Orchestral Manoeuvres in the Dark

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Orchestral Manoeuvres in the Dark (OMD)
O.M.D. Bandpic.jpg
Paese d'origineRegno Unito Regno Unito
GenereNew wave
Musica sperimentale
Musica elettronica
Periodo di attività musicale1978 – 1988
2006 – in attività
Album pubblicati20
Studio13
Live3
Raccolte3
Opere audiovisive3
Sito ufficiale

Gli Orchestral Manoeuvres in the Dark (spesso abbreviato in OMD o OMITD) sono un gruppo di musica elettronica britannico fondato nel 1978 e tuttora attivo, dopo la rottura alla fine degli anni ottanta, cambi di formazione e la riconciliazione fra i membri fondatori nel 2010, dando spazio ad una nuova frase creativa.

Storia del gruppo[modifica | modifica wikitesto]

Gli esordi[modifica | modifica wikitesto]

Uniti da una passione per la musica stile Krautrock (quella dei Neu! e dei Kraftwerk in particolare), i due amici della zona del Wirral, Andy McCluskey e Paul Humphreys cominciano a comporre a suonare insieme nel 1977, formando il complesso The Id (l'Io freudiano). Composto da diversi membri, il gruppo avrà vita breve, ma fa in tempo a registrare alcuni brani demo fra cui "Electricity", "The Misunderstanding" e "Julia's Song"[1]. Dopo lo scioglimento dei The Id McCluskey farà parte dei Dalek I Love You, altro gruppo attivo nella vivace scena di Liverpool all'epoca, prima di riunirsi di nuovo con Humphreys per formare gli Orchestral Manoeuvres in the Dark nel settembre del 1978. Anche questo progetto era considerato inizialmente di breve durata. Tuttavia il duo, insieme ad un terzo membro, un registratore chiamato "Winston", ottengono un discreto successo con performance all'Eric's Club di Liverpool, e successivamente con il loro primo singolo, una nuova versione di "Electricity" con lato B "Almost" per la Factory Records di Manchester, uscito a maggio del 1979[2].

Poco dopo la pubblicazione del primo singolo, gli Orchestral Manoeuvres in the Dark passano all'etichetta Dindisc, una sussidiaria della Virgin Records. L'occasione di esporre il gruppo ad un grande pubblico viene a settembre del 1979 con l'assegnazione come gruppo supporter per il tour di Gary Numan, una delle popstar più popolari del momento in Gran Bretagna[3]. Il singolo "Electricity" viene prontamente ripubblicato dalla Dindisc in una versione prodotta da Martin Hannett, già produttore dei Joy Division. Ad agosto viene trasmessa una session registrata per la trasmissione radiofonica di John Peel per la BBC, trampolino di lancio per molti complessi della scena musicale alternativa all'epoca[4].

I primi successi[modifica | modifica wikitesto]

Travolti dall'aumento di interesse da parte del pubblico ma anche dalla critica, Humphreys e McCluskey si affrettano a registrare il loro primo LP nei propri studi di registrazione "The Gramophone Suite" a Liverpool. Uscito a febbraio del 1980, l'album eponimo mette insieme dieci brani, molti già provati nei live degli anni precedenti, ed avrà un discreto successo anche in classifica, arrivando al 27º posto in Gran Bretagna. Seguirà un tour promozionale, toccando anche i paesi del Benelux, aumentando la formazione a quattro con Dave Hughes alle tastiere e Malcolm Holmes (già membro dei The Id) alla batteria e percussioni. Ad aprile, per una nuova session per John Peel, vengono presentati due brani inediti "Enola Gay" e "Motion and Heart"[5]. A maggio esce un nuovo singolo per la Dindisc, una nuova versione di "Messages", uno dei brani più interessanti dell'album di debutto, questa volta prodotto da Mike Howlett, già dei Gong, e produttore di altri gruppi della DinDisc come Martha and the Muffins e The Revillos[6]. "Messages" sarà il primo singolo del gruppo ad entrare in classifica in Gran Bretagna, arrivando alla posizione no.13[7], e permetterà al gruppo di apparire nelle trasmissioni televisive più importanti quali Top of the Pops e The Old Grey Whistle Test[8].

Nell'estate del 1980 la band continua con i live, fra cui un concerto registrato dal canale TV ITV al Nottingham Playhouse il 28 luglio, trasmesso ad aprile del 1981, e pubblicato ufficialmente nel 2015[9]. Il concerto dimostra un nuovo 'look' per il gruppo che si presenta sul palco in camicia e cravatta e con i capelli tagliati. In questo ed in un'altra performance per il film Urgh! A Music War viene eseguito il brano ancora inedito "Enola Gay".

Il successo internazionale[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine di settembre del 1980 esce il nuovo singolo "Enola Gay", sempre prodotto da Howlett[10]. È il brano che porterà gli Orchestral Manoeuvres in the Dark (ora conosciuti anche con l'acronimo OMD) al successo internazionale raggiungendo anche il primo posto in classifica in Italia nel 1981[11]. A solo otto mesi dal debutto eponimo esce il nuovo album Organisation per la Dindisc. Fuori dai loro studi il gruppo, ora formato da McCluskey e Humphreys con la collaborazione fissa di Holmes, presenta un album più maturo rispetto al primo con suoni più cupi e melancolici, un mood che incontra i gusti del pubblico all'epoca che farà piazzare l'album al no. 6 in classifica nella prima settimana dopo l'uscita[12]. Seguirà un altro lungo tour promozionale per la nuova formazione a quattro, che con Martin Cooper costituirà la formazione "classica" del gruppo.

Uscito nell'agosto del 1981, il nuovo singolo "Souvenir" non delude, arrivando al no. 3 in classifica in Gran Bretagna[13]. Un altro singolo "Joan of Arc" esce ad ottobre e serve da apripista al nuovo e tanto atteso album Architecture and Morality, che arriverà a vendere più di 4 milioni di copie. Il tour promozionale, che durerà fino a marzo del 1982, porterà gli OMD in tutta Europa, comprese tre date in Italia, e di nuovo negli Stati Uniti e in Canada[14]. Il terzo singolo "Maid of Orleans" pubblicato all'inizio del 1982, diventa un successo in tutta Europa, ed è il singolo più venduto in Germania nel 1982[15].

Da 'Dazzle Ships' allo scioglimento[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un lungo tour all'inzio del 1982 che porterà il gruppo in Canada e negli Stati Uniti, gli OMD si ritirano di nuovo per scrivere e registrare un nuovo album. Ancora sorpresi dal successo commerciale dell'ultima fatica Architecture and Morality, si ritirano di nuovo negli studi de The Grampohone Suite, ora attrezzati con la nuova tecnologia nella musica elettronica, come per esempio il campionatore Emulator o la Oberheim OBX ma anche il noto giocattolo "Speak And Spell" della Texas Instruments. Queste nuove tecnologie permisero alla band di portare le sperimentazioni musicali dei primi anni su un altro livello, nella speranza di renderle più commerciali. L'album che ne resultò, Dazzle Ships, fu un mix di canzoni e brani fatti di suoni campionati e sperimentazioni sonore ma senza tralasciare le melodie orrecchiabili dei primi successi. Tuttavia l'album sarà di un flop commerciale che ai tre milioni di copie del suo predecessore ne oppone a malapena trecentomila[16]. Sebbene Dazzle Ships sia il soggetto di una rivalutazione positiva in occasione del suo 25º anniversario[17], all'epoca rimase in classifica per solo otto settimane (rispetto ai ventiquattro del suo predecessore) e il secondo singolo "Telegraph" non toccò memmeno la Top 40 in Gran Bretagna[18].

Reduci dell'insuccesso il gruppo si affretta a scrivere nuovo materiale più commerciale senza però tradire troppo la filosofia di base, buona musica pop che tratta temi come la tecnologia o i rapporti umani amorosi senza cadere nella melensaggine. Una serie di dati live viene messa insieme già nel settembre del 1983 per testare alcuni brani nuovi, la maggior parte dei quali verranno poi pubblicati su Junk Culture nella primavera del 1984. Il nuovo album riesce ad equilibrare sperimentazioni e commercialbilità, e con un nuovo sound più gradito dal grande pubblico gli OMD tornano di nuovo in classifica con la fortunata triologia di singoli "Locomotion", "Talking Loud and Clear" e "Tesla Girls". Una riedizione deluxe di Junk Culture del 2015 raccoglie l'album originale con tutti i brani annessi dell'epoca[19].

Nonostante un successo rinnovato in patria e in Europa, il successo americano sfugge ancora alla band in un mercato sempre più competitivo e rivolto verso il pubblico d'oltreoceano. L'album del 1985 Crush è un tentativo di raggiungere tale mercato, centrando l'obiettivo in parte con il singolo di apertura "So In Love" raggiungendo il 26º posto nelle classifiche Billboard[20]. Tuttavia, nonostante un nuovo sound più commerciale, raggiunto con l'ausilio del produttore americano Stephen Hague, l'album non riesce a sfondare in USA. Anche il successo in patria è alquanto modesto sia per l'album che per i singoli. Il nuovo stile però piace allo sceneggiatore americano John Hughes, il quale chiede alla band di scrivere un brano per la colonna sonora della sua nuova commedia "Pretty In Pink" (Bella in Rosa). Il risultato "If You Leave", fu scritto e realizzato in ventiquattro ore[21] e divenne il più grande successo del gruppo negli Stati Uniti raggiungendo il 4º posto nelle classifiche Billboard a maggio del 1986[22].

Pochi mesi dopo esce il nuovo album degli OMD The Pacific Age, preceduto dal singolo "(Forever) Live and Die". Quest'ultimo gode di un buon successo sia in Gran Bretagna (no. 11 in classifica[23]) che in USA (no. 19[24]) ma l'album, prodotto sempre insieme a Stephen Hague, delude e ha vita commerciale breve. Sarà l'ultimo registrato dalla band nella formazione classica negli anni ottanta, con l'ulteriore aggiunta di Graham e Neil Weir, già collaboratori ai fiati dai tempi di Junk Culture.

Un ultimo singolo "Dreaming" è l'inedito inclusa nella prima compilation della band The Best of OMD, pubblicata nel 1988, che sembra chiudere questa fase della carriera. Dopo un ultimo tour negli Stati Uniti nel 1988 come supporter ai Depeche Mode, il gruppo degli Orchestral Manoeuvres in the Dark si scioglie, il nome rimanendo al solo Andy McCluskey.

Anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

Dopo lo scioglimento del gruppo, Paul Humphreys con Martin Cooper e Malcolm Homes formano un nuovo gruppo The Listening Pool che arriverà a pubblicare un unico album Still Life nel 1994[25]. Nel mentre Andy McCluskey torna sulla scena musicale sotto il nome degli OMD nel 1991 con il singolo di successo "Sailing on the Seven Seas" (no. 3 in classifica UK[26]) l'album Sugar Tax (22 settimane nella Top 40[27]). Per la scrittura dell'album, McCluskey ha collaborato con Stuart Kershaw e Lloyd Massett, anch'essi nativi di Liverpool. L'album successivo Liberator del 1993 riscuote meno successo, e ancor meno Universal del 1996, in cui McCluskey sperimenta con diversi stili musicali.

Un rinnovato interesse nella musica degli OMD viene con la pubblicazione di una nuova raccolta The OMD Singles nel 1998, dando vita anche a diversi remix dei successi degli anni ottanta, in particolare "Enola Gay" remixato da Sash!. Tuttavia dopo la delusione di Universal anche McCluskey rinuncia agli OMD, preferendo seguire altri progetti come la formazione del gruppo vocale femminile Atomic Kitten nel 1999, per il quale egli e Stuart Kershaw scriveranno diversi brani fra cui "Right Now", "See Ya" e "Whole Again", quest'ultimo numero 1 nel 2001[28].

Nel frattempo Paul Humphreys comincia a collaborare con Claudia Brücken, ex-Propaganda, con cui egli aveva una relazione. La coppia ha pubblicato un album intitolato Instead sotto il nome di OneTwo nel 2006[29].

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte[modifica | modifica wikitesto]

  • 1988: The Best of OMD
  • 1998: The OMD Singles
  • 2000: The Peel-Sessions 1979 - 1983
  • 2001: Navigation – The OMD B-Sides
  • 2003: The OMD Singles (Remix Edition) DCD
  • 2008: Messages – Greatest Hits 30 Years in Sight & Sound [CD/DVD]

Dal vivo[modifica | modifica wikitesto]

  • 2008: Architecture & Morality & More (edizione solo CD)
  • 2013: Architecture & Morality & More (edizione CD/DVD)
  • 2015: Dazzle Ships At The Museum Of Liverpool (CD/DVD e in vinile)
  • 2016: Architecture & Morality and Dazzle Ships live at the Royal Albert Hall (CD, vinile e digital download)

DVD[modifica | modifica wikitesto]

  • 2007 Souvenir - documentario di 95 minuti sulla storia del gruppo
  • 2008 Architecture & Morality & More (edizione solo DVD, nel 2013 insieme al CD)
  • 2009 Electricity: OMD with the Royal Liverpool Philharmonic Orchestra - concerto dal vivo con esecuzione di The Energy Suite e alcuni successi della band adattati per orchestra.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The ID - The ID, su Discogs. URL consultato il 23 settembre 2016.
  2. ^ Orchestral Manoeuvres In The Dark - Electricity. Factory ‎– FAC 6, su Discogs. URL consultato il 23 settembre 2016.
  3. ^ (EN) MESSAGES | PRETENDING TO SEE THE FUTURE, su www.omd-messages.co.uk. URL consultato il 23 settembre 2016.
  4. ^ (EN) BBC - Radio 1 - Keeping It Peel - 20/08/1979 Orchestral Manoeuvres In The Dark, su www.bbc.co.uk. URL consultato il 23 settembre 2016.
  5. ^ BBC - Radio 1 - Keeping It Peel - 14/04/1980 Orchestral Manoeuvres In The Dark, su www.bbc.co.uk. URL consultato il 23 settembre 2016.
  6. ^ (EN) A Beginner’s Guide To MIKE HOWLETT | The Electricity Club, su www.electricity-club.co.uk. URL consultato il 23 settembre 2016.
  7. ^ messages | full Official Chart History | Official Charts Company, su officialcharts.com. URL consultato il 23 settembre 2016.
  8. ^ (EN) MESSAGES | OLD GREY WHISTLE TEST, su www.omd-messages.co.uk. URL consultato il 23 settembre 2016.
  9. ^ Orchestral Manoeuvres In The Dark - Access All Areas, su Discogs. URL consultato il 23 settembre 2016.
  10. ^ Orchestral Manoeuvres In The Dark - Enola Gay, su Discogs. URL consultato il 23 settembre 2016.
  11. ^ (EN) OMD DISCOGRAPHY | SINGLES 1979 - 86 -Enola Gay, su www.omd-messages.co.uk. URL consultato il 23 settembre 2016.
  12. ^ organisation | full Official Chart History | Official Charts Company, su officialcharts.com. URL consultato il 23 settembre 2016.
  13. ^ souvenir | full Official Chart History | Official Charts Company, su officialcharts.com. URL consultato il 23 settembre 2016.
  14. ^ Orchestral Manoeuvres in the Dark, Live 1982, su Orchestral Manoeuvres in the Dark. URL consultato il 23 settembre 2016.
  15. ^ (DE) Chartsurfer.de, Hits 1982 Deutschland | Single-Charts | Top 100 Auswertung, su www.chartsurfer.de. URL consultato il 23 settembre 2016.
  16. ^ (EN) Bob Stanley, How to lose 3 million fans in one easy step, in The Guardian, 06 marzo 2008. URL consultato il 06 ottobre 2016.
  17. ^ The Quietus | Reviews | Orchestral Manoeuvres In The Dark, in The Quietus. URL consultato il 06 ottobre 2016.
  18. ^ telegraph | full Official Chart History | Official Charts Company, su officialcharts.com. URL consultato il 06 ottobre 2016.
  19. ^ OMD - Orchestral Manoeuvres in the Dark | news, su www.omd.uk.com. URL consultato il 06 ottobre 2016.
  20. ^ Music: Top 100 Songs | Billboard Hot 100 Chart, su Billboard. URL consultato il 06 ottobre 2016.
  21. ^ (EN) How 'If You Leave' came to score that iconic 'Pretty in Pink' moment, in Entertainment Weekly's EW.com. URL consultato il 06 ottobre 2016.
  22. ^ Music: Top 100 Songs | Billboard Hot 100 Chart, su Billboard. URL consultato il 06 ottobre 2016.
  23. ^ (forever)+live+and+die | full Official Chart History | Official Charts Company, su officialcharts.com. URL consultato l'11 ottobre 2016.
  24. ^ Music: Top 100 Songs | Billboard Hot 100 Chart, su Billboard. URL consultato l'11 ottobre 2016.
  25. ^ The Listening Pool - Still Life, su Discogs. URL consultato l'11 ottobre 2016.
  26. ^ sailing+on+the+seven+seas | full Official Chart History | Official Charts Company, su officialcharts.com. URL consultato l'11 ottobre 2016.
  27. ^ sugar+tax | full Official Chart History | Official Charts Company, su officialcharts.com. URL consultato l'11 ottobre 2016.
  28. ^ ATOMIC KITTEN | full Official Chart History | Official Charts Company, su www.officialcharts.com. URL consultato l'11 ottobre 2016.
  29. ^ Onetwo - Instead, su Discogs. URL consultato l'11 ottobre 2016.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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