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Gobio gobio

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Gobione
Stato di conservazione
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
SottoregnoEumetazoa Bilateria
SuperphylumDeuterostomia
PhylumChordata
SubphylumVertebrata
InfraphylumGnathostomata
SuperclasseIttiopsidi
ClasseActinopterygii
SottoclasseNeopterygii
InfraclasseTeleostei
SuperordineOstariophysi
OrdineCypriniformes
SuperfamigliaCyprinoidea
FamigliaCyprinidae
GenereGobio
SpecieG.gobio
Nomenclatura binomiale
Gobio gobio
(Linnaeus, 1758)
Sinonimi

Bungia nigrescens Keyserling, 1861
(sinonimo ambiguo)
Cobitis fundulus Wulff, 1765
(sinonimo ambiguo)
Cyprinus gobio Linnaeus, 1758
Gobio fluviatilis Fleming, 1828
Gobio fluviatilis Cuvier, 1842
Gobio fluviatilis lepidolaemus
Kessler, 1872
Gobio gobio albanicus
Oliva, 1961
Gobio gobio balcanicus
Dimovski & Grupche, 1977
Gobio gobio carpathicus krymensis
Delyamure, 1937
(sinonimo ambiguo)
Gobio gobio carpathicus natio krymensis
Delyamure, 1937
Gobio gobio carpathicus natio sarmaticus
Slastenenko, 1934
Gobio gobio gobio
(Linnaeus, 1758)
Gobio gobio katopyga
Berg, 1914
(sinonimo ambiguo)
Gobio gobio kovatchevi
Chichkoff, 1937
Gobio gobio lepidolaemus
Kessler, 1872
Gobio gobio lepidolaemus natio holurus
Berg, 1914
Gobio gobio lepidolaemus lindbergi
Turdakov & Piskarev, 1955
(sinonimo ambiguo)
Gobio gobio lepidolaemus natio lindbergi
Turdakov & Piskarev, 1955
Gobio gobio lepidolaemus natio skadarensis
Karaman, 1937
Gobio gobio longicirris
Berg, 1914
(sinonimo ambiguo)
Gobio gobio magnicapitata
Gundrizer, 1967
(sinonimo ambiguo)
Gobio gobio muresia
Jászfalusi, 1951
Gobio gobio nikolskyi
Turdakov & Piskarev, 1955
Gobio gobio prosopyga
Berg, 1914
(sinonimo ambiguo)
Gobio gobio saramaticus
Berg, 1949
Gobio latus Anikin, 1905
Gobio lepidolaemus Kessler, 1872
Gobio phoxinoides
De la Pylaie, 1835
(sinonimo ambiguo)
Gobio saxatilis Koch, 1840
Gobio vulgaris Heckel, 1837
Leuciscus gobio (Linnaeus, 1758)
[2][3]

Il gobione[4] (Gobio gobio) è un pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia Cyprinidae.

Distribuzione e habitat

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La specie ha un areale molto vasto, che va dalla Francia meridionale (bacino del Rodano) a tutta l'Europa centro-settentrionale e l'Inghilterra, compreso il Reno, il Danubio e il Volga, fino a raggiungere gli Urali.
La sua diffusione in Europa non comprende la Penisola Iberica, l'Italia, la penisola Balcanica (escluso il bacino danubiano), la Scozia, l'Islanda, la Scandinavia centro-settentrionale.
In Italia è alloctono ma in seguito ad introduzioni si è naturalizzato in tutto il bacino del Po, in Toscana, Lazio e Umbria (bacino dell'Arno e del Tevere), in Campania (Sele) e probabilmente anche altrove[5].
Vive di preferenza in acque ossigenate, pulite, poco profonde dotate di una certa corrente e con fondo sabbioso o ghiaioso, nella Zona dei Ciprinidi a deposizione litofila.

Appare abbastanza simile alle specie europee del genere Barbus ma:

  • ha due soli barbigli ai lati della bocca, dotata di labbra carnose
  • le dimensioni sono molto inferiori (al massimo 15–20 cm, in media 8–10 cm))
  • La testa è, in proporzione, molto più grande, con bocca in posizione ventrale
  • La pinna dorsale e la pinna caudale sono macchiate e striate di scuro mentre le pinne pettorali, le pinne pelviche e la pinna anale non hanno macchie o ne hanno di modeste alla base, il loro colore va dal crema al bruno rossastro.
  • la livrea è caratteristica: dorso grigio verdastro, fianchi argentei con sfumatura giallo verdastra con una serie di grosse macchie scure rotondeggianti, ventre bianco o argenteo.

Comportamento

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È una specie stanziale che non effettua lunghe migrazioni nei corsi d'acqua che abita. È gregario, ma tende a raggrupparsi in banchi piuttosto aperti.

La riproduzione avviene tra maggio e luglio e le uova (in numero tra 800 a 300) sono deposte di notte in acqua molto basse, su pietre o tronchi sommersi.

Alimentazione

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Esclusivamente carnivoro, si nutre di insetti e larve, crostacei e molluschi.

È piuttosto occasionale, si può catturare con la tecnica della passata, soprattutto utilizzando come esca il bigattino.
In Francia è molto apprezzato come pesce da frittura tanto da essere attivamente pescato con reti ed allevato a scopo di ripopolamento.

Nota tassonomica

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Un tempo considerato appartenere alla stessa specie, Romanogobio benacensis (Pollini, 1816), sostituisce Gobio gobio in Italia settentrionale, dove è endemico delle acque della Pianura padana.

  1. (EN) World Conservation Monitoring Centre 1996, Gobio gobio, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
  2. Gobio gobio, su fishbase.de. URL consultato il 29 gennaio 2026.
  3. Gobio gobio, su marinespecies.org. URL consultato il 29 gennaio 2026.
  4. Decreto Ministeriale n° 175216 del 16 aprile 2025 - Modalità di attribuzione delle denominazioni in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale, su masaf.gov.it. URL consultato il 29 gennaio 2026.
  5. Bianco, P.G. e Ketmaier, V., Will the Italian endemic gudgeon, Gobio benacensis, survive the interaction with the invasive introduced Gobio gobio?, in Folia Zoologica, Suppl. 1, n. 54, 2005.
  • Stefano Porcellotti, Pesci d'Italia, Ittiofauna delle acque dolci, Edizioni PLAN, 2005; pp. 92–93
  • S. Zerunian, Condannati all'estinzione? Biodiversità, biologia, minacce e strategie di conservazione dei Pesci d'acqua dolce indigeni in Italia, Edagricole, 2002; pp. 66–67

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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