Francesco Di Maggio

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Francesco Di Maggio (Mazzarino, 19 luglio 1948Genova, 7 ottobre 1996) è stato un magistrato italiano, ex vicedirettore del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il padre era un maresciallo dei Carabinieri a Barcellona Pozzo di Gotto, mentre il fratello, Salvatore Tito Di Maggio, è stato senatore della XVII Legislatura.

Dopo la laurea in giurisprudenza iniziò a esercitare l'avvocatura. Entrò poi in magistratura e nei primi anni '80 divenne Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano e li coordinò diverse inchieste tra cui quella che portò nel 1984 alla cattura del boss Angelo Epaminonda.

Fu in seguito trasferito a Roma all'ufficio dell'Alto commissario per il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa, all'epoca guidato da Domenico Sica, quando si dimise nel 1990 per la chiusura di quella sede [1].

Divenne allora consulente giuridico dell'agenzia antidroga dell'Onu a Vienna.

Fu nominato dal ministro della Giustizia Giovanni Conso vicedirettore del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (DAP) l'11 giugno 1993. Non avendo i titoli per quell'incarico gli fu data la qualifica di Consigliere di Stato [2].

Un anno dopo, nell'agosto 1994, lasciò il DAP in polemica con il nuovo ministro della Giustizia Alfredo Biondi[3] e tornò a Vienna. È scomparso nel 1996 all'età di 48 anni per complicazioni causate da un'epatite.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]