Catoblepismo

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Illustrazione del Catoblepa Lybicus, da Historiae naturalis de quadrupedibus, un trattato di Jan Jonston (Amsterdam, 1657)

Catoblepismo è un neologismo coniato nel 1962 dalla penna dell'economista e banchiere Raffaele Mattioli[1]. Con questa parola intendeva riferirsi ai patologici rapporti di commistione che si erano creati in Italia, prima della crisi economica del 1930, tra il mondo dell'industria e il sistema creditizio ordinario; l'effetto di tale intreccio era l'instaurazione di un circolo vizioso, in cui il controllato controlla il controllore.

Il nome deriva dal mitico catoblepa, un animale fantastico descritto da Plinio il Vecchio[2] e da Claudio Eliano.[3]

Il termine è tornato in auge nel 2013 per l'uso fattone da Fabrizio Barca, economista ed esponente del Governo Monti, per esemplificare l'anomalia nei rapporti intessuti dai partiti politici italiani con l'apparato statale[4].

Rapporti patologici tra sistema industriale e sistema creditizio[modifica | modifica sorgente]

La situazione a cui faceva riferimento Mattioli era caratterizzata da un intreccio perverso di interessi e poteri in cui il sistema bancario creditizio ordinario esercitava il controllo sul sistema industriale, mentre quest'ultimo risultava determinante per la sopravvivenza dell'altro[1]. L'adozione di un simile modello di sviluppo economico aveva manifestato una serie di degenerazioni negli anni venti del Novecento, quando si registrarono ripetuti salvataggi di imprese operati dal sistema bancario[5].

« Alla vigilia della crisi del 1930-31, la struttura delle grandi banche italiane di credito ordinario aveva subito trasformazioni, o meglio deformazioni 'stupende'. Il grosso del credito da esse erogato [...] era fornito ad un ristretto numero di aziende, un centinaio, che con quell'aiuto avevano potuto svilupparsi notevolmente, ma che ne dipendevano ormai al punto da non poterne più fare a meno. In altre parole, eran sotto il controllo delle banche, i cui impieghi in quel gruppo d'aziende assorbivano, a loro volta, tutti i fondi da esse raccolti, più parte non trascurabile del risconto (la clientela 'minore' era di scarso rilievo ). La fisiologica simbiosi si era mutata in mostruosa fratellanza siamese. Le banche erano ancora banche 'miste' sotto l'aspetto formale, ma nella sostanza erano divenute banques d'affaires, istituti di credito mobiliare legati a filo doppio alle sorti delle industrie del loro gruppo.
Né basta: per salvaguardarsi, diciamo così, dai fin troppo ovvi pericoli di questa situazione le banche avevano ricomprato praticamente tutto il loro capitale: possedevano se stesse attraverso il possesso delle finanziarie da esse create per assicurarsi 'il controllo' del loro capitale. Una prima deformazione ne provoca un'altra. La fratellanza siamese portava al catoblepismo »
(Raffaele Mattioli[6])

Questa forma di interventismo, affidata al sistema creditizio ordinario, aveva portato alla subordinazione degli interessi della platea dei depositanti alla rete patologica di cointeressi che permeava il sistema economico e legava il sistema dirigenziale bancario a quello industriale[5]. Inoltre, aveva favorito la conservazione, ostacolando l'emergere di una nuova classe imprenditoriale borghese, che fosse capace di operare una rottura negli schemi del tradizionale assetto industriale italiano[5].

Con il diffondersi degli effetti della grande depressione economica degli anni trenta, questa commistione di interessi tra le due separate sfere economiche aveva "portato sull'orlo del fallimento larga parte del sistema finanziario" italiano[7].

Anomalia nei rapporti tra partiti politici italiani e Stato[modifica | modifica sorgente]

Il termine è stato riutilizzato nell'aprile 2013 da Fabrizio Barca, Ministro per la coesione territoriale del Governo Monti, in una memoria propositiva da lui elaborata sul tema del rinnovamento del Partito Democratico, a cui aveva da poco aderito, e del partitismo italiano in generale[4], quale base per rifondare lo Stato e instaurare su nuove basi il rapporto con i cittadini[8].

Il termine coniato da Mattioli è servito da Fabrizio Barca per stigmatizzare i rapporti patologici che legano il sistema dei partiti politici italiani allo Stato, in una situazione in cui, escludendo i cittadini, "partiti Stato-centrici e macchina dello Stato arcaica ed élites che li governano vanno d'accordo, sostenendosi reciprocamente e producendo un equilibrio perverso, di sottosviluppo"[4].

Secondo Barca, affinché i partiti possano "concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale", in base alla funzione assegnata loro dalla Costituzione italiana, è necessario che essi rompere il legame perverso con lo Stato, "per divenire rete materiale e immateriale di mobilitazione di conoscenze e di confronto pubblico, informato, acceso, ragionevole e aperto, di idee e soluzioni con cui incalzare lo Stato"[8].

In questo contesto, il riferimento di Barca al neologismo di Mattioli collega il dibattito sulla crisi dei mercati finanziari iniziata nel 2008 (che per molti versi ripropone il problema dei rapporti fra potere finanziario, industria e politica, già presentatosi negli anni '30 del XX secolo) alle più recenti critiche della partitocrazia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Raffaele Mattioli, I problemi attuali del credito, in: «Mondo economico», 2, gennaio 1962 (anche in AA.VV., I fidi nelle aziende di credito, 1962)
  2. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis historia, 8.77
  3. ^ Claudio Eliano, Sulla natura degli animali, 7.6
  4. ^ a b c Fabrizio Barca, Un partito nuovo per un buon governo. Memoria politica dopo 16 mesi di governo, aprile 2013 (p. 13)
  5. ^ a b c Fabrizio Barca, Compromesso senza riforme nel capitalismo italiano, in AA.VV. Storia del capitalismo italiano: dal dopoguerra a oggi, 2001 (p. 7)
  6. ^ Raffaele Mattioli, I problemi attuali del credito, in AA.VV., I fidi nelle aziende di credito, Giuffrè editore, 1962 (pp. 226-227)
  7. ^ Fabrizio Barca, Compromesso senza riforme nel capitalismo italiano, in Franco Amatori, Storia del capitalismo italiano: dal dopoguerra a oggi, 2001 (p. 10)
  8. ^ a b Fabrizio Barca, Un partito nuovo per un buon governo. Memoria politica dopo 16 mesi di governo, aprile 2013 (p. 7)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]