Armillaria mellea

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Armillaria mellea
Armillaria mellea lt.jpg
Armillaria mellea
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Basidiomycetes
Ordine Agaricales
Famiglia Marasmiaceae
Genere Armillaria
Specie Armillaria mellea
Nomenclatura binomiale
Armillaria mellea
(Vahl) P. Kumm., 1871
Nomi comuni
  • Chiodino del miele, Fungiu 'e troccanu, Famigliola buona, Agarico di miele, Fungo della zocca, Gabareu (nel milanese e pavese), Famiòla (in piemontese), ciodèl (in bresciano)
  • Rigagni (appennino tosco-emiliano)
  • Armillaire couleur de miel (FR)
  • Honiggelber Hallimasch (DE)
  • Katzbalger (DE)
Caratteristiche morfologiche
Armillaria mellea
Cappello conico-ottuso disegno.png
Cappello conico-ottuso
Gills icon.png
Imenio lamelle
Decurrent gills icon2.svg
Lamelle decorrenti
White spore print icon.png
Sporata bianca
Ring stipe icon.png
Velo anello
Immutabile icona.png
Carne immutabile
Parasitic ecology icon.png
Parassita
Commestibile con riserva icona.png
Commestibile con riserva

Armillaria mellea (Vahl) P. Kumm., Führer Pilzk.: 134 (1871)

Questo fungo meriterebbe, secondo autori del passato, il nome di "asparago dei funghi" per il fatto che la parte buona di esso è l'estremità superiore del gambo unitamente al cappello, mentre il resto dei gambi (specialmente negli individui adulti) è coriaceo ed assai indigesto.

Descrizione della specie[modifica | modifica wikitesto]

Schema a colori risalente al 1871 di Armillaria mellea.

Cappello[modifica | modifica wikitesto]

4–7 (12–15) cm, carnoso, sub-globoso (fungo a forma di chiodo), poi conico, membranoso, leggermente umbonato al centro, a superficie di colore giallo-miele o rossiccia o brunastra, con orlo sottile, arrotolato, lievemente striato.

Lamelle[modifica | modifica wikitesto]

Non fitte, bianche o rosee o con chiazze rossastre un po' decorrenti sul gambo.

Gambo[modifica | modifica wikitesto]

5–12 × 1–2,6 cm, cilindrico, giallastro o brunastro, ingrossato verso la base, di solito saldato con altri individui (fungo cespitoso), pieno, midolloso, pruinoso, segnato da leggeri solchi verticali al di sopra dell'anello.

Anello[modifica | modifica wikitesto]

Esemplari vecchi.

Bianco, striato e durevole.

Carne[modifica | modifica wikitesto]

Soda sul cappello e nella parte superiore del gambo, coriaceo-fibrosa nel resto, di colore bianco o carnicino.

  • Odore: subnullo, fungino. Fungino intenso negli esemplari piuttosto sviluppati. Agliaceo e pungente negli esemplari molto vecchi.
  • Sapore: acidulo e dolce, con leggero retrogusto amarognolo meno marcato negli esemplari più giovani.

Spore[modifica | modifica wikitesto]

Bianche in massa, lisce, ellissoidali, 8–9 × 5–6,5 µm.

Habitat[modifica | modifica wikitesto]

Cresce in autunno, cespitoso, parassita di ceppi e tronchi d'albero, di cui può causare la morte.

Disegno di A. mellea.

Commestibilità[modifica | modifica wikitesto]

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È un buon commestibile ma tossico da crudo, fungo molto ricercato, apprezzato e consumato da sempre, ma non esente da rischi e poiché è uno dei funghi più consumati al mondo, sono molte le intossicazioni ascritte al suo consumo.

Contiene infatti tossine di natura proteica ("emolisine") termolabili a 65–70 °C che si inattivano facendo bollire il fungo in acqua per 10-15 minuti. L'acqua di cottura va sempre buttata.

Sono stati registrati inoltre casi di disturbi gastrointestinali, di breve latenza, procurati da esemplari di A. mellea congelati a fresco, ovvero senza preventiva cottura. Tale fenomeno non è ancora chiaro dal punto di vista scientifico. La teoria più accreditata è che con la congelazione le "emolisine" vengano fissate nella struttura fungina e, pertanto, anche se poi si scongelano i funghi in maniera corretta e si cuociono successivamente attraverso una prolungata cottura, tali principi attivi non vengono smaltiti completamente. Questo fenomeno si registra anche in caso di gelate notturne, per cui è generalmente sconsigliato raccogliere questa specie e le specie affini se la temperatura è scesa sotto lo zero nei giorni immediatamente precedenti il ritrovamento.

Durante la cottura la carne diventa scura, quasi nera e salvo esemplari molto giovani, si cucina solo il cappello.

Gli esemplari piccoli e sodi si prestano egregiamente alla conservazione sott'olio.

Quelli cresciuti su ceppi di latifoglia sono considerati migliori di quelli cresciuti su ceppi di conifera.

Aspetti fitopatologici[modifica | modifica wikitesto]

Armillaria mellea è un fungo parassita di piante arboree, in cui provoca il Marciume radicale fibroso. Esternamente la corteccia delle grosse radici appare depressa e imbrunita; sotto di essa compaiono placche di micelio di colore bianco-crema, che si insinuano tra il tessuto corticale e il tessuto legnoso, per cui la corteccia finisce per staccarsi facilmente dal legno sottostante. La chioma della pianta appassisce e muore, mentre alla base delle piante attaccate compaiono i corpi fruttiferi del fungo. Il parassita si propaga nel terreno a macchia d'olio attraverso cordoni di ife dette "rizomorfe", per cui passa dalle piante malate a quelle sane. La lotta si effettua con l'estirpazione delle piante colpite; la buca deve essere disinfettata con prodotti chimici.

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

  • Armillaria gallica, ottimo commestibile (velenoso da crudo) che presenta la parte alta del gambo di colore giallo.
  • Armillaria tabescens, buon commestibile (tossico da crudo) che però è sprovvista dell'anello.
  • Collybia fusipes, non commestibile, che talvolta si presenta di dimensioni simili alla mellea, nonostante non sia provvista di anello e possegga gambi più sottili e molto fibrosi.
  • Hypholoma fasciculare, (velenoso) che però è di sapore molto amaro e la cui sporata è grigio/nerastra, anziché bianca.
  • Cortinarius speciosissimus (mortale) in alcune sue forme cespitose; prestare molta attenzione alla sporata che è ocra nei cortinari e non bianca.
  • Pholiota squarrosa, non commestibile, similissima da giovane.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

  • Genere: dal latino armilla = braccialetto, armillaria = attinente ai braccialetti, per il suo anello.
  • Specie: dal latino melleus, a, um = attinente al miele.

Sinonimi e binomi obsoleti[modifica | modifica wikitesto]

  • Agaricus melleus Vahl, Fl. Danic. 6(17): tab. 1013 (1790)
  • Agaricus sulphureus Weinm.
  • Armillaria mellea var. glabra Gillet, Les Hyménomycètes ou description de tous les champignons (fungi) qui croissent en France (Alençon): 84 (1874)
  • Armillaria mellea var. maxima Barla, Bulletin de la Société Mycologique de France 3: 143 (1887)
  • Armillaria mellea var. minor Barla, Bulletin de la Société Mycologique de France 3: 143 (1887)
  • Armillaria mellea var. sulphurea (Weinm.) Fr., Rysslands, Finlands och den Skandinaviska Halföns. Hattsvampar: 22 (1879)
  • Armillariella mellea (Vahl) P. Karst., Acta Soc. Fauna Flora fenn. 2: 4 (1881)
  • Clitocybe mellea (Vahl) Ricken, Die Blätterpilze: 362 (1915)
  • Lepiota mellea (Vahl) J.E. Lange, Dansk bot. Ark. 2(3): 31 (1915)

Nomi comuni[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiodino del miele, Fungiu 'e troccanu, Famigliola buona, Agarico di miele, Fungo della zocca, Gabareu (nel milanese e pavese), Famiòla (in piemontese), ciodèl (in bresciano)
  • Rigagni (appennino tosco-emiliano)
  • Armillaire couleur de miel (FR)
  • Honiggelber Hallimasch (DE)
  • Katzbalger (DE)

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Ogni anno, nella seconda metà di ottobre, viene celebrata a Dello la "Sagra del fungo chiodino", dove è possibile gustare questo fungo che nella zona cresce spontaneo.

Galleria immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

(EN) Armillaria mellea in Index Fungorum, CABI Bioscience.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]