato e gran parte dei suoi elementi e materiali riutilizzati. La soluzione costruttiva deve consentire l’inserimento in un contesto per sfruttare al meglio le caratteristiche climatiche locali: dal sole, al vento, alle precipitazioni atmosferiche, in modo che vengano ridotti al minimo i consumi energetici e con essi l’impatto ambientale. L’edificio “passivo” sfrutta quindi l’apporto naturale del sole per il riscaldamento tramite aperture finestrate, lucernari, pareti esposte al sole ed eventualmente anche con la realizzazione di serre solari che fungono da collettori solari. Per il raffreddamento sfrutta la circolazione naturale dell’aria attraverso un corretto dimensionamento e posizionamento delle finestrature, l’orientamento dell’edificio e l’utilizzo di schermature solari. L’edificio “attivo” per il riscaldamento utilizza sistemi tecnologici come pannelli solari, anche per produrre acqua calda sanitaria e pannelli fotovoltaici. Per quanto riguarda i materiali utilizzati, essi devono essere naturali, privi di radioattività e sostanze nocive e devono durare nel tempo, infatti la loro sostenibilità si riferisce ad un minimo impatto ambientale nell’intero ciclo di vita

La natura e l'ecologia[modifica | modifica sorgente]

La presenza e la qualità degli elementi naturali sono condizioni fondamentali per la tutela del territorio e della sua valenza estetica. Le aree che presentano specifiche qualità naturali e paesistiche o sono parte di strutture ecologiche importanti, dovrebbero venire escluse dalle previsioni di nuovi insediamenti. L'ampliamento delle aree urbane dovrebbe basarsi sul rispetto delle aree protette. Ogni misura volta a preservare e migliorare la qualità ecologica dovrebbe venire integrata nella progettazione urbanistica fin dalle prime fasi. La pianificazione urbana e territoriale può essere uno strumento per mantenere o aumentare il numero e la dimensione degli spazi verdi e per stimolare la biodiversità. Già in passato gli antichi Etruschi e Romani abbellivano le loro case con giardini sui tetti, attualmente questa tecnica potrebbe diventare una soluzione eco-sostenibile che porterebbe non solo alla riduzione dell'inquinamento urbano ed a benefici energetici ma andrebbe anche a mitigare il grigio del cemento. Questa tecnica viene utilizzata in Germania, Austria e Svizzera da circa 20 anni e si suddivide in tecnica estensiva, per la quale sono previste prevalentemente piante grasse e tecnica intensiva che corrisponde ad un vero e proprio prato verde.

Impiegare le risorse naturali (acqua, vegetazione, clima)[modifica | modifica sorgente]

L’impiego di risorse come acqua, vegetazione e clima porta ad un approccio bioclimatico della progettazione architettonica che significa integrazione tra architettura, tecnologia e contesto ambientale. L’indagine sull’ambiente naturale parte dall’identificazione della posizione geografica, del clima e dei parametri meteorologici. La posizione geografica consente di calcolare i parametri solari, l’altimetria, la vegetazione e la vicinanza di mari, fiumi, zone montagnose. Il microclima, il clima locale ed i parametri meteorologici permettono di determinare il controllo climatico passivo dell’edificio e lo sfruttamento di fonti rinnovabili quali, il sole per l’irradiamento e la dinamica delle ombre, il vento per barriere, ventilazione e raffrescamento. La presenza di vegetazione e dei bacini d’acqua possono essere sfruttati per il controllo del microclima in funzione “passiva” del riscaldamento e del raffrescamento degli edifici. La vegetazione, che può essere utilizzata per eventuali ombreggiature, influenza la ventilazione e la salubrità dell’aria e la presenza dell’acqua mitiga gli sbalzi di temperatura e influenza l’umidità relativa del luogo.

Non causare emissioni dannose (fumi, gas, acque di scarico, rifiuti)[modifica | modifica sorgente]

È molto diffusa la consapevolezza sulla problematica dell’inquinamento dell’aria esterna nelle città, ma dell’aria contenuta all’interno delle abitazioni e nei luoghi di lavoro non industriale spesso si ignora il suo reale inquinamento. Studi compiuti in Italia ed all’Estero dimostrano che nei luoghi chiusi dei Paesi sviluppati sono presenti diverse sostanze inquinanti più rilevanti di quelle esterne, per cui in tali luoghi la situazione è più pericolosa anche perché le persone vi trascorrono l’80-90% del proprio tempo. Le cause dell’inquinamento degli ambienti interni sono di varia natura e spesso tra di loro correlate. Numerose sono le sorgenti di sostanze inquinanti e particolarmente importanti sono le fonti costituite dai materiali di costruzione, da materiali utilizzati per l’arredo ed il corredo, da impianti di riscaldamento e condizionamento, dai prodotti per pulizia e manutenzione. Uno dei gruppi più rilevanti di inquinanti è costituito dai Composti Organici Volatili (VOC), le cui fonti principali di emissione sono rappresentati da vernici, solventi, adesivi, colle, con cui sono trattati materiali di costruzione e di arredamento. Anche i rivestimenti tessili sono inquinanti, in quanto prima assorbono sostanze inquinanti costituite da VOC, gas ed odori presenti nell’aria poi, non appena la temperatura aumenta, li rilasciano nell’ambiente. Per prevenire l’inquinamento interno bisogna agire su più fronti a partire dalla progettazione dell’edificio. La scelta di materiali naturali non inquinanti, la traspirabilità dell’edificio, la copertura ventilata, la localizzazione degli impianti, il controllo della ventilazione con la predisposizione del doppio affaccio, la razionalizzazione dei consumi energetici e la programmazione della manutenzione possono ridurre notevolmente l’emissione di sostanze nocive. Anche l’informazione agli utenti sui prodotti da utilizzare in casa e sulle attività da considerare nocive, potrebbe ridurre notevolmente l’inquinamento.

Concepire edifici flessibili e riadattabili nel tempo con interventi di ampliamento o cambiamento di destinazione[modifica | modifica sorgente]

Per un corretto approccio progettuale è oggi necessario valutare il comportamento di un edificio non solo in termini di consumi energetici e di impatto ambientale ma anche prendendo in considerazione la produzione, la demolizione ed il riciclaggio. Negli anni passati si tendeva a conservare l’immagine delle città, delle forme e dei volumi che rappresentavano la tipicità dei luoghi e l’architettura valutava come infinita la durata delle strutture e dei materiali. Tali idee molto convenzionali dovrebbero oggi essere superate facendo riferimento a sistemi ecologici per la progettazione e costruzione di edifici con l’utilizzo massimo di risorse naturali. L’edificio non dovrebbe più essere concepito come un immobile a durata infinita, ma un “costruito” smontabile e modificabile nel tempo sia nei suoi aspetti estetici che funzionali, posizionato pro-tempore in un luogo, realizzato con materiali che potranno sopravvivere ad esso ed essere utilizzati per realizzare modifiche, per la costruzione di altri edifici o comunque in altri cicli produttivi. Per realizzare una tale tipologia di edifici in fase di progettazione dovrebbe essere previsto l’utilizzo di materiali per i quali sia possibile un disassemblaggio, ovvero che, una volta concluso il loro ciclo funzionale, sia realizzabile la loro separazione con la minima spesa per ottenere il quantitativo massimo di materiali riutilizzabili ed il minimo di rifiuti. Concettualmente, si dovrebbe pensare di progettare un edificio costituito da strati di materiali uniti da una giunzione meccanica o incollati con adesivo debole o, comunque, con connettori reversibili. In fase di progettazione si dovrebbe prevedere anche il grado di disassemblaggio dei materiali e le relative tecniche da adottare, nonché la possibilità del riciclo di materiali eventualmente anche per usi diversi. Il riutilizzo dei materiali dovrebbe essere previsto anche nel caso di demolizione totale dell’edificio. La demolizione rappresenta una fase rilevante del processo edilizio come tutte le altre e già in fase di progettazione dovrebbe essere prevista, al fine di ottimizzare il recupero selettivo dei materiali ed il loro riciclo. La flessibilità e riadattabilità nel tempo dell’edificio è da considerarsi quasi totale nel “prefabbricato”, che rappresenta l’ultima frontiera nel mercato immobiliare. I prefabbricati ormai hanno raggiunto una valenza estetica rilevante, possono essere assemblati in pochi giorni e rappresentano forse la ricerca più avanzata a livello architettonico ed ingegneristico: è possibile attuare dei cambiamenti sia rispetto al layout della casa, sia dopo l’installazione, tutto è facilmente riadattabile.

Prevedere un diffuso impiego di fonti energetiche rinnovabili[modifica | modifica sorgente]

Tra le fonti energetiche rinnovabili (energia solare termica e fotovoltaica, energia eolica, energia dalle biomasse, energia idraulica, energia geotermica) alcune hanno un rilievo applicativo molto importante nella bioarchitettura, in sostituzione o integrazione delle fonti tradizionali molto inquinanti. L’energia che si consuma per la produzione dei materiali, per la costruzione e l’esercizio degli edifici è pari al 40% del consumo globale di energia e sta aumentando notevolmente negli ultimi anni per le attività connesse al riscaldamento e raffrescamento delle abitazioni. Tale rilevante incidenza ha dato forte impulso allo sviluppo di tecnologie sempre più avanzate e durevoli che hanno consentito, grazie anche ad incentivi statali, la realizzazione di strutture abitative dotate di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, riducendo le spese di esercizio, conferendo all’immobile un valore aggiunto e apportando un contributo alla tutela ambientale. Anche se è possibile realizzare impianti micro eolici, il miglior modo per produrre piccole quantità di elettricità per il fabbisogno di un edificio è l’uso di impianti fotovoltaici, attraverso l’utilizzo di moduli generalmente fissati sul tetto. L’integrazione tra architettura e sistema fotovoltaico oggi non va vista come una possibilità per diffondere questa nuova tecnologia, ovvero come sviluppo industriale, ma come una necessità ambientale e di risparmio che determina un nuovo modo di progettare e costruire. Anche l’utilizzo di pannelli solari facilmente integrabili nella struttura dell’edificio per produrre acqua calda contribuisce a ridurre i consumi energetici e le spese ed a migliorare la qualità della vita, concorrendo a ridurre l’inquinamento.

Utilizzare materiali e tecniche ecocompatibili, preferibilmente appartenenti alla cultura materiale locale[modifica | modifica sorgente]

La valutazione del ciclo di vita o Life Cycle assessment (LCA) di un prodotto è una metodologia in grado di individuare e analizzare gli impatti ambientali a partire dalla produzione, dall’utilizzo fino allo smaltimento e, sulla base dei risultati, di indicare le soluzioni tecniche necessarie per minimizzare il danno ambientale. L’ILCA può essere utilizzata per stimare l’impatto ambientale complessivo di un prodotto per confrontare prodotti simili e per individuare possibili miglioramenti all’interno di un ciclo produttivo. Un materiale è ritenuto ecocompatibile se il suo utilizzo non comporta effetti negativi per l’ambiente e in generale deve avere alcuni requisiti fondamentali:

- deve essere prodotto attraverso processi energeticamente efficienti con ridottissime emissioni inquinanti;

- non deve emettere sostanze tossiche negli ambienti dopo la messa in opera;

- deve avere una lunga durata ed una alta riciclabilità al momento dello smaltimento;

- deve avere igroscopicità e traspirabilità;

- deve essere esente da radioattività;

- deve essere di provenienza locale.

La scelta dei materiali in bioarchitettura deve privilegiare quelli di provenienza locale, al fine non solo di ridurre i costi e l’inquinamento dovuto al trasporto, ma anche perché generalmente sono più adatti alle caratteristiche climatiche del luogo. Dovranno altresì essere selezionati i prodotti più largamente collaudati e utilizzarli in funzione della loro vocazione strutturale ed estetica senza fare forzature. I materiali migliori da usare in bioarchitettura sono certamente quelli naturali perché estremamente sicuri per gli utenti finali e durante le costruzioni. Se utilizzate con idonee tecniche costruttive non comportano alcun problema in termini di ponti termici, umidità, trasmissione del rumore, assicurano bassi consumi per riscaldamento e raffrescamento, non producono generalmente inquinamento e sono facilmente riciclabili.

Tecniche progettuali per la riduzione dei consumi energeticificanti[modifica | modifica sorgente]

È definita come "casa passiva" la casa energeticamente autosufficiente cioè che non consuma energia. Se consideriamo la sola fase di utilizzo dell'edificio, la casa passiva ha un impatto zero sull’ambiente, non consumando energia per riscaldare gli ambienti. La casa passiva, attraverso un’attenta progettazione basata sull'alto isolamento termico e sull'eliminazione dei ponti termici, riesce a sfruttare l’energia proveniente dall’esterno (sole) e quella prodotta al suo interno da elettrodomestici e dalle stesse persone che vi abitano, rinunciando così all'impianto di riscaldamento.

Tali soluzioni sono molto costose e convenienti nei climi rigidi del nord Europa, mentre nelle nostre latitudini occorrono soluzioni progettuali che considerano anche il raffrescamento per le esigenze estive. L'edificio può avvalersi delle energie rinnovabili: per il riscaldamento si possono utilizzare i pannelli solari termici (o collettori solari), gli impianti a biomassa o la geotermia a bassa entalpia. Per l'energia elettrica si possono utilizzare i pannelli fotovoltaici, oppure sfruttare l'energia eolica con impianti di mini o micro eolico, o un impianto piccolo idroelettrico se disponibile un corso d’acqua con caratteristiche adeguate.

L'utilizzo di queste tecnologie consente di ridurre le emissioni in atmosfera di CO2 e di altri gas inquinanti[2]. Regole da seguire per limitare il consumo di energia:

  • Integrare le politiche energetiche nei piani urbanistici ed attuativi.
  • Promuovere un ambiente edificato che abbia consumi energetici efficienti e sia in armonia con l'ambiente naturale (ad es. nelle regioni fredde rivestendo con il vetro le facciate a sud esposte al sole e con mattoni quelle esposte ai venti dominanti).
  • Definire e applicare gli standard per l'orientamento degli edifici, per l'illuminazione dei locali, per l'utilizzo dei materiali e del verde per l'ombreggiamento.
  • Progettare i nuovi edifici orientandoli in modo da consentire una buona illuminazione e un buon soleggiamento naturale.
  • Ridurre la dimensione delle facciate esposte ai venti freddi
  • Nelle zone montane evitare la previsione di nuove aree edificabili in zone non raggiunte dal sole nei mesi invernali.
  • Promuovere linee guida per la progettazione di interni, nonché per l'installazione di impianti di riscaldamento e ventilazione che siano coerenti con l'orientamento degli edifici.
  • Realizzare protezioni naturali per conservare energia (ad es. riporti di terreno) e utilizzare la struttura degli edifici in modo da evitare la creazione di correnti d'aria e ridurre i vortici.
  • Prevedere la messa a dimora di piante rampicanti che ricoprano le facciate esposte a sud proteggendole dai raggi solari estivi, utilizzando rampicanti a foglie caduche che in inverno consentano l'esposizione delle facciate al sole.
  • Non realizzare edifici in prossimità di alberi che ne limitino l'esposizione al sole, ma evitare di sacrificare alberi a tale scopo.
  • Promuovere l'installazione di sensori luminosi (soprattutto negli spazi pubblici) che accendono e spengono la luce al momento opportuno

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tratto dallo Statuto dell'Istituto Nazionale di Bioarchitettura
  2. ^ Nel 2008 il Comune di Porretta Terme ha ristrutturato un edificio da destinare a Centro Civico per anziani utilizzando le tecniche della Bioarchitettura, con il riciclaggio dei materiali edili e l'utilizzo di numerosi impianti a energie rinnovabili per rendere l'edificio energeticamente autosufficiente.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni Galanti (a cura di), Saper credere in Architettura, quarantasette domande a Ugo Sasso. CLEAN edizioni, Napoli, 2003
  • Bianca Bottero (a cura di), Progettare e costruire nella complessità. Lezioni di Bioarchitettura, Liguori, Napoli, 1994
  • Lloyd Jones, Atlante di Bioarchitettura, Utet, Torino, 1998
  • Uwe Wienke, Dizionario dell'edilizia bioecologica, DEI, Tipografia del Genio Civile, 2001
  • Giuseppe Fera, Urbanistica teorie e storie, Gangemi editore, Roma, 2002
  • Giordano Luca, Casa ermetica o traspirante?, Alinea editore,Firenze, 2008

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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