Caffè Meletti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 42°51′15.48″N 13°34′30.72″E / 42.8543°N 13.5752°E42.8543; 13.5752

Palazzina del Caffè Meletti ad Ascoli Piceno

Il Caffè Meletti si trova nella città di Ascoli Piceno ed è annoverato nell'elenco dei 150 caffè storici d'Italia.

Lo stabile si affaccia sulla principale piazza cittadina, piazza del Popolo, accanto a palazzo dei Capitani.

L'apertura dell'attività del locale risale agli inizi del XX secolo e fin da allora è stato noto per la sua raffinata ricercatezza. Nella cittadina marchigiana è considerato il ritrovo dei personaggi più illustri, nonché punto d'incontro di cultura e di vita mondana. L'edificio ancora oggi conserva il fascino dello stile liberty. Il colore dominante, rosa antico, della tinteggiatura esterna lo contraddistingue e lo differenzia fra tutti i palazzi storici presenti nella città.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dipinti del soffitto delle loggette
Bicchierino di anisetta con la mosca

L'edificio è stato progettato dall'ingegner Marco Massimi ed elevato negli anni compresi tra il 1882 ed il 1884 per ospitare il Palazzo delle Poste e Telegrafi. La fabbrica insiste sulla stessa area dove vi fu dapprima il locale Picchetto della Dogana.

La vita vera e propria del Caffè cominciò, il 22 dicembre 1905, quando Silvio Meletti, industriale produttore di liquori, acquistò la palazzina ad un'asta pubblica. Divenuto proprietario decise di destinare il fabbricato all'apertura di un elegante esercizio commerciale. Commissionò la trasformazione dell'edificio ad Enrico Cesari, ingegnere, e scelse come pittore decoratore Pio Cardini.

Il Caffè Meletti prese il nome dal suo proprietario e fu inaugurato la sera del 18 maggio 1907.

Nell'anno 1981 il Ministero dei Beni Culturali e Ambientali lo dichiarò d'interesse storico ed artistico.

Dopo 83 anni di attività fu chiuso nel 1990 lasciando un enorme vuoto nella vita sociale della cittadinanza ascolana. Sei anni più tardi, nel 1996, fu acquistato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno che lo sottopose a un particolareggiato restauro e lo restituì alla città il 19 dicembre 1998. Il locale storico fu riaperto con una nuova inaugurazione presieduta dall'allora sindaco Roberto Allevi.

Il 21 settembre 2010, il Caffè Meletti è stato chiuso per essere restaurato e modernizzato, riaprendo il 20 novembre 2011 dopo alcuni mesi di interventi. La modifica più importante ha riguardato la fruibilità dell'ingresso su via del Trivio con il ripristino della galleria interna, dismessa nel 1921.[1]

Nel tempo della sua vita il Caffè ha conosciuto e annoverato fra i suoi illustri frequentatori occasionali anche Mario Del Monaco, Beniamino Gigli, Pietro Mascagni, Ernest Hemingway, Renato Guttuso, Jean Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Mario Soldati, e politici di levatura nazionale come Sandro Pertini e Giuseppe Saragat.[2]

La particolarità dello storico locale ascolano è l'assaggio dell'anisetta con la mosca” ossia del liquore cui si aggiunge dentro il bicchiere un chicco di caffè. Si ricorda la definizione del Trilussa quando scrisse: «Quante favole e sonetti m'ha ispirato la Meletti». L'anisetta è un liquore a base di anice lavorato secondo la ricetta di casa Meletti, perfezionata nel 1870 da Silvio Meletti.

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Il prospetto frontale, di stile neoclassico, è arricchito da un antistante portico con arcate e soffitto affrescato da Giovanni Picca, decoratore teatrale italiano della seconda metà dell'Ottocento. I motivi pittorici sono stati riportati nuovamente alla luce durante l'intervento di restauro del 1998.

Al primo piano rialzato si aprono cinque finestre sormontate da arcate che propongono gli stessi fregi rinascimentali delle altre di piazza del Popolo. All'ultimo piano vi è l'ampia balconata chiusa dal parapetto chiaro.

L'interno[modifica | modifica sorgente]

L'ambiente interno e le decorazioni estetiche del Caffè Meletti rispondono al gusto liberty, ancora oggi sono presenti ed utilizzati gli originali arredi lignei lavorati ed intagliati. Vi sono inoltre grandi specchi a parete, divani rivestiti di velluto verde, piccoli tavoli rotondi con piano di marmo di Carrara e piede in pesante ghisa.

Il soffitto della sala del piano terra è stato dipinto con la tecnica dell'affresco da Pio Nardini tra il 1906 ed il 1907. L'artista dedicò il tema delle sue pitture all'anisetta rappresentando putti tra rami di anice.

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Il Caffè ha ospitato inoltre set cinematografici. Nell'anno 1960 vi furono girate, da Francesco Maselli, alcune scene del film I delfini e nel 1971, da Pietro Germi, delle immagini di Alfredo Alfredo.

Note[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ascoli Piceno, il Caffè Meletti, fotografie di Paolo Di Paolo, 1951-1961;
  • Giannino Gagliardi, Arch. Silvana Celani e Tito Marini, Il Meletti, senza note tipografiche, 1998;
  • Franco Semproni e Sonia Calvelli, Il restauro del Caffè Meletti, tra ricerca storica e tecnologie d'intervento, introduzione di Vittorio Sgarbi, Ascoli Piceno, Caffè Meletti, 2004;
  • Il Caffè Meletti o meglio la cronistoria della riapertura del caffè orgoglio e simbolo della città, a cura dell'associazione Vivi Ascoli Viva, Ascoli Piceno, 2006;

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]