Tram ATAC serie 9200

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ATAC 9200
vettura tranviaria articolata
a pianale ribassato
Una vettura in prova sulla rete di Torino
Una vettura in prova sulla rete di Torino
Anni di ordinazione 1998
Anni di costruzione 1999-2000
Anni di esercizio 1999-…
Quantità prodotta 32
(+ 2 a 9 moduli)
Costruttore Fiat Ferroviaria
Lunghezza 33 000 mm
(a 9 moduli: 41 450 mm)
Larghezza 2 400 mm
Altezza 3 500 mm
Capacità 56 posti a sedere
184 posti in piedi
Quota del piano di calpestio 350 mm
Scartamento 1 445 mm
Interperno 8 450 mm
Passo dei carrelli 1 750 mm
Massa in servizio 56 t
Massa a vuoto 39 t
Rodiggio 2’ Bo’ Bo’ 2’
(a 9 moduli:
2’ Bo’ Bo’ Bo’ 2’)
Diametro ruote motrici 680 mm
Diametro ruote portanti 680 mm
Potenza continuativa 712 kW
Velocità massima omologata 70 km/h
Alimentazione elettrica da linea aerea
600 V CC
Tipo di motore n. 4
Dati tratti da:
Viganò, pp. 26-28

I tram serie 9200 dell'ATAC di Roma sono una serie di vetture tranviarie articolate, bidirezionali, a pianale interamente ribassato.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1997 l'ATAC di Roma bandì una gara d'appalto per la costruzione di 50 vetture tranviarie bidirezionali a pianale ribassato[1].

La gara fu vinta dalla Fiat Ferroviaria[2], che ricevette l'ordinazione il 30 marzo 1998[3], inizialmente per 18 tram[2] in seguito aumentati a 32[3].

La prima unità uscì di fabbrica nel giugno 1999, e dopo un ciclo di prove sulla rete torinese giunse a Roma a fine luglio[4]. La fornitura degli altri esemplari iniziò alla fine del 1999, per concludersi in tempo per il Giubileo del 2000[5].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di vetture bidirezionali articolate, composte di 7 moduli: due casse di testa, sostenute da due carrelli portanti, che inquadrano tre “casse-ponte” sospese e due “carrozzini” sostenuti da due carrelli motori[3].

Due unità furono costruite a 9 moduli, per esperimento, e raggiunsero la lunghezza ragguardevole di 41 450 mm[6].

Le 9200 hanno il pianale interamente ribassato a 350 mm sul piano del ferro, e sono i primi tram italiani costruiti in serie a possedere questa caratteristica[7].

Per raggiungere tale obiettivo, la Fiat Ferroviaria progettò dei carrelli a ruote indipendenti, derivati da quelli delle 5000 torinesi; i due carrelli intermedi montano due motori ciascuno, in posizione verticale al di sopra delle ruote[8].

La parte elettrica, realizzata dalla Elettromeccanica Parizzi, consta di quattro motori trifasi asincroni, con equipaggiamento di trazione a inverter[6].

Le casse sono costruite in lega di alluminio e il progetto estetico del tram è opera di Giugiaro[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tram di Roma, in I Treni, nº 197, novembre 1997, p. 7, ISSN 0392-4602.
  2. ^ a b Nuovi tram per Roma, in I Treni, nº 193, maggio 1998, p. 8, ISSN 0392-4602.
  3. ^ a b c d Viganò, p. 25
  4. ^ Tram romano a Torino, in I Treni, nº 207, settembre 1999, p. 10, ISSN 0392-4602.
  5. ^ Cruciani, Zannotti, p. 18
  6. ^ a b Viganò, p. 28
  7. ^ Viganò, p. 24
  8. ^ Viganò, p. 29

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sergio Viganò, Tram nuovissimi a Roma, in I Treni, nº 209, novembre 1999, pp. 24–29, ISSN 0392-4602.
  • Marcello Cruciani e Roberto Zannotti, Giubileo il giorno dopo, in I Treni, nº 226, maggio 2001, pp. 12–18, ISSN 0392-4602.

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