Jack-o'-lantern

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Un tradizionale jack-o'-lantern americano, fatto da una zucca, illuminato dall'interno da una candela.

Un jack-o'-lantern (o jack o'lantern) è una lanterna di zucca o rapa intagliata, comunemente associata alla festa di Halloween. Il suo nome deriva dal fenomeno riportato di strane luci tremolanti sopra le torbiere, chiamate fuochi fatui. Il nome è anche legato alla leggenda irlandese di Stingy Jack, un fabbro ubriacone che negozia con Satana ed è condannato a vagare per la Terra con solo una rapa scavata per illuminare la sua strada.

Un assortimento di zucche intagliate.

In un jack-o'-lantern, la parte superiore della zucca o della rapa viene tagliata per formare un coperchio, la polpa interna viene scavata e un'immagine, di solito una faccia spaventosa o buffa, viene scolpita dalla buccia per esporre l'interno vuoto. Per creare l'effetto lanterna, una fonte di luce, tradizionalmente una fiamma di una candela, viene posizionata all'interno prima che il coperchio venga chiuso. Tuttavia, vengono commercializzate anche lanterne artificiali con luci elettriche. È comune vedere jack-o'-lanterns usati come decorazioni esterne ed interne prima e durante Halloween.

I Jack-o'-lantern venivano ricavati da grandi rape prima dell'introduzione della zucca dall'America. Sono una tradizione annuale di Halloween che si è sviluppata negli Stati Uniti quando gli immigrati irlandesi hanno portato con sé la loro tradizione di intaglio degli ortaggi a radice.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine jack-o'-lantern era originariamente usato per descrivere il fenomeno visivo ignis fatuus (lett. "fuoco sciocco") noto come fuoco fatuo nel folklore inglese. Utilizzato soprattutto nell'Inghilterra orientale, il suo primo utilizzo conosciuto risale al 1660.[1] Il termine "will-o'-the-wisp" usa "wisp" (un fascio di bastoncini o carta a volte usato come torcia ) e il nome proprio " Will ": quindi, "Will-of-the-torch." Il termine jack o'lantern è della stessa costruzione: " Jack of [the] lantern".

La storia di "Jack-o'-lantern"[modifica | modifica wikitesto]

Un calco in gesso di un antico Jack-o'-lantern al Museum of Country Life di Turlough, County Mayo, Irlanda

L'usanza di Halloween è legata alla famosa leggenda dell'irlandese Jack, un fabbro astuto, avaro e ubriacone, che una sera al pub incontrò il diavolo. A causa del suo stato d'ebbrezza, la sua anima era quasi nelle mani del demonio, ma, astutamente, Jack gli chiese di trasformarsi in una moneta promettendogli la sua anima in cambio di un'ultima bevuta. Mise poi rapidamente il diavolo nel suo borsello accanto a una croce d'argento, cosicché egli non potesse ritrasformarsi. Per farsi liberare, il diavolo gli promise che non si sarebbe preso la sua anima nei successivi dieci anni e Jack lo lasciò andare. Dieci anni più tardi, il diavolo si presentò nuovamente e questa volta Jack gli chiese di raccogliere una mela da un albero prima di prendersi la sua anima. Al fine di impedire che il diavolo discendesse dal ramo, il furbo Jack incise una croce sul tronco. Dopo un lungo battibecco, in cambio della libertà, il diavolo risparmiò la dannazione eterna a Jack. Durante la propria vita, il fabbro commise così tanti peccati che, quando morì, fu rifiutato dal Paradiso e presentatosi all'Inferno, venne scacciato dal diavolo che gli ricordò il patto, ben felice di lasciarlo errare come anima tormentata. All'osservazione che era freddo e buio, il diavolo gli tirò un tizzone ardente, che Jack posizionò all'interno di una rapa che aveva con sé.[2] Cominciò da quel momento a vagare senza tregua alla ricerca di un luogo in cui riposarsi.

Da allora Jack è rappresentato con una zucca su cui viene intagliata una faccia.

Tradizioni simili in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Vetrina di dolciumi per Halloween a Genova.

Caratteristiche molto simili ad Halloween si riscontrano nell'antica festa di Sant'Andrea celebrata a Martis e in altri comuni dell'Anglona e del Goceano, in Sardegna: la notte del 30 novembre gli adulti vanno per le vie del paese percuotendo fra loro graticole, coltelli e scuri allo scopo di intimorire i ragazzi e i bambini che nel frattempo vagano per le strade con delle sinistre zucche vuote intagliate a forma di teschio e illuminate all'interno da una candela. I giovani, quando vanno a bussare nelle case, annunciano la loro presenza battendo coperchi e mestoli e recitando un'enigmatica e minacciosa filastrocca in lingua sarda Sant'Andria muzza li mani!!... (Sant'Andrea mozza le mani) ricevendo in cambio, per questa loro esibizione, dolci, mandarini, fichi secchi, bibite e soldi[3][4][5]

L'uso delle zucche era ben presente anche nella cultura contadina della Toscana fino a pochi decenni fa, nel cosiddetto gioco dello zozzo (in alcune parti noto come morte secca, nei comuni di San Casciano e di Tavarnelle in Val di Pesa, provincia di Firenze, è conosciuto come "Poero Zozza"). Nel periodo compreso tra agosto e ottobre (più frequentemente d'estate) si svuotava una zucca, le si intagliavano delle aperture a forma di occhi, naso e bocca; all'interno della zucca si metteva poi una candela accesa. La zucca veniva poi posta fuori casa, nell'orto, in giardino ma più spesso su un muretto, dopo il tramonto e per simulare un vestito le si applicavano degli stracci o addirittura un abito vero e proprio. In questo modo avrebbe avuto le sembianze di un mostro provocando un gran spavento nella vittima dello scherzo, in genere uno dei bambini, mandato fuori casa con la scusa di andare a prendere qualcosa. Si è ipotizzato anche un parallelo tra lo zozzo e la rificolona[6].

Una pratica identica era presente nel Lazio del nord, in anni precedenti la Seconda Guerra Mondiale, e da far risalire, tramite testimonianze indirette, quantomeno alla seconda metà dell'Ottocento. La zucca intagliata ed illuminata veniva a volte chiamata La Morte, o anche La Morta oppure Beccamorta.

L'uso di intagliare le zucche e illuminarle con una candela si ritrova anche in Lombardia e in Liguria, ad esempio nella cultura tradizionale di Riomaggiore nelle Cinque Terre, così come in Emilia ed in generale in tutta la pianura padana, dove fino alla fine degli anni '50 si svuotavano le zucche o si usavano normali lanterne ed illuminate da candele, venivano poste nei borghi più bui ed anche vicino ai cimiteri e alle chiese. A Parma e nel Veronese tali luci prendono il nome di lümera; anche e più associato a fuochi fatui. Nel Polesine di lumassa: “Nella tradizione polesana i contadini utilizzavano la zucca per creare delle apparizioni scherzose delle anime dei defunti e per esorcizzare la paura della morte. La zucca veniva scavata all’interno e venivano praticati dei fori, dove veniva posto un lume o una candela, per simulare l’origine infera dello spirito, da cui il nome di “lumassa”, (zucca contenente un lume). Le zucche “lumassa” venivano poste in luoghi oscuri: molto spesso i burloni facevano apparire le “lumasse” vicino ai cimiteri per far impaurire i viandanti di notte”. [7]

Record mondiali[modifica | modifica wikitesto]

Per molto tempo, Keene, nel New Hampshire, ha detenuto il record mondiale per la maggior parte delle zucche scolpite e illuminate in un unico luogo. L'azienda Life is Good ha collaborato con Camp Sunshine, un campo per bambini con malattie potenzialmente letali e le loro famiglie, per battere il record. Un record è stato stabilito il 21 ottobre 2006, quando 30.128 jack-o'-lantern sono stati accesi simultaneamente al Boston Common nel centro di Boston, nel Massachusetts.[8] Highwood, Illinois, ha cercato di stabilire il record il 31 ottobre 2011, con un conteggio non ufficiale di 30.919 ma non ha seguito i regolamenti Guinness, quindi il risultato non è stato contato.[9]

Il 19 ottobre 2013, Keene, nel New Hampshire, ha battuto il record di Boston e ha rivendicato il record mondiale per la maggior parte delle lanterne accese in mostra (30.581). Keene ha ora battuto il record otto volte dal tentativo originale.[10]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Douglas Harper, Jack-o'-lantern (n.), su Dizionario di etimologia in linea, 9 maggio 2013.
  2. ^ La leggenda Archiviato il 26 ottobre 2011 in Internet Archive.
  3. ^ Sito istituzionale del Comune di Martis http://www.comune.martis.ss.it/cultura/cultura.asp?id=23&ln=IT Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive.
  4. ^ La Nuova Sardegna, 3 dicembre 2011 http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2011/12/03/news/nulvi-la-festa-di-sant-andria-1.3604731
  5. ^ Sito ufficiale della Provincia di Sassari http://www.provincia.sassari.it/it/contentview.wp?contentId=CNG2580
  6. ^ Alessandro Fornari, Le feste dell'anno, in Cultura contadina in Toscana, vol II. L'ambiente e la vita. Firenze, Bonechi, 1989. p. 281.
  7. ^ Portale Ufficiale del Turismo della Provincia di Rovigo - Prodotti tipici / Zucca di Melara, su polesineterratraduefiumi.it. URL consultato il 29 ottobre 2016.
  8. ^ (EN) Michael Levenson e Kathy McCabe, A love in Common for pumpkins, su The Boston Globe, 22 ottobre 2006.
  9. ^ (EN) Highwood sets pumpkin-carving record, su Highland Park News, 30 ottobre 2012.
  10. ^ (EN) Most Lit Jack-o'-lanterns Displayed, su Guinness World Records.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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