Il brutto anatroccolo

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Il brutto anatroccolo
Titolo originale Den grimme ælling
Duckling 03.jpg
Illustrazione di Vilhelm Pedersen
Autore Hans Christian Andersen
1ª ed. originale 1843
Genere fiaba
Lingua originale danese

Il brutto anatroccolo (Den grimme ælling) è una fiaba danese di Hans Christian Andersen, pubblicata per la prima volta l'11 novembre 1843. La fiaba fu in seguito inclusa nel volume di Andersen I Nuovi racconti (Nye Eventyr, 1844).

Trama[modifica | modifica sorgente]

In una nidiata di anatroccoli, uno è grigio, grande e goffo. Sebbene la madre cerchi di accettarlo, a tutti è evidente che il piccolo è fuori luogo; tanto che alla fine egli decide di fuggire. L'anatroccolo vaga senza meta, e non trova nessuno che lo voglia; al calare dell'inverno, rischia di morire congelato.

Alla fine dell'inverno, sopravvissuto miracolosamente, il piccolo giunge presso uno stagno dove nuotano un gruppo di splendidi cigni. Attratto dalla loro bellezza, si avvicina; e rimane sorpreso quando le splendide creature gli danno il benvenuto e lo accettano. Guardando il proprio riflesso nell'acqua, il protagonista si accorge finalmente di essere lui stesso un cigno.

Analisi[modifica | modifica sorgente]

Questa storia viene spesso considerata una metafora delle difficoltà che spesso bambini e adolescenti sperimentano durante la loro crescita. La fiaba viene spesso raccontata per rinforzare l'autostima dei bambini e far loro accettare eventuali differenze che li dividono dal "gruppo"; o addirittura, essere fieri di tali differenze, che potrebbero in realtà rivelarsi un dono.

È noto che Andersen metteva in relazione questa fiaba, e la sua morale, con la sua gioventù, nella quale egli si trovò spesso a essere emarginato e rifiutato come "diverso", anche a causa delle prime manifestazioni della sua omosessualità.

La storia oggi viene usata spesso per riferirsi a qualcosa o qualcuno che, inizialmente oggetto di disprezzo o disinteresse, alla fine ottiene l'apprezzamento e il rispetto dei più. In genere ci si riferisce a un progresso morale, ma talvolta anche fisico (per esempio per riferirsi a un bambino o una bambina "bruttini" da piccoli che diventano più belli crescendo).

Alla fiaba si può anche associare il messaggio che tutte le persone hanno un valore inerente, che esiste a prescindere dai contesti sfortunati e infelici in cui tale valore non può emergere o non può essere riconosciuto. Il fatto che i fratelli del brutto anatroccolo, che prima lo deridono, si scoprono poi essere "semplici anatre" che deridevano uno "splendido cigno", introduce anche una chiave di lettura della fiaba in cui emerge un velo di elitarismo e classismo.

Il fatto che il brutto anatroccolo trovi sé stesso quando trova i suoi simili, infine, è stato talvolta letto come un'affermazione dell'importanza della famiglia e dell'appartenenza a un gruppo.

Adattamenti e riferimenti[modifica | modifica sorgente]

Walt Disney ha realizzato due Sinfonie allegre basate su questa storia: uno nel 1931 (in bianco e nero) e uno nel 1939 (in Technicolor). Il secondo è quello più notevole, e ha vinto il premio Oscar come miglior cortometraggio d'animazione. Nell'adattamento disneyano, le sofferenze del brutto anatroccolo sono notevolmente addolcite; egli infatti trova i suoi veri genitori dopo pochi minuti.

Il cartone animato del 1939 appare anche nel film Disney del 2002 Lilo & Stitch, in cui il protagonista (un esperimento genetico alieno privo di genitori) si immedesima nel brutto anatroccolo e nella sua ricerca di una famiglia. Il riferimento alla fiaba di Andersen viene qui ricollegato con l'ideale hawaiano della ohana ("famiglia"), che è il tema dominante del film.

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