Castello di Montalto in Chianti

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Coordinate: 43°22′05.35″N 11°32′49.26″E / 43.368152°N 11.547017°E43.368152; 11.547017

Veduta del castello di Montalto dalla strada di accesso

Il castello di Montalto (o di Montalto Palmieri) si trova nel comune di Castelnuovo Berardenga, ad est di Siena, in una zona conosciuta come “la Berardenga” [1], un vasto territorio nella regione del Chianti in Toscana.

La maggior parte del castello è di origine medievale, con alcune parti precedenti all'anno mille. Il fortilizio ebbe grande importanza strategica dal XIII al XV secolo per la sua posizione sul confine fra Siena e Firenze. Varie opere di restauro furono eseguite nel 1500 e nel 1800.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La Sala d'Armi, il salone centrale del castello
Veduta aerea del castello. Si evidenziano le varie strutture del complesso e le mura difensive.

Montalto si innalza su una collina sovrastante il fiume Ambra. Oltrepassando un grande arco sormontato da una torre con caditoie si accede al cortile interno con al centro un pozzo. Sulla destra si erge la chiesa dedicata a san Martino di Tours, e sulla facciata interna della torre d’ingresso si trova un grande affresco che ritrae la famosa scena del Santo che offre il proprio mantello ad un mendicante.

Sul lato sinistro del cortile si apre un loggiato con quattro archi, dal quale si accede alla grande Sala d’Armi caratterizzata da un grande camino e da una ricca collezione di lance, armature e armi sia bianche che da fuoco provenienti dal XIV secolo in avanti. Negli spazi tra i capitelli che sorreggono le grandi travi di legno del soffitto si osservano pitture che raffigurano stemmi gentilizi, scene di vita quotidiana (caccia, agricoltura) e i poderi che erano legati al castello nel XVI secolo.

I merli e le feritoie della torre di guardia con base a scarpa attestano al suo ruolo di fortezza difensiva sul confine fra le perenni rivali Siena e Firenze. Sei altri edifici completano il piccolo villaggio, ed il complesso è circondato da una cinta di mura in pietra e mattoni che nel corso dei secoli hanno subito numerosi rifacimenti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Prime notizie[modifica | modifica wikitesto]

La torre fu probabilmente eretta dai Longobardi nel VI o VII secolo, ma la parte principale del castello fu costruita verso la fine del primo millennio dai discendenti di Winigi, primo conte salico di Siena sotto i Franchi nel IX secolo, e di suo figlio Berardo dal quale la zona della Berardenga prende il nome. Troviamo frequenti riferimenti alla famiglia dei Berardeschi (discendenti di Berardo) nei vari documenti relativi a Montalto e alla zona circostante, e in particolare al vicino monastero di San Salvatore a Fontebona che fu fondato da Winigi nell'867 e in seguito ampliato dai suoi figli Ranieri e Berardo.[2].

La notizia più antica che abbiamo sul castello risale all’XI secolo[3], e suggerisce che a quel punto Montalto era già una comunità ben stabilita. Un censimento del 1202[4] conta più di 40 famiglie abitanti in quella corte (la quale includeva non solo il castello ma anche i terreni che vi appartenevano); ma numerosi documenti rogati a Montalto in un lasso di tempo di oltre un secolo, dal 1104 al 1212[5], registrano inizialmente donazioni e in seguito vendite di beni fondiari ad altri (incluso il Monastero), forse segnali di difficoltà economiche per i Berardeschi signori di Montalto, indotti ad alienare beni per ottenere denaro liquido.

La battaglia di Montalto[modifica | modifica wikitesto]

La torre del castello

Montalto dominava un'importante strada medievale che permetteva ad Arezzo e i suoi territori l'accesso al Mediterraneo[6], ed era di grande importanza strategica per Siena per via della sua posizione proprio sul confine fra i territori di Siena e quelli di Firenze ed i suoi alleati.

I fiorentini intendevano portare l’intera Toscana sotto al loro dominio; Siena da parte sua non solo voleva ritenere la sua indipendenza, ma sperava anche di annettere il paese di Montepulciano che sovrastava la via Francigena, la grande arteria commerciale che dalla Francia conduceva a Roma. Di conseguenza, dal 1201 al 1553 Siena e Firenze furono perennemente in guerra, ed il castello di Montalto si trovava spesso coinvolto.

Di particolare rilievo è la cosiddetta battaglia di Montalto che ebbe luogo nel giugno 1208. I cronisti ci offrono rapporti a volte incongrui sulle cause iniziali della battaglia: uno storico[7] narra che Siena aveva posto Montepulciano sotto assedio, e Firenze, intendendo venire all’aiuto della città assediata, attaccò Montalto che era l’avamposto principale di Siena nella zona, spingendo Siena a correre all’aiuto del castello. Un altro[8] asserisce che le truppe di Siena erano in cammino verso Montepulciano quando vennero sorprese e attaccate dai Fiorentini nella zona di Montalto. Altri ancora raccontano semplicemente che le due città vennero alle armi a Montalto. Ad ogni modo, la cosa certa è che la conseguente battaglia fu feroce e devastante. Molti furono i caduti da entrambe le parti, ma Siena soffrì i danni peggiori; Firenze prese più di 1200 prigionieri, e il castello fu quasi interamente distrutto. Un cronista riferisce, tra le altre cose, anche le parole di scherno coniate dai Fiorentini dopo l’esito della battaglia: "“Est factum planum Mons Altum nomine vanum”".[9]

Il castello subì danni alquanti severi, e i Berardeschi fecero appello a Siena per aiuto nel ristorare e rinforzare le mura. Siena, riconoscendo l’importante posizione strategica di Montalto, consentì a un prestito.[10]

La guerra infinita fra Siena e Firenze[modifica | modifica wikitesto]

Stemma Palmieri in cima alla scalinata

Nel 1251 Firenze invase nuovamente il territorio di Siena. Siena inviò a Montalto e a due altre fortezze della zona una guarnigione di 200 uomini (fanti e cavalieri ma anche truppe mercenarie) e vettovaglie per almeno 25 giorni, in preparazione per una ennesima campagna militare. A questo punto la famiglia dei Berardeschi erà già in declino, e il castello passò del tutto sotto il controllo di Siena.

Montalto fu al centro di varie altre battaglie, la maggior parte delle quali fra lo stato Fiorentino e la repubblica di Siena, ma molte anche alla mano di mercenari Inglesi e Tedeschi (sia indipendenti che al servizio di Firenze) e, più tardi, anche mercenari Francesi alleati col re di Napoli. In molti dei casi la zona della Berardenga non era l’oggetto diretto delle armate invadenti, ma era semplicemente un’altra occasione per il saccheggio lungo il percorso verso la loro ultima destinazione. Testimonianza di questi attacchi sono le ripetute richieste da parte degli abitanti di Montalto per il sostegno finanziario di Siena nella ricostruzione delle sue mura o altre fortificazioni.[11] [12]

Le condizioni sicure o meno nella zona venivano riflesse anche nell’oscillamento della popolazione del castello e delle sue terre. Un censimento condotto nel 1278 per determinare la tassazione dei beni trova a Montalto solo 24 famiglie[13], invece delle più di 40 indicate nel 1202. Nel 1320, secondo un nuovo censimento, Montalto contiene 63 “unità fiscali”, sebbene non sia molto chiaro se il termine si riferisce a famiglie o a terreni.[14] La peste nera del 1348 contribuì di nuovo allo spopolamento e al suo stato di abbandono, e un documento del 1422 indica solo 13 uomini ancora a Montalto; nel 1453 ce ne erano di nuovo 20.[15]

Oltre agli aiuti finanziari, Siena in più occasioni mandò a Montalto anche truppe e munizioni (come si vede da documenti del 1402, 1431, 1452, 1478).[16] Il castello fu capace di resistere a un assedio nel 1479[17], ma nel 1526 risulta nuovamente occupato dal nemico;[18] nel 1529 era sede di una guarnigione da Siena.[19] Queste ripetute battaglie e scambi di mano danneggiavano i raccolti e consumavano risorse, e nell’insieme furono causa di grandi perdite sia per il castello che per i suoi abitanti.

Lavori di restauro[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma della famiglia de' Medici, da un affresco sulla parte superiore delle pareti nella Sala d'Armi di Montalto.
L'affresco sulla torre d'ingresso, dalla parte interna alle mura, raffigura San Martino che dona il suo mantello ad un mendicante.
La pala d'altare della Chiesa di San Martino fu aggiunta nel 1853.

Nel 1546, con Siena e Firenze ancora alle armi, messer Giovanni Palmieri non ebbe grandi difficoltà nel convincere il governo di Siena a cedergli Montalto con la promessa di difenderlo a spese proprie. I costi di riabilitazione del castello sarebbero stati forti, certo, ma in cambio Palmieri otteneva una signoria indipendente.

Purtroppo la situazione non fu facile, almeno all’inizio. Nel 1553 Montalto fu preso dalle truppe dei Fiorentini e dell’imperatore Carlo V (alleato con Firenze), le quali lo diedero alle fiamme prima di proseguire verso San Gusmè.[20] Ma con la sconfitta di Siena nel 1554, le ostilità fra Siena e Firenze cessarono e il castello finalmente ebbe un po’ di tregua.

Montalto era gravemente danneggiato, ed anche i suoi vasti beni terrieri erano ormai inselvatichiti, incolti, e quasi del tutto abbandonati dai loro abitanti. Pure la chiesa di San Martino, secondo una visita pastorale effettuata dal vescovo di Arezzo nel 1567,[21] risulta spoglia e disadorna, e non è presente neanche il prete. Francesco e Scipione Palmieri (figli di Giovanni) cominciarono a restaurare il castello nel 1570-1572, e aggiunsero abbellimenti in stile rinascimentale come ad esempio il portico lungo la facciata sul cortile. Anche la cappella fu oggetto di restauri, e nel 1583 essa risulta intonacata e pavimentata (cosa, quest’ultima, alquanto rara al tempo), con un altare ben fornito di arredi sacri; ma ora non era più una parrocchia autonoma, perché annessa a quella del vicino monastero. Affreschi rappresentanti i vari poderi legati al castello e scene di vita quotidiana nella tenuta furono aggiunti al salone fra il 1570 e il 1587. Montalto divenne la residenza di campagna dei Palmieri, la cui dimora principale era ora a Siena.

Durante i seguenti due secoli e mezzo ci sono poche informazioni sul castello. Uno studio demografico[22] commissionato nel 1676 dal granduca di Toscana Cosimo III de' Medici vi trova 7 fuochi (famiglie) per complessivi 50 uomini di cui 32 maschi (esclusi gli stessi Palmieri). Il Catasto Leopoldino del 1830[23] registra a Montalto 5 poderi e vari appezzamenti di terreni dedicati a vigne, agricoltura e boschi.

Giuseppe Palmieri intraprese nuove opere di restauro nella metà del XIX secolo, nello stile neo-gotico che era popolare a quel tempo. Le mura di difesa furono ricostruite e la torre fu rialzata ad una altezza simile a quella originale. La cappella fu ricostruita all’interno delle mura e adornata nel 1853 da una pala d’altare in stile rinascimentale, ad opera dello stesso Giuseppe, che raffigura la Madonna con bambino affiancata da due santi e col castello di Montalto visibile nel sottofondo.

L’opera di ristrutturazione fu completata nel 1908 dal figlio Antonio, a cui si deve anche la realizzazione della torre d’ingresso, abbellita nella parte interna da un affresco sovrastante il tipico arco ribassato senese e raffigurante San Martino che dona il suo mantello a un “povero diavolo”.

Montalto oggi[modifica | modifica wikitesto]

Dagli inizi degli anni 50 e continuando anche fino agli ultimi del 70, con l’agricoltura su bassa scala che diventava sempre meno redditizia in Italia, molti contadini cominciarono ad abbandonare le fattorie alla ricerca di lavoro più proficuo in città. Questo graduale esodo dalla campagna lasciò Montalto senza abbastanza personale regolare per lavorare la terra, e il castello divenne un peso per gli eredi Palmieri. Nel 1970 la Principessa Sobilia Palmieri Nuti Carafa di Roccella e sua sorella la Contessa Vittoria Palmieri Nuti Forquet, ultimi membri di questa nobile famiglia, cedettero Montalto al cugino della prima, Giovanni Coda Nunziante, professore di economia agraria all’università di Napoli.

Sotto il Coda Nunziante e sua moglie Diana, Montalto ha trovato una rifioritura non soltanto come villa e azienda agricola, ma anche come struttura turistica. I terreni sono coltivati ad agricoltura biologica, e allo stesso tempo molte case coloniche, che erano rimaste abbandonate, sono state ristrutturate e adibite a case vacanze da offrire in agriturismo.

Agricoltura biologica[modifica | modifica wikitesto]

L’attuale tenuta, comprendente un’area di 270 ettari (circa 650 acri), è adibita per due terzi a bosco; il resto del terreno è coltivato ad agricoltura biologica. Le coltivazioni principali sono il grano, il girasole, foraggere e colza, oltre ad una buona parte della superficie investita a olivo. Apicoltori locali usano i boschi di Montalto per la produzione del miele.

Per mantenere basso l'impatto ambientale non vengono utilizzati concimi chimicifitofarmaci. Prodotti offerti al consumatore includono olio extra vergine d’oliva, miele, uova e una varietà di verdure a seconda della stagione.

Agriturismo[modifica | modifica wikitesto]

I nuovi proprietari, pionieri in ciò che oggi viene chiamato agriturismo, hanno man mano restaurato le case coloniche sia all’interno delle mura che intorno, offrendole in affitto a villegianti in cerca di pace e tranquillità nella bellissima campagna toscana ma senza sentirsi isolati dalle varie attrazioni turistiche della zona. Hanno installato bagni e riscaldamento, aggiornato gli impianti elettrici e idraulici, e arredato gli interni in stile classico. Il vecchio granaio è diventato una grande sala per feste e ricevimenti; sono stati aggiunti una piscina e un campo da tennis; e sono stati piantati fiori, alberi e altre piante decorative per addolcire l’aspetto di questa fortezza che ormai non ha più una funzione di difesa. La chiesetta di San Martino è tornata in uso ed è ora testimone di vari matrimoni ogni anno. Le case-vacanze a Montalto variano da una a quattro camere, e inoltre un’ala del castello stesso è disponibile in affitto.

Dopo la seconda guerra mondiale, il castello e i suoi 5 poderi restanti erano ancora dimora di più di 80 persone. Oggi solo i proprietari vi abitano tutto l’anno, mentre d’estate sono ospitati più di 40 villeggianti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal nome di un'importante famiglia medievale di origine salica che dominò a lungo questi territori, i conti Berardenga detti anche Berardeschi.
  2. ^ E. Casanova (a cura di), “Il cartulario della Berardenga”, 1927, anno 867, LIII, e anno 1003, II.]
  3. ^ E. Casanova (a cura di), “Il cartulario della Berardenga”, 1927 (anno 1090, DXIII). Il documento registra la vendita nel 1090 di un appezzamento di terreno con vigna posto al di sotto del castello (subtus castro de Monte Alto), da parte di Berardo IV figlio di Ildebrando verso Enizello figlio di Ubaldino.
  4. ^ “Il Caleffo vecchio del comune di Siena”, a cura di G. Cecchini, I-II, Firenze 1932-1934
  5. ^ E. CASANOVA, op. cit.
  6. ^ “Lo statuto dei viarii di Siena” a cura di D. Ciampoli e T. Szabo, Siena 1992.
  7. ^ G. VILLANI, “Croniche di Messer Giovanni Villani cittadino fiorentino, nelle quali si tratta dell’origine di Firenze & e di tutti e fatti & guerre state fatte dai fiorentini nella Italia dal principio del mondo al tempo dell’autore”, in “Rerum Italicarum Scriptores”, Milano 1778, tomo XIII, cap. XXXIII, pag. 147.
  8. ^ S. Ammirato, “Istorie fiorentine”, Firenze 1846, vol. I, pag. 128
  9. ^ Sanzanome Iudicis, “Gesta Florentinorum”, ed G. Milanesi in “Cronache dei secoli XII-XIV” (“Documenti di storia italiana”, VI) pag. 137-138.
  10. ^ P. CAMMAROSANO, “La famiglia dei Berardenghi. Contributo alla storia della società senese nei secoli XI-XIII”, Spoleto, 1974, pag. 260.
  11. ^ Archivio di Stato di Siena, Consiglio Generale 183 c.54v, 209 c.239r -239v, 340 c.14v, 211 c.23v-24r, 1669 c.115r, 2135 c. 80
  12. ^ M. GINATEMPO, “Crisi di un territorio. Il popolamento della Toscana senese alla fine del medioevo”, Firenze 1988, pag. 615.
  13. ^ A. GIORGI, “Aspetti del popolamento del contado di Siena tra l’inizio del duecento e i primi decenni del trecento” (estratto da “Demografia e società dell’Italia medioevale”, a cura di R. Comba e I. Naso, Cuneo 1994)
  14. ^ Archivio di Stato di Siena, Estimo 76. Estimo 93, c 153
  15. ^ Archivio di Stato di Siena, Consiglio Generale 209, c.239r-239v.; Consiglio Generale 229, cc.298v-299r; Concistoro 340, c.14v
  16. ^ Archivio di Stato di Siena, Concistoro N° 260, c. 19 e 359, c.29v.
  17. ^ A. ALLEGRETTI, “Ephemerides senenses 1450-1496” in “Rerum Italicarum Scriptores” a cura di L.A Muratori, vol. XXXIII, 1733, pag. 789.
  18. ^ Archivio di Stato di Siena, Balia 596, n° 52.
  19. ^ Archivio di Stato di Siena, Balia 596, n° 54; 14, c.47- 48. e Balia 401, c.93r.
  20. ^ Archivio di Stato di Siena, Balia 763, c.11 e 17.
  21. ^ Archivio Diocesano di Arezzo, Visite Pastorali, secc. XV-XX, regg.85.
  22. ^ L. BONELLI CONENNA, “Castelnuovo Berardenga nel XVII secolo. La relazione Gherardini del 1676”, Biblioteca Comunale di Castelnuovo, Quaderno 7, 1987.
  23. ^ Archivio di Stato di Siena, Catasto Leopoldino, sez.L, f.25.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • V. Passeri, Città, borghi e castelli dell’area senese-grossetana, Siena 1984

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Castello di Montalto sito web