Tram ATAC: motrici SOCIMI

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
ATAC 9000
vettura tranviaria articolata
a pianale parzialmente ribassato
Vettura n. 9006 in servizio sulla linea 30/
Vettura n. 9006 in servizio sulla linea 30/
Anni di costruzione 1990-1991
Anni di esercizio 1990-…
Quantità prodotta 34
Costruttore Socimi, AEG
Lunghezza 21 100 mm
Larghezza 2 300 mm
Altezza 3 423 mm
Capacità 34 posti a sedere
101 posti in piedi
Quota del piano di calpestio 350 mm
(835 mm alle estremità)
Scartamento 1 445 mm
Passo dei carrelli 1 800 mm (motori)
1.100 mm (portante)
Massa a vuoto 30,5 t
Rodiggio Bo’ 2’ Bo’
Diametro ruote motrici 680 mm
Diametro ruote portanti 680 mm
Potenza continuativa 4 × 100 kW
Velocità massima omologata 70 km/h
Alimentazione elettrica da linea aerea
600 V CC
Dati tratti da:
Muscolino, p. 698
Viganò, p. 26

I tram serie 9000 dell'ATAC di Roma sono una serie di vetture tranviarie articolate, bidirezionali, a pianale parzialmente ribassato.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le vetture della serie 9000, costruite dalla Socimi di Milano nel suo stabilimento di Binasco, vennero costruite per gestire la nuova linea tranviaria 225, inaugurata per i Mondiali del 1990[1].

La prima unità, numerata 9001, venne consegnata il 7 aprile 1990[2]; inizialmente era prevista una serie di 60 unità, ma in seguito al fallimento della Socimi ne furono consegnate solo 34[3].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Vettura n. 9006 in livrea a due toni di verde

Le vetture Socimi furono progettate sulla base delle specifiche UNIFER in uso all'epoca per i mezzi tranviari a pianale ribassato; esse hanno pertanto due carrelli motori d'estremità di tipo tradizionale, e un carrello portante centrale di tipo innovativo a ruote indipendenti[1]. A differenza del progetto proposto dalla Stanga, il carrello portante non sostiene una classica “Giostra Urbinati”, bensì una piccola cassa centrale di lunghezza molto ridotta[4].

Insieme alle 5000 torinesi, le 9000 romane sono le uniche vetture derivate direttamente dai prototipi 4500 Stanga e 2800 Fiat realizzati negli anni ottanta[3].

Un altro elemento di novità fu la scelta di un veicolo bidirezionale, dopo decenni in cui in tutte le reti italiane tradizionali viaggiavano solo tram monodirezionali. Infatti inizialmente era previsto che la nuova linea 225 avesse un capolinea tronco, che tuttavia non fu realizzato, a favore di un classico anello di ritorno. L'equipaggiamento elettrico, realizzato dalla AEG, fu del tipo a frazionatore[5].

La cassa fu costruita in lega leggera[3]; il disegno estetico fu firmato da Roberto Segoni[4].

Livree[modifica | modifica wikitesto]

Le vetture entrarono in servizio nella classica livrea “arancio ministeriale”, con una banda orizzontale in grigio chiarissimo. Negli anni 2000 hanno ricevuto una nuova livrea a due toni di verde, ispirata alla livrea storica portata dai tram italiani fra gli anni trenta e gli anni settanta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Muscolino, p. 699
  2. ^ Muscolino, p. 697
  3. ^ a b c Viganò, p. 22
  4. ^ a b Koenig, p. 71
  5. ^ Viganò, p. 26

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Klaus Koenig, Tram d’avanguardia, in I Treni Oggi, nº 100, gennaio 1990, pp. 62-75.
  • Piero Muscolino, I nuovi tram urbani di Roma, in Ingegneria Ferroviaria, nº 10, ottobre 1990, pp. 697-699.
  • Sergio Viganò, Tram oggi e domani, in I Treni, nº 153, ottobre 1994, pp. 22-30.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]