Sogno (ma forse no)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Sogno (ma forse no)
Commedia in un atto unico
AutoreLuigi Pirandello
Lingua originaleItaliano
GenereCommedia
AmbientazioneUna camera: ma forse no: un salotto...
Composto neltra la fine del 1928 e l'inizio del 1929
Prima assoluta1931 con il titolo Sonho (mas talvez nao)
Lisbona
Prima rappresentazione italianadicembre del 1937
Teatro "Giardino d’Italia", Genova
Personaggi
  • La Giovane signora
  • L'Uomo in frak
  • Un cameriere, che non parla
 

Sogno (ma forse no) è una commedia in un atto unico scritta da Luigi Pirandello nel periodo compreso tra la fine del 1928 e l'inizio del 1929.

L'11 gennaio del 1936 fu trasmessa per radio dell'EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche).

Fu rappresentata la prima volta il 22 settembre del 1931 su traduzione portoghese di Caetano de Abreu Beirão con il titolo Sohno (mas talvez nao) a Lisbona e in Italia, per la prima volta il 10 dicembre 1937 a Genova, al Teatro "Giardino d'Italia", dalla Filodrammatica del Gruppo Universitario di Genova.

Il tema del sogno era stato già trattato da Pirandello nella novella La realtà del sogno nel 1937 ma con un'argomentazione diversa: nella novella i due ambiti del sogno e della realtà sono separati, nella commedia invece si intrecciano in modo inscindibile.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Più che l'argomento della commedia Pirandello sembra invece interessato a rendere scenograficamente sul palcoscenico l'atmosfera onirica che accompagna lo svolgersi dell'atto unico. Le annotazioni dell'autore riguardo alle scene e ai dialoghi sono quantitativamente maggiori, e verrebbe da dire qualitativamente migliori dal punto di vista della ricostruzione scenica, del testo vero e proprio della commedia. Si può affermare che in questa commedia Pirandello è più pittore che scrittore e la critica teatrale ha riconosciuto nella scenografia del Sogno dei veri e propri tratti espressionistici.[1]

Una giovane ed affascinante donna si sta stancando del suo amante e si sente invece nuovamente attratta da un precedente innamorato, allontanatosi ed ora tornato ricchissimo da lontani ed esotici paesi. Nel sogno, o piuttosto nell'incubo, la giovane vede se stessa strozzata dall'amante ingelosito che sulla morbida carne del suo collo traccia con le sue mani un solco livido come una sorta di collana, ben diversa da quella che la donna aveva ammirato e desiderato nella vetrina di un gioielliere.

La donna si sveglia sospirando dal sollievo di essere uscita dall'incubo, quando la cameriera le porta una scatola che, mandata dal ricchissimo ex amante, contiene proprio la collana da lei tanto desiderata.

Viene a visitarla l'amante geloso che le racconta di essere contrariato perché avrebbe voluto farle una sorpresa regalandole la collana di perle ma che il gioielliere l'aveva già venduta a qualcuno... La giovane fa finta di nulla e avvia un dialogo che sembra inizi a ripercorrere lo stesso tragitto del sogno (ma forse no).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luigi Pirandello, Maschere nude, a cura di Italo Borzi e Maria Argenziano, Newton Compton Editori, 2007, vol. II, pag. 626.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]