Africa addio

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« Si concludono così due secoli di storia. (...) L'Europa ha fretta di andarsene ed in punta di piedi, anche se a conti fatti ha dato assai più di quanto ha preso.
L'Europa, il continente che ha tenuto l'Africa a balia, non ce la fa più con questo grosso bambino nero cresciuto troppo in fretta, che frequenta cattivi compagni e che per di più la mette in croce perché ha la pelle bianca e così l'abbandona, ancora inquieto ed immaturo, proprio nel momento in cui avrebbe tanto bisogno di lei!
Così l'Africa esce dal "suo medio-evo": posa la lancia per il fucile! »
(Voce narrante di Sergio Rossi nelle prime battute del film)
Africa addio
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Paese: Italia
Anno: 1966
Durata: 139'
Colore: colore
Audio: sonoro
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Genere: documentario
Regia: Gualtiero Jacopetti, Franco Prosperi
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Sceneggiatura: Gualtiero Jacopetti, Franco Prosperi
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Episodi:
Fotografia: Antonio Climati
Montaggio: Gualtiero Jacopetti, Franco Prosperi
Effetti speciali: Tonino Cacciottolo
Musiche: Riz Ortolani
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Africa addio è un famoso quanto controverso film documentario sulla situazione in alcune aree dell'Africa che stavano vivendo, come quasi tutto questo continente negli anni '60, il processo di decolonizzazione: ne traspare una immagine, a volte molto reale e cruda, di quello che era l'Africa in quegli anni. Il film è uno dei più celebri esempi del genere cinematografico dei mondo movie, a cui appartengono anche i precedenti Mondo cane e Mondo cane 2 sempre dello stesso Jacopetti.

Se da una parte il film gode dei favori di gran parte della critica avendo anche vinto un David di Donatello, esso è stato anche accusato di proporre un'apologia del colonialismo.
La veridicità di alcune scene proposte dal film è stata messa in dubbio e gli stessi autori hanno in seguito confermato che alcune di esse erano ricostruzioni e non riprese originali degli eventi documentati.

Il film ha avuto successo anche negli Stati Uniti, dove John Cohen ha pubblicato un libro omonimo (Africa addio, titolo in italiano, ed. Ballantine 1966), che approfondisce i temi e gli episodi del film attraverso diverse fonti.

Indice

[modifica] Sequenze principali

Argomenti principali del film sono:

  • un processo ad alcuni Mau Mau responsabili dell'uccisione di coloni inglesi, nella fase di decolonizzazione del Kenia. Le ville e i beni dei coloni sono venduti agli indigeni;
  • lo sterminio degli arabi e musulmani da parte dei rivoltosi neri guidati da John Okello, durante la Rivoluzione di Zanzibar. Si vedono, riprese da un elicottero, immagini di centinaia di persone braccate e uccise in campi recintati, in fosse comuni o in fuga sulla spiaggia. La voce fuori campo commenta questi eventi in questi termini:
« Okello ha distribuito 850 fucili misteriosamente arrivati sull'isola. La caccia all'arabo è aperta! La propaganda ha informato le nuove generazioni che gli arabi sono una maledetta razza di negrieri che vendono gli africani ai mercanti di schiavi della costa... naturalmente ha omesso di aggiungere che tutto questo accadeva 10 secoli fa![1] Queste immagini sono l'unico documento esistente di ciò che è avvenuto a Zanzibar tra il 18 ed il 20 gennaio 1964: interi villaggi distrutti, camion carichi di cadaveri. Sono immagini scomode ed imbarazzanti per tutti: per chi oggi in Africa, spargendo false promesse, fomenta un nuovo razzismo africano e per chi abbandonando in fretta e furia l'Africa a se stessa, nel falso pudore del colonialismo antico, ne autorizza uno nuovo che dilaga nella miseria e nel sangue. Guardiamole queste immagini, guardiamole pure con pietà, ma sopratutto guardiamole con vergogna! »
  • la caccia indiscriminata in Kenya (elefanti, ippopotami e gazzelle) da parte dei bracconieri, e del turismo da caccia dei bianchi in seguito alla caduta delle leggi ambientaliste in vigore sotto il regime coloniale o dalla incapacità di farle rispettare dalla nuova polizia africana;
  • i massacri in Angola e Tanganica, in cui avvennero numerosi episodi di cannibalismo, più volte citati;
  • i sopravvissuti occidentali ai massacri dei ribelli "mulelisti", portati in salvo da paracadutisti belgi e dall'intervento USA;
  • l'eccidio di missionari e suore cristiani, in particolare durante l'assalto ad una missione;
  • le azioni di guerriglia di alcuni mercenari a Bekili (Congo), che liberano una missione cristiana dai ribelli "mulelisti".

[modifica] Posizione degli autori

Le intenzioni degli autori sono espresse dall'incipit del film:

« L'Africa dei grandi esploratori, l'immenso territorio di caccia e di avventura che intere generazioni di giovani amarono senza conoscere, è scomparso per sempre. A quell'Africa secolare, travolta e distrutta con la tremenda velocità del progresso, abbiamo detto addio. Le devastazioni, gli scempi, i massacri ai quali abbiamo assistito, appartengono a un'Africa nuova, a quell'Africa che seppure riemerge dalle proprie rovine più moderna, più razionale, più funzionale, più consapevole, sarà irriconoscibile. D'altronde il mondo corre verso tempi migliori. La nuova America sorge sopra le tombe di pochi bianchi, di tutti i pellirossa e sulle ossa di milioni di bisonti. La nuova Africa risorgerà lottizzata sulle tombe di qualche bianco, di milioni di negri e su quegli immensi cimiteri che una volta furono le sue riserve di caccia. L'impresa è così moderna e attuale che non è il caso di discuterla sul piano morale. Questo film vuole soltanto dare un addio alla vecchia Africa che muore e affidare alla storia il documento della sua agonia. »

L'accento polemico non risparmia nessuna parte in causa: se da una parte l'Occidente viene dipinto come indifferente e responsabile dei mali dall'Africa, dall'altra i popoli africani vengono rappresentati come incapaci di gestire lo stato in via di sviluppo lasciato dai coloni occidentali, e facile preda della violenza e dell'autolesionismo.

[modifica] Posizioni critiche

Il film è stato accusato di sostenere implicitamentente tesi neo-fasciste e di avere l'obiettivo di fare apologia del colonialismo (attraverso la rappresentazione l'incapacità dei popoli africani di vivere in pace senza il controllo degli Europei). In particolare, la rappresentazione apparentemente oggettiva di singoli fatti avrebbe l'effetto di decontestualizzarli, impedendo una loro valutazione nel contesto storico. Un critico[2] ha definito il film:

« un collage di false testimonianze che confortavano ogni idea di violenza, incitavano a un odio razziale ormai giunto al punto più alto della sua tensione.[2] »

A queste critiche si affianca la constatazione delle presunte simpatie fasciste dei registi, e l'osservazione che alcune riprese, apparentemente documentarie, sono in realtà la ricostruzione di episodi a cui gli autori non hanno assistito direttamente, deliberatamente scelte per confortare la rappresentazione dell'Africa postcoloniale sostenuta implicitamente dagli autori. L'Espresso[3] ha accusato i registi di aver fatto ritardare un'esecuzione capitale per permetterne la ripresa e di aver costruito le scene della liberazione dei missionari da parte dei mercenari dell'Armée Nationale Congolaise, spacciandole per autentiche; gli stessi autori hanno in seguito ammesse che tali scene erano una ricostruzione.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ Sic. In realtà, le armi usate nella rivoluzione furono sequestrate alla polizia, e non risulta che siano state portate da Okello, il quale emerse come leader del movimento rivoluzionario solo dopo che la rivoluzione stessa fu conclusa. Inoltre, la tratta orientale degli schiavi africani attraverso Zanzibar era ancora più che fiorente nel XIX secolo (e non si era quindi conclusa dieci secoli prima).
  2. ^ a b Roberto Alemanno, Itinerari della violenza. Edizioni Dedalo 1982. Disponibile per la consultazione online presso [1]
  3. ^ n. 51

[modifica] Collegamenti esterni

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