Lazzaro (Pirandello)

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Lazzaro
Mito in tre atti
AutoreLuigi Pirandello
Lingua originaleItaliano
GenereDramma
AmbientazioneTempo presente
Composto nelfebbraio - aprile (?) 1928
Prima assoluta9 luglio 1929 al Royal Theater di Huddersfield nella traduzione inglese di C.K. Scott Moncrieff
Prima rappresentazione italiana7 dicembre 1929
Teatro di Torino a Torino
Personaggi
  • Diego Spina
  • Sara, già sua moglie
  • Lucio e Lia, suoi figli
  • Arcadipane, fattore di campagna
  • Deodata, governante di Lia
  • Gionni, 'professore di medicina
  • Monsignor Lelli
  • Cico, esattore di Dio
  • Il Marra, notajo
  • Due figli naturali di Sara e di Arcadipane (non parlano)
  • Un medico. Una guardia. Signori della strada. Due contadini.
 

Lazzaro fa parte dell'ultima produzione letteraria di Luigi Pirandello che si rifà al mito come ne La nuova colonia e ne I giganti della montagna. La composizione dell'opera risale al 1928 e fu rappresentata in Italia la prima volta a Torino nel dicembre del 1929 con la Compagnia di Marta Abba.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Per la prima ed ultima volta Pirandello affronta l'argomento religioso esplicitamente e lo fa in un mito, inserito in un tema più ampio, che si ritrova in tanti drammi precedenti: lo scontro di due culture, una materna, istintiva e vitalistica e l'altra paterna che in questo dramma assume il significato di trascendenza, di religione dogmatica e autoritaria.

I contrasti tra Diego e Sara, marito e moglie, soprattutto per quanto riguarda l'educazione dei figli Lucio e Lia, portano inevitabilmente alla loro separazione.

Sara se ne va in una casa di campagna dove si innamora del fattore Arcadipane e inizia con lui una vita tutta spontanea e naturale senza remore sociali o religiose. Diego, portatore di una fede negativa, dogmatica e severa s'incarica della educazione dei figli mandando Lucio in seminario e Lia ad un convento di suore dove si ammala perdendo l'uso di una gamba.

Il dramma si origina nel momento in cui Lucio si rifiuta di diventare prete, opponendosi al padre che per la violenta reazione che segue alla decisione del figlio, accidentalmente muore.

Una miracolosa iniezione del dottore Gionni però lo riporta in vita.

Novello Lazzaro, Diego ha scoperto che nell'aldilà c'è il nulla: tutte le rinunce che egli ha fatto per conquistarsi il Paradiso non servono a niente: nell'altro mondo non ci sarà compenso né punizione.

Se prima del suo ritorno in vita aveva dunque sopportato il tradimento della moglie, ora potrà finalmente sfogare la sua rabbia e vendicarsi ferendo Arcadipane.

Sarà Lucio a fare da tramite tra la fede persa del padre e la vita tutta naturale della madre.

Il Dio immanente di Pirandello, che eternamente vive nell'«eterno presente della vita» farà in modo che Lucio si dedichi alla vita religiosa, salvando il padre e guarendo miracolosamente la sorella.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]