Prometeo (Lucio Accio)

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Prometeo
Tragedia di cui restano frammenti
Gustave Moreau 006.jpg
Prometeo in un dipinto di Gustave Moreau
AutoreLucio Accio
Titolo originalePrometheus
Lingua originaleLatino
GenereCothurnata
Fonti letterariePrometeo incatenato di Eschilo
AmbientazioneScizia
Composto nelI secolo a.C.
 

Prometheus (Prometeo) è il titolo di una tragedia cothurnata di Lucio Accio quasi completamente perduta. Parte della copiosa produzione del poeta di Pisaurum, quest'opera fu scritta ad imitazione dell'omonima tragedia di Eschilo. È questo assieme a un lacerto del Giudizio delle armi l'unico brano di tragedia sicuramente connesso a Eschilo, in quanto la produzione ellenizzante della fine del II secolo a.C. gradiva maggiormente le sottigliezze del dramma Euripideo, ma da particolari biografici riferitici da Aulo Gellio (Noctes Atticae XIII, 2, 1) Accio volle confrontarsi con la tradizione del predecessore all'epoca più in vista, Marco Pacuvio, prima di cimentarsi su nuove strade. Questo spiega la frequenza di frammenti a lui attribuiti derivanti da fabulae cothurnatae di argomento greco rispetto alle praetextae di argomento romano che pure contribuì non poco a far rappresentare in Roma.

Frammenti[modifica | modifica wikitesto]

La tortura di Prometeo, dipinto di Jean-Louis-Cesar Lair

Della tragedia ci rimangono per tradizione indiretta due frammenti:

Il primo è citato da Nonio Marcello (XVII, 2),

(LA)

«Sublime advolans
pinnata cauda nostrum adulat sanguinem»

(IT)

«e mentre spicca il volo verso l'alto
lambisce con la coda il nostro sangue»

(Frammento)

Questi versi sono stati liberamente riutilizzati da Marco Tullio Cicerone nel tradurre un passo dal Prometeo liberato di Eschilo, laddove è descritta la tortura inflitta a Prometeo da Giove: un rapace si nutre quotidianamente con il fegato del titano, destinato a ricrescergli per essere nuovamente dilaniato il giorno successivo.

Il secondo frammento, citato dal grammatico Prisciano (GLK, II, 210, 14), recita

(LA)

«tum profusus flamine hiberno gelus»

(IT)

«allora, battuto da raffiche di gelo invernale»

(Frammento)

In esso la citazione documenta un uso anomalo del verbo profundo ("verso, spargo") che insieme all'aggettivo hiberno attribuito a flamine invece che al più logico gelus rende avvertibile la figura retorica dell'ipallage.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

I testi dei frammenti di Accio sono raccolti in

  • Scaenicae Romanorum Poesis fragmenta, Vol. 1 ed. Otto Ribbeck, Olms, Hildesheim 1962 (= Lipsia 1871/1873)

La traduzione del primo frammento proviene da

  • Lucio Accio, Frammenti dalle tragedie e dalle preteste, introduzione testo latino e traduzione a cura di Anna Resta Barrile, Zanichelli, Bologna 1987.

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