Ettore Adalberto Albertoni

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Ettore Adalberto Albertoni

Componente del Consiglio superiore della magistratura
Durata mandato 4 ottobre 2011 –
23 settembre 2014

Consigliere di amministrazione della Rai
Durata mandato 22 febbraio 2002 –
7 marzo 2003

Presidente del Consiglio regionale della Lombardia
Durata mandato 6 luglio 2006 –
15 luglio 2008
Predecessore Attilio Fontana
Successore Giulio Achille De Capitani

Dati generali
Partito politico Lega Nord

Ettore Adalberto Albertoni (Sesto San Giovanni, 7 aprile 1936Como, 4 luglio 2018[1]) è stato un accademico, avvocato e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Laureato in giurisprudenza, è stato professore ordinario di storia delle dottrine politiche, esercitando inoltre la professione di avvocato civilista e d'impresa. Nei suoi scritti ha più volte affrontato i temi dell'organizzazione autonomistica e federale dello Stato, svolgendo diversi studi su Carlo Cattaneo, tra i padri del federalismo. Albertoni è stato inoltre direttore dell'Istituto giuridico della facoltà di scienze politiche dell'Università degli Studi di Milano e decano della facoltà di giurisprudenza della sede comense dell'Università degli Studi dell'Insubria.

Dopo una militanza ventennale 1958-1978 nel Partito Socialista Italiano, di cui negli anni settanta fu vice segretario della federazione di Milano nella corrente di Antonio Giolitti e componente del comitato centrale del Psi, alla fine degli anni ottanta si avvicinò al movimento della Lega Nord fondato da Umberto Bossi visto soprattutto la sua vicinanza al tema federalista caro ad Albertoni. Durante la sua esperienza socialista è consigliere comunale per il Psi al Comune di Lecco.[2]

Il 16 aprile 2000 si candida a consigliere regionale della Lombardia per la Lega Nord risultando eletto. Viene allora nominato dal Governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni Assessore alle Culture, Identità e Autonomie dal 7 maggio 2000 al 3 aprile 2006. Durante questi anni il 22 febbraio 2002 viene scelto dalla Lega come nuovo consigliere di amministrazione della Rai sotto la presidenza di Antonio Baldassarre[3] incarico che manterra fino al 7 marzo 2003 alla nomina di un nuovo Cda venendo sostituito dalla collega di partito Giovanna Bianchi Clerici tornando a svolgere l'incarico di assessore regionale a tempo pieno. Albertoni fece parte del cosiddetto Cda Rai Smart infatti dopo la decisioni di spostare la sede di Rai2 a Milano si dimisero dal Cda tutti i membri delle opposizioni seguiti poco dopo dai membri scelti da Alleanza Nazionale e dall'Unione di Centro facenti parte della maggioranza. Nel Cda rimasero quindi solo Albertoni della Lega e il presidente Baldassarre di Forza Italia che si rifiutò di sciogliere il Cda chiedendo una semplice sostituzione dei membri dimissionari.[4]

Il 4 aprile 2005 viene riconfermato consigliere regionale in Lombardia per la Lega Nord ricevendo nuovamente dal Presidente Formigoni le deleghe dell'Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie incarico che manterra fino al 5 luglio 2006.Albertoni viene scelto dalla maggioranza di centrodestra come nuovo Presidente del Consiglio regionale della Lombardia subentrando al dimissionario il leghista Attilio Fontana eletto Sindaco di Varese. Fu il primo promotore del nuovo "Statuto d'Autonomia della Regione Lombardia" nel quale si sottolinea come gli ottanta Consiglieri Regionali rappresentano la sovranità del Popolo lombardo e l'autonomia legislativa e costituzionale della Regione.[5]

Il 15 aprile 2008 appena dopo due anni dalla sua nomina rassegna le dimissioni da Presidente del Consiglio regionale della Lombardia e da consigliere regionale per tornare a dedicarsi alla sua attività di professore ordinario di Storia, per la quale era in aspettativa fin dalla sua prima elezione in Regione.[6]

Dopo essere stati per alcuni anni ai margini della politica il 6 ottobre 2011 il Parlamento riunito in seduta comune al primo scrutinio elegge Albertoni nuovo membro laico del Consiglio Superiore della Magistratura in sostituzione del collega della Lega Matteo Brigandì decaduto per incompatibilita per non essersi dimesso per tempo dal ruolo di amministratore delegato di una sua società prima della nomina a membro del Csm.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN2465472 · ISNI (EN0000 0001 0862 3809 · LCCN (ENn80008036 · BNF (FRcb11888325f (data)