Saltriosaurus

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Saltriosaurus
Fossils 4.JPG
Resti fossili di Saltriosaurus, sulla sagoma del metriacanthosauride Sinraptor, al Museo Civico di Storia Naturale, a Milano
Stato di conservazione
Fossile
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Sauropsida
Superordine Dinosauria
Sottordine Theropoda
Clade Tetanurae
Genere Saltriosaurus
Dal Sasso, 2000[1]

Saltriosaurus (il cui nome significa "lucertola di Saltrio") è il nome informale di un genere estinto di dinosauro teropode vissuto nel Giurassico inferiore circa 200 milioni di anni fa, in Italia.[2][3][4] Il nome Saltriosaurus è un nomen nudum, un nome temporaneo, proposto da Cristiano Dal Sasso, nel 2000, in seguito alla scoperta, nel 1996, da parte di Angelo Zanella in un giacimento fossilifero nei pressi di Saltrio (VA), da cui prende nome.[2][5]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruzione del braccio di Saltriosaurus

Si sa molto poco sull'anatomia del Saltriosaurus. Le analisi più recenti lo classificano come un parente più antico di Allosaurus, a cui probabilmente assomigliava, ma era di taglia più contenuta e molto più antico, oltre ad essere il più antico dinosauro provvisto di tre dita per "mano". Come l'Allosaurus, il Saltriosaurus era un carnivoro bipede con una lunga coda rigida che bilanciava il corpo. L'animale adulto doveva raggiungere una lunghezza di circa 8 metri (26 ft), un'altezza alle anche di 4 metri (13 ft) per un peso di circa 500 chilogrammi (1.100 lb ). Il cranio, di notevoli dimensioni, era lungo circa 70 cm, provvisto di grossi denti. Il singolo dente ritrovato insieme all'olotipo è lungo circa 7 cm. Le braccia erano ben sviluppate e provviste di tre dita con grossi artigli, molto simili a quelli dei classici Allosaurus.[2][6]

Storia dell scoperta[modifica | modifica wikitesto]

Blocco calcareo contenente i fossili di "Saltriosaurus"

L'olotipo di Saltriosaurus fu ritrovato nel 1996, da Angelo Zanella che scoprì i suoi fossili in una cava a Saltrio,[2], nel nord Italia. L'animale probabilmente era morto sulle rive di un antico mare prima che i suoi resti venissero inghiottiti dal mare. I resti ritrovati sono molto scarsi e rappresentano solo il 10% dello scheletro dell'animale. L'olotipo comprende: un dente, dei frammenti di una costola dorsale, un frammento di scapola, una forcula ben conservata ma incompleta (osso che per la sua debole struttura non si rinviene quasi mai), un omero e diversi metacarpi, fornendo un totale di 119 ossa.[2][3]

Tafonomia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte dell'animale, i suoi resti scheletrici sono stati spostati più volte durante la fossilizzazione, e in questo frangente molte ossa sono andate perdute. Anche se il "Saltriosaurus" non era un dinosauro acquatico, l'ambiente in cui si è depositata la sua carcassa era probabilmente pelagico, a giudicare dai fossili di ammoniti associati. La località dove è stato ritrovato il fossile è anche ricca di crinoidi, gasteropodi, bivalvi, brachiopodi e briozoi (Lualdi, 1999). La deposizione dei fossili si è verificata su un pendio tra una piattaforma carbonatica poco profonda e un bacino più profondo. Diversi graffi, solchi e striature indicano che la carcassa è stata anche oggetto di necrofagia da parte di invertebrati marini.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

La classificazione tassonomica di Saltriosaurus è alquanto incerta, e l'unico punto certo è il fatto che si tratti di un Theropoda.[2][3] Originariamente, Dal Sasso classifico il "Saltriosaurus" come un tetanurae generico.[4] In seguito ritenne più probabile la sua classificazione come allosauroide, anche se in entrambi i casi sarebbe precedere gli altri membri dei cladi, di circa 20-30 milioni di anni.[7] Benson lo ritenne pure membro di coelophysoidea, nella sua descrizione di Magnosaurus.[8][9]

La presenza di una forcula[7] può suggerire che "Saltriosaurus" sia un membro di tetanurae, anche se le forcule sono conosciute anche nei coelophysoidi.[10][11] Diverse caratteristiche indicano una certa affinità con gli allosauroidi; le dimensioni e la morfologia degli elementi conservati della mano destra suggerisce che il "Saltriosaurus" aveva solo tre dita nelle mani, come visto negli allosauroidi ma non nei ceratosauri (che conservavano quattro dita per mano), e il grado di supinazione abilitato dalle falangi è anche ridotto rispetto ai ceratosauri e altri, teropodi più primitivi. Tuttavia, Dal Sasso ha anche osservato che la prima falange del secondo dito ricorda quello dei ceratosauri, e l'omero ricorda quello di un megalosauride.[7]

Paleoecologia[modifica | modifica wikitesto]

Gli ammoniti della Formazione Saltrio, in cui è stato ritrovato il "Saltriosaurus", permettono di datare la formazione a circa metà del Sinemuriano. Il dinosauro, probabilmente, visse nella parte emersa della piattaforma carbonatica o in una zona a nord-ovest, la cui presenza non era mai stata stabilita. Quest'ultima possibilità è stata suggerita da Lualdi (1999), che ha analizzato la geologia locale basata sulla presenza di piante terrestri e i contenuti di terrígeno (sabbie da rocce ignee o metamorfiche esposte ad un'erosione sub-aerea) nei calcari. La flora sedimentaria conosciuta è essenzialmente rappresentata da foglie e piccoli rami di araucariace e bennettitales, la flora tipica dei primi del Mesozoico. Tuttavia, le piante e la sabbia (che si riferisce non sono molto abbondanti) possono essere state trasportati dalle correnti marine, secondo le più attuali mappe paleogeografiche, i terreni veramente continentali, durante il Giurassico, più vicini erano le odierne montagne della Sardegna e della Corsica.[12]

La presenza di grandi dinosauri, carnivori ed erbivori in varie icnofacies del Giurassico inferiore (Hettangiano-Sinemuriano) in provincia di Trento, a circa 160 km ad est di Saltrio, permetterebbe di cambiare la visione tradizionale dei paleoambienti e della paleogeografia della regione, considerata una mare tropicale con delle piccole isole di tipo atollare. Le Impronte e le tracce sono conservate in carbonati di marea depositati in una piattaforma carbonatica relativamente stretta, affiancata ad est e ad ovest da bacini marini relativamente profondi. Grandi teropodi come il "Saltriosaurus" non potevano vivere in un luogo ristretto come un atollo, ma avevano bisogno di grandi aree di terre emerse per fornire cibo e acqua fresca. E le loro prede erbivore necessitavano di un terreno con la vegetazione necessaria per il loro sostentamento. La presenza di vulcanodontidi, cetiosauri, sauropodi primitivi, heterodontosauridi e scelidosauri è già stata riportata dalla Formazione dei Calcari Grigi di Noriglio.

"È più probabile che le piattaforme peri-adriatiche abbiano funzionato da ponti continentali temporanei connessi con la Laurasia e il Gondwana nel centro di Tethis, permettendo la migrazione tra i due emisferi e la colonizzazione degli habitat costieri locali." "Durante le maree marine, alcune di queste terre sono rimaste isolate, implicando mutazioni genetiche per le faune terrestri del luogo, con conseguenze tipiche biologiche, come endemismi e possibile nanismo insulare".[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dinosaur Genera List, polychora.com.
  2. ^ a b c d e f The Therapod Database
  3. ^ a b c Matthew T. Carrano, Roger B. J. Benson, Scott D. Sampson: The phylogeny of Tetanurae (Dinosauria: Theropoda). Journal of Systematic Palaeontology. Bd. 10, Nr. 2, 2012
  4. ^ a b Cristiano Dal Sasso: Dinosauri italiani. Marsilio Editori, Venezia, 2001.
  5. ^ Cristiano Dal Sasso: A new theropod dinosaur from the Lower Jurassic of Italy, Saltriosaurus. In: Dino Press. Bd. 3, 2001.
  6. ^ Cristiano Dal Sasso: Update on Italian dinosaurs. In: 6th European Workshop on Vertebrate Palaeontology. Florence and Montevarchi (Italy). Abstract Volume. The University of Florence, Florenz 2001, S. 27, Digitalisat
  7. ^ a b c d Cristiano Dal Sasso: Dinosaurs of Italy. In: Comptes Rendus Palevol. Bd. 2, Nr. 1, 2003.
  8. ^ Roger B. J. Benson: The osteology of Magnosaurus nethercombensis (Dinosauria, Theropoda) from the Bajocian (Middle Jurassic) of the United Kingdom and a re-examination of the oldest records of tetanurans. In: Journal of Systematic Palaeontology. Bd. 8, Nr. 1, 2010, S. 131–146
  9. ^ Oliver W. M. Rauhut: The interrelationships and evolution of basal theropod dinosaurs (= Special Papers in Palaeontology. Bd. 69). The Palaeontological Association, London 2003
  10. ^ Larry F. Rinehart, Spencer G. Lucas, Adrian P. Hunt: Furculae in the Late Triassic theropod dinosaur Coelophysis. In: Paläontologische Zeitschrift. Bd. 81, Nr. 2, 2007]
  11. ^ Ronald S. Tykoski, Catherine A. Forster, Timothy Rowe, Scott D. Sampson, Darlington Munyikwa: A furcula in the coelophysoid theropod Syntarsus. In: Journal of Vertebrate Paleontology. Bd. 22, Nr. 3, 2002
  12. ^ Dalla Vecchia, F.M. 2001. A new theropod dinosaur from the Lower Jurassic of Italy, Saltriosaurus. Dino Press. 3, 81-87.