La ragazza che giocava con il fuoco

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La ragazza che giocava con il fuoco
Titolo originale Flickan som lekte med elden
Autore Stieg Larsson
1ª ed. originale 2006
Genere romanzo
Sottogenere poliziesco
Lingua originale svedese
Ambientazione Grenada, Gibilterra e Svezia, 2004-2005
Protagonisti Mikael Blomkvist e Lisbeth Salander
Coprotagonisti Erika Berger
Antagonisti Alexander Zalachenko, Ronald Niedermann, Nils Bjurman e altri
Altri personaggi Miriam "Mimmi" Wu, Dag Svensson, Mia Bergman, Paolo Roberto, Jan "Bubbla" Bublanski, Sonja Modig, Armanskj, Holger Palmgren
Serie Millennium
Preceduto da Uomini che odiano le donne
Seguito da La regina dei castelli di carta

La ragazza che giocava con il fuoco (in lingua originale Flickan som lekte med elden) è un romanzo poliziesco dello scrittore e giornalista svedese Stieg Larsson. Il romanzo è il secondo della trilogia Millennium, pubblicata postuma dopo la prematura scomparsa dell'autore.

Nel romanzo si ritrovano i personaggi di Lisbeth Salander, Mikael Blomkvist e di altri già presenti in Uomini che odiano le donne, primo romanzo della trilogia.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il libro si apre con una bambina legata con delle cinghie a un letto che viene visitata da un sadico dottore. Mikael Blomkvist, divenuto famoso dopo l'affare Wennerström, è tornato saldamente alla direzione di Millennium, la rivista da lui fondata, ascesa alle luci della ribalta per avere smascherato i loschi traffici dei vertici della finanza svedese, ormai divenuto un giornale popolare e ammirato. Unico rimpianto: non avere più alcun rapporto con la giovane, geniale hacker Lisbeth Salander, che gli ha salvato la vita, la carriera professionale e con la quale ha avuto una breve ma intensa relazione. Lisbeth, infatti, ha interrotto ogni contatto e si trova in viaggio ormai da mesi, alle prese con il tentativo di ricostruirsi una vita dopo la travagliata (e sconosciuta) infanzia, le violenze del tutore e una nuova emergente passione: la matematica, cui s'appassiona nel tentativo di risolvere una versione del Teorema di Fermat. Il suo crudele tutore, avv. Bjurman, ancora provato dalla violenza subita dalla sua protetta e dalle sue continue minacce (in un'occasione lei gli aveva addirittura puntato contro il suo stesso revolver), studiando gli archivi su di lei scopre che nel suo passato c'è un ignoto acerrimo nemico, con cui può entrare in contatto solo tramite un enorme culturista biondo. Millennium è in procinto di dare alle stampe un'esplosiva inchiesta sul traffico di prostitute dai Paesi dell'Europa orientale, nata dalla collaborazione con il giornalista Dag Svennson e la sua compagna Mia Bergman: tutti sono però restii a pubblicare perché non riescono a comunicare con un individuo irrintracciabile di nome "Zala", che pare avere un ruolo centrale in questo "traffico". Il progetto s'interrompe nel modo più cruento: le uccisioni di Dag e Mia e dell'avv. Bjurman. Le indagini di polizia non riescono a chiarire il movente e si concentrano sull'ultimo delitto mentre scatta una caccia all'uomo nazionale alla ricerca della violenta, pericolosa, vendicativa e asociale hacker, su cui piombano prove pesantissime: l'incapacità giuridica, l'essere stata vista entrare nell'appartamento di Dag e Mia e le sue impronte sull'arma del delitto. Ad aggravare la situazione, un collaboratore di polizia ex collega di Lisbeth, lascia trapelare informazioni riservate (tra cui la relazione con Miriam Wu), scatenando un enorme processo mediatico, che rivela al mondo le sue singolari abitudini. A crederla innocente sono solo pochi fedelissimi, tra cui Mikael, che ne scopre la tutela e il funesto passato, e Paolo Roberto, un famoso pugile professionista allenatore di Lisbeth. La forte moralità e riservatezza di Lisbeth, che si difende da sola e che odia gli uomini che odiano le donne, le impone di risollevarsi da quell'impiccio da sola, rifiutando ogni aiuto. Cercando prove nella seconda casa di Bjurman, scopre documenti che le aveva nascosto tra cui un'indagine dei servizi segreti; mentre sta per andarsene, viene aggredita da due motociclisti (uno dei quali aveva già tentato di aggredirla in precedenza, fallendo), ma riesce ad avere la meglio. I due hanno intercettato casualmente Lisbeth mentre stavano incendiando la seconda casa di Bjurman su commissione del biondo culturista che ordina anche di sequestrare Miriam Wu (ritenendola erroneamente a conoscenza del nascondiglio di Lisbeth). Miriam è rapita da Lundin e dal gigante ma viene salvata da Paolo Roberto: giunto casualmente da lei ed inseguito il sequestratore, riesce a metterlo in fuga dopo una durissima lotta corpo a corpo da cui esce vincitore ma pesantemente ferito (egli stesso rimane impressionato dalla mole e dall'enorme resistenza ai suoi attacchi). Mikael scopre poi l'identità del gigante biondo: è un tedesco di nome Ronald Niedermann, affetto da analgesia congenita. L'investigazione di Mikael punta verso Gunnar Björck, agente dei servizi segreti citato nel reportage di Dag e Mia: sotto minaccia di vedersi resa pubblica la sua attività criminale, rivela importanti segreti di stato: "Zala" è l'abreviativo di Alexander Zalachencko, disertore dei servizi segreti militari sovietici e latitante in Svezia da trent'anni, residente con una nuova identità svedese (che Björck si rifiuta di rivelare); parlando poi con il tutore Holger Palmgren (predecessore di Bjurman), Mikael scopre l'ultimo tassello del puzzle: Zalachencko è il padre di Lisbeth, uno psicopatico che malmenò la moglie fino al giorno in cui la giovane Lisbeth tentò d'ucciderlo con una bomba incendiaria artigianale, rendendolo invalido a vita. All'accaduto seguì un'indagine di polizia, subito soffocata dai servizi segreti (due degli agenti sul posto furono Björck e Nils Bjurman), che manomisero la testimonianza di Lisbeth per farla rinchiudere in un manicomio, divenuta ormai una testimone troppo scomoda di un segreto di stato. Nel manicomio subì torture psicologiche da parte del primario Teleborian, e fu lasciata libera raggiunta la maggiore età solo grazie all'intercessione del suo tutore Palmgren.
Lisbeth scopre la residenza di Zalachenko e dopo un appostamento, in tarda serata tenta di ucciderlo, ma viene scoperta ed immobilizzata da Niedermann. Anche Mikael intuisce la verità e decide di correrle dietro, ma giunge solo la mattina dopo: la trova gravemente ferita dopo essere riuscita a ferire Zalachenko a sua volta e a mettere in fuga Niedermann, non prima di esser riuscita a dissotterarsi dalla fossa comune in cui Zala aveva cercato di occultarla dopo averle sparato. Mikael riesce a intercettare il gigante e lo lega ad un segnale stradale, poi trova anche Lisbeth e allerta immediatamente i soccorsi.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

In lingua originale
Traduzioni

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2006 il romanzo è stato riconosciuto come "miglior romanzo poliziesco svedese dell'anno'" dalla Svenska Deckarakademin, l'accademia svedese del poliziesco.

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