Bruno Schulz

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Bruno Schulz (Drohobyč, 12 luglio 1892Drohobyč, 19 novembre 1942) è stato uno scrittore e pittore polacco. Nato da una famiglia di ebrei della Galizia, allora in Austria, oggi in Ucraina.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Terzo e ultimo figlio di Jacob Schulz (che sarà protagonista traslato in molti racconti e immagini del figlio) e di Henrietta Kuhmärker, Bruno è cittadino di lingua polacca e nazionalità austriaca, del complesso Impero austro-ungarico.

Nel 1910 si iscrive al Politecnico di Leopoli, ma interrompe gli studi per la morte del padre (avvenuta nel giugno del 1915, ma malato dal 1910, quando fu costretto a chiudere il proprio negozio di stoffe), e certamente anche a causa della guerra, quando la famiglia va a vivere presso la sorella di Bruno, Hania Hoffman (vedova con due figli).

Nel 1917 si trasferisce a Vienna per riprendere gli studi di architettura, senza riuscirvi. Tornato nella sua città natale in Galizia, si dedica al disegno e alla letteratura, e svolge il ruolo di insegnante di disegno al ginnasio (praticamente tutta la vita dal 1924 al 1941, quando le leggi razziali gli impediscono di continuare).

Tra il 1920 e il 1922 crea una cartella di incisioni detta Il libro idolatrico (Księga Bałwochwalcza), che riprendono il tema simbolista della donna fatale e dominatrice, e in cui si possono scorgere vari autoritratti in pose idolatriche dello stesso Schulz (sono stati fatti paragoni critici con l'opera di Marc Chagall e Alfred Kubin).

Nel 1931 muore sua madre, e quattro anni dopo anche Izydor, suo fratello maggiore (che gestiva uno dei primi cinema della regione e lasciò alla morte tre figli giovani). Incoraggiato dagli amici, e in particolare dalla scrittrice Zofia Nałkowska, che ne ammirava lo stile, Bruno comincia a pubblicare racconti, raccolti in Le botteghe color cannella (Sklepy cynamomowe, 1933) e in Il sanatorio all'insegna della clessidra (Santorium pod Klepsydra, 1937), quest'ultimo con 42 proprie illustrazioni.

Le due opere interessano gli esponenti più moderni della cultura polacca di quel periodo, come Roman Ingarden, Stanisław Ignacy Witkiewicz e Witold Gombrowicz, dei quali diventa amico e con i quali scambia delle lettere (perdute) e gli aprono la strada alla collaborazione con diverse riviste (articoli e recensioni che verranno raccolti postumi). Nel 1938 pubblica su rivista il racconto La cometa (Kometa) e inizia a scrivere il romanzo Il Messia (Mesjasz), cominciato nel 1934, ma che andrà perso (doveva essere anche questo illustrato, e se ne sono ritrovati solo alcuni disegni. Il manoscritto scomparso del Messia di Schulz ha ispirato nel 1987 la scrittrice americana Cynthia Ozick che lo ha posto alla base del suo Il Messia di Stoccolma).

A seguito del Patto Molotov-Ribbentrop (1939), la città (che oltretutto aveva pozzi di petrolio) è invasa dall'Unione Sovietica, poi dalla Germania nazista, ed è teatro dell'Operazione Barbarossa, oltre che di rappresaglie anti-semite e di conflitti tra polacchi e ucraini.

Schulz intanto ha tradotto in polacco Il processo di Kafka (assieme alla fidanzata Józefina Szelińska, convertita al cattolicesimo e a lui legata da un «rapporto complicato»[1] che ricorda quello di Kafka stesso con Felice Bauer), che fu sicuramente il narratore europeo più affine alla sua ricerca letteraria e sul quale scrive una prefazione di acuta e pioneristica sensibilità.

Nel 1941 viene relegato nel ghetto. Siccome parla bene il tedesco lavora però per un ufficiale delle Schutzstaffel (che poi era un falegname austriaco). Ma il 19 novembre del 1942 viene ucciso per strada da un ufficiale della Gestapo. Il suo omicida si è poi vantato d'avere ucciso per vendetta, in quanto l'ufficiale presso cui lavora Schulz ha ucciso un altro ebreo che lavorava per lui. Il suo corpo è finito in una fossa comune e non è stato più ritrovato.

Pubblicate solo nel 1975 sono le Lettere perdute e frammenti ed alcuni schizzi critici.

« Lo spazio del negozio si ampliava nel panorama di un paesaggio autunnale, pieno di laghi e di lontananze […] E in basso, ai piedi di quel Sinai sorto dalla collera di mio padre, il popolo gesticolava, imprecava, adorava Baal e contrattava. Affondavano le mani dentro le pieghe morbide, si drappeggiavano delle stoffe colorate, si avvolgevano in dòmini e mantelli improvvisati, e parlavano confusamente e senza posa. »
(Bruno Schulz)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Francesco Cataluccio, Maturare verso l'infanzia, in Bruno Schulz, Le botteghe color cannella, Einaudi, Torino, 2001, p.383

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bruno Schulz, Le botteghe color cannella. Tutti i racconti, i saggi e i disegni, trad. Anna Vivanti Salmon, Einaudi, Torino 1970 («Supercoralli», con un saggio di Angelo Maria Ripellino alle pp. V-XXIX), 1981 («Struzzi» n. 236), 1991 («Tascabili» n. 69), 2001 («Supercoralli» n.ed. a cura di Francesco M. Cataluccio, con altre tr. di Vera Verdiani e Andrzej Zieliński ISBN 88-06-14605-X) e 2008 («Letture» ISBN 978-88-06-19363-8)
  • Bruno Schulz, Introduzione a Franz Kafka, Il processo, tr. Anita Raja, Feltrinelli, Milano 2000
  • Bruno Schulz, L'epoca geniale e altri racconti, con un saggio di David Grossman, Einaudi, Torino 2009 («ET» antologia)
  • Bruno Schulz, L'epoca geniale, tr. Lorenzo Pompeo, postfazione di Marco Ercolani, Via del vento, Pistoia 2006 («Quaderni» n. 46)
  • Bruno Schulz, Lettere perdute e frammenti, a cura di Jerzy Ficowski, tr. e prefazione di Andrzej Zieliński, Feltrinelli, Milano 1980 («I fatti e le idee» n. 472)
  • Pietro Marchesani (a cura di), Bruno Schulz il profeta sommerso, Libri Scheiwiller, Milano 2000 (in occasione della mostra di Trieste del 23 novembre 2000-27 gennaio 2001)
  • David Grossman, Bruno, in Vedi alla voce amore, tr. Gaio Sciloni, Mondadori, Milano 1988
  • Ugo Riccarelli, Un uomo che forse si chiamava Schulz, PIEMME, 1998
  • Jerzy Ficowski, Bruno Schulz. Les régions de la grande hérésie, Noir sur Blanc, Paris 2004
  • François Coadou, L'inquiétude de la matière Bruno Schulz, Semiose, Paris 2007
  • Angelo Maria Ripellino, Schulz (1970), in Saggi in forma di ballate, Einaudi, Torino 1978, pp. 181–205
  • Cynthia Ozick, Il Messia di Stoccolma (1987), tr. Mario Materassi, Garzanti, Milano 1991; poi Feltrinelli, Milano 2004
  • Francesco M. Cataluccio, Vado a vedere se di là è meglio, Sellerio, Palermo 2010
  • Fabio Izzo, Il Nucleo,Edizioni Il Foglio, Piombino, 2011

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