Too big to fail

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Day 40 Occupy Wall Street October 25 2011 Shankbone 13.JPG

Too big to fail (in italiano Troppo grande per fallire) è un'espressione entrata nell'uso comune nel linguaggio politico durante la crisi economica globale scoppiata nel 2008 a proposito di banche, istituti creditizi o aziende considerate troppo grandi all'interno delle rispettive economie perché possano essere privati dell'intervento pubblico in caso di rischio di bancarotta.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

La logica del too big to fail tornò di stringente attualità nel 2008 quando il governo americano all'epoca della seconda presidenza di George W. Bush intervenne con il sottosegretario all'economia Henry Paulson, attraverso il "Piano Paulson", approvato il 3 ottobre dello stesso anno, in soccorso dei grandi istituti di credito e delle banche americane ridotte al rischio di fallimento dall'esplosione della bolla dei mutui subprime (crisi dei subprime).

Uso nel linguaggio comune[modifica | modifica sorgente]

L'espressione, benché sia maggiormente nota nel linguaggio economico e politico, è attestata come locuzione aggettivale nell'uso comune già nel 1991 quando su La Repubblica si faceva riferimento a un "ragionamento too big to fail". È stata usata anche per la prima volta come locuzione avverbiale nel 1999 sempre su La Repubblica ("pensare too big to fail") e sul Corriere della sera nel 2003 come locuzione sostantivale ("il too big to fail è una realtà").

Film[modifica | modifica sorgente]

Nel 2011 la rete americana HBO ha utilizzato l'espressione nel film Too Big to Fail - Il crollo dei giganti incentrato sulla figura del segretario al Tesoro Henry Paulson, protagonista dei concitati eventi che portarono al salvataggio del sistema finanziario americano.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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