Banca mista

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La banca mista o banca universale è un modello di gestione bancario, nato verso la fine del XIX secolo. Oggi rappresenta il più diffuso modello di istituzione bancaria, impegnato nell'erogazione di molti servizi (tra cui raccolta di risparmio a breve e a lungo termine) e nella vendita di numerosi prodotti finanziari.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il modello, diffuosie in Europa dal 1870 nei paesi di tarda industrializzazione, venne introdotto anche in Italia come strumento di finanziamento a lungo termine dell'industria. dopo la crisi di fine secolo, fino allo Scandalo della Banca Romana (che aveva portato al fallimento di alcuni istituti di rilevanza nazionale).

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Epoca della prima industrializzazione[modifica | modifica wikitesto]

Le banche miste avevano comportato tuttavia una struttura finanziario-produttiva instabile, sbilanciata a sfavore della raccolta di depositi e fondata sull'intreccio tra credito e impresa che in caso di crisi, come fu dopo il grande crollo del 1929, rischiava di far vacillare tanto il settore industriale quanto quello bancario. La banca mista era infatti un istituto:

  1. autorizzato ad operare sia nel breve (esercizio del credito) che nel medio-lungo periodo (attività finanziarie e di investimento);
  2. che svolgeva attività in due modi: mediante servizio del credito e mediante concessione di quote partecipative nelle imprese.

Lo statuto di una banca mista prevedeva che tale istituto potesse compiere operazioni di diversa durata temporale; ciò significa che esse potevano quindi raccogliere depositi, che erano operazioni a breve in quanto i risparmi erano ritirabili in qualsiasi momento, ed indirizzare tali depositi ad attività di credito industriale, operazione di lungo termine che prevedeva durate di dieci o più anni per i rendimenti.

Alberto Beneduce, artefice della riforma bancaria del 1936 che pose fine al sistema della banca mista e all'intreccio tra mondo creditizio e impresa che alcuni decenni dopo Raffaele Mattioli definirà catoblepismo

Le banche miste divennero così i principali garanti degli assetti azionari delle più grandi imprese industriali italiane, essendo a tutti gli effetti parte del capitale azionario delle stesse. Le prime banche universali a godere di questo statuto furono la Banca Commerciale e il Credito Italiano, che operarono nel finanziamento di siderurgia, ferrovie (prima della loro nazionalizzazione), metallurgia ed anche nel settore elettrico.

Dalla legge bancaria del 1936 al Testo Unico bancario[modifica | modifica wikitesto]

L'istituto della specializzazione temporale e istituzionale, ovvero della distinzione tra attività bancaria a breve (aziende di credito ordinario) e attività bancaria a medio-lungo termine (istituti di credito) era stato introdotto con la riforma bancaria ex R.D.L. 12 marzo 1936, n. 375.

Essa, nata su iniziativa di Alberto Beneduce e Donato Menichella, poneva fine al modello di banca mista della quale fu premessa necessaria la creazione dei gruppi a controllo pubblico IRI, che servì al risanamento bancario ed IMI, deputata al credito industriale. La "riforma Menichella", come venne ribattezzata, aveva vietato alle banche di credito ordinario di operare nel settore del credito industriale, fissando un regime di controllo da parte della Banca centrale nazionale e lasciando, di conseguenza, al mercato finanziario i compiti di finanziamento dei programmi di sviluppo dell'apparato industriale. La Banca commerciale italiana, il Credito italiano e il Banco di Roma assunsero la qualifica di Banche di Interesse Nazionale.

Tale assetto venne meno nel 1993 con il Testo Unico promosso dal governo Amato, entrato in vigore nel 1994, che recepiva la II direttiva bancaria CEE del 1992 e istituiva la banca d'impresa. La banca, con la nuova riforma, poté esercitare attività di raccolta di risparmio, attività d'esercizio del credito e ogni altra attività finanziaria, compresa quella sui valori derivati (swaps, options, futures), tesa al conseguimento di un reddito di gestione. Fu consentito alla nuova generazione di banche "universali" di raccogliere risparmio senza limiti di durata, utilizzando ogni tipo di strumento, comprese le obbligazioni, e di poter erogare prestiti senza alcuna limitazione tecnica o temporale e senza vincoli. Si confermò la possibilità di assunzione di partecipazioni anche industriali. Una banca universale svolge direttamente tutte le attività che ha deciso di intraprendere.

Le nuove attività esercitate dalle banche universali, definite dal Testo unico, possono riguardare in sintesi:

  • raccolta di depositi o di altri fondi con obbligo di restituzione;
  • operazioni di prestito;
  • leasing finanziario;
  • servizi di pagamento e emissione e gestione di mezzi di pagamento;
  • rilascio di garanzie e di impegni di firma;
  • operazioni per proprio conto o per conto della clientela in relazione a strumenti di mercato monetario, cambi, valori mobiliari (anche custodia e amministrazione), strumenti finanziari e azioni;
  • partecipazione alle emissioni di titoli e prestazioni di servizi connessi;
  • consulenza alle imprese in materia di struttura finanziaria, di strategia industriale;
  • servizi di intermediazione finanziaria del tipo money broking;
  • gestione e consulenza nella gestione di patrimoni;
  • custodia di cassette di sicurezza.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]