Naissus

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Naissus
Mediana, Niš (Medijana).JPG
Medijana, sito archeologico presso Niš
Periodo di attività fortezza legionaria sotto Augusto,[1] forse fino a Claudio;
poi castellum ausiliario.[2]
Località moderna Niš in Serbia
Unità presenti legio VII Claudia;[3]
Cohors I Aurelia Dardanorum[4] (da Marco Aurelio);
Cohors V Raetorum[5]
Dimensioni castrum ha?
Provincia romana Mesia superiore
Status località capitale della provincia di Mesia
Battaglie nei pressi battaglia di Naisso (della fine del 268 o inizi del 269)

Naissus fu una città romana, situata lungo il fiume Nišava, nell'attuale Serbia, dove oggi sorge la città di Niš. Fu anche fortezza legionaria al tempo di Augusto.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome della città sotto l'impero romano fu Naissus ("città delle ninfe").

Niš è una delle ipotesi di individuazione dell'antica Nysa, un luogo mitico nella mitologia greca dove sarebbe cresciuto il giovane dio Dioniso. Naissus fu considerata una città degna di nota nella Geografia di Tolemeo di Alessandria. I Romani occuparono la città nel periodo della guerra dardanica (75-73 a.C.), e la città si sviluppò come crocevia strategico e città mercantile. Per alcuni decenni, a partire da Augusto, fu sede di una fortezza legionaria, e per tutto il I secolo, capitale della nuova provincia di Mesia.

Durante il periodo imperiale furono insediati sotto Settimio Severo alcuni coloni della legio VII Claudia.[6] Nel 268, durante la crisi del III secolo quando l'impero era oramai prossimo al collasso, la più grande invasione Gotica mai vista fino ad allora arrivò fino ai Balcani. Gli alleati marittimi dei Goti, gli Eruli, fornirono una flotta, trasportando vaste armate sotto la costa del mar Nero dove devastarono i territori costieri in Tracia e Macedonia. Altre forze attraversarono il Danubio in Mesia. Un'invasione di Goti nella provincia della Pannonia stava portando al disastro. L'imperatore Gallieno fermò l'avanzata dei Goti sconfiggendoli in battaglia nell'aprile del 268, e quindi, nel settembre dello stesso anno, affrontò il grosso delle forze gotiche a Naissus e le sconfisse in una carneficina, la più sanguinosa battaglia del III secolo che lasciò da 30.000 a 50.000 Goti morti sul campo.

La battaglia fruttò al generale capo di Gallieno, Marco Aurelio Claudio, il suo soprannome "Gothicus", nonostante il comandante della cavalleria Aureliano fosse il vero vincitore. La battaglia di Naissus mise al sicuro l'impero occidentale per altri due secoli.

Quattro anni dopo, nel 272, il figlio del comandante militare Costanzo Cloro e di una umile locandiera, forse proprietaria terriera, chiamata Flavia Giulia Elena nacque a Nissus, destinato a governare come l'imperatore Costantino I. I resti della villa imperiale a Mediana sono un importante sito archeologico vicino a Niš.

La basilica cristiana di Niš del IV secolo è uno dei monumenti cristiani più antichi. Nonostante l'imperatore Giuliano avesse rinforzato le mura, la prosperità di Naissus la rese un obiettivo e venne distrutta da Attila nel 443. Quando Prisco di Panion passò attraverso la zona nel 448 sul suo cammino verso la corte di Attila, Naissus offriva un orrendo spettacolo:

«Quando arrivammo a Naissus trovammo la città deserta, come se fosse stata saccheggiata; solo qualche persona malata si trovava nelle chiese. Ci fermammo a poca distanza dal fiume, in uno spazio aperto, dato che tutta la terra adiacente alle rive era piena delle ossa degli uomini uccisi in guerra.»

In seguito Giustiniano I fece del suo meglio per restaurarla ma Naissa non raggiunse mai più il livello del IV secolo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b M.S.Kos, The military role of Macedonia from the civil wars to the estabilishment of the moesian limes, in 11th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di J.Fitz, Budapest 1977, pp.288-289.
  2. ^ AE 1982, 842; AE 1997, 1307.
  3. ^ Qui si parla di miles, non di vetarani: IL Jug-2, 580; CIL III, 14568; CIL III, 14567; CIL III, 12672; IMS-4, 24.
  4. ^ CIL III, 8251.
  5. ^ IMS-4, 48.
  6. ^ CIL III, 8244; AE 1980, 790; AE 1980, 791; CIL III, 1674 (p 1024); CIL III, 1675 (p 1024); IMS-4, 12.

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