Filippo San Martino di Agliè

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«Manca il fiore che ride in un bel viso,
ch'ogni giardin d'amor nel verno cade,
ma chi coltiva un fior di Paradiso
sprezza i danni del tempo e de l'etade.»

(Filippo San Martino d'Aglié, Gridelino 1653.)

Filippo Giuseppe San Martino d'Aglié, marchese di San Damiano e Rivarolo con Bosconero, conte di Pont (Torino, 27 marzo 1604Torino, 19 luglio 1667) è stato un politico, letterato, musicista e coreografo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato nel 1604 da Giulio Cesare San Martino d'Aglié, primo marchese di San Germano[1] ed esponente di una delle più antiche famiglie della nobiltà piemontese,[2] e da Ottavia Gentile, figlia di Olderico Gentile, un gentiluomo della Repubblica di Genova, condusse fin da giovanissimo vita inquieta e libertina e non ancora ventenne ebbe un duello[3][4] con il conte di Parella. Per questo venne mandato dal padre a Roma presso il principe Maurizio di Savoia, amico di famiglia da lunga data[5] e di cui divenne gentiluomo di camera. A contatto con l'ambiente culturalmente e intellettualmente stimolante del cardinale Maurizio, uno dei più famosi mecenati dell'epoca[3], sviluppò un profondo e vasto interesse nel campo musicale, letterario e artistico. Ritornato a Torino nel 1627, con lo pseudonimo di Fillindo il Costante, entrò nell'Accademia dei Solinghi, fondata dal cardinale in quello stesso anno. Iniziò così per Filippo, dotato di un raffinato e squisito talento nelle arti, una ricca e feconda realizzazione di balletti e rappresentazioni per la Corte di Torino, ambientati perlopiù in suggestivi spazi all'aperto nei giardini delle residenze sabaude. I suoi lavori più importanti e noti furono Tabacco, Il Gridelino e Gli abitatori de'monti in collaborazione con il principe Maurizio, opera rappresentata polemicamente a Parigi nel 1631 davanti alla corte francese e al Mazarino in occasione degli incontri ufficiali, all'indomani del trattato di Cherasco.[3]

Nel 1630 Filippo conobbe Vittorio Amedeo I di Savoia e sua moglie Maria Cristina di Borbone-Francia a Cherasco; la sua avvenenza non passò inosservata alla giovane duchessa.[6][7]. Nel 1631 venne nominato Alfiere nella compagnia di corazze della guardia del Duca e probabilmente fu in questi anni che intrecciò una relazione con la Duchessa di Savoia. Il loro fu un amore profondo e sincero e durò per il resto della loro vita.[7][8] Dopo la morte del duca nel 1637 e l'assunzione della reggenza del Ducato da parte di Maria Cristina, causa la minore età di Francesco Giacinto di Savoia, Filippo d'Aglié divenne il favorito e il più intimo consigliere della sovrana, in un periodo sostanzialmente difficile per il Ducato Sabaudo, costretto a subire le continue ingerenze della Francia e impegnato nella guerra dei trent'anni. Di lì a poco il Piemonte avrebbe visto anche infuriare sulle sue terre la guerra civile detta dei cognati (1639-1642).

La Guerra dei Cognati e l'assedio di Torino[modifica | modifica wikitesto]

La Reggente Maria Cristina e Filippo d'Aglié dovettero contrastare le mire di Luigi XIII e del cardinale Richelieu e al tempo stesso l'opposizione antifrancese dei cognati filospagnoli, cardinale Maurizio e il principe di Carignano, Tommaso Francesco di Savoia, fratelli del defunto Vittorio Amedeo I. Maria Cristina non era ben vista dai piemontesi,[9][10] per la maggior parte legata ai cognati (i principi), in quanto la popolazione avversava i francesi, solo nominalmente alleati, ma che nei fatti si comportavano come veri e propri padroni. Il popolo accusava soprattutto Filippo d'Aglié di accumulare ricchezze a danno delle casse dello stato.[9] Si diceva pure che Filippo e la Duchessa si fossero segretamente sposati e che dormissero insieme quasi ogni notte.[9] Il 4 ottobre 1638 morì il giovane Francesco Giacinto[11] e in poco tempo, voci insistenti, fecero sospettare che il nuovo Duca, Carlo Emanuele, di appena quattro anni, fosse in realtà figlio del conte e di Maria Cristina.[3][10][12] Nel marzo 1639 il principe Tommaso marciò su Torino e grazie, all'aiuto della Spagna,[13] occupò senza colpo ferire Chivasso, Carmagnola, Chieri e la Valle d'Aosta, mentre Maurizio di Savoia aveva preso Cuneo e Ivrea. Il piccolo Carlo Emanuele venne messo al sicuro nella fortezza di Montmélian, sotto la custodia del marchese Ottaviano di San Germano,[14] fratello maggiore del conte di Aglié. Il 14 aprile 1639 le truppe di Tommaso di Carignano assediarono Torino. Il 1º giugno la Madama Reale fu costretta a firmare un trattato con la Francia, nel quale s'impegnava a cedere al Richelieu Savigliano, Carmagnola, Cherasco e la cittadella di Torino, in cambio dell'appoggio francese nella guerra civile, per poi firmare nello stesso giorno, alla presenza di Filippo e dell'arcivescovo, una dichiarazione segreta, in cui confessava di essere stata obbligata dai francesi e dalle contingenze di guerra a cedere l'ingresso nelle piazzeforti.[9] La notte del 27 luglio Torino venne attaccata nuovamente dal principe Tommaso e dalle truppe del Leganes e occupata rapidamente, ad eccezione della cittadella dove la Duchessa e Filippo si erano rifugiati senza difesa e senza viveri.[15] Costretti dai francesi, Filippo e Maria Cristina abbandonarono la città il 4 agosto per la Savoia.

Nel settembre 1639, a Grenoble, in una serie d'incontri che durarono fino a ottobre, Filippo d'Aglié difese strenuamente[3][9][16] Maria Cristina dalle richieste di Richelieu e di Luigi XIII, ossia quelle di cedere quanto rimaneva dei territori del Ducato di Savoia, e soprattutto consigliò Madama Reale di non inviare il giovane Duca Carlo Emanuele a Parigi. Filippo si oppose inoltre alla consegna di padre Monod,[17] il principale esponente antifrancese della corte sabauda. Iniziati cordialmente, gl'incontri divennero man mano sempre più ostili e Richelieu arrivò al punto di minacciare sia Filippo sia la Duchessa,[3][9][18] accusati d'immoralità per la loro relazione, ma invano. La guerra intanto continuava, anche nella stessa Torino, che vedeva le truppe del re di Francia assediate nella cittadella dagli spagnoli, padroni del resto della città. Nel maggio 1640 l'esercito francese del d'Harcourt proveniente da Casale Monferrato, pose sotto assedio Torino e dopo aspri scontri, il 20 settembre, ne ottenne la capitolazione da parte del principe Tommaso. Il 18 novembre 1640 la Duchessa e Filippo entrarono in Torino acclamati dal popolo.[3]

La prigionia[modifica | modifica wikitesto]

Durante il capodanno del 1640 Filippo d'Aglié fu arrestato dai francesi e senza nessuna accusa specifica,[3] nonostante le proteste di Maria Cristina, fu prima portato alla cittadella di Torino e poi sotto nutrita scorta nella torre del castello di Vincennes, dove venne trattato con tutti i riguardi del suo rango. La Reggente cercò inutilmente di ottenere la sua liberazione presso il fratello,[3][4] ma senza risultato alcuno. La prigionia del conte fu la punizione di Richelieu[9][19] per il rifiuto delle proposte francesi a Grenoble. Durante la prigionia Filippo compose La prigione di Fillindo il Costante, opera in versi ricca di allegorie di gusto barocco. Solo dopo la morte di Richelieu, avvenuta il 4 dicembre 1642, il conte poté finalmente essere liberato per far ritorno nel Ducato di Savoia. Intanto, il 14 giugno 1642, Maria Cristina aveva stipulato la pace con i cognati, nella quale veniva riconosciuta come unica tutrice di Carlo Emanuele II: i principi avrebbero avuto posto nel consiglio di reggenza, inoltre Tommaso otteneva la Luogotenenza d'Ivrea e di Biella, Maurizio quella di Nizza. Per suggellare l'accordo, Maurizio di Savoia, che all'epoca aveva 49 anni, sposò, previa dispensa pontificia, la figlia tredicenne di Maria Cristina, Luisa.

A fianco di Maria Cristina[modifica | modifica wikitesto]

Filippo d'Aglié nel 1643 riprese la sua attività di commediografo e coreografo, componendo balletti e organizzando feste e ricevimenti per la corte, venendo nominato Gran maestro delle fabbriche e Sovrintendente delle Finanze[20] (1646) da Cristina di Francia, incarico che gli permise di dirigere la costruzione del castello del Valentino, la chiesa di santa Teresa e di san Francesco da Paola e la Vigna di Madama Reale (villa Abegg).[3] Nel 1644 venne rappresentato il balletto La fenice rinnovata e l'anno successivo fu la volta del carosello L'oriente guerriero e festeggiante. Nel 1645 venne nominato maresciallo generale dell'armata e infine gran maestro della Casa di Savoia. In questi anni si dedicò inoltre al restauro del Castello ducale di Aglié. Nel 1648 venne nominato Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata[21] Il 6 dicembre 1652 venne investito del feudo di Compa e Muriaglio e l'11 maggio 1653 divenne Signore di Bairo.[22]
Alla morte della sua amata Duchessa, avvenuta il 27 dicembre 1663, Filippo venne convocato da Carlo Emanuele II e obbligato a ritirarsi immediatamente a vita privata,[23] abbandonando ogni incarico a corte. Ritiratosi in un villino adiacente la Vigna di Madama Reale, morì a Torino il 21 luglio del 1667.

Negli ultimi anni frequentò sempre più assiduamente il convento del Monte dei Cappuccini, esprimendo il desiderio, nel suo testamento, di essere sepolto «...nel più abbietto et vile sito del convento».[24]

Il 31 luglio 1989 il suo scheletro venne casualmente ritrovato durante dei lavori di scavo eseguiti nell'orto del Monte dei Cappuccini.[25]

Secondo alcuni occultisti, sul Monte vagherebbe ancora il fantasma di Filippo d'Aglié. L'ultima apparizione sarebbe dell'agosto 1978.[24]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Argius, Famiglie nobili della monarchia dei Savoia, vol I, parte I,F., Isnardi editore, Torino, 1841
  2. ^ Titolo d'uso:San Martino di San Germano, per distinzione dall'omonimo ramo principale dei San Martino d'Aglié, vedi: V. Speti, Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana riconosciuta dal R.Governo d'Italia, vol.IV, Forni Editore, 1928-1936 e Mannucci, Blasonario del Regno d'Italia, fascicolo xxv, tomo I, 1928
  3. ^ a b c d e f g h i j Claudia Bocca, Gli assedi di Torino, Newton Compton editori, 2006
  4. ^ a b Giusi Audiberti, Il fiore di lino, Neos edizioni, 2008
  5. ^ La città fra crisi e ripresa (1630-1730), in: Storia di Torino, volume IV, Einaudi Editore, Torino
  6. ^ Maria Cristina disse a proposito di Filippo d'Aglié:«...un gentil homme beau et spirituel;il avait la tête parfaitement belle, la taille forte et agréable, l'air d'un garçon de 18 ans» Claudia Bocca, Gli assedi di Torino, Newton Compton editori 2006
  7. ^ a b La Stampa del 19-03-2004[collegamento interrotto]
  8. ^ archivio la stampa del 18-04-2003[collegamento interrotto]
  9. ^ a b c d e f g Francesco Cognasso, Storia di Torino, Giunti, 2002
  10. ^ a b Gianni Oliva, I Savoia, Mondadori, Oscar storia, Milano, 1999
  11. ^ «Mori con parole e detti tanto sensati, che hehhero del miracoloso... Madama Reale entrando per due giorni nel convento delle Carmelitane con un istesso pianto ha lagrimata la morte del marito e del figlio primogenito.» Lettera del conte Filippo d'Agliè (Archivi del Regno) in: Augusto Bazzoni, La reggenza di Maria Cristina, duchessa di Savoia, Tipografia scolastica di Seb. Franco e figli, 1865
  12. ^ Un anonimo pamphlet, Relation de la Cour de Savoye, ou, Les Amours de Madame Royale (holland, 1667) circolò anche in anni successivi con lo scopo di denigrare Maria Cristina. La Stampa del 19-03-2004[collegamento interrotto]
  13. ^ I principi Tommaso e Maurizio vennero riconosciuti dall'imperatore Ferdinando II unici tutori e reggenti del Ducato
  14. ^ Ottaviano Antonio d'Aglié, Marchese di San Germano e Conte di Front
  15. ^ Tutti i giorni un piccolo quantitativo di cibarie per la duchessa entravano dalla città per ordine del principe Tommaso, vedi: Claudia Bocca, Gli assedi di Torino, Newton Compton editori, 2006
  16. ^ F. Lanteri, Storia della monarchia dei Savoja, Torino, Stamperia Reale, 1838, p. 132
  17. ^ Padre Monod era il confessore di Maria Cristina
  18. ^ «E la paura maggiore si procurò d'inragliarsi nel petto del detto Conte Filippo fra' periodi che falita Madama in carrozza per ritornarfene in Savoia; e che i Cavalieri suoi montavano a cavallo per seguirla, e fervida dietro la carrozza il Cardinale impalmatolo, e condottolo in certa stanza gli stringeva forte la mano, e gliè la spingeva centra lo stomaco guardandolo con occhio torvo, e senza dirgli altro fé non che poteva andarsene fatolo di haver'inspirato, e ratto prevalere nella mente di Madama il consiglio suo di fare in quel giorno ricevere al Re vno de' più gravi affronti» in: Vittorio Siri, Memorie recondite dall'anno 1601 sino al 1640, Lione, Anisson e Posuel, 1679
  19. ^ Carlo Botta, Storia d'Italia continuata da quella del Guicciardini, sino al 1789, tomo V, Parigi, Baudry, 1837
  20. ^ Marchese Vittorio Spetri, Enciclopedia Storico-nobiliare Italiana, vol IV, Forni Editore, 1928-1936
  21. ^ Elenco e stemmario dei membri dell'Ordine fino al 1788
  22. ^ Spetri, Enciclopedia Storico -nobiliare Italiana, vol IV.
  23. ^ Guido Amoretti, il Ducato di Savoia dal 1559 al 1713, tomo III, Daniela piazza editore, 1987
  24. ^ a b Renzo Rossotti, Curiosità e misteri di Torino, Newton Compton editori, 2005
  25. ^ Il monte dei cappuccini, su comune.torino.it (archiviato dall'url originale il 26 ottobre 2009).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giusi Audiberti, Il fiore del lino. Filippo San Martino d'Agliè fra storia e romanzo, Neos edizioni, 2008.
  • Claudia Bocca, Gli Assedi di Torino, Newton Compton editori, 2006.
  • Gianni Oliva, I Savoia. Novecento anni di una dinastia, Oscar Mondadori, 1999.
  • Francesco Cognasso, Storia di Torino, Giunti gruppo editoriale, 2002.
  • Guido Amoretti, Il Ducato di Savoia dal 1559 al 1713, tomo III, Daniela Piazza editore, 1987.
  • Renzo Rossotti, Storia insolita di Torino, Newton Compton editori, 2006.
  • F. Laneri, Storia della monarchia dei Savoja, Stamperia Reale, 1838.
  • Renzo Rossotti, Curiosità e misteri di Torino, Newton Compton editori, 2005.
  • Vittorio Siri, Memorie recondite dall'anno 1601 sino al 1640, Lione, Anisson e Posuel, 1679.
  • Carlo Botta, Storia d'Italia continuata da quella del Guicciardini, sino al 1789, tomo V, Parigi, Baudry, 1837.
  • Augusto Bazzoni, La reggenza di Maria Cristina, duchessa di Savoia, Tipografia scolastica di Seb. Franco e figli, 1865.
  • AAVV, Storia di Torino - La città fra crisi e ripresa (1630-1730), a cura di G. Ricuperati, vol. 4, Einaudi, 2002.
  • Argius, Famiglie nobili della monarchia dei Savoia, vol. I parte I, Torino, F.e Isnardi editore, 1841.

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