Lettera di Barnaba

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Lettera di Barnaba
Datazione70-132
AttribuzioneBarnaba apostolo secondo i Padri della Chiesa [1] / anonimo e non il Barnaba biblico secondo gli studiosi[2][3]
Luogo d'origineIncerto (Alessandria d'Egitto, Siria o Asia Minore)
ManoscrittiCodex Sinaiticus, Codex Hierosolymitanus ed altri

La Lettera di Barnaba (gr. Βαρνάβα Ἐπιστολή)[4] è una lettera anonima che la maggioranza degli studiosi moderni sono d'accordo nel considerare apocrifa[5]. Fu composta in greco antico della koinè tra il 70 e il 132. Inizialmente attribuita a Barnaba apostolo[6], collaboratore di Paolo di Tarso,[7], la Lettera è considerata dagli studiosi moderni opera di uno scrittore sconosciuto.[8][2][9][10][3] La datazione, come il luogo di composizione della Lettera, sono incerti.[11]

Reputazione nei primi secoli[modifica | modifica wikitesto]

La supposta origine apostolica dell'opera era per alcuni cristiani motivo per assegnarle un'autorità simile a quella accordata ai libri neotestamentari; ma quando si fissò il canone del Nuovo Testamento, essa ne è rimasta esclusa e perciò è classificata come uno degli apocrifi del Nuovo Testamento. A differenza però di molti altri testi apocrifi, essa appartiene alla cosiddetta letteratura subapostolica, testi della fine del I secolo e dell'inizio del II secolo, quali la Didaché, la Prima lettera di Clemente, le Lettere di Ignazio e il Pastore di Erma, che godettero di una notevole fortuna al punto che alcuni di essi sono contenuti, inseriti immediatamente dopo i libri canonici, in antichi manoscritti della Bibbia, per esempio nel Codex Alexandrinus e nel Codex Hierosolymitanus.

Icona di Barnaba apostolo
Icona di Barnaba apostolo che tiene il testo di Luca 10,16–19 (Museo del Monastero di Barnaba, Famagosta, Cipro)

Clemente Alessandrino, nel citare la Lettera di Barnaba, adopera frasi quali "Dice l'apostolo Barnaba".[12]

Origene ne parla come "la lettera cattolica di Barnaba",[13][14] denominazione da lui per primo usata per le sette lettere cattoliche del Nuovo Testamento, che differiscono dalle lettere paoline nel non essere dirette ad una specifica chiesa o una specifica persona.[15]

L'inclusione dell'opera quasi come parte del Nuovo Testamento nel Codex Sinaiticus testimonia l'alta stima e lo status quasi canonico di cui godeva,[7] ed è prova della sua popolarità e della sua utilità, ma non necessariamente della sua canonicità.[16][17]

Nell'elencare i libri ispirati, Eusebio di Cesarea (260/265 – 339/340), escluse la Lettera di Barnaba dai libri accettati da tutti (quelli da lui chiamati ὁμολογούμενοι, termine tradotto in inglese con accepted, in francese con reçus de tous, in latino con communi omnium consensu recepta) e da quelli contestati ma riconosciuti dalla maggioranza (ἀντιλεγόμενοι, γνώριμοι δ' οὖν ὅμως τοῖς πολλοῖς, in inglese disputed writings, which are nevertheless recognized by many, in francese contestés, quoiqu'un grand nombre les admettent, in latino quae in dubium revocantur, a multis tamen commemorari videmus) e la mise fra gli spuri (νόθοι, in inglese rejected, in francese apocryphes, in latino spurii). Disse pure che alcune fonti mettevano in quest'ultima categoria anche l'Apocalisse di Giovanni, ma che altre la mettevano fra i libri accettati da tutti.[18] Anche altrove menzionò la Lettera di Barnaba come contestata.[19]

Nel Codex Claromontanus del VI secolo si trova un catalogo (datato di due o tre secoli prima) di libri biblici insieme ai quali sono menzionati, con indicazione di incertezza della canonicità, i libri Epistola di Barnaba, Pastore di Erma, Atti di Paolo e Apocalisse di Pietro.[20][21]

Un simile catalogo, che si trova come appendice nella Cronografia di Niceforo I di Costantinopoli (758 circa–828), descrive come "contestate" le quattro opere neotestamentarie Lettera di Barnaba, Apocalisse di Giovanni, Apocalisse di Pietro e Vangelo degli Ebrei, ma allo stesso tempo le distingue dai sette elencati "apocrifi del Nuovo Testamento".[22][23]

Titolo attribuito[modifica | modifica wikitesto]

L'identità dell'autore non è indicata in questo documento attribuito, senza assegnargli un titolo, da Clemente Alessandrino all'"apostolo Barnaba". Chi per primo attribuì al documento un nome specifico fu Origene (185–254), che nel suo Contra Celsum, I, 63 lo chiamò "la Lettera cattolica di Barnaba".[24][25][26]

Intorno al 323, Eusebio di Cesarea ne parla nella sua Storia ecclesiastica (III, 25) come ἡ φερομένη Βαρνάβα Ἐπιστολή,[27] L'aggettivo φερομένη è stato tradotto in francese da Émile Grapin con attribuée (attribuita)[28] e in inglese da Christian Frederick Crusé con "called" (detta)[29] ma da Arthur Cushman McGiffert con extant (esistente).[30]

Il Codex Sinaiticus del 330-350 mette in margine sopra l'inizio del testo della Lettera il titolo "Lettera di Barnaba".[31]

Il Codex Vaticanus Graecus 859 dell'XI secolo indica come titolo "Lettera dell'apostolo Barnaba compagno di san Paolo Apostolo". Lo stesso titolo appare nel manoscritto greco Barberini 7, del XV o XVI secolo, derivato da quello vaticano.[32][33][34]

Il Codex Hierosolymitanus 54 del 1056 pone per titolo "Lettera di Barnaba".[34]

Per la Lettera di Barnaba, il passaggio dall'età dei manoscritti a quella delle edizioni stampate fu segnato con la pubblicazione nel 1645 dell'editio princeps, che per titolo dava "Lettera cattolica attribuita a san Barnaba apostolo".[35]

Nello stesso XVII secolo seguirono altre sei edizioni con titoli quali "Lettera di san Barnaba" (1646) e "Lettera cattolica di san Barnaba apostolo" (1672 e 1685).[36][37][38]

Di Giovanni Battista Gallicciolli è apparsa nel 1797 una traduzione italiana sotto il titolo Lettera universale di San Barnaba apostolo.[39]

Ancora nel 1847 la descrizione "cattolica" o "universale" faceva parte del titolo adoperato nell'edizione di Eduard von Muralt, "Lettera Apostolica di Barnaba".[40]

Nel 1857 Albert Rudolf Maximilian Dressel, nel suo epocale[41] Patrum Apostolicorum Opera, rigettò l'uso per la Lettera, diretta com'era ad una comunità particolare, di tale aggettivo. che inoltre non le è attribuito in nessuno dei manoscritti esistenti. Dressel mise "Lettera di Barnaba Apostolo" come intestazione del documento nella sola pagina 1: in tutte le altre pagine sia del testo che dei prolegomeni (p. xii) mise sempre "Lettera di Barnaba".[42]

Fino alla pubblicazione del Codex Sinaiticus nel 1862 e del Codex Hierosolymitanus nel 1875, tutte le edizioni erano incomplete, dovendo impiegare per i primi capitoli, che mancavano nei manoscritti allora conosciuti, una antica traduzione latina, che si trova nel Codex Corbeianus.[43]

La ristampa dell'opera di Dressel nel 1863 non ne alterò il testo ma aggiunse ai prelegomeni i testi della Lettera di Barnaba e del Pastore di Erma trovati nel Codex Sinaiticus e pubblicati l'anno precedente 1862, e una lista delle differenze fra questi e i correspondenti testi di Dressel. (pp. lxiii-xcvi).[44]

Nel 1865, Alexander Roberts e James Donaldson pubblicarono non una edizione della Lettera ma una traduzione inglese. Secondo essi, il Codex Sinaiticus ha "Epistola di Barnaba" per titolo, mentre Dressel riporta "Epistola di Barnaba l'apostolo" dal manoscritto Vaticano del testo latino; il testo del Codex Sinaiticus è in molte parti corrottissimo; e Origene descrive la Lettera come "cattolica".[45]

Nel 1875 e apparsa l'attesa revisione dell'opera di Dressel a cura di Oscar von Gebhardt, Adolf von Harnack e Theodor Zahn.[46] Questa, come tutte le edizioni posteriori, si riferisce alla Lettera di Barnaba senza mai aggiungere al titolo né "cattolica" né "apostolo".

Questo vale anche per l'edizione (con traduzione inglese) 1891 di John Baptist Lightfoot,[47] chiamata ancora nel XXI secolo "il più famoso dei testi in discussione":[48] e di cui una versione rivista e aggiornata fu pubblicata nel 2007.[49]

Trasmissione[modifica | modifica wikitesto]

Il Codex Sinaiticus che qui riporta una parte del libro biblico di Ester. Il testo della Lettera di Barnaba si inizia a quaderno 91, folio 2r, col. 2[50].

Il testo della Lettera di Barnaba è conservato nel Codex Sinaiticus del IV secolo, che fu ritrovato da Konstantin von Tischendorf tra il 1844 e il 1859 nel monastero di Santa Caterina nel Sinai. Questo manoscritto contiene i libri dell'Antico Testamento (con i deuterocanonici) e del Nuovo Testamento, immediatamente dopo i quali mette la Lettera di Barnaba e il Pastore di Erma.[51]

La Lettera di Barnaba è contenuta anche nel Codex Hierosolymitanus del 1056, scoperto nel 1873 dal metropolita ortodosso Philotheos Bryennios nella biblioteca del convento del Santo Sepolcro di Costantinopoli e conservato oggi presso il Patriarcato di Gerusalemme. In questo codice, che non contiene libri canonici, si trovano pure la Didaché, le due Lettere di Clemente e la recensione lunga delle Lettere di Ignazio.

La maggior parte del testo della Lettera di Barnaba è conservata anche in una famiglia di una decina di manoscritti, della quale il capo stipite è il Codex Vaticanus Graecus 859. In questi i capitoli 1:1–9:2 della Lettera di Policarpo ai Filippesi sono seguiti dai capitoli 5:7b−21:9 della Lettera di Barnaba senza alcuna indicazione della rottura di continuità. L'archetipo dev'essere stato copiato da un manoscritto in cui mancavano i fogli contenenti la fine di Policarpo e l'inizio di Barnaba.

Il Codex Corbeiensis del IX secolo, chiamato pure Codex Petropolitanus Lat. Q.v. I.n.38/39, reca una versione latina (senza gli ultimi capitoli 18–21), versione fatta, al più tardi, forse alla fine del IV secolo. In generale, questo testo rende l'originale greco abbastanza letteralmente, ma a volte è più breve e, in quei luoghi dove differisce dal testo dei due codici che contengono il testo completo (di solito concordi l'uno con l'altro), spesso coincide con quella famiglia di manoscritti nei quali mancano i primi capitoli.

Inoltre il Papiro 757, del III o IV secolo, contiene i versetti 9,1–6, e un manoscritto in siriaco del XIII secolo contiene tre versetti isolati. Esistono pure citazioni dell'opera negli scritti di Clemente Alessandrino, Origene, Didimo il Cieco e Girolamo.[52][53][54][55]

Datazione[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Reidar Hvalvik, l'unica certezza concernente la data di composizione della Lettera di Barnaba è che appartiene al periodo tra il 70 (anno della distruzione di Gerusalemme e del suo tempio) e l'ultima parte del II secolo (quando Clemente Alessandrino la cita); e si tende sempre più a dichiarare impossibile essere più precisi.[56] "Nessuna datazione precisa è possibile: orientativamente lo scritto fu prodotto tra la fine del I e l'inizio del II secolo".[57] I tentativi di assegnare una data più esatta sono solo congetture.[7][58]

Riferendosi ad Isaia 49,17, i versetti 16,3-4 della Lettera dichiarano: "[Il Signore] dice: 'Ecco quelli che hanno distrutto questo tempio, essi lo edificheranno'. E si avvera. Durante la loro guerra fu distrutto dai nemici. Ora gli stessi servitori dei nemici lo riedificheranno".[59] Hvalvik riferisce questo alla distruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme dai romani nel 70 e ad una speranza di vederlo ricostruire dagli stessi romani, speranza vigente prima dello scoppio della terza guerra giudaica (132–135). LˊEnciclopedia Britannica assegna 130 come ultimo anno possibile ("l'opera può essere di una data così tardiva come 130")[60] e indica come data effettiva "circa 100".[61] L'edizione 1911 della stessa pubblicazione optava fortemente per il principato di Vespasiano (70–79),[62] poco dopo che la Catholic Encyclopedia aveva espresso una preferenza per 130−131 nel contributo di Paulin Ladeuze[63] e per 96−98 in quello di John Bertram Peterson.[64] In effetti non esiste alcun consenso fra gli studiosi su una data più precisa dentro i limiti indicati dalla relazione che la Lettera avrebbe con il tempio di Gerusalemme.[65][66][67]

Nel 1966, William H. Shea affermò che la datazione 100–132 trova maggior supporto fra gli studiosi, inclusi "autorità" come Konstantin von Tischendorf (1815–1874), Adolf von Harnack (1851–1930) e Edgar J. Goodspeed (1871–1962).[68] Nel 2013, Abel Mordechai Bibliowicz disse che la maggior parte degli studiosi sostiene una datazione anteriore alla fine del primo secolo.[69]

Helmut Koester affermò nel 1995 che nessun libro del Nuovo Testamento si trova citato né esplicitamente né tacitamente nella Lettera di Barnaba,[11] da lui considerata anteriore al Vangelo secondo Matteo: "Non si può dimostrare che [l'autore] abbia conosciuto ed usato i vangeli del Nuovo Testamento. Al contrario, ciò che Barnaba presenta qui proviene dalla 'scuola degli evangelisti'. Si vede perciò come le primissime comunità cristiane dedicavano particolare attenzione all'esplorazione delle Scritture al fine di comprendere e di raccontare la passione di Gesù. Barnaba rappresenta ancora la tappa iniziale del processo che seguitò nel Vangelo di Pietro, poi nel Vangelo secondo Matteo, e fu completato in Giustino martire.[70][71]

Anche secondo Jay Curry Treat, mancano nella Lettera citazioni del Nuovo Testamento, con la possibile eccezione di un riferimento alla frase "molti i chiamati, pochi gli eletti" del Vangelo secondo Matteo 22,14, e perciò non risulta con certezza che l'autore abbia conosciuto alcun vangelo scritto; pare più probabile invece che la Lettera sia uno dei componenti di quella tradizione dalla quale attinsero i vangeli scritti.[72]

Di avviso contrario è Everett Ferguson, secondo il quale ciò che al 16,3–5 viene detto della ricostruzione del tempio riguarda il tempio spirituale del cuore dei credenti non giudei. Sulla data di composizione dice: "Di solito viene assegnata al 130−135, sebbene gli ultimi anni 70 sono stati proposti da alcuni e il periodo 96−98 è una possibilità".[73]

Anche Mirosław Mejzner sostiene che, mentre il terminus post quem dell'opera è indicato dalla distruzione del tempio materiale di Gerusalemme nel 70, della ricostruzione del tempio "l'interpretazione spirituale sembra essere la più logica e concorda con il pensiero di tutto il cap. XVI. Il nuovo tempio di Dio è il cuore dei cristiani. Le parole 'gli stessi servitori dei nemici lo ricostruiranno' possono indicare, in tal senso, la più comune categoria sociale dei pagano-cristiani".[52]

La rivista La Torre di Guardia dei Testimoni di Geova (che affermano che non risulta che i cristiani abbiano usato la croce nel culto prima del IV secolo, quando Costantino I la promosse come simbolo del cristianesimo apostata)[74] ha attribuito al libro di Henry Dana Ward, History of the cross: the pagan origin, and idolatrous adoption and worship, of the image (Nisbet, Londra, 1871), l'affermazione che la Lettera di Barnaba fu scritta dopo l'adozione della croce come simbolo della cristianità.[75]

Luogo di composizione[modifica | modifica wikitesto]

È incerta non solo la data di composizione della Lettera di Barnaba, ma anche la provenienza geografica. Secondo Giovanni Magnani, l'uso dell'allegoria fa pensare ad Alessandria d'Egitto.[76] Altri concordano e aggiungono che Clemente Alessandrino fu il primo a farne menzione[73] e che la citano spesso i teologi alessandrini.[77] A giudizio di David Edward Aune, tale ipotesi è confermata dalla menzione nella Lettera di sacerdoti pagani circoncisi.[66] Reidar Hvalvik, José Pablo Martín e James Carleton Paget giudicano includenti gli argomenti presentati a favore sia d'Alessandria sia della Siria-Palestina e dell'Asia Minore.[78][79][80]

Attribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Fra la fine del primo secolo ed il secondo, Clemente Alessandrino e Origene attribuirono il documento a Barnaba apostolo, collaboratore di Paolo di Tarso,[7] al cui nome la accostarono anche Eusebio di Cesarea e Didimo il Cieco nel IV secolo.[6] Questa attribuzione è stata giudicata in seguito molto improbabile dalla maggioranza degli studiosi,[11] e il documento è attribuito ad uno scrittore sconosciuto,[8][9][10] diverso da Barnaba apostolo, come sottolineato dal biblista Giuseppe Ricciotti e lo storico Alberto Pincherle .[3]

Nel 1989, Simon Tugwell ha riproposto l'ipotesi di Barnaba come autore.[81][82]

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

La Lettera di Barnaba ha forma meno di lettera (le manca l'indicazione dell'identità del mittente e dei destinatari) che di omelia parenetica o di trattato teologico. Sia nella forma che nel contenuto manifesta spiccate somiglianze con la Lettera agli Ebrei,[76][79] che Tertulliano attribuì a Barnaba apostolo.[83] Il documento però non è totalmente privo di caratteristiche epistolari,[84] e Reidar Hvalvik sentenzia che è davvero una missiva.

Sulla base della materia trattata, l'opera può essere divisa in due parti. La prima parte (capitoli 1–17) espone una polemica anticultuale, mette in contrapposizione il popolo giudeo e quello cristiano, e presenta il suo insegnamento sull'alleanza, sull'incarnazione del Figlio di Dio, sulla passione e sul battesimo, su Gesù Figlio di Dio e non dell'uomo, sul sabato e sul tempio. La seconda parte (capitoli 18–21) tratta la dottrina delle due vie, tema anche della coeva Didaché.[85]

Nella prima parte l'autore insiste che bisogna interpretare spiritualmente, non letteralmente, i testi veterotestamentari, quali le norme riguardanti i sacrifici (cap. 2), il digiuno (cap. 3), la circoncisione (cap. 9), i cibi proibiti (cap. 10), il sabato (cap. 15), il tempio (cap. 16). Mette al centro la passione di Gesù, causa della remissione dei peccati e spiegazione/compimento delle profezie e delle prefigurazioni dell'Antico Testamento: "Per questo il Signore sopportò di dare la sua carne alla distruzione: perché fossimo santificati con la remissione dei peccati, vale a dire con l'effusione del suo sangue."[57] Prefigurazioni di Gesù e della passione sono da lui individuate nel capro espiatorio (cap. 78), nella giovenca rossa (cap. 8), nella nomina di Giosuè, omonimo di Gesù in greco (cap. 12), nelle braccia di Mosè estese (secondo il testo biblico della Septuaginta, che era "la Bibbia della Chiesa primitiva"[86]) durante la battaglia contro Amalek (cap. 12).

Midrash e gematria[modifica | modifica wikitesto]

Secondo David Dawson, nella Lettera di Barnaba la scelta delle immagini e degli esempi rende evidente il carattere giudaico della mentalità dell'autore, nonostante la già esistente scissione fra cristiani e giudei – infatti l'inserimento nella liturgia della sinagoga della Birkat Ha Minim avvenne intorno all'85. Ne sono prove la struttura da talmud o da didaché ("insegnamento") in due parti, l'una haggadah e l'altra halakha, e la tecnica allegorica con cui interpreta brani della Septuaginta alla maniera dei midrashim. Applica testi biblici alla situazione del suo tempo in una maniera che ricorda i pesher di Qumran.[87]

L'uso del midrash, interpretazione creativa di testi biblici tipica della letteratura rabbinica, si trova anche nel Nuovo Testamento e in altri scritti dei primi cristiani, i quali l'applicavano nella convinzione che tutta la Scrittura riguarda Gesù.[88] A giudizio di James L. Bailey, l'impiego nei vangeli di testi della Bibbia ebraica è frequentemente di carattere midrascico.[89] Daniel Boyarin lo afferma in relazione con il Prologo del Vangelo secondo Giovanni.[90] Interpretazioni allegoriche di testi veterotestamentari visti come prefigurazioni di Gesù si trovano anche in Giovanni 3,14, Galati 4,21–31 e 1 Pietro [1].[91] Ancora nei Vangeli secondo Matteo e Luca ci sono passi di tipo midrash nei racconti delle Tentazioni di Gesù[92] e in relazione alla sua nascita.[88]

L'impiego della tecnica del midrash era soggetto a numerose norme ben consolidate che la distinguevano dalla mera inventiva libera, ma alcuni studiosi, non sapendo riconoscere l'uso del midrash in testi quali il Vangelo secondo Matteo, hanno valutato in modo peggiorativo tali testi.[93]

Sono stati espressi simili giudizi negativi anche sull'abbondante uso del midrash[91][94][95] nella Lettera di Barnaba.

Nel 1867, Alexander Roberts e James Donaldson la bollò di "numerose inesattezze riguardanti le norme e i riti mosaici" e di "assurde e insignificanti interpretazioni della Scrittura".[96]

L'autore impiega anche un'altra tecnica dell'esegesi giudaica, la gematria, con la quale si attribuiva significato religioso al valore numerico delle lettere e che, se applicata, come nella Lettera di Barnaba, alle lettere greche, è chiamata anche isopsefia. L'Apocalisse di Giovanni[97] accenna a tale tecnica a proposito del numero della bestia.[98][99]

L'interpretazione del passo biblico Genesi 17,23–27 che appare nel capitolo 9 della Lettera di Barnaba è stata definita un "esempio classico" dell'interpretazione allegorica o midrascica.[100][101] Nel vedere nel testo veterotestamentario, da lui conosciuto nella versione Septuaginta, che era la Bibbia dei primi cristiani,[102] il numero "ΤΙΗ", numerali greci corrispondenti a "318", è venuto alla mente dell'autore il nome di Gesù (ΙΗΣΟΥΣ), spesso abbreviato come ΙΗ e la forma della lettera Τ gli ricordò quella della croce.[103][104] La stessa gematria si trova negli scritti di Clemente Alessandrino,[99][105] e William Barclay notò che, dato che la lettera Τ, che rappresenta il numero 300, ha la stessa forma della croce, dovunque nell'Antico Testamento i Padri della Chiesa incontravano il numero 300, ci vedevano una prefigurazione della croce di Cristo.[106] Philip Carrington dice: "Barnaba può essere artificiale, irritante e ipercritico; ma sarebbe ingiusto giudicarlo sulla base delle sue dichiarazioni meno felici. La sua interpretazione degli animali e dei pesci impuri era in linea con il pensiero del suo tempo, espresso, per esempio, nella Lettera di Aristea. La sua numerologia pure era una maniera di pensare allora alla moda, anche se rende impaziente lo studioso moderno".[107] Robert A. Kraft osserva che alcuni elementi della materia di cui si è servito il redattore finale della Lettera "certamente sono anteriori all'anno 70 e sono in qualche modo tradizioni atemporali dell'ebraismo ellenistico, come, ad esempio, le allegorie nel cap. 10 riguardanti le norme sui cibi proibiti, e l'insegnamento sulle Due Vie. Si deve a tali elementi gran parte dell'importanza della Lettera per la comprensione da parte nostra del cristianesimo primitivo e di quanto esso ereditò dal tardo giudaismo".[108] E Andrew Louth commenta: "Barnaba suona strano alle orecchie moderne: infatti l'allegoria è fuori moda e nella Lettera c'è poco altro. Ma è di abbastanza recente data la moda di escludere l'allegoria e le mode sono mutevoli".[109]

Gnosis[modifica | modifica wikitesto]

Nel capitolo iniziale, la Lettera di Barnaba dichiara di intendere che i destinatari abbiano, oltre alla fede, la perfetta conoscenza.[110][111]

La conoscenza (in greco, γνῶσις, gnosis) alla quale è dedicata la prima parte (capitoli 1−17) della Lettera è "una γνῶσις di tipo essenzialmente pratica, di carattere piuttosto mistico, che cerca di far intendere il senso più profondo della Scrittura", della quale tale prima parte, di carattere esclusivamente esegetica, fornisce una interpretazione spirituale.[112][113][114]

All'inizio (cap. 18,1) della seconda parte, la Lettera dichiara di rivolgere ora l'attenzione ad "un'altra conoscenza" (γνῶσις). Tale diversa gnosis è "la conoscenza della volontà di Dio, l'arte di enumerare e specificare i suoi comandamenti e di applicarli alle situazioni diverse",[112] una gnosis non più esegetica ma di tipo halakhah.[115]

La gnosis della Lettera di Barnaba non la accomuna affatto con lo gnosticismo. Al contrario, dimostra "un atteggiamento implicitamente anti-gnostico": "La gnosis di Barnaba può essere vista come precursore della gnosis di Clemente Alessandrino, il quale distingueva la 'vera' gnosis dalla 'falsamente denominata conoscenza' adottata dagli eretici".[115]

Critiche alla Lettera di Barnaba[modifica | modifica wikitesto]

La Catholic Encyclopedia del 1907 osserva che «da un punto di vista letterario» l'epistola di Barnaba non ha alcun merito. Giudica lo stile noioso, espressivamente povero, carente di chiarezza ed eleganza e non corretto. Rileva che le numerose divagazioni in essa contenute, sono da imputare alla debole logica dell'autore che non ha sotto controllo la materia che tratta[116][117]. Anche il contenuto esegetico della lettera di Barnaba è stato considerato da alcuni studiosi "bizzaro" ed "assurdo", come per esempio le sue opinioni per arrivare a definire la forma a Τ dello stauros, la croce di Gesù.[118][119]

La Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature di McClintock e Strong (1867) ristampa i commenti di John Kitto, che, a proposito del «tentativo di mostrare che Abramo, nel circoncidere i suoi servitori, aveva un riferimento speciale a Cristo e alla sua crocifissione», afferma nella sua Cyclopædia of Biblical Literature del 1843: «Evidentemente lo scrittore non era a conoscenza delle Scritture Ebraiche e ha anche commesso l'errore di supporre che Abramo avesse familiarità con l'alfabeto greco alcuni secoli prima che esso esistesse».[120]. La rivista Svegliatevi! dei Testimoni di Geova riportando la dichiarazione di un traduttore della lettera in inglese, in effetti quella della Ante-Nicene Christian Library (1867), ripresa poi nell'opera Ante-Nicene Fathers (1885),[45] che la lettera contiene «numerose inesattezze» e «interpretazioni delle Scritture assurde e insignificanti», e «che il suo scrittore si concede molte sciocchezze nel voler dimostrare una sorta di conoscenza superiore»[121].

Giudizi sull'antigiudaismo della lettera[modifica | modifica wikitesto]

La Lettera è criticata da diversi studiosi che sostengono sia chiaramente antisemita e che insieme ad alcune altre opere dei Padri della Chiesa sia alla base delle radici dell'antisemitismo fra i cristiani.[122][123][124] Bart Ehrman la bollò come «la più antigiudaica di qualsiasi cosa mai entrata nel Nuovo Testamento»[125], e l'Enciclopedia Britannica qualifica l'autore come «molto antigiudaico» e convinto che l'Antico Testamento non potesse essere compreso dai giudei [126]. Nel capitolo 16 della lettera, i giudei sono definiti «miserabili» ed «erranti nell'errore»[127], e il dott. William H. Shea, membro del Biblical Research Institute avventista,[128] che dedica in una sua opera un paragrafo all'anti-giudaismo della lettera di Barnaba[129] è convinto che la lettera contiene diversi errori anche basati sul pregiudizio antigiudaica dell'autore come per esempio quello che arriva a negare «che Dio abbia mai avuto un patto con Israele dopo che fu rotto dall'idolatria al Monte Sinai».

Queste critiche sono mitigate da, per esempio,[130] Abel Mordechai Bibliowicz, ricercatore indipendente citato in alcune opere di accademici[131][132][133], il quale fa notare che gli attacchi della Lettera di Barnaba sono diretti non contro i giudei, ma contro i cristiani giudaizzanti[69][134] La stessa interpretazione si trova già nella Jewish Encyclopedia del 1906, secondo cui unicamente il conflitto interno fra seguaci di Paolo e i giudeocristiani può spiegare le caratteristiche peculiari del documento, rilevando «che il suo scrittore sembra essere stato un ebreo convertito, il cui zelo fanatico lo ha reso un acerrimo oppositore dell'ebraismo all'interno della Chiesa cristiana». [135]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lettera di barnaba, su latheotokos.it. URL consultato il martedi 8 ottobre 2019.
    «(...) non il Barnaba biblico».
  2. ^ a b G. Mura, La teologia dei Padri, Città Nuova, 1976, ISBN 978-88-311-9205-7. URL consultato l'8 ottobre 2019.
  3. ^ a b c Giuseppe Ricciotti e Alberto Pincherle, Lettera di Barnaba, in Enciclopedia Italiana, III, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1930. URL consultato il 4 ottobre 2019.
    «L'origine e l'attribuzione dello scritto sono oggetto di qualche dubbio; si è tuttavia unanimi nel riconoscere che l'autore non è il B. compagno di S. Paolo».
  4. ^ Testo della Lettera
  5. ^ Padri Apostolici: Gli scritti. Gli apocrifi - Epistola di Barnaba, su gliscritti.it. URL consultato il 5 ottobre 2019.
  6. ^ a b James Carleton Paget, "The Epistle of Barnabas" in Paul Foster (a cura di), The Writings of the Apostolic Fathers (Bloomsbury 2007), p. 72
  7. ^ a b c d (EN) Geoffrey William Bromiley (a cura di), The International Standard Bible Encyclopedia, vol. 1, Wm. B. Eerdmans Publishing, 1979, p. 206, ISBN 978-0-8028-3781-3. URL consultato l'8 ottobre 2019.
  8. ^ a b L'autore della lettera di Barnaba, su unionecatechisti.it. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  9. ^ a b Giuseppe e Giovanni, I 'traditori', La 'bestia', I 'magi', su books.google.it. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  10. ^ a b Padri apostolici, su sapere.it. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  11. ^ a b c (EN) Helmut Koester, History and Literature of Early Christianity, Walter de Gruyter, 25 ottobre 2012, p. 280, ISBN 978-3-11-081265-7. URL consultato il 10 marzo 2018.
  12. ^ Stromata, libro 2, capitoli 6, 7, 15, 18, 20
  13. ^ Contra Celsum, libro 1, capitolo 63
  14. ^ Peter Kirby, "Epistle of Barnabas", trascritto da Kirsopp Lake, The Apostolic Fathers (London 1912), vol. 1, pp. 337–339
  15. ^ Darian Lockett, An Introduction to the Catholic Epistles (A&C Black 2011), p. 3
  16. ^ Andreas J. Köstenberger, Michael J. Kruger, The Heresy of Orthodoxy (Crossway 2010), p. 164
  17. ^ Edmon L. Gallagher, John D. Meade, The Biblical Canon Lists from Early Christianity: Texts and Analysis (Oxford University Press 2017), p. 107
  18. ^ Eusebius, Historia Ecclesiastica III, 25 in Migne, Patrologia Graeca, colonne 267–270; Eusebius Pamphilius, Church History, III, 25; Eusèbe, Histoire ecclésiastique, III, 25
  19. ^ Eusebio, Storia ecclesiastica, libro 6, capitoli 13 e 14
  20. ^ Catalogue inserted in Codex Claromontanus
  21. ^ Stichometric list in Codex Claromontanus (about A.D. 400)
  22. ^ The Stichometery of Nicephorus (9th century?)
  23. ^ Erwin Preuschen, Analecta (1893), pp. 157−158
  24. ^ Migne (a cura di), Patrologia graeca, vol. 11, 777B.
  25. ^ (PT) Origene, Contra Celso (PDF), in Patrística, traduzione di Orlando dos Reis, São Paulo (Brasile), Paulus, 2004, p. 67, ISBN 978-85-349-3894-5. (traduzione portoghese)
  26. ^ (EN) Frederick Crombie, The Writings of Origen, in Ante-Nicene Christian Library, Edimburgo, T. and T. Clark, 1869, p. 468. (traduzione inglese).
  27. ^ Migne (a cura di), XX, 269A, titolo=Patrologia graeca https://books.google.it/books?id=kgwRAAAAYAAJ&printsec=frontcover&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false titolo=Patrologia graeca.
  28. ^ (FR) autore=Eusèbe de Césarée III, 25, in Histoire ecclésiastique, Textes et documents pour l'étude historique du christianisme, traduzione di Émile Grapin, Parigi, Auguste Picard.
  29. ^ (EN) The Ecclesiastical History of Eusebius Pamphilus, 10ª ed., New York, Thomas N. Stanford, 1856, p. 110.
  30. ^ Philip Schaff e Henry Wallace (a cura di), The Church History of Eusebius, in Nicene and Post-Nicene Fathers, traduzione di Arthur Cushman McGiffert, 1890.
  31. ^ Codex Sinaiticus, su codexsinaiticus.org. URL consultato il 30 dicembre 2019.
  32. ^ (LAEL) Albert Rudolf Maximilian Dressel, Patrum Apostolicorum Opera, Lipsia, 1857, p. 45.
  33. ^ Riproduzione del manoscritto Vat.gr.859, su Biblioteca Apostolica Vaticana, p. ultima. URL consultato il 30 dicembre 2019.
  34. ^ a b Dietrich-Alex Koch, Textkritik in frühchristlicher Literatur außerhalb des Neuen Testaments: Barn 1,6 als Beispiel, a cura di Wim Weren e Dietrich-Alex Koch rivista=Recent Developments in Textual Criticism: New Testament, Other Early Christian and Jewish Literature : Papers Read at a Noster Conference in Münster, January 4-6, 2001, Uitgeverij Van Gorcum, 2003, pp. 146 e 155.
  35. ^ Hugo Menardus, Sancti Barnabae Apostoli (ut fertur) epistola catholica, Parigi, 1645.
  36. ^ Jean-Baptiste Cotelier, Sancti Barnabae Apostoli Epistola Catholica, in SS. Patrum qui temporibus apostolicis floruerunt [...] omnia opera edita, Parigi, 1672.
  37. ^ Του αγιου Βαρναβα Του Αποστολου Επιστολη Καθολικη, Oxford, 1685.
  38. ^ Oscar von Gebhardt, Adolf von Harnack e Theodor Zahn, Patrum Apostolicorum Opera, 3ª ed., Lipsia, 1875, pp. XVI–XVII.
  39. ^ Giovanni Battista Gallicciolli, Lettera universale di San Barnaba apostolo, Venezia, 1797.
  40. ^ Eduardus de Muralto, Codex Novi Testamenti Deuterocanonicus città=Zurigo anno=1847, I, p. 5.
  41. ^ (DE) ADB:Dressel, Albert, su Wikisource. URL consultato il 2019.12.18.
    «Dressel’s Hauptwerk ist die epochemachende Ausgabe der „Patrum apostolicorum opera“, 1857 und 1863 (L'opera principale di Dressel è la sua epocale edizione delle Patrum apostolicorum opera, 1857 e 1863)».
  42. ^ Albert Rudolf Maximilian Dressel, Patrum Apostolicorum Opera, Lipsia anno=1857.
  43. ^ Paul Foster, The Writings of the Apostolic Fathers, Bloomsbury, 2007, p. 73.
  44. ^ Albert Rudolf Maximilian Dressel, Patrum Apostolicorum Opera, 2 città=Lipsia, 1863.
  45. ^ a b (EN) Barnabas, Ante-Nicene Christian Library: Translations of the Writings of the Fathers Down to A.D. 325, a cura di Alexander Roberts e James Donaldson, vol. 1, Edimburgo, T. & T. Clark, 1865, nota 1, p. 101, e "Introductory Notice", pp. 99–100. URL consultato il 28 dicembre 2019.
  46. ^ Oscar von Gebhardt, Adolf von Harnack e Theodor Zahn, Patrum Apostolicorum Opera, 3ª ed., Lipsia, 1875.
  47. ^ J.B.Lightfoot, The Apostolic Fathers, Macmillan, 1891.
  48. ^ Apostolic Fathers, su Brill Encyclopedia of Early Christianity Online, referenceworks.brillonline.com.
  49. ^ Michael W. Holmes, Joseph Barber Lightfoot, John Reginald Harmer, The Apostolic Fathers: Greek Texts and English Translations (Baker Academic 2007)
  50. ^ (EN) Codex Sinaiticus | Barnabas, su www.codexsinaiticus.org. URL consultato il 13 dicembre 2019.
  51. ^ Riproduzione della pagina iniziale della Lettera di Barnaba nel Codex Sinaiticus
  52. ^ a b Mirosław Mejzner, "La figura di Cristo come una chiave di lettura dell'Epistola di Barnaba" in Warszawskie Studia Teologiczne XXVIII/4/2015, 56-75
  53. ^ James Carleton Paget, "The Epistle of Barnabas" in Paul Foster (editor), The Writings of the Apostolic Fathers (Bloomsbury 2007), p. 73
  54. ^ James N. Rhodes, The Epistle of Barnabas and the Deuteronomic Tradition (Mohr Siebeck 2004), p. xii
  55. ^ Timothy B. Sailors, Bryn Mawr Classical Review: Review of The Apostolic Fathers: Greek Texts and English Translations. URL consultato il 13 gennaio 2017.
  56. ^ (EN) Reidar Hvalvik, The Struggle for Scripture and Covenant: The Purpose of the Epistle of Barnabas and Jewish-Christian Competition in the Second Century, Mohr Siebeck, 1996, p. 17, ISBN 978-3-16-146534-5. URL consultato il 10 marzo 2018.
  57. ^ a b Mauro Gagliardi, La cristologia adamitica: tentativo di recupero del suo significato originario (Editrice Pontificia Università Gregoriana, 2002), p. 240
  58. ^ "Epistle of Barnabas 16.1-5" in Judaism and Rome
  59. ^ Antonio Quacquarelli, I Padri Apostolici: Traduzione, introduzione e note (Città Nuova 1976, p. 209
  60. ^ "Letter of Barnabas: Work by Saint Barnabas" in Encyclopædia Britannica
  61. ^ "Types of Biblical Hermeneutics" in Encyclopædia Britannica; la stessa data comunemente attribuita al Vangelo secondo Giovanni.
  62. ^ 1911 Encyclopædia Britannica/Barnabas
  63. ^ Paulin Ladeuze, "Epistle of Barnabas" in The Catholic Encyclopedia (New York: Robert Appleton Company, 1907)
  64. ^ John Bertram Peterson, "The Apostolic Fathers" in The Catholic Encyclopedia (New York: Robert Appleton Company, 1907)
  65. ^ James N. Rhodes, The Epistle of Barnabas and the Deuteronomic Tradition: Polemics, Paraenesis, and the Legacy of the Golden-calf Incident (Mohr Siebeck 2004), p. 12
  66. ^ a b David Edward Aune, The Westminster Dictionary of New Testament and Early Christian Literature and Rhetoric (Westminster John Knox Press 2003), p. 72
  67. ^ Johannes Quasten, Patrologia (Marietti 1980) vol. 1, p. 87
  68. ^ William H. Shea, "The Sabbath in the Epistle of Barnabas" in Andrews University Seminary Studies (AUSS) 4.2 (1966), p. 149, nota 2
  69. ^ a b Abel Mordechai Bibliowicz, Jews and Gentiles in the Early Jesus Movement: An Unintended Journey (Springer 2013), p. 139; estratto; testo in formato pdf
  70. ^ Helmut Köster, Einführung in das Neue Testament im Rahmen der Religionsgeschichte und Kulturgeschichte der hellenistischen und römischen Zeit (Walter de Gruyter 1980), p. 716
  71. ^ Versione inglese: Helmut Koester, Introduction to the New Testament (Walter de Gruyter 1995), vol. 2, p. 281
  72. ^ "Although Barnabas 4:14 appears to quote Matt 22:14, it must remain an open question whether the Barnabas circle knew written gospels. Based on Koester's analysis (1957: 125–27, 157), it appears more likely that Barnabas stood in the living oral tradition used by the written gospels. For example, the reference to gall and vinegar in Barnabas 7:3, 5 seems to preserve an early stage of tradition that influenced the formation of the passion narratives in the Gospel of Peter and the synoptic gospels" (Jay Curry Treat in The Anchor Bible Dictionary (1992) vol. 1, p. 614).
  73. ^ a b Everett Ferguson, Encyclopedia of Early Christianity (Routledge 2013), p. 168
  74. ^ "Why True Christians Do Not Use the Cross in Worship" in What Does the Bible Really Teach?
  75. ^ "Did Christ Die on a Cross?" in The Watchtower Announcing Jehovah's Kingdom (15 marzo 1957), pp. 165-168
  76. ^ a b Tu sei il Cristo: cristologia storica (Editrice Pontificia Università Gregoriana 2002) p. 157
  77. ^ Quasten (1984), I, p. 89
  78. ^ Hvalvik (1996), pp. 35–42
  79. ^ a b David T. Runia, Filone di Alessandria nella prima letteratura cristiana (Vita e Pensiero 1999), p. 100
  80. ^ James Carleton Paget, The Epistle of Barnabas: Outlook and Background (Mohr Siebeck 1994), pp. 30–41
  81. ^ Giovanni Magnani, Tu sei il Cristo: cristologia storica (Editrice Pontificia Università Gregoriana, 2002), p. 157
  82. ^ Simon Tugwell, The Apostolic Fathers (Geoffrey Chapman 1989), p. 44
  83. ^ H.H.B. Ayles, Destination, Date, and Authorship of the Epistle to the Hebrews (Cambridge University Press 1899), p. 150
  84. ^ James Carleton Paget, The Epistle of Barnabas: Outlook and Background (Mohr Siebeck 1994), p. 45
  85. ^ Quacquarelli (1976), pp. 181–182
  86. ^ Everett Ferguson, Backgrounds of Early Christianity (Eerdmans 2003), p. 436
  87. ^ David Dawson, Allegorical Readers and Cultural Revision in Ancient Alexandria (University of California Press 1991), p. 175
  88. ^ a b Miguel Pérez Fernández, "Midrash and the New Testament" in Reimund Bieringer (a cura di), "The New Testament and Rabbinic Literature" (BRILL 2010), p. 367
  89. ^ James L. Bailey, Literary Forms in the New Testament: A Handbook (Westminster John Knox Press 1992), p. 157
  90. ^ Daniel Boyarin, "Logos, A Jewish Word: John's Prologue as Midrash" in Amy-Jill Levine, Marc Zvi Brettler (a cura di) The Jewish Annotated New Testament (Oxford University Press 2017), pp. 688–691
  91. ^ a b "The Epistle of Barnabas: An Early Example of Allegorical Interpretation of the Old Testament" (Northern Kentucky University)
  92. ^ Birger Gerhardsson, The Testing of God's Son: (Matt. 4:1-11 & PAR), An Analysis of an Early Christian Midrash (Wipf and Stock 2009), p. 11
  93. ^ George Wesley Buchanan, The Gospel of Matthew (Wipf and Stock 2006), p. 26
  94. ^ Tim Hegedus, "Midrash and the Letter of Barnabas" in Biblical Theology Bulletin: Journal of Bible and Culture, vol. 38, n 1 (20.07), pp. 20-26
  95. ^ Robert A. Kraft, The Epistle of Barnabas: Its quotations and their sources (Harvard University 1961)
  96. ^ The Ante-Nicene Christian Library (T&T Clark 1867), p. 99, testo copiato poi, nel 1885, da A. Cleveland Coxe nel primo volume della sua serie 'The Ante-Nicene Fathers
  97. ^ 13,18
  98. ^ Vocabolario on line Treccani: gematria
  99. ^ a b Larry W. Hurtado, The Earliest Christian Artifacts: Manuscripts and Christian Origins (Eerdmans 2006), p. 114
  100. ^ Roy B. Zuck, Basic Bible Interpretation: A Practical Guide to Discovering Biblical Truth (David C. Cook 2002), p. 33
  101. ^ William W. Klein, Craig L. Blomberg, Robert L. Hubbard, Jr. (a cura di), Introduction to Biblical Interpretation (Zondervan 2017)
  102. ^ "The Old Testament in its Greek translation, the Septuagint (LXX), was the Bible of the earliest Christians" (Encyclopædia Britannica: "New Testament canon, texts, and versions").
  103. ^ "In reading the story of Abraham circumcising his household, his eye fell on the figure 318 which appeared in the scroll as ΤΙΗ. Now ΙΗ was a familiar contraction of the sacred name of Jesus, and is so written in the Alexandrian papyri of the period; and the letter Τ looked like the cross" (Philip Carrington, The Early Christian Church: Volume 1, The First Christian Church (Cambridge University Press 2011), p. 491).
  104. ^ Zachary Cole, Numerals in Early Greek New Testament Manuscripts: Text-Critical, Scribal, and Theological Studies (BRILL 2017), p. 180
  105. ^ Phillip Comfort, "Encountering the Manuscripts" (B&H Publishing Group 2005)
  106. ^ William Barclay, The Apostles' Creed (Westminster John Knox Press, 1998), p. 79
  107. ^ Philip Carrington, The Early Christian Church: Volume 1, The First Christian Church (Cambridge University Press 2011), p. 491
  108. ^ Robert A. Kraft, The Apostolic Fathers, vol. 3: Barnabas and the Didache
  109. ^ Maxwell Staniforth, Andrew Louth, Early Christian Writings: The Apostolic Fathers (Penguin UK 1987)
  110. ^ capitolo 1,5
  111. ^ Raimondo Spiazzi, Cristianesimo e cultura dai Padri della Chiesa a S. Tommaso d'Aquino (Edizioni Studio Domenicano 1990), p. 43
  112. ^ a b James Carleton Paget, The Epistle of Barnabas: Outlook and Background (Mohr Siebeck 1994), pp. 46−47
  113. ^ Richard Patrick Crosland Hanson, Allegory and Event: A Study of the Sources and Significance of Origen's Interpretation of Scripture (Westminster John Knox Press 2002), p. 97
  114. ^ Maxwell Staniforth, Andrew Louth, Early Christian Writings: The Apostolic Fathers (Penguin UK 1987), "gnosis"
  115. ^ a b Birger A. Pearson, "Earliest Christianity in Egypt" in James E. Goehring, Janet A. Timbie (a cura di), The World of Early Egyptian Christianity (CUA Press 2007), p. 102
  116. ^ Epistle of Barnabas, su newadvent.org. URL consultato il 21 ottobre 2019.
  117. ^ «From a literary point of view the Epistle of Barnabas has no merit. The style is tedious, poor in expression, deficient in clearness, in elegance, and incorrectness. The author's logic is weak, and his matter is not under his control; from this fact arise the numerous digressions»
  118. ^ The Interpreter's Dictionary of the Bible, volume I, pag. 745.
  119. ^ «Ragionando sul mistero del nome di Gesù, e sul segno della croce, rivelato nel numero dei servitori addestrati di Abramo con cui egli liberò Lot, com'è riportato in Genesi cap.XIV, Barnaba dispiega la potenza del T come segue: "Abramo, praticando per prima la circoncisione, prevedeva nello spirito Gesù, conoscendo i simboli delle tre lettere. (La Scrittura) infatti, dice: "Abramo circoncise trecentodiciotto uomini della sua casa". Quale era il significato a lui rivelato? Lo comprendete perché dice prima diciotto e, fatta una separazione, aggiunge trecento. Diciotto si indica con iota (I, |)= dieci ed eta (Η, η)= otto. E così hai Gesù (IH, iη). Ma poiché è la croce che doveva comportare la grazia, per questo aggiunge anche trecento, così che la croce è raffigurata da tau (Τ, τ), la forma della Sua croce. Abbiamo così Gesù nelle due prime lettere e la croce nell'altra. Colui che ha posto in noi il dono della sua dottrina lo sa. Nessuno ha imparato da me verità più certa, ma so che voi siete degni" - Barnaba, ix. 7-9. «Purtroppo per lui, la "forma" delle tre lettere, ΙΗΤ (ιητ), sono date dai caratteri alfanumerici greci, mentre la Sacra Scrittura che riporta dei trecentodiciotto servitori addestrati di Abramo, è stata scritta non coi caratteri greci, ma integralmente in parole ebraiche», di Henry Dana Ward in History of the cross: the pagan origin, and idolatrous adoption and worship, of the image, 1871: History of the cross: the pagan origin, and idolatrous adoption and worship, of the image, pag. 25, 1871, di Henry Dana Ward pag. 25
  120. ^ John Kitto, The Cyclopædia of Biblical Literature vol. 1, p. 297 (decima edizione 1851)
  121. ^ What Is the Bible’s View? Does Christianity Have a Visible Symbol?, Testimoni di Geova. URL consultato l'11 ottobre 2019.
  122. ^ Il dibattito sui riflessi dell'antisemitismo nella liturgia cattolica, su jstor.org. URL consultato il 10 ottobre 2019.
  123. ^ Antonio Rozinni, The Epistle of Barnabas, in Jerusalem Post (a pagamento), 24 aprile 2013. URL consultato il 16 dicembre 2019.
  124. ^ Antonio Rozinni, The Epistle of Barnabas, in International Christian Embassy Jerusalem (gratis), 27 aprile 2013. URL consultato il 28 dicembre 2019.
  125. ^ Conferenza all'Università del Michigan Jesus, the Law, and a "New" Covenant (video YouTube)
  126. ^ Letter of Barnabas, su britannica.com. URL consultato il 10 ottobre 2019.
  127. ^ The 'Letter of Barnabas' — What does it tell us about what the earliest Christians believed?, su etimasthe.com. URL consultato il 10 ottobre 2019.
  128. ^ Dr. William H. Shea, su shalomlc.org. URL consultato il 10 ottobre 2019.
  129. ^ The Sabbath in the Epistle of Barnabas pagg.152 - 156 (PDF), su andrews.edu. URL consultato il 10 ottobre 2019.
  130. ^ Michele Murray, Playing a Jewish Game: Gentile Christian Judaizing in the First and Second Centuries CE (Wilfrid Laurier University Press è un altro esempio.
  131. ^ Autore di Jews and Gentiles in the Early Jesus Movement: An Unintended Journey (Palgrave Macmillan 2013) (EN) Wendy Mayer e Chris L. de Wet, Reconceiving Religious Conflict: New Views from the Formative Centuries of Christianity, Routledge, 17 gennaio 2018, p. 57, ISBN 978-1-315-38764-2. URL consultato il 15 dicembre 2019.
  132. ^ (EN) Courtney Wilson VanVeller, John Chrysostom and the Troubling Jewishness of Paul (XML), in Revisioning John Chrysostom, 1º marzo 2019, pp. 32–57, DOI:10.1163/9789004390041_003. URL consultato il 15 dicembre 2019.
  133. ^ (EN) Amos Yong, Mission after Pentecost (Mission in Global Community): The Witness of the Spirit from Genesis to Revelation, Baker Academic, 15 ottobre 2019, ISBN 978-1-4934-1992-0. URL consultato il 15 dicembre 2019.
  134. ^ Jews and Gentiles in the Early Jesus Movement, book - 4 Enoch: The Online Encyclopedia of Second Temple Judaism, su www.4enoch.org, Bibliowicz, 2013. URL consultato il 15 dicembre 2019.
  135. ^ Crawford Howell Toy e Kaufmann Kohler, Barnabas, Joses, su jewishencyclopedia.com. URL consultato il 30 dicembre 2019.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]