Galleria nazionale di palazzo Spinola

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Galleria nazionale di palazzo Spinola
Genova-Palazzo Spinola-DSCF7485.JPG
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Genova
Indirizzo Piazza di Pellicceria, 1
Caratteristiche
Tipo Dipinti, arredi, affreschi, ceramiche
Apertura 1958
Direttore Farida Simonetti
Visitatori 25 118[1] (2015)
Sito web

Coordinate: 44°24′38.79″N 8°55′48.86″E / 44.410776°N 8.93024°E44.410776; 8.93024

La Galleria nazionale di palazzo Spinola (palazzo Spinola di Pellicceria o palazzo di Francesco Grimaldi) è un museo statale collocato in un palazzo nobiliare edificato alla fine del Cinquecento, sito nel cuore del centro storico di Genova. Al suo interno sono presenti, oltre ad affreschi e arredi sei-settecenteschi, numerosi capolavori d'arte.

Si trova in piazza di Pellicceria al civico 1 ed è stata inserita il 13 luglio del 2006 nella lista dei 42 palazzi iscritti ai Rolli di Genova dichiarati in tale data dall'UNESCO Patrimonio dell'umanità.

Splendido esempio della civiltà dell'abitare tra Seicento e Settecento dell'aristocrazia genovese, il museo ospita opere di eccezionale valore come l'Ecce Homo di Antonello da Messina, il Ritratto di Ansaldo Pallavicino di Antoon van Dyck e il Ritratto di Gio. Carlo Doria di Pieter Paul Rubens.

Il terzo piano è occupato dalla Galleria Nazionale della Liguria, dove sono esposte le acquisizioni statali, secondo la volontà degli ultimi due proprietari privati, i marchesi Paolo e Franco Spinola, che nel 1958 donarono la loro residenza allo Stato Italiano perché divenisse un sito espositivo destinato alla pubblica fruizione.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La “fase” Grimaldi e Pallavicino[modifica | modifica wikitesto]

Realizzato per volontà di Francesco Grimaldi prima del 1593, viene subito inserito nei Rolli di prima categoria (primo bussolo) e riportato ne “I palazzi di Genova” di Pier Paolo Rubens, che ne inserisce il prospetto affacciato su piazza Superiore di Pellicceria. Del periodo di proprietà Grimaldi, rimangono gli affreschi collocati sui soffitti dei saloni dei due piani nobili realizzati da Lazzaro Tavarone e raffiguranti l’Assedio di Lisbona (primo piano) e il Trionfo di Ranieri Grimaldi (secondo piano).

Il palazzo ospita la famiglia Grimaldi fino al 1650, anno in cui viene venduto ad Ansaldo Pallavicino che acquista la dimora dal cognato Tommaso Grimaldi per sanare un ingente debito contratto da quest'ultimo. Si tratta dell'unico passaggio di proprietà dovuto a una compravendita. Al Pallavicino si devono alcuni interventi architettonici, tra cui la chiusura del loggiato al primo piano documentata dall'incisione di Rubens, nonché un sensibile accrescimento della quadreria con i dipinti ereditati dal padre Agostino che era stato Doge della Repubblica nel biennio 1637-1639, tra cui si segnalano il Ritratto di Ansaldo Pallavicino di Anton van Dyck, diverse tele del Grechetto e il bozzetto con l’Ultima cena di Giulio Cesare Procaccini.

Alla morte di Ansaldo avvenuta nel 1660, la proprietà della dimora passa al figlio Niccolò Agostino che a sua volta lascerà la cospicua eredità alla sorella Anna Maria Pallavicino sposata con Gerolamo Doria.

Maddalena Doria e il passaggio agli Spinola di San Luca[modifica | modifica wikitesto]

L'erede di Anna Maria Pallavicino e di Gerolamo Doria è il primogenito Paolo Francesco Doria che muore precocemente nel 1734 e cede il patrimonio alla sorella Maddalena Doria sposata con Niccolò Spinola del ramo di San Luca. Divenuta proprietaria del palazzo, la nobildonna avvia un ampio programma di ristrutturazione che interessa soprattutto il secondo piano nobile, costituito da una sequenza di ambienti caratterizzati da uno sfarzoso utilizzo delle dorature in sintonia con lo stile rococò.

Maddalena provvede a ingaggiare i più rinomati quadraturisti e pittori dell'epoca (Lorenzo De Ferrari, Giovanni Battista Natali e Sebastiano Galeotti) per conferire un aspetto à la page alla sua dimora con la costruzione di una Galleria degli specchi, collocata sopra la gallerietta fatta edificare da Ansaldo Pallavicino, assecondando i più aggiornati dettami della moda impartiti da Versailles.

Il matrimonio tra Maddalena e Niccolò Spinola, Doge della Repubblica nel biennio 1740-1742, sancisce il passaggio di proprietà alla famiglia di cui ancora oggi il palazzo porta il nome.

Dagli Spinola di San Luca agli Spinola di Luccoli[modifica | modifica wikitesto]

Il figlio di Maddalena, Francesco Maria Spinola, sopravvive alla madre solo nove anni e, alla sua morte, il palazzo viene ereditato dal figlio Paolo Francesco.

Quest'ultimo, destinato a vivere durante uno dei periodi più bui per l'aristocrazia con la rivoluzione francese prima e la fine della Repubblica di Genova in pieno periodo napoleonico poi, è suo malgrado protagonista di un'intensa fase di dispersione del patrimonio. Costretto infatti a numerose alienazioni per finanziare insieme agli altri nobili le campagne napoleoniche, non rinuncia ad alcuni importanti acquisti di opere d'arte tra cui il suo Ritratto commissionato alla pittrice Angelica Kauffman.

Alla morte di Paolo Francesco, deceduto senza figli nel 1824, l'eredità viene spartita tra tre cugini materni: Giovanni Battista, Ugo e Giacomo Spinola di Luccoli, a cui tocca il palazzo in oggetto, con la clausola che abbandoni la secolare dimora di via Luccoli (Palazzo della Catena) a favore di quella di Pellicceria. Si tratta di uno dei momenti più rilevanti per la storia della quadreria del palazzo che, con questo passaggio di proprietà, vede arrivare tra le proprie sale la ricchissima collezione di Giacomo Spinola che, a sua volta, aveva ereditato parte della raccolta di Costantino Balbi.

Si ricordano a questo proposito la Madonna orante di Joos van Cleve, l’Allegoria della Pace di Luca Giordano e il Ritratto femminile di Bernardo Strozzi.

Da Giacomo Spinola alla donazione di Paolo e Franco[modifica | modifica wikitesto]

A Giacomo Spinola si deve un'ampia campagna di restauri, nonché la completa ristrutturazione delle cucine storiche site nell'ammezzato tra il primo e secondo piano.

Alla sua morte, 1858, il palazzo passa prima al figlio Francesco Gaetano e poi al nipote Ugo, il padre dei due donatori Paolo e Franco Spinola. Dal carattere schivo e dotati di una grande sensibilità culturale, grazie anche ai suggerimenti dell'allora Soprintendente Pasquale Rotondi, i due marchesi, eredi di una secolare dimora che purtroppo durante la seconda guerra mondiale aveva perso il terzo e il quarto piano, decidono di destinare alla pubblica fruizione il palazzo con tutto il suo contenuto, frutto di un accumularsi di dipinti, mobili e decorazioni.

Con una non comune lungimiranza, Paolo e Franco vincolano la donazione al “mantenimento dell'aspetto di dimora storica”, conferendo già alla nascita dell'istituzione museale il carattere di museo-dimora. Contestualmente i due fratelli donano al Sovrano Ordine dei Cavalieri di Malta la loro residenza rivierasca di San Michele di Pagana perché diventi sede di rappresentanza.

La Galleria Nazionale della Liguria[modifica | modifica wikitesto]

Data la perdita del carattere storico degli ultimi due piani, i due marchesi suggeriscono di collocare al terzo piano la Galleria Nazionale della Liguria, ovvero un sito in cui esporre le acquisizione che il Ministero decide di destinare alla Liguria. In questi ambienti sono esposti capolavori del massimo rilievo provenienti dalla donazione Spinola ma che per ragioni conservative non potevano essere collocati negli ambienti storici, insieme a opere altrettanto di pregio acquisite negli anni dallo Stato al fine di documentare la ricchezza della pittura ligure.

Percorso espositivo[modifica | modifica wikitesto]

Atrio[modifica | modifica wikitesto]

Ignoto scultore lombardo attivo nella seconda metà del XV secolo, Monumento funerario di Francesco Maria Spinola, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola

Nell'atrio coperto, dove si trova la biglietteria, di fronte allo scalone monumentale è presente il Monumento funerario del Capitano Francesco Spinola, realizzato nella seconda metà del Quattrocento e proveniente dalla distrutta chiesa di San Domenico. Sempre nel cortile è possibile ammirare due esempi di portantine, utilizzate dai nobili per spostarsi tra i carruggi genovesi.

Sala dei donatori[modifica | modifica wikitesto]

La sala è così chiamata perché conserva oggetti e fotografie antiche appartenute ai marchesi Paolo e Franco Spinola. È inoltre presente uno schema, simile a un albero genealogico, che mostra i passaggi di proprietà della dimora.

Scalone monumentale[modifica | modifica wikitesto]

Percorrendo lo scalone che conduce all'interno de museo è possibile ammirare antica carte geografiche, realizzate ad Amsterdam, nella seconda metà del Seicento, nella prestigiosa stamperia di Joan Bleau e di Frederick De Witt.

"Appartamento del Marchese"[modifica | modifica wikitesto]

Le sale collocate nel primo ammezzato sono chiamate l'"Appartamento del Marchese" poiché Paolo Spinola, sopravvissuto alla donazione del 1958 se ne era riservato l'utilizzo. Qui è esposta una eccezionale serie di sette tele di soggetto mitologico, realizzate da Gregorio De Ferrari, acquisite dal Ministero nel 2012 per la loro straordinaria forza espressiva.

Primo piano nobile[modifica | modifica wikitesto]

Mantiene l'aspetto di una dimora aristocratica genovese della prima metà del Seicento.

Salone[modifica | modifica wikitesto]

Un grande affresco raffigurante l'Assedio di Lisbona del duca d'Alba occupa l'intero soffitto. È opera di Lazzaro Tavarone, dipinta nel 1614 su commissione dii Tommaso Grimaldi per celebrare le gesta del padre, Francesco, il fondatore del palazzo. Le pareti sono impreziosite da decori tipici del Seicento con ornamenti trompe l'oeil e con riquadri a marmorino. Nel salone e nei salotti successivi, oltre ai mobili originali seicenteschi, sono esposte alcune opere acquistate o ereditate da Ansaldo Pallavicino. È il caso del Ritratto di Agostino Pallavicino di Domenico Fiasella, dove compare il piccolo Ansaldo effigiato all'età di sette anni, accanto al padre raffigurato come Ambasciatore della Repubblica presso il re di Francia.

La sala ospita anche una recente acquisizione: il Ratto delle Sabine di Luca Giordano, appena restaurato.

Primo salotto[modifica | modifica wikitesto]

Anche questo ambiente presenta lo stesso tipo di decoro alle pareti, ma l'integrità stilistica è qui interrotta da un cornicione in stucco del Settecento, situato tra le pareti e il soffitto. Nella sala sono esposte tre grandi tele, di cui due rappresentano episodi della "Gerusalemme Liberata", mentre la terza raffigura Diana e Endimione.

Secondo salotto[modifica | modifica wikitesto]

Vi si trova una piccola cappella a scomparsa, aggiunta nel 1709 dal figlio di Ansaldo, Nicolò Agostino. All'interno, sopra l'altare, sono presenti una tela ovale di Anton Maria Piola e alcuni argenti da messa del Settecento. Nella sala sono presenti inoltre il Ritratto di Ansaldo Pallavicino di Antoon van Dyck, dal singolare formato conseguente a un drastico taglio in seguito a una divisione ereditaria ottocentesca, e tre bozzetti raffiguranti episodi della Vita di san Pietro, realizzati da Giovanni Battista Carlone come preparatori degli affreschi della navata centrale della vicina chiesa di San Siro, commissionati anch'essi da Ansaldo Pallavicino.

Anche i mobili, originali del Seicento, sono tipici delle dimore aristocratiche genovesi, tra i quali si segnalano quelli chiamati "a bamboccio" per le teste di moro intagliate negli spigoli e come pomelli dei cassetti.

Archivio e "gallerietta"[modifica | modifica wikitesto]

La stanza successiva ospita l'archivio storico che è parte del patrimonio di Palazzo Spinola. Ci sono centinaia di libri di conto e documenti inerenti non soltanto le grandi transazioni finanziarie, ma anche l'acquisto di cibi e vestiario. La visita al piano termina con la piccola galleria ricavata nel 1650 dalla chiusura dell'originario loggiato aperto.e successivamente modificata nel Settecento con l'inserimento di una parete che divide a metà la "gallerietta".

Cucine storiche, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola

Cucine[modifica | modifica wikitesto]

Lungo lo scalone, nel “mezzanino” è situata la cucina che mantiene l'aspetto che aveva all'inizio dell'Ottocento. Il primo spazio (la “stanza della pasta”) introduce alla suggestiva cucina storica (la “stanza dei fuochi”). La grossa ruota sulla parete destra veniva utilizzata per azionare il montacarichi che serviva a far salire il cibo nella soprastante sala da pranzo al secondo piano.

Secondo piano nobile[modifica | modifica wikitesto]

Maddalena Doria, la nipote di Ansaldo Pallavicino, ereditò il palazzo nel 1734. Essendo la moglie del doge Nicolò Spinola, Maddalena legò il nome della sua famiglia al Palazzo. Fu una dama di grande gusto e cultura, e volle creare una residenza che affermasse il prestigio della sua famiglia. Per questa ragione, la decorazione fu aggiornata al più moderno stile rococò (probabilmente in occasione del matrimonio di suo figlio Francesco Maria con Lilla Fieschi). L'intero progetto fu supervisionato dal pittore Lorenzo de Ferrari, che portò avanti un completo rinnovamento tra il 1734 e il 1736 grazie a un ben organizzato team di artigiani e decoratori. Qui l'artista creò un magnifico percorso di rappresentanza che si sviluppa attorno al cortile interno del Palazzo.

Salone[modifica | modifica wikitesto]
Secondo piano nobile, salone, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola

La sequenza di spazi inizia nel salone dove il seicentesco affresco di Lazzaro Tavarone – come quello del salone del primo piano – è stato completamente rinnovato per creare un aspetto omogeneo con il più aggiornato gusto settecentesco. Le quadrature ad affresco, le composizioni foloreali, i vasi e le nicchie create da Giovani Battista Natali collegano le pareti decorate nel Settecento con la volta affrescata all'inizio del secolo precedente. L'affresco celebra la storia della famiglia Grimaldi, in particolare di Ranieri Grimaldi che è raffigurato in trionfo dopo la conquista della città di Zieriksee nelle Fiandre nel 1304. L'affresco è stato danneggiato al centro dai bombardamenti sulla città durante la Seconda Guerra Mondiale.

Primo salotto ("salotto Galeotti")[modifica | modifica wikitesto]
Secondo piano nobile, secondo salotto, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola

In questa stanza si può trovare uno dei più monumentali esempi di mobile Genovese del Settecento, un'imponente specchiera realizzata da Filippo Maria Mongiardino su commissione di Maddalena Doria. Il grande specchio venne acquistato a Parigi e giunse a Genova dopo un avventuroso trasporto via terra, da Parigi a Cadice, e via mare fino a Genova. Sulle pareti la quadratura realizzata da Giovanni Battista Natali ha fatto sì che molti dipinti, per adattarsi a tale decoro, vennero ingranditi o ritagliati. Sulla volta si può ammirare l'affresco raffigurante le Nozze di Amore e Psiche di Sebastiano Galeotti.

Secondo salotto ("salotto del Valore Vincitore" o "salotto verde")[modifica | modifica wikitesto]

Sulla volta si può ammirare l'affresco di Lorenzo de Ferrari rappresentante Il Valore Vincitore e, attorno, episodi della Vita di Achille. Sulle pareti sono visibili degli spazi vuoti dovuti ad alcune vendite di dipinti effettuate nel XIX secolo dai proprietari. Le opere presenti, comunque, sono una testimonianza dell'antica quadreria, ordinata senza rispettare i soggetti o gli stili delle opere. Tra essi si possono ammirare dei veri e propri capolavori della pittura italiana tra Cinquecento e Settecento: da Luca Cambiaso a Guido Reni, da Valerio Castello a Luca Giordano, da Bernardo Strozzi alla cerchia di Anton van Dyck.

Terzo salotto ("salotto Procaccini" o "salotto d'angolo")[modifica | modifica wikitesto]

Nel terzo salotto la decorazione ad affresco delle pareti è stata largamente lavata via dall'acqua utilizzata per spegnere l'incendio che distrusse i piani superiori durante l'ultima guerra. I dipinti comprendono differenti periodi e stili, dalla Vergine orante del fiammingo Joos Van Cleve all'Ultima cena del pittore emiliano Giulio Cesare Procaccini.

Lorenzo De Ferrari, Galleria degli specchi, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola
Galleria degli specchi[modifica | modifica wikitesto]

Con la galleria degli specchi si arriva al culmine del percorso di rappresentanza voluto da Maddalena Doria. Per questo spazio Lorenzo de Ferrari utilizzò una straordinaria profusione di diversi elementi decorativi in stucco dorato che creano un'eccezionale vibrazione di luce attorno alle scene dell'affresco sulla volta. I quattro reggi-torcia agli angoli con delfini e serpenti marini sono l'unico arredo originario rimasto (1734-36). L'inserimento delle console neoclassiche e delle sedie sono datati alla fine del Settecento, mentre le tende e i cuscini furono realizzati a metà Ottocento in occasione del matrimonio tra il proprietario del Palazzo, Francesco Gaetano Spinola e Teresa Centurione.

Quarto salotto ("sala da pranzo")[modifica | modifica wikitesto]

Gli arredi in questa stanza ne testimoniano l'utilizzo come sala da pranzo, uso che si affermò nell'Ottocento (probabilmente per ragioni pratiche), quando la sala venne collegata alle cucine sottostanti tramite il montavivande, che arrivava dietro la porticina nell'angolo. Sulle pareti, le figure di Dogi sono un esempio dello sviluppo del ritratto a Genova in età moderna. Sopra la porta si trova il ritratto di Agostino Pallavicino, che fu il primo Doge della Repubblica di Genova ad indossare scettro e a reggere lo scettro, le insegne del potere monarchico. Il Doge così garantiva a se stesso privilegi reali dopo aver proclamato la Vergine Maria “Regina di Genova” (nel 1637) al fine di risolvere problemi di cerimoniale che relegavano la Repubblica di Genova in una posizione secondaria rispetto alle grandi monarchie europee, che nel cinque-seicento dipendevano economicamente dai prestiti che Genova faceva loro.

Quinto salotto ("salotto Franceschini")[modifica | modifica wikitesto]

L'ultimo salotto storico che completa il percorso circolare ospita cinque opere di Marcantonio Franceschini, un pittore classicista Bolognese del Settecento. Ai piedi della scala che porta ai piani superiori si trova un altro esempio della raffinata produzione genovese: una portiera settecentesca ricamata con l'arma Spinola al centro di volute vegetali e foglie di alloro.

Antonello da Messina
Ecce Homo
Galleria Nazionale di Palazzo Spinola
Pieter Paul Rubens
Ritratto di Gio. Carlo Doria
Galleria Nazionale di Palazzo Spinola

Terzo piano[modifica | modifica wikitesto]

Fino al 1941 il terzo piano ospitava le camere da letto e le stanze private dei nobili, che furono distrutte da un incendio durate l'ultima guerra. Oggi ospita la Galleria Nazionale della Liguria che conserva dipinti e sculture legate alla storia dell'arte e del collezionismo in Liguria. Qui si possono ammirare anche alcuni capolavori appartenenti alla collezione Spinola, come gli argenti fiamminghi secenteschi, la cornice barocca di Filippo Parodi rappresentante il Mito di Paride e, primo fra tutti, lo straordinario Ecce Homo di Antonello da Messina, uno dei più importanti pittori italiani del Quattrocento; egli fu il primo ad utilizzare compiutamente la tecnica della pittura ad olio.

Quarto piano[modifica | modifica wikitesto]

In passato qui si trovavano le stanze della servitù, mentre oggi ospita le ceramiche e le porcellane degli Spinola e una sezione dedicata ai tessili.

Terrazzo[modifica | modifica wikitesto]

Attraverso la scala a chiocciola si può raggiungere la moderna terrazza attraverso la quale si può godere di una meravigliosa vista sul centro storico di Genova.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Visitatori e introiti dei musei

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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