Scialle nero (antologia)
| Scialle nero | |
|---|---|
| Autore | Luigi Pirandello |
| 1ª ed. originale | 1922 |
| Genere | raccolta di racconti |
| Lingua originale | italiano |
Scialle nero è la raccolta di novelle scritte da Luigi Pirandello che apre il più ampio progetto novellistico di Novelle per un anno.
Il volume, costituito da quindici novelle e introdotto da una “Avvertenza” che l’autore ha voluto premettere a questo e ai successi volumi che compongo il corpus novellarum, segue un arco temporale piuttosto ampio, con novelle che vanno dal 1894 (Se...) al 1920 (Rimedio: la geografia e Il pipistrello).[1]
Contesto e Forma
[modifica | modifica wikitesto]L’iter editoriale di Scialle nero è complesso e testimonia il processo di revisione e riscrittura di Pirandello. Molte delle novelle videro la luce tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento su diverse riviste dell’epoca, come «Il Marzocco», il «Corriere della Sera» o «La Lettura».
Un momento cruciale nella storia del testo è rappresentato dalla collaborazione con l’editore Lumachi nel 1902, che raccolse inizialmente alcuni testi sotto il titolo Beffe della morte e della vita. Tuttavia, la forma definitiva della raccolta si deve all'edizione Bemporad del 1922. In questa fase, Pirandello difese strenuamente il titolo Scialle nero, nonostante le perplessità del suo editore che riteneva il titolo troppo funebre.
Il criterio di riorganizzazione non è mai puramente cronologico, ma tematico e programmatico: Scialle nero non raccoglie le prime novelle scritte dall'autore, ma quelle che meglio definiscono il tono della nuova sistemazione. La raccolta rappresenta una vera e propria dichiarazione di intenti poetici e strutturali. Analizzandone la struttura interna, si nota come la disposizione delle novelle non sia casuale, bensì risponde a una “collocazione sistematica” e a una “topografia voluta”, tale da individuare un’interrogazione dell’autore sul “sentimento del tempo”. [2] L’autore non si limita a raccogliere testi sparsi, ma interroga il senso del tempo e dello spazio, costruendo una geografia dell’anima che si muove tra due poli essenziali: la Sicilia delle origini e la Roma della maturità. Il polo siciliano (Montelusa/Agrigento), dominato da campagne sterminate, miniere di zolfo e dinamiche sociali claustrofobiche; e il polo romano la città d'elezione, caratterizzata dalla burocrazia e dai piccoli centri urbani. A questi si aggiunge un "terzo polo" che rappresenta la possibilità, spesso illusoria, di una nuova vita, un altrove lontano che coincide con il desiderio di fuga dalla realtà quotidiana, un luogo rappresentato dall’America o da luoghi "non luoghi" coincidenti con la morte o la dimensione onirica.[3]
Questa struttura non è solo geografica, ma anche stilistica: il passaggio dalla Sicilia a Roma accompagna l’evoluzione del registro narrativo, che si sposta verso una dimensione dialogico-filosofica e umoristica.
Pirandello non smise mai di ritoccare i suoi testi, passando da una lingua ancora legata a residui letterari e tardo-ottocenteschi a una prosa più moderna, agile e vicina all’uso quotidiano. Il processo di revisione avviato per l’edizione del 1922 mostra, pertanto, una netta volontà di modernizzazione linguistica. Pirandello interviene massicciamente sui dialoghi, operando espansioni "vocativo-allocutorie". Le varianti lessicali sono significative. Si nota una tendenza sistematica a sostituire termini desueti o eccessivamente descrittivi con espressioni più immediate: il passaggio da termini come "cascina" o "fremebondo" a soluzioni più asciutte; la frequente eliminazione delle forme auliche "ella" ed "egli" in favore dei più colloquiali "lei" e "lui"; una sensibile revisione della punteggiatura, con la riduzione dell'uso dei punti e virgola e dei puntini di sospensione, sostituiti da una punteggiatura più "serrata" che riflette il ritmo incalzante del pensiero umoristico.
Un altro aspetto fondamentale è l’influenza reciproca tra la produzione narrativa e quella teatrale. In molte novelle di questa raccolta, gli interventi dell'autore si indirizzano verso le parti dialogate. Pirandello interviene sulla scrittura per renderla più vicina al parlato, concentrandosi su una certa naturalezza del linguaggio che sembra anticipare la messa in scena teatrale.
Storia Editoriale
[modifica | modifica wikitesto]Luigi Pirandello ha sempre scritto novelle, in un arco cronologico che va dalla prima novella a noi nota, Capannetta, datata 1884, fino all’ultima, profetica ed emblematica, Effetti di un sogno interrotto, pubblicata postuma sul «Corriere della Sera» nel 1936. Inizialmente pubblicate su riviste e quotidiani, le novelle vengono ripubblicate nel tempo in una quindicina di raccolte presso editori diversi (tra cui Lumachi, Treves, Quattrini o Streglio).
Dall’esigenza e dal desiderio di riorganizzare i testi già dati alle stampe in nuovi e più organici volumi compresi in un unico corpo, segue l’accordo con l’editore fiorentino Bemporad, stipulato il 5 settembre 1919, che dà inizio al grande progetto delle Novelle per un anno, una sistemazione organica e monumentale che prevede nella sua forma iniziale un corpus novellarum composto da 365 novelle in dodici volumi. Il progetto complessivo è presentato nell’Avvertenza (siglata L.P.) che apre ogni volume Bemporad, dalla prima raccolta Scialle Nero (1922) fino a Candelora (1928), e in cui è già presente il primo ostacolo: l’editore suggerisce di non pubblicare la raccolta in dodici volumi (di circa trenta novelle ciascuno), o addirittura in unico volume come avrebbe voluto Pirandello, ma in ventiquattro.
L'ambizioso progetto, tuttavia, rimase incompiuto. Alla morte dell'autore nel 1936, i volumi pubblicati in totale sono quindici, i primi 13 editi da Bemporad tra il 1922 e il 1928, mentre Berecche e la guerra, il quattordicesimo, esce nel 1934 presso Mondadori, a seguito della disdetta del contratto decennale comunicata a Bemporad nell’agosto del 1929. Il quindicesimo e ultimo, Una giornata, viene pubblicato postumo nel 1937 sempre per Mondadori.
Il totale delle novelle si fermò a 211 (o poco più, considerando le appendici e i testi ritrovati), ben lontano dalle 365 immaginate, ma non per questo meno valide nel rappresentare quella che era la volontà dell’autore, ossia offrire tanti piccoli specchi, forse troppo pieni di amarezza e di poca gioia, che riflettono la vita nella sua interezza.
Il corpus delle novelle, per la sua continuità temporale, offre un laboratorio privilegiato per osservare l'evoluzione stilistica e tematica dell'autore agrigentino, ma non è privo di questioni controverse e di non facile soluzione.
La tradizione delle novelle pirandelliane si basa prevalentemente sul patrimonio a stampa e il lavoro dell’autore risulta scandito da diverse fasi di revisione, a proposito delle quali la critica ha parlato non «di semplice variazione o correzione ma addirittura di riscrittura»[4]. Il legame dell’autore col figlio Stefano, che interveniva direttamente nel lavoro del padre, ha inoltre creato non poche problematiche filologiche.
Le diverse edizioni dell’opera non aiutano a fare chiarezza nel periodo successivo alla morte dell’autore, da cui l’esigenza di mettere a fuoco la problematica riguardante la revisione in corso, interrotta dalla morte dell’autore, dei volumi delle Novelle per un anno.
Pirandello muore il 10 dicembre 1936. Fra il 1937 e il 1938 Mondadori ripubblica l'opera in due volumi della collezione «Omnibus». Curata probabilmente da Manlio Lo Vecchio-Musti e Angelo Sodini (sebbene non firmata), questa edizione si presentava come la raccolta completa di tutte le novelle, incluse quelle inizialmente escluse (21 novelle non inserite nei quindici volumi Bemporad e Mondadori sono riprodotte nel secondo volume), nonché le revisioni finali fatte da Pirandello stesso, sebbene l'autore riuscì a revisionare completamente solo cinque raccolte (La rallegrata, L’uomo solo, La mosca, confluite nel primo volume; Donna Mimma, Il viaggio, nel secondo). Viene inoltre proposta un’appendice di Varianti che, tuttavia, non è esaustiva delle modifiche presenti nel testo. Ciò nonostante, questa edizione divenne per anni il testo di riferimento (lectio recepta).
In un’ulteriore edizione del 1956-1957, curata da Corrado Alvaro, lo stesso Lo Vecchio-Musti ammise che il testo «Omnibus» conteneva errori di trascrizione e lettura dei manoscritti, rendendo necessario in alcuni casi un ritorno agli originali. Come nota Mario Costanzo (curatore dell'edizione nei «Meridiani», pubblicata tra il 1985 e il 1990), l'«Omnibus» è un testo ibrido, dove la volontà dell'autore si mescola indistricabilmente con l'intervento redazionale postumo, rendendo difficile distinguere l'una dall'altro.
La messa in dubbio dell’edizione «Omnibus» come testo di riferimento viene fatta da Lucio Lugnani nel 2007 , curatore di un’edizione BUR/Rizzoli in tre volumi di Tutte le novelle raccolte, suddivise e proposte secondo un criterio cronologico. Lugnani, pur riconoscendo qualche merito dell’edizione «Omnibus», rimprovera a Lo Vecchio-Musti una scarsa fondatezza filologica a proposito delle carte su cui è fondata l’edizione e una scarsa attenzione alla volontà dell’autore. Il problema più grave è la difficoltà di attribuire tutte le varianti presenti nei testi esclusivamente alla mano autografa di Luigi Pirandello, data l’irreperibilità dei materiali e la conseguente impossibilità di un riscontro oggettivo. Facendo affidamento alle parole del figlio Stefano, è inoltre appurato che, escluse le cinque raccolte prima citate, le altre non lasciarono mai il laboratorio correttivo dell’autore, la cui revisione è avvenuta postuma per mano di Stefano e dei collaboratori della casa editrice milanese. I volumi della collana «Omnibus» sono quindi più il frutto di un lavoro correttorio di bozze di altre mani e non certificano l’ultima volontà dell’autore.
A fronte di edizioni postume che hanno cercato di ordinare l'opera pirandelliana, scontrandosi però con l'assenza di una revisione d'autore completa e con errori tramandati editorialmente, e in funzione della dichiarata progettualità di Novelle per un anno come opera unitaria e organica, viene proposta, come per l’Edizione Nazionale dell’Opera Omnia di Luigi Pirandello, l’edizione Bemporad per i primi tredici volumi e la Mondadori 1934 e 1937 per il quattordicesimo e quindicesimo.
Novelle
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Bellinzani Debora, Un percorso di lettura tra le novelle di Scialle nero, in Le novelle di Pirandello «raccolte», a cura di Stefano Milioto, Caltanissetta, Edizioni Lussografica, 2022, p. 120.
- ↑ Gibellini Pietro, Le Novelle o il sentimento del tempo, in L. Pirandello, Novelle per un anno, a cura e con un saggio di P. Ghibellini, vol I, pp. XIV-XV
- ↑ Venturini Monica, Narrazione, spazialità e distopia nella novellistica pirandelliana, p. 6.
- ↑ Costa S., Introduzione, in L. Pirandello, Novelle per un anno, vol. I, a cura di S. Costa, Mondadori, Milano, 2021, p. XLIII
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Bellinzani Debora, Un percorso di lettura tra le novelle di Scialle nero, in Le novelle di Pirandello «raccolte», a cura di Stefano Milioto, Caltanissetta, Edizioni Lussografica, 2022.
- Costa Simona., Introduzione, in Luigi Pirandello, Novelle per un anno, vol. I, a cura di Simona Costa, Mondadori, Milano, 2021.
- Gibellini Pietro, Le Novelle o il sentimento del tempo, in L. Pirandello, Novelle per un anno, a cura e con un saggio di P. Ghibellini, vol I, pp. XIV-XV.
- Venturini Monica, Narrazione, spazialità e distopia nella novellistica pirandelliana. (data ultima consultazione: 12/01/2026).
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]Edizione nazionale dell'opera omnia di Luigi Pirandello - Scialle nero, edizione statica.