Guru (azienda)

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Guru
Logo
StatoItalia Italia
Fondazione1999 a Parma
Fondata daMatteo Cambi
Sede principaleParma
SettoreAbbigliamento
Prodotti
Fatturato70 milioni (2007)
Dipendenti560 (2007)

Guru è un marchio di abbigliamento giovanile creato da Matteo Cambi a Parma nel 1999.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Matteo Cambi inizia nel 1999, a poco più di vent'anni, a disegnare il marchio della margherita. Nel giro di poco tempo il logo diventa un marchio di moda famoso portando alla vendita di 200.000 magliette nel solo 2001; nel 2002 l'azienda chiude l'anno con un fatturato di oltre 10 milioni di euro e la distribuzione di oltre 3 milioni di capi, diventando famoso anche nel mondo. Nel 2003 la Guru crea il marchio Guru Gang per bambini e ragazzi dai 4 ai 16 anni, continuando ad espandersi l'anno successivo con il Guru Baby Gang, per bambini fino ai 3 anni.

Nel 2004 si struttura "ad holding" e si dota di un team di manager (direttore generale Patrick Nebiolo) che la porta a 100 milioni di euro di fatturato in tre anni (risultato 2006). Nel 2005 la Guru diventa sponsor della Renault Corse vincendo l'anno dopo il titolo mondiale di Formula 1 ed acquista il marchio olandese Blue Blood. Nebiolo esce dalla società a fine 2006. Nel 2007 il fatturato è di circa 70 milioni di euro.

Nel luglio 2008 viene chiesto il fallimento di Jam Session srl, titolare del marchio (affittato nel frattempo all'indiana Bombay Rayon Fashions ltd): la società ha più di 100 milioni di euro di debiti e non ha capitali sufficienti per coprirli.[1] L'11 luglio 2008 insieme alla madre (Simona Vecchi) e al compagno di questa (Gianluca Maruccio De Marco), considerati amministratori di fatto della società, Matteo Cambi (amministratore unico) è arrestato per bancarotta fraudolenta nell'ambito del fallimento della Jam Session srl (al 40% di Cambi e al 60% di Vecchi e Maruccio), decretato il 10 luglio 2008 dal tribunale di Parma.[2][3] Sono ben 13 gli indagati coinvolti nella questione del fallimento della Jam Session srl. Durante l'interrogatorio di garanzia, Matteo Cambi si è avvalso della facoltà di non rispondere spiegando di essere provato perché in crisi d'astinenza da cocaina.[4]

Dopo il fallimento, per 33 milioni di euro passa in mano dell'azienda indiana Bombay Rayon Fashion Limited, il colosso tessile quotato alla Borsa di Mumbai, che ne acquista la licenza e ne rilancia il marchio in Italia,[5] nominando nuovo amministratore delegato Simone Mantura.[6] Dal 2012 Matteo Cambi ritorna nell'azienda da lui creata come consulente.[7]

Nel 2016 Brlf Italia, società del gruppo indiano che ha acquisito l'azienda dopo la bancarotta, entra in difficoltà finanziarie: la casa madre, a sua volta impegnata in un piano di ristrutturazione, non ricapitalizza da un paio d'anni la filiale italiana. Aman Agrawall, socio del gruppo indiano e nuovo amministratore delegato di Brlf Italia, chiede il concordato preventivo.[8]

Nell'ottobre 2019 il tribunale di Parma ha affidato la gestione del marchio Guru allo società Ibc Sagl di Lugano, che ha già lavorato nello stile legato allo sport. Nuovo direttore creativo è nominato il fiorentino Simone Biagioni. L'attività di distribuzione internazionale è affidata ad una società monegasca, la Ghepi. Riattivata anche l'attività di marketing con alcune sponsorizzazioni sportive della Rcs Sport: la Milano-Torino, il Gran Piemonte e il Giro di Lombardia.[9]

Negozi[modifica | modifica wikitesto]

La Guru ha aperto nel tempo negozi monomarca, corner, e outlet in Italia e in Europa.

I punti vendita in Italia sono presenti a Parma, Bologna, Milano, Roma, Firenze, Salerno, Barberino di Mugello, Taormina, Palermo, Catania e San Giovanni la Punta (CT) e aveva aperto un ristorante ("Gurino") a Noli (SV). In Europa sono presenti ad Anversa, Budapest e Bratislava.

Il marchio Guru viene inoltre distribuito da oltre 3000 negozi multibrand in Spagna, Francia, Germania, Svizzera, Austria, Paesi Bassi, UK, Portogallo, Belgio, Grecia, Ucraina, Russia, Isole Canarie, Scandinavia e Medio Oriente.

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Il logo della Guru è una margherita stilizzata a sei petali con i contorni neri molto marcati.

Marchi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per la Guru chiesto il fallimento, su repubblica.it.
  2. ^ Arrestato Matteo Cambi, amministratore unico Jam Session-Guru, su repubblica.it. URL consultato l'11 luglio 2008 (archiviato dall'url originale il 12 luglio 2008).
  3. ^ Fallisce l'azienda del marchio Guru, su lastampa.it, 11 luglio 2008. URL consultato il 2 marzo 2020.
  4. ^ Guru, la meteora della moda italiana, su nssmag.com.
  5. ^ Il rilancio di Guru passa da Brfl Italia Licenses, su pambianconews.com.
  6. ^ La svolta di Guru. Simone Mantura sale al comando, su repubblica.it, 28 maggio 2012. URL consultato il 2 marzo 2020.
  7. ^ Matteo Cambi: "Dal carcere al ritorno a Guru. Vi svelo la mia rinascita", su affaritaliani.it.
  8. ^ Gli indiani mollano Guru. Chiesto il concordato preventivo, su parma.repubblica.it, 16 aprile 2014. URL consultato il 2 marzo 2020.
  9. ^ Guru riparte dalla svizzera Ibc e dallo stilista Simone Biagioni, su fashionmagazine.it, 15 ottobre 2019. URL consultato il 2 marzo 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Matteo Cambi, Gabriele Parpiglia, Margherita di spine. Ascesa e caduta del fondatore, Milano, Mondadori Electa, 2016 ISBN 978 8891807311

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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