Passo di Crocedomini

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Passo di Crocedomini
Crocedominiii.jpg
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
ProvinciaBrescia Brescia
Località collegateCollio,
Bienno, Bagolino
Altitudine1 892 m s.l.m.
Coordinate45°54′25.92″N 10°24′33.84″E / 45.9072°N 10.4094°E45.9072; 10.4094Coordinate: 45°54′25.92″N 10°24′33.84″E / 45.9072°N 10.4094°E45.9072; 10.4094
Altri nomi e significatiPasso di Croce Domini
InfrastrutturaSP BS 345 - SP BS 669
Pendenza massima11%
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Passo di Crocedomini
Passo di Crocedomini

Il passo di Crocedòmini (anticamente Crux Dominii o passo Crus Domine[1]) riportato su alcune mappe come "passo di Croce Dominii" o "passo di Croce Domini", è un valico alpino delle Prealpi bresciane situato in provincia di Brescia a 1892 m. s.l.m. a sud del parco dell'Adamello.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Bagolino. Incrocio sulla SP669 con deviazione (strada comunale) per passo Maniva (a sx) e passo Crocedomini (diritto)

Dal punto di vista orografico il passo separa le Alpi Retiche meridionali dalle Prealpi Bresciane e Gardesane. Si trova poco a nord del punto in cui si uniscono le Tre Valli Bresciane:[2]

Dal punto di vista amministrativo, il passo è all'interno del comune di Breno, poco sopra della località Bazena. Al passo si trova il rifugio omonimo, chiuso d'inverno.

Può essere raggiunto percorrendo da Concesio o da Breno la SS 345 delle tre Valli oppure tramite la SS 669 del Passo di Crocedomini che collega il Lago d'Idro al passo transitando per Bagolino. Tutti e tre i percorsi che convergono al passo sono chiusi nella stagione invernale; inoltre, il tratto di strada che congiunge il valico al passo Maniva comprende due tratti non asfaltati, uno della lunghezza di sei chilometri e l'altro di circa 500 metri, che ne fanno un percorso piuttosto impegnativo. Salendo da Breno la provinciale 345 è aperta d'inverno (solitamente) sino alla Bazena (ovvero 2 km prima del passo).

Cippo segnalatore del passo Crocedomini a Bienno

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Il nome significa letteralmente "Croce del dominio" per indicare in antico la delimitazione di proprietà di diversi comuni, Bagolino, Breno e Collio, difatti il passo di Crocedomini accoglie una croce antica dalla quale prende il nome. Il manufatto in ferro battuto serviva a segnalare un tempo il confine tra i territori dominati dal Ducato di Milano e successivamente Repubblica di Venezia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il passo era praticato ancora dai tempi antichi come comunicazione fra le tre valli e secondo lo storico Bresciano Gabriele Rosa riporta nelle sue guide turistiche della Valcamonica del 1886, che già tra le popolazioni romanizzate era in uso depositare su un altare presso il Passo dei doni votivi per propiziarsi il favore degli dei lungo il viaggio, scrive: "... è anche un sito detto pietra dell’altare, ricordante riti gentili, perché il valico è antico e rocca de’ pagani si dicono avanzi di vetusto castello sopra Prestine".

Tra i passaggi storici si ricorda quello dell'imperatore Federico I Barbarossa nel 1166 e quello dell’eretico fra Dolcino di Novara nel 1304 seguito dalla moglie Margherita di Condino e dei suoi fidati discepoli. Difatti costui in missione fra le valli alpine per raccogliere adepti nelle Giudicarie e a Bagolino, si trovò braccato dal tribunale dall'Inquisizione del principe vescovo di Trento. Costretto alla fuga, si mosse verso il passo per scendere in Lombardia, forse protetto dai signori di Breno, fino a raggiungere Martinengo, nella piana bergamasca, con l’obiettivo di incontrare e di ingraziarsi Matteo Visconti, signore di Milano, tradito dallo stesso, troverà la sua fine sulle montagne biellesi, catturato, torturato e processato, fu arso vivo sul rogo il 1° giugno 1307.

Nel 1500-1600, secondo la credenza popolare, il passo era considerato il luogo preferito dalle streghe per i loro convegni, il detto sabba o akelarre in basco, e sarebbe stato in presenza del demonio, durante il quale venivano compiute pratiche magiche, orge diaboliche e riti blasfemi.

Un documento napoleonico del 1805, indica, fra le maggiori comunicazioni della Valcamonica, anche una "stradella", lunga 7 miglia, che dal fondovalle conduce a Esine, Berzo e Bienno, tutti abitati "assai trafficanti di ferro e di legnami". Una mulattiera arriva poi a Campolaro, da cui si prosegue per un sentiero percorribile con animali, ma ripido e angusto, fino al passo.

1166, il transito dell'imperatore Federico I Barbarossa[modifica | modifica wikitesto]

Un'antica tradizione orale più volte riportata nei secoli dagli storici, tra questi Cipriano Gnesotti nella sue "Memorie delle Giudicarie" del 1700[3]. e nei rapporti segreti dei provveditori veneti di Salò inviati al Consiglio dei Dieci a Venezia nel 1600[4], racconta che nell'ottobre del 1166 l'imperatore di Germania, Federico I detto il Barbarossa, scese in Italia con il proprio esercito composto da circa 10.000 uomini per la quarta volta con l'intento di strappare all'Imperatore d'Oriente la base che egli manteneva nell'Italia centrale e assoggettare le città ribelli alla politica del Sacro romano impero. Costui, passato per Trento, dopo aver percorso la consueta Valle dell'Adige e vista l'impossibilità di raggiungere Milano data l'ostilità dei Veronesi e dei Castelbarco che avevano sbarrato con ingenti forze la Val Lagarina, espugnato i castelli ghibellini di Rivoli e Appendice, e quella delle città di Brescia e Bergamo, deviò sulla sponda orientale del lago di Garda e imbarcò a Garda i propri armati fino all'approdo di Toscolano. Qui, guidato dai fedeli conti di Lodrone, feudatari ghibellini, si inerpicò nella Valle del Toscolano, raggiunta la Val Vestino, da Turano salì alla Bocca Cocca e per la mulattiera del monte Cingolo Rosso discese a Lodrone, donde per Bagolino e passo di Croce Domini passò in Valcamonica a Breno e raggiunse così Milano nel mese di novembre. Per alcuni questo passaggio, per altri invece quello di papa Alessandro III avvenuto nello stesso anno nel mese di novembre, sarebbe ricordato da certe lettere incise "in macigno" vicino al luogo denominato Scaletta nel territorio di Bondone presso il monte Cingolo Rosso[5][6][7]. Altri storici non menzionano il fatto, invece, al contrario, tra questi Ludovico Antonio Muratori, sostengono che dalla Valle dell'Adige il Barbarossa ritornò sul suo cammino e puntò al passo del Tonale calando poi nella fedele Valcamonica[8]. Quindi sempre per alcuni studiosi, i due fatti non sono in contrapposizione fra loro e anzi lecitamente si può supporre per Cipriano Gnesotti un transito breve dell'imperatore passando in Val Vestino con la sola scorta dei Lodron e di poche unità per raggiungere al più presto possibile e in gran segreto la rocca di Breno, mentre il grosso dell'esercito, vista l'impossibilità di essere traghettato via lago dalle esigue imbarcazioni presenti, un passaggio più lungo a nord nella Valle di Non.

La Grande Guerra[modifica | modifica wikitesto]

La località allo scoppio della prima guerra mondiale del 1915 fu prontamente presidiato dal 77° e dal 78° Reggimento della Brigata Toscana e siccome le alture di Bazena-Crocedomini costituivano un punto fondamentale per quanto riguarda la viabilità di collegamento delle strutture difensive camune con quelle della Valle Trompia e del Lago d'Idro attirarono l'attenzione del Genio militare.

Così una importante arteria militare venne appositamente realizzata partendo da Breno e, raggiunta la località Bazena, si spingeva al Passo Crocedomini dove si biforcava: da una parte in direzione dell'Alta Valle del Caffaro; dall'altra, aggirato il Dosso Alto, attraverso il Passo della Spina, giungeva al Passo del Maré e al Forte di Cima dell'Ora con collegamento ad Anfo sulle rive del Lago d'Idro, con uno sviluppo complessivo, da Breno ad Anfo, di oltre 57 chilometri.

Le strade di grande traffico, in corrispondenza della linea di confine o, comunque, in posizioni tali da poter essere osservate dall'avversario, venivano coperte con opere di mascheramento al fine di occultare il traffico di uomini e di mezzi, consentendo in tal modo il regolare avvicendamento delle truppe, il rifornimento dei materiali, il passaggio di artiglierie. Tale mascheramento veniva fatto con numerose quinte di tela, vimini, o erba. Lungo l'imponente rete viaria militare che dal fondovalle saliva, prima con strade e poi con mulattiere e sentieri, fin sulle più impervie linee del confine con l'Austria-Ungheria, avveniva il quotidiano transito di uomini, mezzi e soprattutto armi e munizioni: numerossimi pezzi d'artiglieria vennero progressivamente dislocati su tutte le creste di confine, nei punti ritenuti più strategici per le varie azioni di difesa e di attacco. Cannoni, obici, mortai e bombarde di ogni calibro vennero issati con fatiche sovrumane su elevazioni e creste fino ad allora ritenute irraggiungibili da un pezzo d'artiglieria. Tra tutti, da parte italiana primeggia il grande cannone da 149G (dal peso di circa 80 q.li) portato a Cresta Croce a 3.444 metri di quota; da parte austriaca merita di essere ricordato il cannone da 10,4 cm Modello 1915 (da 35 q.li) portato sul monte Botteri, in alta Val Nardis, a 3171 metri. Oltre a questi due casi unici, con infinite fatiche e sacrifici da ambo le parti, altre centinaia di pezzi vennero piazzati sulla lunga linea del fronte lombardo dal Passo dello Stelvio al Lago di Garda.

Anche sul monte Crocedomini, a quota 2.055 m slm, furono installate due postazioni antiaeree per la sorveglianza dell'omonimo passo, snodo stradale tra Valle Camonica, Valle Sabbia e Valle Trompía, e quindi di fondamentale importanza strategica. Sono ancora ben visibili i basamenti circolari in calcestruzzo delle due postazioni ed il perno centrale. Dalla strada militare Passo Crocedomini-Maniva si diparte la mulattiera militare ancora ben visibile, ancorché completamente inglobata nel pascolo, che con un percorso di circa 600 metri porta alle postazioni militari, che sono corredate anche da una serie di trincee ancora ben conservate.

Sport. Il Giro d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Le strade che congiungono il Passo di Crocedomini sono state percorse dal Giro d’Italia per quattro volte, nel 1970, 1976, 1982 e 1998. Nel corso di quest’ultimo passaggio, avvenuto il 4 giugno 1998 durante della frazione da Cavalese a Montecampione, l’azione perentoria di Marco Pantani iniziò proprio su questa salita a mettere alla prova la resistenza del russo Pavel Tonkov, che poi dovette cedere alla sua potenza e determinazione nel corso di un epico finale di tappa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marcello Ricardi, Giacomo Pedersoli, Grande guida storica di Valcamonica Sebino Val di Scalve, Cividate Camuno, Toroselle, 1992, p. 76.
  2. ^ Marco Zulberti, Val Giudicarie - L'eresia dolciniana - Dante, l'eresia di Dolcino e il passo Crocedomini. L'autonomia spirituale nelle prealpi lombarde, atto de: Pisogne: convegno sulla caccia alle streghe, 2008.
  3. ^ Cipriano Gnesotti nelle Memorie per servire alla storia delle Giudicarie disposte secondo l'ordine dei tempi, 1786, scrive a pagina 87 e 88: "Il passo per Trento e Verona non era sicuro, dovendo attraversare il paese de' ribelli, scrive il Muratori, che da Trento nel 1166 passò per la Valcamonica e Brescia. Un principe coraggioso, e tollerante della fatica potè porsi in un viaggio si disastroso. Quale strada tenesse non so accettare. Sembra, che dall'Adige al Garda, da Garda a Toscolano, Val di Vestino, Lodrone, o da Roveredo, Torbole, Limone, Tremosine, Tignale, terra annessa allora al Principato, e vescovo di Trento, Val di Vestino. Ciò accenno perché vi è tradizione (se non è favolosa invenzione) che venisse su per la Val di Vestino, e passando per monte Cingolo Rosso calasse giù in Lodrone, i di cui signori si crede costantemente, che gli fossero ben affetti, per indi nelle strade di Bagolino e Crux Domini o sia Crusdomine accostarsi a Valcamonica. Veramente si pretende la tradizione assistita da alcune lettere mal incise, e fuori ordine l'un dall'altra in macigno vicino al luogo così detta della Scaletta, ma sulle pertinenze di Bondone, sulle strade di monte Cingolo Rosso ove, all'altezza di un mezzo uomo a stare sulla strada, si rilevano come AE, S, G, C, ma dissi, fuori ordine e linea; in poca distanza poscia sotto la strada si rilevano su un termine le divisioni delle Comunità, non si sa per altro intendere come tenesse quella strada, se non, veggendosi lungo l'Adige difficoltato il viaggio intrapreso, con poco esercito per affrettare e con segretezza il suo intento attraversasse quei monti".
  4. ^ Provveditorato di Salò, Provveditorato di Peschiera Di Salò, Provveditorato, 1978, pag.107.
  5. ^ Brescia rassegna mensile illustrata, Brescia, 1935, pag. 20.
  6. ^ Mauro Neri, Mille leggende del Trentino: Valle dell'Adige e Trentino meridionale, 1996.
  7. ^ Aurelio Garobbio, Alpi e Prealpi: Val Trompia e Val Sabbia, Lago di Garda, Monte Baldo, Valli Giudicarie, Val di Non e Val di Sole, Alfa, 1967, pag.77.
  8. ^ Antonio Zieger, Storia del Trentino e dell'Alto Adige, 1926, pag. 60.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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