L'altro figlio

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L'altro figlio
Commedia in un atto
AutoreLuigi Pirandello
Lingua originaleItaliano
GenereCommedia
AmbientazioneIn Sicilia, nei primi anni del Novecento
Composto nelData incerta
Prima assoluta23 novembre 1923
Teatro Nazionale di Roma
Versioni successive
in vernacolo toscano, riduzione di Ferdinando Paolieri
Personaggi
  • Maragrazia
  • Ninfarosa
  • Rocco Trupia
  • Un giovane medico
  • Jaco Spina
  • Tino Ligreci

Le comari del vicinato

  • La Gialluzza
  • La Z'a Marassunta
  • La 'gnà Tuzza la Dia
  • La Marinese
 

L'altro figlio è una commedia di Luigi Pirandello tratta dall'omonima novella del 1902. Non si conosce la data della composizione del dramma che fu rappresentato al Teatro Nazionale di Roma il 23 novembre del 1923 ad opera della Compagnia Raffaello e Garibalda Niccòli.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Maragrazia, umile donna del popolo di un paese siciliano, vedova e ridotta a mendicare, soffre perché non riceve notizie dei due figli emigrati in America e ormai dimentichi, per la ricchezza raggiunta, della loro stessa madre. La donna si reca ogni giorno a vedere i giovani che partono per nave verso l'America e consegna loro delle lettere che si fa scrivere dall'amica Ninfarosa, nelle quali giura ai figli di essere disposta a donar loro lo stesso casale di poco valore dove lei abita, purché essi tornino; ma i figli non le rispondono e i migranti iniziano a provare fastidio nei confronti della donna. La stessa Ninfarosa, esasperata, cesserà di aiutarla a scrivere e Maragrazia allora si rivolgerà a un giovane medico appena arrivato perché la aiuti a comporre le lettere.

Nello stesso paese vive Rocco Trupìa, terzo figlio della donna che le è sinceramente affezionato, buono, con una bella famiglia e una bella casa. Egli vorrebbe prendersi cura di lei, ma la donna rifiuta continuamente il suo aiuto perché non lo considera veramente suo figlio. Incuriosito da questa faccenda il medico chiede alla donna perché non accolga l'invito di Rocco, e Maragrazia gli racconta la sua storia disgraziata.

In seguito alla venuta di Garibaldi in Sicilia era stato messo in libertà un terribile brigante di nome Cola Camizzi, il quale aveva cercato di reclutare il marito di Maragrazia tra i suoi scagnozzi; questi, dopo esser riuscito a fuggire una prima volta, era stato nuovamente catturato da Cola che per punirlo lo aveva decapitato assieme ad altri fuggitivi.

Quando Maragrazia era andata al covo di Cola Camizzi per chiedere notizie di suo marito aveva visto i briganti giocare a bocce con le teste delle loro vittime e lo stesso Cola, alle sue urla disperate, l'aveva aggredita; ma un brigante di nome Marco Trupìa era corso in suo aiuto e, assieme agli altri ladroni stanchi della tirannia dell'uomo, lo aveva ucciso davanti ai suoi occhi, compiendo così la vendetta della donna. In cambio però l'uomo l'aveva rapita e tenuta come sua schiava per tre mesi, sino a quando era stato catturato e imprigionato.

Una volta libera Maragrazia si era scoperta incinta ad opera di Marco Trupia e non volendo il figlio del brigante aveva tentato inutilmente di abortire. La madre della donna aveva poi provveduto ad affidare il neonato alla famiglia del brigante.

Maragrazia si rende conto che proprio questo figlio non voluto meriterebbe quell'affetto che lei riservava invece ai figli lontani, arricchitisi con attività criminali e ingrati verso di lei; tuttavia ella sente di non poter nemmeno considerare Rocco figlio suo, perché «è il sangue che si ribella», tanto era forte il legame naturale che sovrastava ogni sentimento. Il giovane, inoltre, somiglia troppo a suo padre, e ogni volta che lo vede la donna ricorda i terribili momenti passati.

A Maragrazia non resta dunque che continuare a scrivere lettere ai suoi figli lontani, nell'ingenua speranza che prima o poi vengano a soccorrerla.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]