Annapurna

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Annapurna
L'Annapurna I, l'ottomila del massiccio, visto da sud
L'Annapurna I, l'ottomila del massiccio, visto da sud
Stato Nepal Nepal
Regione Regione di Sviluppo Occidentale
Altezza 8.091 m s.l.m.
Catena Himalaya
Coordinate 28°35′N 83°57′E / 28.583333°N 83.95°E28.583333; 83.95Coordinate: 28°35′N 83°57′E / 28.583333°N 83.95°E28.583333; 83.95
Altri nomi e significati Annapurna (sanscrito):
"dea dell'abbondanza"
Data prima ascensione 3 giugno, 1950
Autore/i prima ascensione Maurice Herzog e Louis Lachenal
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Nepal
Annapurna

L'Annapurna è un massiccio montuoso situato nel Nepal centrale. È il decimo monte più alto della Terra e fa parte della catena dell'Himalaya. È lungo circa 55 km e la sua cima più alta, l'Annapurna I, è alta 8.091 m s.l.m. È stato il primo 8.000 ad essere conquistato dall'uomo. Il suo nome, in sanscrito, significa dea dell'abbondanza. È considerato, insieme all'ultimo tratto del K2, l'ottomila più pericoloso, poiché detiene il rapporto più alto tra numero di incidenti mortali e ascensioni tentate, superiore al 40%.[1]

Conformazione[modifica | modifica wikitesto]

Il massiccio dell'Annapurna comprende 6 cime principali:

  • Annapurna I di 8.091 m.
  • Annapurna II di 7.937 m.
  • Annapurna III di 7.555 m.
  • Annapurna IV di 7.525 m.
  • Gangapurna di 7.455 m.
  • Annapurna Sud di 7.219 m.

Ascensioni[modifica | modifica wikitesto]

Prima ascensione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1950, nonostante la scarsa esperienza di spedizioni alpinistiche extra-europea fino ad allora effettuate, i francesi organizzarono quella che sarebbe diventata la prima spedizione a raggiungere la vetta di un 8.000.

Ne facevano parte Maurice Herzog, in qualità di alpinista e capo-spedizione, gli alpinisti Jean Couzy, Marcel Schatz, Louis Lachenal, Gaston Rébuffat e Lionel Terray; il medico Jacques Oudot; il regista cinematografico Marcel Ichac; gli ufficiali di collegamento Francis de Noyelle ed il nepalese Ghan Bikram Rana; inoltre furono assoldati sul posto 8 portatori d'alta quota.

La partenza dalla Francia avvenne il 30 marzo; dopo aver raggiunto Pokhara, capoluogo della regione, la spedizione si assestò nella località di Tukucha da cui prese ad esplorare la zona per individuare la migliore via di accesso e di salita. Fu solo il 22 maggio che fu piantato il campo base ed iniziò l'ascensione vera e propria. Dal campo base alla vetta c'erano 3.478 metri di dislivello; furono necessari 5 campi intermedi e solo la mattina del 3 giugno i due alpinisti Herzog e Lachenal riuscirono ad arrivare in vetta. Fu la prima vetta di un 8.000 ad essere scalata. Non fu mai usato ossigeno, contrariamente a quanto avvenne in seguito nelle salite degli altri ottomila. Dall'ultimo campo alla vetta vi era un dislivello di 680 metri; furono impiegate 8 ore a percorrerlo con una media di 85 metri di salita all'ora.

Il successo ottenuto fu pagato duramente. La scarsa esperienza, l'equipaggiamento inadeguato e il peggioramento delle condizioni atmosferiche furono tra le cause per cui Herzog e Lachenal riportarono accecamenti e congelamenti estesi di mani e piedi; Lachenal subì amputazioni ad entrambi i piedi.[2]

Prima ascensione femminile[modifica | modifica wikitesto]

La prima ascensione femminile fu compiuta nel 1978 da una spedizione statunitense, chiamata American Women's Himalayan Expedition e guidata da Arlene Blum. Il 15 ottobre raggiunsero la vetta Vera Komarkova e Irene Miller, insieme a due portatori d'alta quota. Altre due alpiniste, Alison Chadwick-Onyszkiewicz e Vera Watson, persero la vita durante la salita.[3][4]

Prima ascensione invernale[modifica | modifica wikitesto]

La prima ascensione invernale fu realizzata da Jerzy Kukuczka e Artur Hajzer il 3 febbraio 1987. Kukuczka guidava la spedizione polacca di cui facevano parte anche Wanda Rutkiewicz e Krzysztof Wielicki. Per Kukuczka si trattava della terza prima invernale di un ottomila, dopo il Dhaulagiri (1985) e il Kangchenjunga (1986),[5] o della quarta, considerando l'ascesa come secondo team del Cho Oyu (1985).[6]

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Eberhard Jurgalski, Fatalities, 8000ers.com. URL consultato il 22 marzo 2013.
  2. ^ (EN) Maurice Herzog, Annapurna, himalayanclub.org. URL consultato il 22 marzo 2013.
  3. ^ (EN) Arlene Blum, Women on Annapurna, himalayanclub.org. URL consultato il 22 marzo 2013.
  4. ^ (EN) Tom Connor, Notes Asia in Alpine Journal, 1979, p. 231. URL consultato il 22 marzo 2013.
  5. ^ (EN) John Porter, Nepal 1987 in Alpine Journal, 1988, p. 242. URL consultato il 22 marzo 2013.
  6. ^ (EN) Andrzej Zawada, The First Winter Ascent of Cho Oyu (1984-1985) in Alpine Journal, 1988. URL consultato il 22 marzo 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]