Chiesa di San Giuliano (Vicenza)

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Chiesa di San Giuliano
Facciata-1.jpg
Chiesa di San Giuliano - Facciata
StatoItalia Italia
RegioneVeneto
LocalitàVicenza
ReligioneCattolica
Diocesi Vicenza
ConsacrazioneXVII secolo
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzione1666
Completamento1693

Coordinate: 45°32′53.82″N 11°33′26.45″E / 45.548282°N 11.557346°E45.548282; 11.557346

La chiesa di San Giuliano (per i vicentini Sanzuliàn) è un edificio religioso di Vicenza. Costruita su edifici precedenti negli ultimi anni del Seicento, è situata in corso Padova, 57. Vicino - e in comunicazione con essa - si trova l'Istituto Salvi, che occupa gli edifici del convento un tempo annesso alla chiesa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'antico ospizio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1270 le monache benedettine di San Pietro affittarono un appezzamento di terreno per costruire "un ospitale per benefizio dei poveri", chiamato Chà di Dio. La chiesa, intitolata a san Giuliano l'ospitaliere[1], risulta esistente fin dal 1319, annessa all'ospitale per mendicanti e pellegrini che transitavano sulla strada tra Vicenza e Padova.

Quello di San Giuliano era a quest'epoca uno tra i più importanti ospitali situati nei dintorni della città, tanto che nel 1295 alcuni privati cittadini si proposero di aiutarlo economicamente per essere partecipi dei frutti spirituali delle opere di pietà e carità[2]. Rimasto tuttavia fuori della cinta di mura fatta costruire dagli Scaligeri nel 1365[3], cessò di funzionare intorno alla metà del XV secolo.

La chiesa, comunque, continuò a essere officiata e anzi nello stesso periodo ebbe arredamenti e restauri. Diventata proprietà della municipalità cittadina, dopo il ritiro delle benedettine, fu associata alla chiesa di San Vincenzo e le fu attribuita la cura d'anime nel territorio circostante. Divenne tradizionale luogo di incontro tra la cittadinanza e i vescovi - quasi tutti veneziani nel XV secolo - nel giorno del loro ingresso nella diocesi vicentina[4].

La nuova chiesa e il convento[modifica | modifica wikitesto]

Stemma del Comune di Vicenza sulla facciata della chiesa di San Giuliano[5]

Nel 1647 giunsero a Vicenza i frati dell'Ordine dei Minimi[6] che, con l'appoggio di alcune famiglie nobili della città, ottennero dal Comune il possesso della chiesa[7], che però era in condizioni precarie e troppo piccola per le loro esigenze. Con ripetute suppliche che durarono circa un secolo - nota il Mantese - i Minimi, nonostante ribadissero continuamente le regole della povertà e della penitenza che caratterizzavano il loro ordine, insistettero perché il Comune concedesse spazi sempre più ampi e finanziasse i lavori di costruzione e di abbellimento di "una chiesa assai più decente e di un monasterio capace di molti religiosi".

Così nel 1666 - sotto la direzione dell'architetto vicentino Antonio Pizzocaro che aveva redatto il progetto - iniziò la costruzione del convento e nel 1684 di una nuova chiesa di dimensioni maggiori. I lavori si protrassero a lungo, con diverse interruzioni, e la chiesa fu consacrata soltanto nel 1693; oltre che a San Giuliano, essa fu dedicata anche a San Francesco di Paola, fondatore dell'Ordine dei Minimi. Nel 1702 il Comune, a proprie spese, affidò allo scultore Pietro Cavaliere la costruzione dell'altare maggiore, che fu completato nel 1713 con la collaborazione di Orazio Marinali, il quale realizzò il complesso di statue sormontanti la mensa[8]. Finalmente, ultimati i lavori, nel 1720 una relazione consiliare definiva la chiesa "uno dei più cospicui templi" della città. Sempre del Pizzocaro, che morì nel 1680 prima di vedere ultimato il complesso, sembrano essere il chiostro e il campanile.

Anche per riparare i danni provocati dal terremoto del 1695, nel 1743 i Minimi chiesero e ottennero dal Comune di poter costruire un nuovo convento con la facciata sulla strada regia, cioè la strada per Padova[9]. Questa facciata - l'attuale - fu progettata nello stesso anno dall'architetto Giuseppe Marchi e modificata nella sua parte centrale quando il complesso conventuale divenne sede dell'Istituto Salvi[10].

I Minimi vicentini furono costretti a lasciare San Giuliano nel 1784, in base a una ducale della Repubblica veneta che aboliva le comunità religiose troppo esigue. Pochi anni più tardi - cacciati a loro volta dai decreti napoleonici dal convento di San Biagio in Pedemuro - nel monastero e nella chiesa si trasferirono i Cappuccini, che portarono con sé le ceneri del venerabile Antonio Pagani[11] e i resti mortali del beato Marco da Montegallo, fondatore del Monte di Pietà di Vicenza, insieme con diversi arredi.

Nel 1805, durante il Regno d'Italia sotto il dominio francese, una parte del convento fu adibita a ospedale militare. Dal 1848 al 1854 San Giuliano svolse funzioni di chiesa parrocchiale, al posto di quella di San Pietro che era stata fortemente danneggiata dal bombardamento austriaco durante il Quarantotto.

Il restauro della chiesa e il ripristino delle opere pittoriche, dell'organo e delle cantorie fu effettuato negli anni novanta del secolo scorso, in parte dal Comune di Vicenza che ne è tuttora il proprietario e in parte da enti privati.

L'Istituto Salvi[modifica | modifica wikitesto]

Istituto Salvi - Facciata

Per effetto della legge delle Guarentigie del 1871, che aboliva ordini e congregazioni religiose e trasferiva allo Stato i beni degli enti soppressi, i frati Minori Osservanti dovettero lasciare la chiesa di San Giuliano, che rimase priva di un'adeguata manutenzione.

Utilizzando la sostanziosa eredità del conte Gerolamo Salvi, vent'anni più tardi il Comune di Vicenza aprì l'asilo di mendicità - intitolato appunto Istituto Salvi - negli ambienti dell'ex convento, dopo averli restaurati e attrezzati allo scopo. Ancor oggi l'IPAB di Vicenza, erede dell'Istituto, svolge l'attività assistenziale nel complesso, integrato ed ampliato, ospitando circa 450 anziani non autosufficienti[12].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Giuliano - Interno

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata ripropone un modello di fine Cinquecento, utilizzato da Giambattista Albanese per gli oratori del Gonfalone e del Crocifisso, ma è caratterizzata da quattro lesene corinzie giganti che sorreggono il timpano triangolare.

Al centro uno stemma della città di Vicenza, uno dei più belli della città, dello scultore Pietro Cavaliere[5]. Le statue sul frontone - San Francesco di Paola tra i santi Giuliano e Vincenzo - sono molto probabilmente di Angelo Marinali[10].

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Anche l'interno si scosta dai modelli dell'Albanese, estendendosi maggiormente in lunghezza e altezza. Intonacato di bianco, è molto luminoso.

Le pareti sono scandite da esuberanti altari, tutti della bottega dei Merlo[13]; al centro della parete di destra, spicca il grandioso complesso del pulpito[10]. Lungo tutto il perimetro, le 14 stazioni della Via Crucis dipinte da Costantino Pasqualotto, originariamente nella chiesa di San Biagio e qui portate dai Cappuccini nel 1800.

Parete sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Sul primo altare, originariamente dedicato all'Annunciazione, la statua dell'Immacolata Concezione, portata qui nel 1796 dai francescani osservanti quando dovettero lasciare San Biagio. La portella in rame del tabernacolo - dipinta da Costantino Pasqualotto - raffigura l'apparizione della Vergine di Loreto ai santi Valentino e Bovo, raffigurati anche nel medaglione in alabastro al centro del paliotto.

Il secondo altare - eretto nel 1694 su commissione del conte Livio Sale come pure l'altare successivo - è ornato da un raffinato paliotto con intarsi su marmo nero. La grande pala di Pietro Bartolomeo Cittadella[14] raffigura la Vergine con il Bambino che appare ai santi Francesco di Sales, Gaetano e Michele Arcangelo. L'altare è dedicato anche al beato Marco da Montegallo, le cui ossa sono custodite nell'urna ai piedi della pala.

Segue l'altare della Natività, la cui pala è del bavarese Carlo Loth. Sotto la pala, in una cornice marmorea, il dipinto di un anonimo vicentino del XVII secolo, raffigurante San Giuliano martire. Sui tronchi di trabeazione si posano Mosé e Davide, alle loro spalle le sibille Cimmeria e Tiburtina. il paliotto raffigura la profezia di Isaia sulla nascita di Gesù.

Altare maggiore e coro[modifica | modifica wikitesto]

L'altare maggiore fu realizzato tra il 1694 e il 1704 su progetto di Pietro Cavaliere e di Orazio Marinali. È sormontato da cinque statue: il Cristo Risorto tra i santi Giuliano, Francesco di Paola, Gaetano e Vincenzo, "una umanissima rappresentazione resa viva dall'incrociarsi dei gesti e degli sguardi"[10]; a parte l'ultima, sono tutte opera del Marinali. Sulla portella del tabernacolo la cena di Emmaus, dipinta da Giovanni Miazzi.

Gli stalli del coro sono di inizio Settecento.

Parete destra[modifica | modifica wikitesto]

Il primo altare è consacrato alla passione di Cristo. Sul fastigio la figura del Padre benedicente, circondato dagli angeli con i simboli della passione e, sotto, la pala della Deposizione, dipinta dal Pasqualotto intorno al 1735-40. Allo stesso pittore viene attribuita la figura di Sant'Elena che ritrova la croce, dipinta nella portella in rame del tabernacolo.

Il pulpito in stile rococò è opera del 1717 di Agostino Testa. Sotto di esso si apre il corridoio che porta alla sacrestia.

Dopo il pulpito si trova il grande altare di San Francesco di Paola, commissionato da Elisabetta Barbaran Trissino per onorare la memoria del marito defunto. Lo stemma della famiglia domina tutto il complesso architettonico e, sotto di esso, si trova la pala di San Francesco di Paola, dipinta intorno al 1650 e portata qui dai Minimi al momento del loro insediamento in San Giuliano, successivamente decorata con lamine d'argento aggiunte per volere della committente l'altare. Sui riquadri del paliotto sono scolpiti episodi della vita del santo, opera del 1697 di Giovanni Merlo.

Corridoio e sacrestia[modifica | modifica wikitesto]

Il corridoio che porta alla sacrestia è scaglionato da interessanti tele poste nelle lunette, che raffigurano i miracoli di San Francesco di Paola, dipinte tra il 1720 e il 1730.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Forse, fra i tanti santi con questo nome, la chiesa era dedicata a San Giuliano l'ospitaliere - un fiammingo del VI secolo leggendario per l'ospitalità che dava ai bisognosi - ma un dipinto del XVII secolo, posto sul terzo altare di sinistra, identifica il titolare con un San Giuliano martire
  2. ^ Mantese, 1958,  pp. 519-20
  3. ^ Sottani, 2012,  p. 242
  4. ^ Mantese, 1964,  p. 1039
  5. ^ a b Fu voluto dal Comune, proprietario dell'immobile, come segno concreto che i frati rispettassero diritti e giurisdizioni (Mantese, 1974,  p. 467)
  6. ^ Minimi o Padri di San Francesco di Paola, il che spiega la dedicazione di altari, statue e tele nella chiesa di San Giuliano
  7. ^ Dapprima avevano ottenuto un'area fuori porta San Bartolomeo, dove iniziarono a costruire, ma poi si rivelò che la zona era interessata dal progetto di una nuova fortificazione della città (Mantese, 1974,  /1, pp. 465-69; /2, pp. 1346-48)
  8. ^ A quel punto, non contenti, i Minimi fecero notare ai deputati cittadini la necessità di dotare l'altare di un baldacchino e di rinnovare il malandato pavimento (Mantese, 1974,  /1, pp. 465-69; /2, pp. 1346-48)
  9. ^ Mantese, 1982,  p. 475
  10. ^ a b c d Barbieri, 2004,  pp. 100-01
  11. ^ Alla fine della seconda guerra mondiale queste ceneri vennero riesumate e trasferite nel convento di San Pancrazio di Barbarano Mantese, 1982,  p. 476
  12. ^ Storia dell'IPAB: Gerolamo Salvi, su ipab.vicenza.it.
  13. ^ Giovanni Merlo e i fratelli Federico e Domenico furono scultori e lapicidi valsoldesi a Vicenza
  14. ^ Pietro Bartolomeo Cittadella (Vicenza 1636-1704) fu scultore a Vicenza. V. Margaret Binotto, in Treccani.it, Dizionario bibliografico degli italiani, su treccani.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Barbieri e Renato Cevese, Vicenza, ritratto di una città, Vicenza, Angelo Colla editore, 2004, ISBN 88-900990-7-0
  • Giambattista Giarolli, Vicenza nella sua toponomastica stradale, Vicenza, Scuola Tip. San Gaetano, 1955
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, III/1, Il Trecento Vicenza, Accademia Olimpica, 1958
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, III/2, Dal 1404 al 1563 Vicenza, Neri Pozza editore, 1964
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, IV/1, Dal 1563 al 1700, Vicenza, Accademia Olimpica, 1974
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, IV/2, Dal 1563 al 1700, Vicenza, Accademia Olimpica, 1974
  • Antonio Ranzolin, Mario Saccardo, Franco Barbieri, Margaret Binotto, Francesca Lodi, Pierfranco Revrenna, La chiesa di Sanzulian in Vicenza, Vicenza, 1999

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]