POS (dispositivo)

Un POS (dall'inglese Point of sale, lett. "punto di vendita") o terminale di pagamento[1] è un dispositivo elettronico che consente di effettuare pagamenti mediante moneta elettronica, ovvero tramite carte di credito, di debito o prepagate.
Generalità
[modifica | modifica wikitesto]Nel contesto di utilizzo del POS, il cessionario o prestatore è un'organizzazione economica-professionale (pubblica o privata) rivolta al consumatore o al cittadino. In pratica può essere un esercente commerciale (vendita al dettaglio), uno studio di un libero professionista, un'impresa artigianale, un ente della PA, un'impresa di servizi, uno spaccio aziendale, un coltivatore/allevatore, ecc. In generale qualunque soggetto economico che abbia a che fare con persone fisiche (cioè clienti non professionisti) ovvero il caso delle transazioni B2C. Lo si può offrire anche ai clienti professionisti nelle transazioni B2B.
Il terminale è collegato con il centro di elaborazione della banca o del gruppo di banche che offrono il servizio, affinché venga autorizzato ed effettuato il relativo addebito (in tempo reale o differito) sul conto corrente del soggetto abilitato e l'accredito sul conto dell'esercente.
Attualmente, i terminali POS sono a tutti gli effetti dispositivi informatici , in quanto non solo possono essere connessi a una rete LAN, ma hanno le classiche funzioni di programmazione e/o configurabilità di un mini computer. Infatti, alcuni modelli possono essere configurati per accettare altre tipologie di carte elettroniche. Il canale di comunicazione più diffuso è quello telefonico.
Come tutti i servizi bancari, l'operatore professionale deve stipulare un contratto con la propria banca (contratto per servizio POS), di cui il dispositivo è uno degli elementi. La classica vetrofania all'ingresso del locale e/o presso la cassa informa che l'esercente dispone di servizio POS.
Tipi di POS
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In generale, la comunicazione tra dispositivo e soggetto che fornisce il servizio di incasso all'esercente (banca o istituto di moneta elettronica) avviene tramite linea telefonica e/o la connessione internet. Tra dispositivo e la stazione ricevente ci può essere una rete cablata oppure una senza fili (bluetooth, wi-fi) ma anche nulla nel caso di un'app installata su un terminale mobile o un apparecchio integrato autoportante.
- POS fisso (stand alone): è il POS tradizionale (detto anche "da banco"), quello maggiormente utilizzato. Si tratta di un'apparecchiatura connessa tramite linea telefonica al centro servizi. Il terminale ha al suo interno un modulo modem per uscire direttamente verso la rete telefonica mediante connettore RJ-11. Nel caso lo si connetta alla LAN (la quale deve poi avere un modem-router) allora si utilizza la porta RJ-45.
- POS cordless o PocketPos: assimilabile al telefono portatile di casa, è un POS fisso in cui il modulo funzionale è staccabile dall'unità base, per consentire una portabilità entro qualche decina di metri. Il colloquio tra base e terminale avviene mediante connessione bluetooth. Questa tipologia di POS viene utilizzata dagli esercenti che hanno la necessità di eseguire transazioni lontano dal punto dove è presente fisicamente la connessione telefonica (ristoranti, distributori di carburante...). Una variante del POS cordless è il terminale con connessione wireless sempre più diffuso da alcuni anni soprattutto per chi ha un modem-router senza fili utilizzato anche per altri scopi (tipicamente la navigazione internet).
- POS GSM/GPRS: detto anche mobile, nasce dall'integrazione di un'unità funzionale e di un modulo GSM/GPRS, consentendo di poter effettuare transazioni anche in assenza di linea telefonica fissa. Questa tipologia di POS è utilizzata principalmente da esercenti che hanno necessità di mobilità come tassisti, ambulanti, venditori a domicilio, artigiani che operano presso il cliente (idraulici, caldaisti, antennisti, ecc.) oppure da chi non è raggiunto da una linea telefonica, ad esempio i rifugi montani (purché sotto copertura GSM/GPRS). Chiaramente, i modelli recenti hanno connessioni anche UMTS.
- POS Mobile: detto anche mPOS, è la versione aggiornata del POS GSM/GPRS da cui differisce per non avere integrata la tecnologia di trasmissione dati a mezzo di carta SIM, bensì, l'architettura tipica, prevede un terminale che si connette via bluetooth allo smartphone/tablet sul quale è installata l'app del pagamento POS. La ricevuta del pagamento viene inviata via SMS o email immediatamente, nonostante alcuni modelli forniscano anche la possibilità di collegare una stampante portatile per l'emissione fisica dello scontrino. Si tratta di una soluzione che sta diventando particolarmente diffusa, grazie all'assenza di costi fissi e canoni[2], in cui l'unica spesa è costituita dall'acquisto iniziale del dispositivo e da una percentuale sulle transazioni, che oscilla di solito fra il 2 ed il 4 per cento del totale.
- POS digitale[3]: soluzione che permette di gestire i pagamenti e gli incassi online tramite una pagina web dedicata. L'esercente che possiede un sito internet può vendere i propri prodotti e/o servizi a distanza, con la possibilità di internazionalizzare la propria attività economica. PayPal e Stripe in questo caso sono due delle aziende più affermate ed utilizzate per la gestione dei POS digitali. Nel tempo si sono diffuse applicazioni specifiche di POS digitale integrate con i software di fatturazione o di gestione della tesoreria aziendale.
Il POS mobile, come il POS digitale, più che pagamenti elettronici agevola servizi di pagamenti/incassi digitali (telematici).
Si noti che, ormai, i POS appena sopra il "modello base" di ciascun costruttore, dispongono di tutte queste forme di connessione in un unico dispositivo. Ad esempio, la tipologia GEM è una versione che dispone di tre differenti modalità di comunicazione (modem, ethernet, GSM/GPRS) in modo da avere una linea di backup. Alcuni sistemi permettono di memorizzare le transazioni in modalità offline (senza alcuna connessione attiva): ovviamente, occorre successivamente portare online il dispositivo, appena possibile, per scaricare i dati.
Un comodo accessorio è il tastierino numerico (connesso via filo all'apparecchio POS) sul quale si digita il PIN senza dover accedere alla tastiera dell'unità principale (infatti, è commercializzato con il nome di PIN pad). Un altro tipico servizio, fornito nell'ambito del contratto, è quello di poter interrogare i movimenti eseguiti accedendo ad una pagina web per ciascun terminale.
Il POS non è un servizio offerto solo dai tradizionali istituti bancari ma anche da una società finanziaria denominata Istituto di Moneta Elettronica (IMEL), ad esempio SumUp.
Supporti
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Il supporto materiale (la tessera di plastica) impiegabile in una transazione POS è codificato con protocolli emanati dal mondo bancario e finanziario, definiti in modo tale da rendere ogni tessera univoca.
Il trasferimento dei dati può avvenire secondo tre diverse letture:
- mediante banda magnetica (si striscia la carta nell'apposita fessura laterale);
- mediante microchip (si inserisce la carta nell'apposita fessura frontale);
- mediante impiego della tecnologia senza contatto (chip RFID integrato o meno da dispositivo NFC). Sufficiente avvicinare la carta (o la smartphone o equivalente se si usa l'NFC) a un lettore abilitato alla tecnologia senza contatto per effettuare il pagamento. Le tessere abilitate sono riconoscibili dal simbolo contactless:
(la stilizzazione di un'onda racchiusa in un'ellissi). Spesso in questi nuovi formati la banda magnetica non è più presente.
La tecnologia contactless non presenta i noti problemi di usura legati alla smagnetizzazione della banda magnetica, e ha il vantaggio di essere dotata di protocolli di sicurezza decisamente superiori. Inoltre, il microchip consente, in prospettiva, di ampliare la gamma di dati e servizi abilitati nelle transazioni effettuate tramite terminale POS. Un microchip di tipo EMV[4] impiega un protocollo di sicurezza particolarmente elevato.
Normalmente, utilizzando una carta in modalità contactless, sino a una certa somma, non è necessario inserire il PIN o firmare la ricevuta.
Utilizzo e diffusione
[modifica | modifica wikitesto]Seppur storicamente nato nel commercio, in particolare nella Grande distribuzione organizzata, il POS si è poi diffuso anche in altri settori. Pertanto, nella ristorazione e nell'intrattenimento, presso gli artigiani, negli studi professionali, nelle imprese con spaccio per la vendita ai privati, nel variegato mondo dei servizi, nella pubblica amministrazione, questo sistema di pagamento è sempre più presente. Quindi la dizione "esercente" non va intesa nel senso esatto del termine (ditta del commercio/distribuzione) ma significa, nel contesto di impiego del POS, un fornitore che ne è dotato.
Mentre in alcune nazioni (il mondo anglosassone, il centro-nord Europa, i paesi asiatici) il POS si è sostanzialmente affermato sul mercato dei pagamenti come libera abitudine, anche per piccolissimi importi (anche inferiori a 2-3 €), in altre invece, ove il contante è maggiormente utilizzato, questo processo è molto più lento. In alcune (tra cui l'Italia), il governo ha emanato dei provvedimenti per imporre il POS come mezzo di pagamento disponibile.
Secondo uno studio del gennaio 2013 di Banca d'Italia[5][6] la media dei pagamenti elettronici dell'Eurozona è 194 all'anno, contro i 74/anno dell'Italia.
Italia
[modifica | modifica wikitesto]In Italia la legge prevede l'obbligo di mettere a disposizione un POS già dal 2012, ma solo per coloro che domandassero di pagare con carta, per un importo superiore ai trenta euro; l'entrata in vigore della norma fu poi prorogata al 2014.[7][8][9]
La norma risultava tuttavia imperfetta, in quanto non era prevista alcuna sanzione per l'esercente non munito dell'apparecchio; le sanzioni non saranno nemmeno introdotte dalla legge di stabilità 2016, che ridusse il limite minimo per l'accettazione di pagamenti elettronici a soli cinque euro.[10]
Il decreto legislativo 15 dicembre 2017, n. 218, che recepì della direttiva UE 2015/2366 detta PSD2, cercò ancora di regolamentare il mercato dei pagamenti via POS mediante la riduzione delle commissioni, la rinnovazione del divieto di ricarico per l'utilizzo POS, commissioni specifiche per i micropagamenti, senza tuttavia introdurre le sanzioni per rifiuto del pagamento o non disponibilità del servizio.[11][12]
Nel frattempo, però, si è timidamente diffuso anche in Italia, specie tra le giovani generazioni o i più abituati alla tecnologia telematica, l'impiego delle applicazioni installate su smartphone e tablet per effettuare i pagamenti digitali. Banche e società finanziarie stanno proponendo soluzioni POS installabili come app, da sottoscrivere in associazione ad un conto corrente.[13][14][15][16]
Otto anni dopo l'introduzione dell'obbligo di munirsi del POS, il decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36, entrato in vigore il 30 giugno, stabilì una sanzione di trenta euro, maggiorata del 4% del valore della transazione, con possibilità di segnalare l'inadempienza alla Guardia di Finanza o all'Agenzia delle entrate per l'applicazione. La sanzione si applica esclusivamente ai casi di rifiuto, ma non a quelli d'indisponibilità del servizio, né a quelli di oggettiva impossibilità tecnica.[17][18]
Nonostante l'obbligo formale a dotarsi di una macchina per l'accettazione dei pagamenti elettronici, la legge non assegna potere liberatorio alle carte di pagamento, come invece è per il contante. Quest'ultimo rimane l'unico mezzo che estingue immediatamente e validamente l'obbligazione pecuniaria; ne consegue che, in caso di impossibilità di concludere l'operazione col POS, sia per colpa del cliente, sia per colpa del fornitore, il cliente può essere chiamato a corrispondere l'importo in denaro contante o con altro mezzo di pagamento, se accettato dal creditore, come l'assegno o il bonifico.[19]
Il pagamento elettronico non ha rilevanza fiscale perché sono la fattura o il documento commerciale di vendita o prestazione a dover essere considerati nel calcolo dell'imponibile (non l'incassato documentato o meno). Infatti, per le norme amministrative italiane, "le ricevute emesse dai Pos rappresentano una mera prova di avvenuto pagamento e non costituiscono un documento contabile, necessario alla redazione del bilancio o alla dichiarazione fiscale". Questo aspetto è spesso ignorato dai non competenti nelle materie fiscali.
Dal 1 gennaio 2026 (operativamente dal 5 marzo successivo, giorno della messa a disposizione della procedura online da parte dell'AdE) registratore di cassa e POS devono essere collegati logicamente (cioè via software).[20][21] Devono essere collegati alla cassa RT o alla procedura web dell'AdE non solo i tradizionali POS bancari ma anche quelli denominati softPOS (Software Point of Sale) cioè quelli supportati da un'app per Android o iOS (ad essmpio Nexi POS, myPOS Glass, Paytend) oppure quelli con dispositivo ma senza canone fisso come SumUp, Axerve, myPOS, Nexi Mobile POS e Square. Le soluzioni Nexi sono di tipo bancario sebbene indipendenti da un determinato istituto.
Norme di Sicurezza e Protezione dei Dati
[modifica | modifica wikitesto]I terminali POS sono soggetti a rigorosi standard di sicurezza per proteggere i dati delle transazioni e prevenire frodi.
Tra i principali standard di sicurezza vi sono[22]:
- PCI DSS (Payment Card Industry Data Security Standard): Un insieme di requisiti sviluppati per garantire che tutte le aziende che elaborano, trasmettono o memorizzano informazioni sulle carte di credito mantengano un ambiente sicuro. Le misure includono la protezione dei dati dei titolari di carta attraverso la crittografia, l'implementazione di firewall e antivirus, e il monitoraggio e test delle reti.
- EMV (Europay, MasterCard, and Visa): Uno standard globale per le carte di pagamento dotate di chip e per i terminali che li accettano. I chip EMV creano un codice univoco per ogni transazione che non può essere riutilizzato, riducendo significativamente il rischio di frodi rispetto alle carte con banda magnetica.
- Tokenizzazione: La tecnologia di tokenizzazione sostituisce i dati sensibili delle carte di credito con un identificatore unico (token) che non può essere decifrato se compromesso. Questo token può essere utilizzato nei sistemi interni dell'esercente senza esporre i dati originali della carta.
- Autenticazione a Due Fattori (2FA): Molti sistemi POS avanzati utilizzano l'autenticazione a due fattori per confermare l'identità dell'utente. Oltre alla password, potrebbe essere richiesto un secondo elemento di verifica come un codice inviato al cellulare o un'app di autenticazione.
- Monitoraggio delle Transazioni: I sistemi POS moderni possono includere software di monitoraggio delle transazioni che utilizzano algoritmi di machine learning per rilevare attività sospette in tempo reale, bloccando potenziali frodi prima che si completino.
Colonnina automatica
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Anche i distributori automatici incorporano, di regola, un'apparecchiatura POS (a parte quei casi in cui accettano solo contanti) specifica per queste applicazioni. In questi casi la tastiera e schermo sono adattati alla funzione propria di una colonnina stabile per erogare carburante, distribuire bevande o cibo, fornire biglietti, pagare la tariffa del parcheggio o il pedaggio stradale, ecc...
Circuiti di pagamento
[modifica | modifica wikitesto]Carte di debito:
- BANCOMAT (circuito di pagamento italiano)
- Mastercard Debit
- V-Pay
- Visa Debit
Carte di credito:
Elementi dello scontrino
[modifica | modifica wikitesto]La singola transazione di pagamento effettuata mediante POS è attestata da uno scontrino che può essere cartaceo o digitale. Gli elementi mostrati sullo scontrino solitamente variano a seconda del modello di POS, ma si può senz'altro asserire che alcuni di questi sono tipici e ricorrenti. Tra i più importanti:
- Impronta (hash) della firma digitale
- Intestazione con tipologia pagamento, dicitura "ACQUISTO" e dati esercente
- Eser. = codice di 15 cifre che identifica in modo univoco l'esercente
- A.I.I.C. = codice che identifica l'acquirente (acquirer) all'interno di quel sistema
- Data e ora della transazione
- TML = codice di 8 cifre relativo al terminale
- STAN (System Trace Audit Number) = numero progressivo che identifica ogni transazione o evento di servizio, inclusi storni, apertura e chiusura del POS
- Mod. = modalità (tipicamente Online) CTLS ICC nel caso di carta con chip (Integrated Circuit Card) utilizzata in modo ConTactLeSs
- AUT. = Autenticazione 6 cifre alfanumeriche date dall'issuer della carta
- OPER. = numero progressivo che identifica l'operazione
- numero carta e data di scadenza (tipicamente oscurata con tanti * tranne le ultime 4 cifre
- A.ID. = Identificativo dato all'applicazione (a seconda del pagamento MasterCard, Visa, ecc. il codice varia. Ad esempio Debit MasterCard ha l'a.id=A0000000041010)
- APPL. = Nome applicazione (esempio DEBIT MASTERCARD)
- ATC = Numero transazione progressivo della carta usata
- TCC = Terminal Country Code, ovvero un codice di tre cifre relativo al paese del POS (es. Italia= 380)
- TrCC = Transation Currency Code, ovvero un codice di 3 cifre relativo alla valuta (es. euro= 978)
- TVR = Terminal Verification Result
- A.R.Q.C. = Auth. Req. Cryptogram
- IAD = Issuer Application Data
- CVM = Cardholder Verification Method (ovvero metodo di verifica dell'utente)
Altre soluzioni
[modifica | modifica wikitesto]La presente voce tratta unicamente il POS nel senso stretto del termine (servizio bancario): esistono nel contempo altri mezzi analoghi di pagamento elettronico, alcuni dei quali si sono affermati nel recente periodo, anche in concorrenza al POS tradizionale. In questi casi si può parlare di POS in senso esteso. Questi strumenti/servizi di pagamento fanno riferimento a soluzioni digitali (eseguite mediante app specifiche, con smartphone via NFC o usando la tradizionale carta di debito/credito) utilizzando vari canali (i tradizionali ovvero bancari/finanziari Google Pay, Apple Pay, altri istituti finanziari, di derivazione non bancaria, specializzati in moneta elettronica). La concorrenza si basa soprattutto sull'assenza del canone/costi fissi (a carico del creditore) o su un canone ridotto rispetto a quello del POS bancario tradizionale. La soluzione di SumUp o di Nexi sono un esempio di pagamento digitale di POS evoluto mentre quello di Satispay è da considerarsi un servizio digitale diverso da un POS perché si basa su un'app (nella quale va registrato un IBAN) ma che non richiede alcuna tessera di plastica.
Il punto di vendita
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Esiste un'altra accezione del termine POS, sebbene non più utilizzata, almeno in Italia. Infatti, originariamente, con il termine POS (detto, in questo caso, anche checkout) si intendeva il luogo dove viene completata una transazione al dettaglio. In pratica si tratta del "punto di vendita" (da cui deriva il termine POS) in cui un cliente effettua un pagamento a un commerciante in cambio di beni o servizi. Il commerciante offre al cliente diverse possibili forme di pagamento come: contanti, assegni o carta di credito. Per effettuare il pagamento con moneta elettronica è necessario il dispositivo POS.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Terminali di pagamento, su raiffeisen.ch. URL consultato il 10 agosto 2018.
- ↑ Come funziona il Pos Mobile e quali sono i suoi costi, su Guida Pos, 14 maggio 2020. URL consultato il 28 maggio 2020.
- ↑ Anche "POS virtuale". La virtualizzazione sta nel fatto che non serve utilizzare la tessera di plastica in quanto è sufficiente inserirne gli estremi nella maschera di autorizzazione.
- ↑ EMV è l'acronimo delle società fondatrici di una comune piattaforma tencologica: Europay (ora parte di Visa), MasterCard e Visa.
- ↑ Pos per tutti e per nessuno, su Inchieste - la Repubblica. URL consultato il 17 novembre 2022.
- ↑ bancaditalia.it, https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2013-0144/QEF_144.pdf.
- ↑ Decreto-legge 179/2012, art. 15, comma 4).
- ↑ Pos, da oggi obbligatorio ma senza sanzioni, su rainews. URL consultato il 17 novembre 2022.
- ↑ Confcommercio (archiviato dall'url originale il 29 luglio 2014).
- ↑ Leonardo Bettini, Pos obbligatorio, sanzioni per professionisti e imprese : tutte le novità, su ilcorsivoquotidiano.net, 1º luglio 2018. URL consultato il 17 novembre 2022.
- ↑ Valentina Corvino, Niente più scuse: il pagamento con bancomat non può essere rifiutato, su Il Salvagente, 12 dicembre 2017. URL consultato il 17 novembre 2022.
- ↑ Condé Nast, Carte di credito, il governo taglia le commissioni (ma non basta), su Wired Italia, 12 dicembre 2017. URL consultato il 17 novembre 2022.
- ↑ Pieremilio Gadda, Pagamenti digitali, dalla pizza al museo addio contante: quando conviene L’Economia oggi in edicola gratis, su Corriere della Sera, 8 luglio 2017. URL consultato il 17 novembre 2022.
- ↑ Pos obbligatorio ma in tanti non lo accettano, su Vigevano24.it, 29 settembre 2018. URL consultato il 17 novembre 2022.
- ↑ Massimiliano Jattoni Dall’Asén, Pos obbligatorio: addio alle sanzioni. Scontrino unico dal 2021, su Corriere della Sera, 12 marzo 2019. URL consultato il 17 novembre 2022.
- ↑ POS obbligatorio: dal 1º luglio 2020 non cambia niente, su Money.it, 30 giugno 2020. URL consultato il 17 novembre 2022.
- ↑ Articolo 15, comma 4, D.L. 179/2012
- ↑ Pagamenti elettronici: quando scattano le sanzioni POS, su ipsoa.it. URL consultato il 27 luglio 2022.
- ↑ Carta di credito o Bancomat: c’è l’obbligo del Pos?, su La Legge per Tutti. URL consultato il 17 novembre 2022.
- ↑ Pagamenti elettronici, dal 1° gennaio 2026 scattano le nuove regole Ecco come “abbinare” registratori di cassa e Pos, su agenziaentrate.gov.it. URL consultato il 2 gennaio 2026.
- ↑ Questo però non significa che il pagamento elettronico/digitale sia analogo all'emissione di documento fiscale in quanto non c'è un automatismo a riguardo. Tuttavia, rispetto a prima, è piu facile l'accertamento di regolarità da parte dell'AdE.
- ↑ Laura Pellegrini, POS: Cos'è, Come Funziona, i Costi e i Modelli disponibili, su Partitaiva.it, 24 gennaio 2024. URL consultato il 16 maggio 2024.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikizionario contiene il lemma di dizionario «POS»
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sul POS
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- POS, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- POS, su Vocabolario Treccani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.