Fuoco fatuo

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Simulazione di un fuoco fatuo

I fuochi fatui sono fiammelle solitamente di colore blu che si manifestano a livello del terreno in particolari luoghi come i cimiteri, le paludi e gli stagni nelle brughiere. Il periodo migliore per osservarli parrebbe essere nelle calde sere d'agosto.

Talvolta sono chiamati corpi santi in analogia a quelli di sant'Elmo,[1] ma a differenza di questi, si tratta di fiammelle derivate dalla combustione del metano e del fosfano dovuta alla decomposizione di resti organici: per esempio corpi umani, conservati in bare che, come spesso avveniva in passato, non potevano essere sigillate, quindi con conseguente fuoriuscita del metano originato dalla decomposizione della salma.[2]

Miti e leggende[modifica | modifica wikitesto]

Dettaglio da un'illustrazione di Hermann Hendrich della fiaba Il serpente verde di Goethe (1923)

Le leggende sui fuochi fatui sono moltissime. Nell'antichità si ritenevano la dimostrazione dell'esistenza dell'anima. Alcune popolazioni nordiche invece credevano che seguendoli si trovasse il proprio destino.

Gli antichi egizi potevano forse ritenere che quanto più una persona fosse stata virtuosa nella sua vita terrena, tanto più il suo Akh, cioè la partecipazione della sua anima alla Luce divina secondo la religione egizia, avrebbe potuto illuminarsi, dando origine ai fuochi fatui.[3]

A ogni modo i fuochi fatui, nelle credenze popolari occidentali, potevano essere interpretati in genere come la manifestazione degli spiriti dei morti,[4] in particolare di anime dannate o del Purgatorio,[5] oppure di bambini non battezzati.[6]

Natura fisica del fenomeno[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del fenomeno è tutt'altro che chiarita.[7] Tra le molte ipotesi spicca quella sull'ossidazione del fosfano e metano, prodotto dalla decomposizione anaerobica del carbonio organico, che può provocare una luce splendente dovuta a chemiluminescenza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giulio Amadio, Dall'origine delle cose all'origini dei nomi, vol. II, pag. 60, Montalto delle Marche, Stabilimento tipografico Sisto V, 1944.
  2. ^ Camille Flammarion, Fuochi di Sant'Elmo e fuochi fatui, in L'atmosfera: descrizione dei grandi fenomeni della natura, pp. 736-739, a cura di Carlo Pizzigoni, Milano, Fratelli Simonetti, 1874.
  3. ^ Maria Pace, Ka e Ba: la complessa religiosità degli antichi Egizi, su Storia dell'Egitto antico, homolaicus.com, 2015.
  4. ^ Silvano Crepaldi, Geografia dell'immaginario, pag. 148, Lampi di Stampa, 2011.
  5. ^ Carlo Anfosso, Il fuoco: storia, teorie, applicazioni, pag. 162, Treves, 1876.
  6. ^ Alfonso Maria Di Nola, La nera signora: antropologia della morte, pag. 180, Newton & Compton, 1995.
  7. ^ L. Garlaschelli, Fuochi Fatui, Enciclopedia CICAP, su cicap.org, 2000.

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