Rudolf Weigl

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Rudolf Weigl nel suo laboratorio.

Rudolf Stefan Weigl (Přerov, 2 settembre 1883Zakopane, 11 agosto 1957) è stato un biologo polacco.Inventore del primo efficace vaccino contro il tifo esantematico, che realizzò riprendendo gli studi del francese Charles Jules Henri Nicolle, Premio Nobel per la medicina nel 1928.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovinezza e vita familiare[modifica | modifica wikitesto]

Rudolf Stefan Weigl nacque il 2 Settembre 1883 a Přerov, pittoresca cittadina di origine tedesca, ora situata nella Repubblica Ceca. All'età di sette anni, a causa di un incidente in bicicletta, perse il padre, fabbricatore di veicoli di vario genere. Successivamente, sua madre si risposò con un insegnante polacco, per la cui professione dovette spostarsi da una città all'altra fino a stabilirsi a Stryj.[1]

Dopo la maturità si iscrisse all'Università di Leopoli dove, nel 1907, si laureò in Scienze naturali ed ottenne il dottorato sotto la guida dello zoologo Józef Nusbaum-Hilarowicz, eminente traduttore polacco delle teorie di Darwin.[2]

Attività e incarichi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1914 fu chiamato alle armi e lasciò Leopoli, per entrare a far parte del corpo medico dell'esercito del Kaiser Guglielmo II a Przemyśl, sotto la guida di Filip Eisenberg che, nel 1917, ottenne una cattedra all'Università Jagellonica e raccomandò che ad assumere la direzione del laboratorio fosse proprio Weigl.[3] Il metodo di quest'ultimo per inoculare i pidocchi attirò l'attenzione delle autorità, tanto che, negli ultimi anni della sua vita, l'Imperatore Francesco Giuseppe giunse in visita alle fortificazioni di Przemyśl e fu in questa occasione che Weigl poté illustrare al sovrano il laboratorio e le attività in esso svolte. Dopo l'addestramento a Vienna gli fu affidato l'incarico di impegnarsi nella ricerca contro il tifo e, dal 1919, diresse il laboratorio militare a Przemyśl, per conto dello stato polacco.[4] Nello stesso anno fu coadiuvato nella sua ricerca da Ludwik Fleck e nel 1921, anno in cui sposò Zofia Kulikowska, fu nominato professore ordinario nel Dipartimento di Biologia Generale dell'Università di Leopoli.[5] Nel 1939 Weigl si recò a Stoccolma, dove tenne una serie di conferenze dinanzi alla società medica allo scopo di riassumere le sue ricerche. Nell'aprile dello stesso anno, l'università concesse a Wiegl, Michał Martynowicz e Anna Herzing un congedo retribuito per un viaggio in Etiopia, durante il quale fecero tappa a Roma, dove Papa Pio XII lo ricevette in udienza privata per nominarlo cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Gregorio.[6] Nel Novembre dello stesso anno il professor Edmond Sergent, direttore dell'Istituto Pasteur di Algeri, gli offrì un posto nei suoi laboratori per poter continuare la produzione del vaccino anti-tifo, ma egli rifiutò. Nel 1940 Weigl ricevette in laboratorio la visita di Nikita Krusciov, segretario del Partito comunista Ucraino, il quale gli propose di ricoprire la cattedra di professore ordinario presso l'Accademia Sovietica di Medicina di Mosca; ma anche questa volta non colse tale opportunità.[7] Fu legato allo Stato segreto polacco, agli intellettuali anti-nazisti e anti-comunisti durante l'occupazione nazista e sovietica, negli anni più duri della storia della Polonia. Il suo istituto fu chiuso dagli invasori sovietici nel 1944, ad un anno dalla fine della Seconda guerra mondiale.[8]

Dopo guerra e ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Monumento funebre di Weigl a Breslavia.

Mentre i sovietici si avvicinavano a Leopoli, Weigl si ritirò nel paese di montagna Krościenko, ma diversi mesi dopo fu raggiunto da un drappello di soldati sovietici accompagnati da un ufficiale del NKVD che lo condusse a Cracovia.[9] Nel 1945 gli fu offerta una cattedra all'Università Jagellonica, a condizione di tenere almeno cinque ore di lezione e due di laboratorio. Tuttavia la mancanza di energie impedì a Wiegl di accettare tale proposta. Si ritrovò alle prese con Zdisław Przybyłkiewicz, un microbiologo che lui stesso aveva formato alla fine degli anni '30 ma del quale non nutriva una profonda stima, tanto che nel 1946 rifiutò di approvarne l'Habilitationsschrift, ovvero la tesi la cui discussione permette l'accesso all'insegnamento nelle università tedesche.[10] Przybyłkiewicz trovò una fotografia di Weigl da lui firmata e recante la dedica: "Al mio giovane amico Hermann Eyer ",[11] il quale era stato arrestato con l'accusa di aver sottratto beni appartenenti ai polacchi; Przybyłkiewicz si servì di questa fotografia per accusare Weigl di collaborazionismo. Da questo momento in poi Weigl iniziò a godere di cattiva fama, causata anche dal risentimento nutrito da molti membri della Cerchia di Leopoli nei confronti della sua seconda moglie, Anna Herzig, che andava via via assumendo nel laboratorio un ruolo amministrativo e scientifico sempre più rilevante.[12] Nel 1948 Weigl fu trasferito all'Università di Medicina di Poznań, ma ben presto si ritirò dall'insegnamento. Fondò a Cracovia un piccolo centro di ricerca per il proprio vaccino.[13] Weigl morì per un attacco cardiaco l'11 Agosto 1957, mentre stava trascorrendo un periodo di riposo a Zakopane sui Carpazi[14].

Rapporti con il Terzo Reich[modifica | modifica wikitesto]

I rapporti con il Terzo Reich iniziarono quando, nel Luglio del 1941, il commando tedesco fece setacciare i quartieri più altolocati di Leopoli prendendo in ostaggio 52 persone, tra professori universitari e loro parenti stretti, molti dei quali furono fucilati.[15] Weigl quella notte fu svegliato dai colpi di fucile e assistette alle esecuzioni. Questo fu il motivo per il quale decise di collaborare con la Germania. Due erano infatti le strade da seguire e la scelta non era facile: il suicidio o la collaborazione.[16] Weigl produsse il suo vaccino per l'esercito tedesco, il cui corpo medico, benché certamente non indenne all'antisemitismo e da altre influenze corruttrici, aveva come principale obiettivo la protezione dei combattenti tedeschi.[17] Fritz Katzmann, il tenente generale delle SS, offrì a Weigl una cattedra universitaria a Berlino ma costui rifiutò la proposta poiché sarebbe stato un atto di slealtà verso il popolo polacco. L'impiego reale o fittizio presso l'istituto offriva un salvacondotto al personale del laboratorio, sul quale incombeva la minaccia della morte, della fame, o della deportazione nei campi di lavoro in Germania: ogniqualvolta, infatti, a Leopoli un polacco si trovava in pericolo, l'istituto era pronto ad offrirgli protezione.[18] La cifra di coloro che vi lavorarono, è stimata tra i 1200 e le 3000 persone. Tra queste vi furono romanzieri, insegnanti di scuola superiore e musicisti tra cui: il poeta Zbigniew Herbert, Il musicista Stanisław Skrowaczewski e il sociologo Józef Chałasiński.[19] I polacchi che lavoravano per Weigl sopravvissero perché i nazisti temevano il tifo ed i pidocchi e attribuivano al prodotto ricavato da questi pidocchi più valore che alla vita umana stessa. In genere la semplice esibizione dell'Ausweis, ovvero il documento che attestava il lavoro nel laboratorio, bastava a liberare il suo detentore da ogni fastidio, soprattutto durante i controlli di routine che spesso erano l'anticamera della morte o della deportazione.[20]

Vaccino[modifica | modifica wikitesto]

Il suo vaccino, testato inizialmente sui pidocchi attorno al 1933, fu prodotto in larga scala soprattutto tra il 1936 e il 1943 e usato dai missionari belgi in Cina, tuttavia fu inizialmente molto difficile non solo produrlo per questioni economiche, ma anche utilizzarlo per questioni sanitarie. Bisogna però dire che, a differenza del precedente vaccino, ricavato da Herald Reah Cox dal tuorlo delle uova, quello di Weigl risultò molto più efficace.[21]

Realizzazione delle colture del batterio[modifica | modifica wikitesto]

Dosi del vaccino ideato da Weigl

Weigl fu il primo a creare colture del batterio Rickettsia prowazekii, scatenante il tifo. Mostrò questa tecnica di coltivazione per la prima volta al suo superiore Eisenberg: si servì di una pipetta di vetro lunga e sottile e, immobilizzato un pidocchio con un pezzo di carta assorbente, procedette ad infilargliela nell'ano e ad iniettargli una microscopica gocciolina d'acqua.[22] Inizialmente le larve, fatte nascere in armadietti a temperatura controllata, venivano messe in gabbiette grandi affinché si nutrissero di sangue umano due volte al giorno, per dieci giorni. Il passo successivo consisteva nell'iniettare nel retto dei pidocchi sani un impasto diluito degli intestini dei pidocchi contaminati dal tifo. In un primo momento, ciò veniva fatto a mano, ma Weigl meccanizzò la tecnica fissando le pipette ad una pompa idraulica a pedale che spruzzava una microgoccia dell'emulsione nel retto del pidocchio.[23] Con questo meccanismo, egli riusciva ad immobilizzare fino a cinquanta pidocchi per volta che, dopo cinque giorni, si gonfiavano e diventavano color rubino. Ciò significava che, l'aumento della popolazione batterica delle cellule che ne rivestivano gli intestini aveva fatto sì che queste ultime riversassero nell'addome il sangue umano non digerito o che addirittura scoppiassero, rendendo gli insetti incapaci di digerire altro sangue fresco.[24]

Preparazione del vaccino[modifica | modifica wikitesto]

I pidocchi deponevano le uova su piccoli riquadri di stoffa, ottenuti ritagliando uniformi della Wehrmacht, ovvero le forze armate tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale. Ciascun riquadro veniva inserito in una provetta appositamente progettata, dove era mantenuto sospeso a metà altezza per mezzo di un parziale restringimento del vetro e di un pezzo di cotone. Dopo l'incubazione, le larve, nel giro di pochi giorni, uscivano dal guscio, cadevano dai riquadri di stoffa e finivano sul fondo della provetta. Ogni provetta generava circa 800 larve, formanti una sfera giallastra e pulsante, di dimensioni simili a quelle di una caramella, che veniva trasferita in gabbiette di legno.[25] Queste ultime venivano rimosse e gli insetti riportati ai preparatorzy (dissettori), i quali estraevano gli intestini pieni di sangue con una piccola lancetta, li trituravano e omogeneizzavano in un mortaio, li centrifugavano per eliminare i frammenti cellulari e li diluivano in una soluzione salina contenente una quantità di fenolo sufficiente ad uccidere i batteri. Questi, una volta morti, non erano più in grado di contagiare una persona, ma le proteine iniettate in essi stimolavano il sistema immunitario dell'individuo vaccinato, proteggendolo dal tifo.[24]

Somministrazione del vaccino[modifica | modifica wikitesto]

La prima serie di vaccinazioni concepita da Weigl conteneva l'estratto di 350 intestini di pidocchi, quantità poi ridotta, nel 1935, a 90 intestini somministrati in tre dosi. Il vaccino poteva essere conservato in frigorifero per tre anni; l'immunità durava almeno un anno a partire dall'assunzione dell'ultima dose.[26]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Weigl fu insignito dalle autorità cittadine di Leopoli del Premio Leopoli, che ammontava a dieci mila zloty, che furono spesi per la maggior parte per la ristrutturazione del laboratorio.[27] Nel 2000 venne eretto un suo busto nella facoltà di Medicina dell'Università di Breslavia e nella stessa città gli fu intitolata una via. Nel 2002 Wacław Szybalski ha istituito in suo onore un congresso scientifico biennale ucraino-polacco.[28]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 29.
  2. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 28.
  3. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 27.
  4. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 50.
  5. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, pp. 29, 55.
  6. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 120.
  7. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 139.
  8. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 142.
  9. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 322.
  10. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 323.
  11. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 324.
  12. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, pp. 119, 325.
  13. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 326.
  14. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 338.
  15. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 159.
  16. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 161.
  17. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 99.
  18. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 164.
  19. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 165.
  20. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 166.
  21. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 30.
  22. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 32.
  23. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 86.
  24. ^ a b Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 87.
  25. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 174.
  26. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 88.
  27. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 119.
  28. ^ Arthur Allen, Il fantastico laboratorio del dottor Weigl, Bollati Boringhieri, 2015, p. 340.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Arthur Allen, The Fantastic Laboratory of Dr. Weigl: How Two Brave Scientists Battled Typhus and Sabotaged the Nazis, Norton, 2014, ISBN 978-0393081015. (Arthur Allen - Il fantastico laboratorio del dottor Weigl. Come due scienziati trovarono un vaccino contro il tifo e sabotato il Terzo Reich (2015), Bollati Boringhieri, Torino, ISBN 978-88-339-2658-2)
  • Ryszard Wójcik - Kapryśna gwiazda Rudolfa Weigla (2015), Università di Danzica, ISBN 978-83-7865-308-0

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