Spaghetti House

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Spaghetti House
Spaghetti house film.png
Nino Manfredi in una scena del film
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1982
Durata 98 min
Genere drammatico
Regia Giulio Paradisi
Soggetto Age e Scarpelli
Sceneggiatura Age e Scarpelli, Nino Manfredi
Produttore Fernando Ghia
Fotografia Giuliano Giustini
Musiche Gianfranco Plenizio
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Spaghetti House è un film del 1982 diretto da Giulio Paradisi, ambientato a Londra e interpretato, come protagonista, da Nino Manfredi. Si tratta di un fatto di cronaca realmente accaduto nel 1975, conosciuto in lingua inglese come "Spaghetti House siege" ("l'assedio della Spaghetti House").

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Un gruppo di italiani emigrati in Gran Bretagna lavora in un ristorante italiano a Londra. Ottengono un grande successo con la simpatia e la cucina che offrono tutte le sere. Domenico è ciociaro, Salvatore viene dalla Sicilia, Efisio dalla Sardegna, Valentino dalla Toscana mentre Biagio è marchigiano.

Mettendo i soldi guadagnati a monte comune, vorrebbero comprare un ristorante dalla proprietaria cinese e aprire una loro attività. La loro intenzione viene frustrata dal fatto che uno di loro vorrebbe invece prendere la sua somma guadagnata e tornare in Italia: questo manderebbe a monte il loro piano. La sera, dopo l'ennesima giornata di lavoro al ristorante, i cinque italiani della comitiva si riuniscono per discutere mentre Domenico si prepara un invitante piatto di spaghetti alla puttanesca.

Quando anche l'esitante Salvatore accetta di unirsi agli altri nell'avventura del nuovo locale, giunge il commercialista, venuto come da prassi a ritirare l'incasso della serata. Ma a quel punto, proprio mentre stanno festeggiando il nome del loro futuro locale, Viva l'Italia, arrivano tre africani armati di mitra e intimano di consegnare i soldi: uno degli africani aveva avuto un alterco con Salvatore solo poche ore prima.

Dopo aver nascosto la valigia con i soldi, il commercialista riesce a fuggire e dà l'allarme. Il colpo è andato a vuoto, e arriva la polizia. I rapinatori cercano di scappare, seguendo i camerieri italiani che sono riusciti a fuggire, ma la porta dove sono entrati non è l'uscita secondaria, ma dà sul magazzino.

Così la loro fuga ha termine subito: i tre rapinatori e gli italiani sono ora tutti in trappola. Invece di arrendersi, il capo della banda si inventa una motivazione politica per il sequestro della gente del ristorante e finge di appartenere ad una organizzazione terroristica, pretendendo un aereo per scappare.

Del fatto comincia ad interessarsi l'antiterrorismo, i cui ufficiali premono per mandare in azione i commando, anche a costo di provocare una strage: la polizia vuole invece continuare la trattativa. Alla fine delle trattative, malgrado il rilascio di un ostaggio ammalato, la situazione rischia di precipitare. Appena prima dell'intervento dei gruppi speciali inglesi il capobanda finalmente decide di arrendersi.

Mentre fuori festeggiano la liberazione, il capobanda si spara un colpo al torace cercando di suicidarsi, ma non ci riesce e viene trasportato d'urgenza all'ospedale dove, dopo un lungo intervento chirurgico, riescono a salvargli la vita. Domenico, che ha fatto amicizia con il suo ex-carceriere, lo va a trovare in carcere: malgrado la sua testimonianza sul trattamento umano che hanno avuto, e malgrado la deposizione favorevole del commissario, all'africano vengono inflitti 21 anni di carcere.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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