Il brutto anatroccolo (programma televisivo)

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Il brutto anatroccolo
PaeseItalia
Anno1998-2000
Generereality
Edizioni3
Durata120 min
Lingua originaleitaliano
Crediti
ConduttoreMarco Balestri, Amanda Lear
RegiaTiziana Martinengo
AutoriMarco Balestri, Chicco Sfondrini, Max Novaresi, Peppi Nocera, Fabrizio Gasperetto, Luca Zanforlin, Laura Minestroni, Francesca Riario Sforza
ScenografiaMariano Mercuri
CostumiAnahi Ricca
FotografiaMassimo Manzato
Produttore esecutivoSabina Gregoretti
Casa di produzioneRTI
Rete televisivaItalia 1

« Non è bello ciò che è bello, ma è bello chi si piace. »

(Slogan del programma)

Il brutto anatroccolo è stato un programma televisivo italiano, andato in onda per tre edizioni in prima serata su Italia 1, dal 1998 al 2000.[1] La trasmissione ha preso il nome dalla celebre e omonima favola.

Il programma[modifica | modifica wikitesto]

Il format[modifica | modifica wikitesto]

Ispirato al format inglese Change Your Life Forever,[1] il programma mostrava i cambiamenti di persone comuni che chiedevano aiuto alla trasmissione per modificare il proprio aspetto e valorizzare i pregi grazie al lavoro di un'équipe di truccatori, parrucchieri e stilisti messa a disposizione dalla trasmissione.[2] L'unica regola a cui venivano sottoposti i partecipanti era l'impossibilità di guardarsi ad uno specchio prima di entrare in studio, dove era posizionato un maxi specchio che, una volta rivolto verso la persona sottoposta alla trasformazione da brutto anatroccolo in cigno, le rivelava la sua nuova identità, permettendo alla telecamera di cogliere la sorpresa nel soggetto interessato.[1]

Spesso venivano proposte anche trasformazioni che hanno richiesto più tempo e che si sono svolte all'esterno della trasmissione, proponendo casi di persone reduci da dimagrimenti particolarmente riusciti o casi simili. Diversi "brutti anatroccoli" venivano poi scelti direttamente tra il pubblico in studio, spesso sotto segnalazione di parenti o amici stretti. Sigla della trasmisisone era No tengo dinero dei Los Umbrellos.

Caratteristica fondamentale della trasmissione era il confronto "prima-dopo", che mostrava una foto del soggetto prima dell'intervento della trasmissione paragonata al risultato ottenuto.

Nel 2004, Italia 1 ha prodotto una trasmissione che presentava diversi punti di contatto con Il brutto anatroccolo. Intitolata Bisturi! Nessuno è perfetto e condotta da Irene Pivetti con la partecipazione di Platinette, accoglieva le richieste di gente comune per migliorare il proprio aspetto fisico non più attraverso piccoli interventi di visagisti e parrucchieri, ma utilizzando interventi di chirurgia estetica e plastica.

Un'altra trasmissione analoga, che riprende parte della formula del programma e alcuni elementi come il momento dello specchio attraverso il quale il soggetto del cambiamento si vede per la prima volta e addirittura il medesimo jingle di entrata in studio del protagonista della storia, è stata realizzata da Canale 5 nel 2016 con la conduzione di Simona Ventura, con il titolo Selfie - Le cose cambiano.[3]

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Ispirato al format inglese Change Your Life Forever,[1] la trasmissione ha debuttato sugli schermi televisivi italiani il 10 giugno 1998 con una puntata pilota, condotta da Amanda Lear e Marco Balestri, in cui era ospite Ela Weber.[4] L'esperimento ottenne un grosso riscontro da parte del pubblico, con oltre tre milioni e mezzo di spettatori e il 15% di share, che portò alla decisione da parte della rete di produrre il programma in serialità.[5]

La prima edizione della trasmissione è andata poi in onda a partire dal successivo 13 ottobre, sempre con la conduzione della Lear e di Balestri, ogni martedì in prima serata su Italia 1[1][6] (poi passato al mercoledì).[2][7]

Una seconda edizione è stata programmata per l'autunno del 1999, senza particolari sconvolgimenti nella scrittura del programma,[8] mentre la terza è andata in onda nel 2000, sempre nel periodo autunnale.

Successo e critiche[modifica | modifica wikitesto]

La trasmissione ha ottenuto un ottimo riscontro di pubblico, sfiorando i quattro milioni di spettatori con oltre il 14% di share nella sua prima stagione.[2] Diverse critiche sono tuttavia giunte soprattutto dalla stampa, che accusava il programma di essere rivolto ad una platea di "sciampiste e coatti" e "vittime sciagurate della moda".[1][9][10]

Un'altra occasione di scandalo si creò quando, durante la seconda puntata della prima edizione, venne mostrato a sorpresa il cambiamento di un ragazzino in donna; la trasmissione, che aveva preannunciato questa trasformazione attraverso un crowl che diceva "La prossima storia è consigliata a un pubblico adulto", fu contestata per aver trattato il tema della transessualità in prima serata.[7]

Diverse critiche, in particolar modo da parte di Aldo Grasso, sono state addebitate poi alla direzione di Italia 1 per la decisione di mandare in onda la settima puntata della terza edizione il 19 dicembre 2000, quattro giorni dopo la morte del marito della conduttrice Amanda Lear, Alain Philippe Malagnac, avvenuta durante un rogo nella sua villa di Aix-en-Provence. La trasmissione era già stata registrata prima dell'accaduto, come segnalato da una didascalia andata in onda a video che diceva "La registrazione è stata effettuata prima del 15 dicembre".[11] Nei giorni successivi, il direttore di Italia 1 di quel periodo, Stefano Magnaghi, replicò affermando che la decisione di mandare in onda la trasmissione era stata presa dalla stessa conduttrice, che aveva invece premuto per mandare in onda la puntata come previsto per non arrecarle un dolore maggiore,[12] insieme all'azienda Mediaset, più volte resasi disponibile ad annullare la messa in onda della trasmissione.[13]

Cast ed elementi scenografici[modifica | modifica wikitesto]

La trasmissione è stata condotta, per tutte e tre le sue edizioni, da Marco Balestri e Amanda Lear. Il nutrito cast di autori era composto dallo stesso Balestri, Chicco Sfondrini, Max Novaresi, Peppi Nocera, Fabrizio Gasparotto, Luca Zanforlin, Laura Minestroni e Francesca Riario Sforza.[1]

Nel 1999 fecero la loro comparsa nel cast i "Boys di Amanda", un gruppo di giovani e piacenti ragazzi che spesso facevano da spalla alla conduttrice. Si trattava di Rino Sardella, Manuel Casella, Lino Ceracini e Nico Napoletano.[1] La regia era di Tiziana Martinengo. Le scenografie, curate da Mariano Mercuri,[1] comprendevano un ingresso principale per i protagonisti delle trasformazioni posizionato sopra una scala sita centralmente rispetto al palco ed uno alternativo, che serviva per introdurre ospiti a sorpresa o per portare dietro le quinte i protagonisti delle trasformazioni selezionati in studio, posizionato sul livello del palco e arricchito dalla singolare presenza di un tapis roulant.

In alcune delle edizioni era presente, come segmento finale della trasmissione (trasmesso quindi al di fuori della fascia protetta), il sexy anatroccolo, dove le partecipanti venivano truccate in modo sexy e/o fatte esibire abiti ammiccanti (magliette bagnate, spogliarelli a tema, ecc...). Tra le partecipanti a questa parte della trasmissione vi furono Morena Salvino (successivamente divenuta attrice e modella) e Francesca Leto (successivamente divenuta valletta televisiva e poi conduttrice radiofonica).

Repliche[modifica | modifica wikitesto]

Il programma è stato replicato dalla stessa Italia 1 negli anni immediatamente successivi al termine dello show. In seguito, il programma è stato replicato anche dal canale satellitare Mediaset Happy Channel.

A partire dal marzo 2012, la trasmissione è tornata in onda in replica ogni mattina sull'emittente digitale Mediaset Extra. Sullo stesso canale, dal giugno 2017 viene riproposta la terza edizione in prima serata.[14]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i Baroni, p. 58.
  2. ^ a b c Maria Volpe, Amanda Lear: "Sì giocavo sull'ambiguità. Ora sarebbe impossibile, nulla fa scandalo", in Corriere della Sera, 10 novembre 1998, p. 36. URL consultato il 6 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il 5 dicembre 2015).
  3. ^ "Selfie" non convince, il web insorge: "Ridateci il Brutto Anatroccolo", in Il Secolo XIX, 22 novembre 2016. URL consultato il 22 novembre 2016.
  4. ^ Maria Volpe, Ela Weber: "Sì, il mio seno è rifatto", in Corriere della Sera, 10 giugno 1998, p. 16. URL consultato il 6 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il pre 1/1/2016).
  5. ^ Gualtiero Peirce, Dott. Gori chirurgo plastico, in la Repubblica, 12 giugno 1998, p. 45. URL consultato il 6 marzo 2012.
  6. ^ Amanda Lear in tv. Show con i brutti, in Corriere della Sera, 10 ottobre 1998, p. 39. URL consultato il 6 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il pre 1/1/2016).
  7. ^ a b Choc tv: dalla Lear il ragazzino ora è trans, in Corriere della Sera, 23 ottobre 1998, p. 37. URL consultato il 6 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il 24 ottobre 2015).
  8. ^ Aldo Grasso, "Brutto anatroccolo" la sincerità del trasformismo, in Corriere della Sera, 25 novembre 1999, p. 39. URL consultato il 6 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il pre 1/1/2016).
  9. ^ Aldo Grasso, "Il brutto anatroccolo", felice di essere uno show per sciampiste, in Corriere della Sera, 23 ottobre 1998, p. 39. URL consultato il 6 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il pre 1/1/2016).
  10. ^ Grasso
  11. ^ Aldo Grasso, Ignorata la tragedia di Amanda Lear: lo show non si ferma, in Corriere della Sera, 21 dicembre 2000, p. 39. URL consultato il 6 marzo 2012 (archiviato dall'url originale l'11 dicembre 2015).
  12. ^ Aldo Grasso, Al Brutto anatroccolo il contropiede di Amanda Lear, in Corriere della Sera, 28 dicembre 2000, p. 37. URL consultato il 6 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il 25 ottobre 2015).
  13. ^ Amanda Lear, in Corriere della Sera, 22 dicembre 2000, p. 41. URL consultato il 6 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il 20 ottobre 2015).
  14. ^ Scheda del programma sul sito di Mediaset Extra, su mediaset.it. URL consultato il 27 giugno 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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