Notti e nebbie

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Notti e nebbie
Notti e nebbie-Orsini.JPG
Umberto Orsini nei panni del protagonista, il commissario Spada, in una delle sequenze iniziali.
PaeseItalia, Francia, Messico
Anno1984
Formatominiserie TV
Generedrammatico, storico, di guerra
Puntate2
Durata160 min circa (totale)
Lingua originaleitaliano
Rapporto4:3
Crediti
RegiaMarco Tullio Giordana
Soggettoromanzo di Carlo Castellaneta
SceneggiaturaMarco Tullio Giordana, Carlo Castellaneta
Interpreti e personaggi
FotografiaFranco Delli Colli
ScenografiaArmando Nobili
Casa di produzioneRAI - Radiotelevisione italiana, Télévision Française 1, Cosmovideo
Prima visione
Data28 novembre 1984
Rete televisivaRai 2

Notti e nebbie è una miniserie televisiva del 1984.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Diretto da Marco Tullio Giordana, lo sceneggiato è tratto dall'omonimo romanzo di Carlo Castellaneta. Andò in onda in prima visione su Rai 2[1].

È stato replicato nell'agosto 2011 all'interno della rubrica Rewind di Rai Storia.[2]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film racconta le vicissitudini di Bruno Spada, commissario di polizia a Milano negli anni della Repubblica Sociale e della Resistenza ai nazifascisti. Egli svolge i suoi compiti di polizia politica, controllo della fedeltà dei dirigenti e funzionari della Repubblica e repressione delle clandestine attività antifasciste, in una Milano e un'Italia lacerata da una vera e propria guerra civile.

Attentati, violenze, torture, tradimenti, attraversano la vita di questo funzionario, lacerando a loro volta la sua coscienza e facendo vacillare le sue motivazioni di funzionario fascista, portandogli enormi crisi di coscienza e forti dubbi esistenziali. Morirà fucilato il 25 aprile 1945 per mano dei partigiani che quel giorno rovesciarono il regime repubblichino e liberarono la città dall'occupazione nazifascista.

Analisi dello sceneggiato[modifica | modifica wikitesto]

Il film è ambientato nell'inverno del 1944 a Milano, negli ultimi mesi della guerra. La città è martoriata dai bombardamenti, controllata da tedeschi sempre più rabbiosi e da un numero imprecisato di polizie fasciste, mentre la presenza dei partigiani si fa sempre più forte. Regnano fame, freddo e paura, i problemi quotidiani della popolazione sono ormai quelli della pura sopravvivenza.

Bruno Spada: un uomo d'ordine

In questa cupa atmosfera la vicenda ruota attorno alle vicende del commissario di polizia Bruno Spada. Questo poliziotto è un freddo e autoritario burocrate che persegue con coerenza il suo dovere di tutore dell'ordine costituito. Egli è interamente dedito al suo lavoro, pare fascista convinto e fa ciò che gli dettano i superiori e il suo senso del dovere, anche se ciò lo porta a calpestare ogni diritto e a usare le persone con cinismo per gli scopi propri o del sistema che difende.

Bruno Spada ha aderito al fascismo probabilmente per le sue origini piccolo borghesi. La sua provenienza sociale lo ha portato a volere una posizione socialmente rispettata e a credere fortemente nei valori borghesi del dovere, della famiglia e del rispetto conformistico di una morale condivisa da tutta la società. Egli in buona fede aspira, con la sua modesta opera di poliziotto, ad affermare un ordine moralmente giusto che garantisca la pace a tutti e dia un senso alla loro vita.

I dilemmi morali del protagonista

Spada pensa che le sue azioni repressive siano condannabili eticamente ma necessarie per far trionfare la giustizia. È però anche tormentato dai rimorsi, sapendo che usando sempre la violenza rinnega le regole morali di cui vorrebbe essere difensore. Per risolvere il dilemma morale il protagonista si rifugia nell'indifferenza cinica del burocrate che fa il suo dovere. Il dovere spesso fornisce a Spada la possibilità di sfogare le sue violente pulsioni istintuali (anelito alla sopraffazione anche sessuale, spinte sadomasochiste, odio verso i diversi e i deboli), che non sono eredità dell'epoca fascista ma una componente eterna dell'uomo.

Spada è quasi totalmente indifferente a sentimenti umani di pietà e affetto. Frequenta case di prostituzione e ha relazioni con molte donne, senza amarne alcuna e impiegandole tutte per avere delle delazioni. Spada non nutre alcun affetto neppure per la famiglia, composta da una figlia e una moglie che è sempre in disparte e dotata di un senso di accettazione a volte doloroso, altre volte semplicemente remissivo. Forse l'unica donna che Spada ha mai amato è una sua ex amante, una modella di dubbia moralità, che per vivere agiatamente prima va con i gerarchi fascisti e poi lo abbandonerà per unirsi ai partigiani vincitori.

Bruno Spada è un carnefice, ma allo stesso tempo una vittima degli ideali propagandati dal fascismo in cui crede. Il regime appare come una dittatura ipocrita, conformista e disumanizzante, che controlla in modo capillare la società. Da una parte il regime si regge su un clima di terrore e delazione per eliminare ogni opposizione. Dall'altra il sistema dittatoriale si perpetua sfruttando le aspirazioni degli individui, permettendo loro di ritagliarsi spazi dove esercitare un potere assoluto, in cambio di una totale sottomissione.

La lotta contro i partigiani

Il dilemma morale di Spada, poliziotto indeciso se servire l'autorità fascista o seguire il proprio imperativo morale, è di una grande attualità nel periodo della Repubblica di Salò, in cui a comandare sono in realtà i nazisti e non esiste più alcuna distinzione tra autorità nazifascista e stato italiano, tra ciò che è moralmente giusto e sbagliato. Nell'assenza di un'autorità italiana realmente identificabile come tale, la Repubblica Sociale vide la nascita di un numero incredibile di organismi armati, in un guazzabuglio in cui la funzione militare e quella di polizia si confondevano, perlopiù finalizzati a contrastare la guerriglia partigiana. Bruno Spada, da sempre servitore dello stato fascista, per la sua bravura riceve una promozione da Sua Eccellenza, un gerarca fascista sfuggente e ambiguo, e diventa capo di una di queste improvvisate polizie.

Il suo è un ufficio politico che ha due scopi: smantellare la rete clandestina della resistenza antifascista e controllare la fedeltà dei quadri della Repubblica Sociale Italiana. Spada diventa sempre più convinto che la guerra civile, con il suo inevitabile corollario di tradimenti, delazioni, crudeltà, vendette, è una cosa sporca, e non è possibile fare in modo pulito le cose sporche. Egli diventa sempre più spietato per adempiere il suo dovere e fare ciò che è giusto, ma allo stesso tempo le sue certezze entrano sempre più in crisi davanti a indagini inconcludenti in una Milano livida e da incubo, alle atrocità della guerra civile e al generale clima di immoralità e sbandamento.

Spada deve fronteggiare la minaccia evanescente dei partigiani, che attentano alla sua vita una volta e spargono il terrore tra le file nazifasciste a Milano. Per farlo ricorre ad ogni mezzo: si serve delle spiate di delatori che denunciano per denaro i loro compagni di lavoro e non esita a compiere e a lasciar compiere torture e stupri ai fanatici fascisti e ai suoi uomini per fare parlare i congiunti dei partigiani e i prigionieri.

Spada gradualmente comprende che i partigiani non sono altro che la reazione delle classi popolari, esasperate da anni di dittatura fascista che ha soffocato con la forza ogni loro tentativo di ottenere migliori condizioni di vita, impoverite da una guerra che non hanno voluto e incattivite verso le forze di polizia e la borghesia che ha appoggiato il fascismo.

La banalità del male

Il commissario è sempre più disgustato dai metodi che deve usare per combattere i partigiani, senza neppure ottenere grandi risultati. Prova una sensazione di disprezzo anche verso suoi aiutanti. Essi non sono come i fanatici in camicia nera, che hanno convinzioni nazionaliste, antisemite e anticomuniste, spiegabili per circostanze personali o storiche particolari.

I collaboratori di Spada sono solo persone comuni e ignoranti di bassa classe sociale, che hanno famiglia e non hanno alcuna coscienza politica e morale. Questi uomini hanno trovato nel servire il fascismo una strada per uscire da una condizione umiliante di miseria. Essi sono divenuti, senza quasi averne coscienza, assassini e complici di infamie, protetti dalle armi, i loro balocchi, e dalle spille del partito fascista. Costoro hanno in cambio della pratica della violenza un ruolo sociale, e la facoltà di umiliare e incrudelire, come gli detta l'istinto.

Spada e i suoi collaboratori rappresentano i due volti della violenza. Il commissario la esercita con la convinzione di essere dalla parte giusta. I suoi uomini la esercitano liberamente e senza motivo, dimostrando come il male è spesso alleato dell'ignoranza; che la povertà e la sottocultura rendono i semplici disponibili alla violenza; e nel contempo che tutti i deboli possono farsi complici dell'abiezione in un gioco di reciproci ricatti. Quanto accadde ieri in Italia, dove molti semplici figli del popolo furono con il fascismo, si può ripetere ovunque l'ottusità morale, il sottosviluppo intellettuale, l'ansia di affermare comunque la propria identità, possono trasformare l'aggressività naturale in strumento di perfidia al servizio del potere.

Un viaggio nella notte

La dura attività di questurino sotto la Repubblica di Salò riduce in frantumi anche le certezze politiche e morali del protagonista, che scopre che i tedeschi non considerano lo stato italiano della Repubblica di Salò un fedele alleato (come crede Spada), ma solo come uno stato fantoccio necessario per mantenere il controllo della situazione in Italia fino al loro ritiro.

Spada ha una relazione con una prostituta semplice e dai modi popolani, che lo ama sinceramente e che è il simbolo del popolo minuto che è quasi ammirevole per la sua ingenuità e la sua fiducia nelle autorità e nei valori morali, ma che deve umiliarsi per continuare a vivere. Il poliziotto si serve della donna per venire a conoscenza dei compromessi e della viltà dei gerarchi fascisti che, dopo aver deciso il destino di un popolo e aver causato la morte di tanti innocenti, sono ora pronti a scappare o a negoziare con gli avversari per salvare la vita.

Il commissario ha anche una storia con una donna borghese e ricca, che vuole un figlio da lui poiché suo marito è impotente. Spada scoprirà sulla sua pelle il cinismo della classe borghese, che ha appoggiato il fascismo e appoggerà ogni forma di governo che verrà non perché abbia dei valori morali, ma solo perché vuole perpetuarsi e difendere i propri interessi. Il protagonista infine fa una indagine nel sottobosco di torturatori psicopatici e sadici drogati che imperversano per Milano, tollerati dai nazifascisti in un clima di totale degenerazione. Entrato nel covo della banda Koch, Spada scoprirà che un conte suo amico fa parte della banda.

Il conte è un individuo amorale e sadico che si compiace del suo ruolo di oppressore, torturando persone di tutte le categorie sociali, esternando l'odio di una classe dirigente antiquata e parassitaria che ha appoggiato il fascismo solo per opprimere il popolo che ha sempre disprezzato. Spada rivede anche la sua amante che, come la maggior parte della popolazione in quel periodo di stenti e morte, è preoccupata solo del suo benessere. Ella è pronta ad andare con tutti coloro che detengono al momento il potere, in quel momento i fascisti e dopo la guerra i nuovi vincitori.

Il dovere di un fascista

Il commissario, davanti allo sfacelo del mondo e della autorità fasciste che ha sempre servito, con la Liberazione ormai imminente, ha preso ormai coscienza che i valori in cui credeva non sono mai esistiti ed è consapevole che i partigiani lo giustizieranno per i crimini che ha commesso o che hanno fatto altri per lui.

Spada è disgustato da tutti e da se stesso ma, facendo una scelta autodistruttiva, decide di rimanere disperatamente coerente con le sue idee. È anch'egli contaminato dalla spirale di follia sadica e proiettata verso la morte che si è impossessata dei fascisti oltranzisti negli ultimi mesi di guerra, odiati da tutti e perciò pronti a rimanere fedeli fino alla morte a una causa per cui hanno sacrificato tutto. Il poliziotto dà sfogo all'odio che ha accumulato stuprando una ausiliaria fascista e malmenando un anziano che ha sputato addosso a dei militi delle Brigate nere. Dopo aver rifiutato di negoziare la sua salvezza coi partigiani e ogni possibile via di fuga, si accomiata dalla famiglia e dalle sue amanti.

Il 25 aprile 1945, davanti alla insurrezione partigiana e all'imminente vendetta contro i fascisti, Spada è l'unico a recarsi nella caserma dove lavora per continuare il suo lavoro. Il luogo è deserto e gli ultimi fascisti prima di fuggire hanno dato in rogo tutti gli archivi e i documenti sui partigiani che Spada con tanta fatica aveva contribuito a raccogliere. Il poliziotto ritrova sul posto un suo ultimo fedele aiutante, che ha famiglia e che vorrebbe resistere fino all'ultimo contro i partigiani. Il commissario lo costringe con la forza a travestirsi da partigiano per mettersi in salvo, anche per non avere altre morti inutili sulla coscienza.

La morte del protagonista

Spada, abbandonato da tutti, decide di espiare le sue colpe e decide di indossare quegli stemmi fascisti che aveva sempre rifiutato di indossare. Dopo aver visto in un lago di sangue i cadaveri dei torturatori della banda Koch, tra cui il suo amico conte, capisce che il suo destino è segnato. Come se volesse concludere con un bel gesto la sua sciagurata avventura umana, il poliziotto si lascia catturare dai partigiani. Il film termina con un finto filmato di repertorio, forse l'unica testimonianza della parabola di Bruno Spada: il commissario malmenato e umiliato è trascinato in un cortile dove giacciono i corpi di molti fascisti giustiziati; dopo essere stato terrorizzato con una messinscena dell'esecuzione dai partigiani che lo deridono, sembra aver capito l'inutilità del male di cui si è reso colpevole. Poco dopo è finito con una raffica da un partigiano freddamente determinato, esattamente come era stato il protagonista in passato.

La morte di questo fascista, che è il capro espiatorio di tutto il male commesso dal regime, sancisce simbolicamente la fine della guerra per una generazione che ha subito i disastri morali e materiali della dittatura ed è uscita rovinata da un gorgo di odio, morte e immoralità.

Il film nella critica cinematografica[modifica | modifica wikitesto]

Il film ha trovato una buona accoglienza dai critici cinematografici. I critici Paolo Mereghetti e Laura, Luisa e Morando Morandini nei loro dizionari del cinema lodano soprattutto la prova di Umberto Orsini nei panni del protagonista, che riesce a dare una umanità e uno spessore inusitato alla figura del commissario fascista. I critici hanno apprezzato il film definendolo il migliore dei pochi film italiani che hanno raccontato dalla parte del fascismo repubblichino il tragico periodo di Salò, della Resistenza, della guerra civile.[3]

Allo stesso tempo è lodata la imparzialità del regista, che non cerca giustificazioni per il suo protagonista (che non si interroga mai sull'adesione al fascismo), ma neanche ne fa una specie di "eroe al negativo"[4]. Come constata Mereghetti, se una fascinazione esiste, è per l'atmosfera decadente di un mondo che sa di essere destinato alla sconfitta, e che la regia evidenzia con scelte estetiche antitelevisive: inquadrature ricercate, una certa ostentazione nell'arredamento, carrelli e movimenti di macchine[4].

Il regista Giordana ha puntato anche molto sulla ricostruzione d'epoca; nel film si notano parecchi manifesti, canzoni e uniformi peculiari dell'epoca della Repubblica di Salò. Il film che sta vedendo Bruno Spada quando viene ferito dai partigiani è La bella addormentata di Chiarini, film uscito nel 1942 in cui c'erano i noti attori Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, compagni anche nella vita che rimasero fedeli al regime fascista fino alla Liberazione e, sospettati di legami con la banda Koch, furono fucilati dai partigiani.

Dal punto di vista formale il film è interessante, grazie alla ottima fotografia 16 mm di Franco Delli Colli e le scene di Armando Nobili che rievocano efficacemente una Milano livida e allucinata. Nel film è inoltre evidente una grande influenza del melodramma e del noir hollywoodiano, evidente nel ritratto compiaciuto della putrefazione morale e della corruzione fisica del regime fascista dell'epoca e nella misoginia dei ruoli femminili.

Differenze con il libro[modifica | modifica wikitesto]

Il film, come del resto il libro da cui è tratto, ha dei tratti duri, ma non nasconde il clima respirato in quei giorni. Nel libro Notti e nebbie di Carlo Castellaneta il poliziotto nel libro è descritto come un fascista ancora più convinto e sprezzante che nel film.

Inoltre il finale è aperto: alla fine Bruno Spada, preso dai partigiani, aspetta l'esito del processo, fiducioso nel fatto che verrà assolto da ogni accusa, perché si è fatto alcuni amici tra i partigiani vincitori, che lo aiuteranno di certo per controbilanciare il potere assunto dagli elementi comunisti nel fronte dei partigiani e nel nuovo stato italiano liberato. Il finale del libro è quindi molto più cinico e disincantato e constata la permanenza di molti uomini legati al regime fascista e della mentalità del passato regime anche nello stato italiano liberato dai partigiani, perché "l'uomo è fatto della stessa merda" e nulla potrà mai realmente cambiare.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rai.it, Rai Teche. URL consultato il 1 giugno 2010 (archiviato dall'url originale il 14 novembre 2009).
  2. ^ Vedi: Scheda su Rewind.rai.it
  3. ^ da il Morandini 2009, di Laura, Luisa e Morando Morandini, 2009, Zanichelli
  4. ^ a b da il Mereghetti 2008, di Paolo Mereghetti, 2008, Baldini Castaldi Dalai

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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