Annie M. G. Schmidt

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Annie M.G. Schmidt in una immagine del 1989.

Anna Maria Geertruida "Annie" Schmidt (Kapelle, 20 maggio 1911[1]Amsterdam, 21 maggio 1995[2]) è stata una scrittrice olandese.

La tomba di Annie M.G. Schmidt.

La sua produzione letteraria spazia dalla poesia alle canzoni, dalle opere teatrali a quelle per radio e televisione, ai musical, anche se è conosciuta principalmente per i suoi libri per ragazzi: nel 1988 vinse il Premio Hans Christian Andersen con la serie Jip e Janneke.

È stata definita "la più versatile e dotata autrice di libri per bambini nei Paesi Bassi",[3] la "madre della canzone teatrale olandese"[4] e la "regina della letteratura per bambini olandese",[5] è stata lodata per il suo "delizioso linguaggio tipicamente olandese"[6] ed è considerata una delle più grandi scrittrici olandesi.[2] Nel 2007, un gruppo di storici l'ha inclusa nel Canon van Nederland, paragonandola ad altre icone della storia olandese come Vincent van Gogh e Anna Frank.[7]

È morta il giorno dopo il suo 84º compleanno, scegliendo l'eutanasia[8] con un cocktail di farmaci e alcol.[9] È stata seppellita ad Amsterdam.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ van der Zijl, op. cit., p. 22.
  2. ^ a b (NL) Frank Verhallen, Annie M.G. Schmidt 1911–1995 in Trouw, 22 maggio 1995. URL consultato il 27 febbraio 2012.
  3. ^ Hunt e Bannister Ray, op. cit., p. 703.
  4. ^ (NL) Frank Verhallen, Evergreen and chanson schitteren op Dag van het Nederlandse lied in Trouw, 5 aprile 1993.
  5. ^ (NL) Lieke van Duin, Olifanten hadden vroeger neuzen in Trouw, 4 gennaio 1995. URL consultato il 27 febbraio 2012.
  6. ^ (NL) Marian Buijs, Alleen Annie Schmidt beschikt over het oer-Hollandse idioom in de Volkskrant, 23 novembre 1999. URL consultato il 27 febbraio 2012.
  7. ^ (NL) Annie M.G. Schmidt 1911-1995, Canon van Nederland. URL consultato il 27 febbraio 2012.
  8. ^ (NL) Hein Janssen, Van Eyle is als Annie niet gewoon goed, maar magistraal in de Volkskrant, 5 settembre 2003. URL consultato il 27 febbraio 2012.
  9. ^ van der Zijl, op. cit., p. 405.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 21599 LCCN: n80131284