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Chiesa di San Vincenzo (Vicenza)

Coordinate: 45°32′50.97″N 11°32′47.89″E
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Chiesa di San Vincenzo
La chiesa di San Vincenzo affacciata sulla piazza dei Signori
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneVeneto
LocalitàVicenza
Coordinate45°32′50.97″N 11°32′47.89″E
Religionecattolica di rito romano
TitolareSan Vincenzo di Saragozza
Diocesi Vicenza
ConsacrazioneXIV secolo
Stile architettonicogotico (interno), barocco (facciata)
Completamento1707

La chiesa di San Vincenzo è uno storico luogo di culto cattolico di Vicenza, la cui costruzione – con successivi ampliamenti – va dalla fine del XIV alla prima metà del XVIII secolo.[1] La facciata prospetta sulla piazza dei Signori, di fronte alla Basilica Palladiana, ed è inserita al centro del palazzo del Monte di Pietà, interrompendone l'uniforme tessitura.[1]

Culto di San Vincenzo a Vicenza

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Secondo il Barbarano[2], il culto di San Vincenzo di Saragozza nella città di Vicenza risale ai primi secoli del primo millennio - come quello dei coevi Santi Felice e Fortunato - affermazione plausibile perché la fama e il culto di questo martire cristiano, ucciso nel 304 durante la persecuzione dei cristiani sotto Diocleziano e celebrato anche da Sant'Agostino, si erano diffusi rapidamente in tutta Europa.[3]

Nei documenti civici – scarsi fino al Mille – la prima citazione riguarda una cappella di San Vincenzo nel Palatium Vetus comunale nel XIII secolo (demolita nel 1445).[4] Negli Statuti del 1311 Vincenzo compare tra i patroni della città (assente in quelli del 1264).[4]

La scelta di questo patrono, effettuata dall'autorità civile nel momento della nascita del libero Comune cittadino, potrebbe essere stata facilitata, coerentemente con lo spirito e gli usi del tempo, dall'assonanza del nome del santo con quello della città, Vicetia o Vincentia, e dal significato del nome, quello della parola vincere. Nella tradizione romana medievale e nei libri liturgici la memoria del santo era celebrata il 22 gennaio.[3]

Mappa del Peronio di Vicenza 1481 (particolare) - La chiesa di San Vincenzo

Nella seconda metà del XIV secolo, durante la signoria scaligera, il culto e il patronato di San Vincenzo presero un nuovo vigore, tanto da far iniziare nel 1385 la costruzione di una piccola chiesa addossata all'interno del muro del Peronio, nella platea magna della città, costruzione che fu ultimata nel 1387, l'anno in cui nel dominio della città subentrarono i Visconti. Per celebrare la loro venuta, il Comune decise di erigere nella chiesa un altare dedicato ai Santi Luca e Orsola[5]. L'anno seguente il Consiglio dei Cinquecento deliberò che la processione del Corpus Domini si effettuasse dalla Cattedrale fino alla chiesa di San Vincenzo, a questo punto patrono ufficiale della città.[6]

Nel 1978 la Congregazione Vaticana dei Riti - su richiesta dell'allora vescovo Onisto, che, a quel tempo, dovette fare una scelta tra le festività tradizionali per adeguarsi alla legge italiana[7] - designò principale patrona della città, al posto di San Vincenzo, Maria madre di Gesù con il titolo di Madonna di Monte Berico, spostando di conseguenza la festa patronale dal 22 gennaio all'8 settembre[8].

Fasi di costruzione della chiesa

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Madonna in trono che allatta il Bambino

Studi anche recenti hanno chiarito le diverse fasi attraverso le quali è passato l'edificio per giungere alla forma attuale.[1]

La prima piccola chiesa del Trecento - forse il rifacimento della Camera del Dazio scaligera - iniziata nel 1385 e ultimata nel 1387, era orientata in senso longitudinale alla piazza, con il portale che si apriva verso contrà del Capitanio (l'attuale contrà del Monte). Durante il Quattrocento però, forse più precisamente intorno al 1470-80, il completo rifacimento delle botteghe dei Merzari comportò che venisse modificato l'orientamento della chiesa e il portale fosse rivolto verso la piazza. Questo fatto è stato dimostrato dal ritrovamento, negli anni settanta del secolo scorso, di una pergamena del 1481, detta pianta del Peronio, dove sono disegnati tutti gli edifici che davano sulla piazza e confermato dal ritrovamento casuale nel 2001 di un affresco - sovrastante l'altare rivolto ad est, come era consuetudine a quel tempo - chiaramente trecentesco di Madonna con il Bambino.[5]

Nel 1486 un decreto del doge Marco Barbarigo espulse dalla città gli ebrei, accusati di praticare l'usura e, per sostituirli nella loro funzione di prestatori di denaro, si stabilì che venisse creato un Monte di Pietà sotto le logge della basilica e istituito un banco dei pegni nella chiesa di San Vincenzo, che da allora divenne proprietà del Monte. Nella grata delle finestre che danno sull'atrio esiste ancora un'apertura che permetteva di passare il denaro e gli oggetti dati in pegno.[9]

Dieci anni dopo, però, le logge della Basilica crollarono e così nel 1499 iniziarono i lavori della fabbrica del Monte di Pietà sopra le botteghe contigue alla chiesa[9], con la contemporanea ristrutturazione della chiesa stessa. A metà del Cinquecento vennero ultimati i lavori del Monte di Pietà con la costruzione di entrambe le ali - nel frattempo la quantità di oggetti dati in pegno era diventata talmente grande da richiedere l'ampliamento dell'edificio - in mezzo alle quali restava la più bassa e incassata facciata della chiesa. Fu quindi indetto un concorso per l'adeguamento della facciata e la costruzione di un nuovo monumentale ingresso, quale segno della centralità del culto vicentino.

Infine, agli inizi del Settecento, dopo che il palazzo del Monte era stato ristrutturato, venne commissionato il prolungamento dell'interno della chiesa, con l'erezione del nuovo presbiterio, allo stesso architetto che aveva costruito la prestigiosa facciata su contrà del Monte, Francesco Muttoni.

Facciata monumentale

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La facciata

Su disegno dell'architetto Paolo Bonin, la facciata fu eretta tra il 1614 e il 1617 come ingresso monumentale barocco della chiesa inserita nel palazzo.[10] Presenta due logge sovrapposte a tre archi con colonne dei ordini corinzio e composito.[1] Le cinque statue al sommo della loggia furono eseguite da Giovanni Battista Albanese tra il 1614 e il 1616; nel 1617 lo stesso realizzò l'altorilievo della Pietà nel coronamento della facciata.[11]

La facciata armonizza le asimmetrie dei due corpi del palazzo, costruiti in tempi diversi; la loggia inferiore appartiene alla chiesa, quella superiore maschera ambienti del Monte al piano nobile.[1]

Dietro alla facciata, l'interno è formato da una successione di quattro ambienti appartenenti a periodi diversi.

Separato dalla piazza da una cancellata, il primo ambiente che si incontra è l'atrio dalle volte a crociera che ospita, in posizione asimmetrica, cioè spostato verso sinistra in rapporto all'asse della facciata, il largo portale, con battenti probabilmente originali, della chiesa primitiva. Secondo alcuni autori, si tratta del portale dapprima rivolto verso ovest, riutilizzato durante la ristrutturazione quattrocentesca. Alla sua destra, una lunetta ospita un affresco deteriorato con il Cristo.[5]

Sulla destra è collocata la stele in marmo rosso di Asiago con il campione di misure (Giovanni Antonio Grazioli, 1583), che riporta incise le misure ufficiali lineari della Magnifica Comunità vicentina in vigore nel Cinquecento[12][13] e una lapide del 1486 che ricorda la costruzione del Sacro Monte per i poveri. Sulla parete est è collocato il sarcofago di uno dei donatori della primitiva chiesa, il nobile vicentino Simone da Sarego,[9] opera veneziana del 1387 decorata da un rilievo con la Madonna in trono con Bambino.

Primitiva aula sacra

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Il secondo ambiente corrisponde al corpo della chiesa trecentesca, già dotata di quattro altari - dedicati rispettivamente a San Vincenzo, a Santa Maria della Neve, ai santi Luca e Orsola e al Corpus Christi - ricordati nei documenti ma di cui non resta traccia.[5]

Sulla destra, l'abside originaria - rivolta ad oriente, come allora era prescritto (cioè rivolta verso il sole nascente, simbolo di Cristo) - divenne, con la ristrutturazione di fine Quattrocento, una cappellina consacrata alla Madonna della Mercede, alla quale si rivolgevano i bisognosi. La cappella fu rinnovata nel Settecento e infine nel secolo scorso, quando vennero eseguite le decorazioni a rilievo e le pitture murali raffiguranti La vita, il martirio e la gloria di San Vincenzo. Nella nicchia dell'altare fu ritrovato l'affresco coevo alla costruzione della primitiva chiesa, raffigurante la Madonna col Bambino, che era stato coperto nel Cinquecento[5] dal dipinto a olio su tela, inserito in una cornice barocca e detto della Madonna della Mercede, ora collocato sulla parete sinistra della cappella.

Sono conservati il cenotafio e, nel pavimento, la lastra tombale di Gentile da Sarego e della moglie Pantaleona. Gentile era il figlio di Simone da Sarego, che diede il principale contributo per la costruzione, decorazione e arredamento della primitiva chiesa. Sulla parete sinistra tre nicchie racchiudono statue della Madonna col Bambino, di san Vincenzo e di san Luca Evangelista, che in origine erano poste sulla facciata.[5] Sull'arco di fronte all'ingresso si leggono resti di affreschi a cavallo del Quattrocento, tra cui San Giorgio e il drago.[5]

Cappella della Pietà

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Altare della Pietà, di Orazio Marinali

Nel vano aperto aperto nel muro del peronio dopo la ristrutturazione del 1480 vi era un altare dedicato alla Pietà, descritto nel Cinquecento come misero e non consacrato. Al suo posto, nel 1689 uno degli scultori più prestigiosi della città a quel tempo, Orazio Marinali, ricevette l'incarico di costruire un nuovo altare, sempre dedicato alla Pietà, restaurato tra il 2001 e il 2003.[14] Il gruppo marmoreo raffigura il Cristo morto, disteso sul sarcofago, vicino a lui la madre in preghiera e cinque putti che contornano la scena, resa particolarmente drammatica dall'ampio drappo in impasto di polvere di ardesia nera. Presso l'altare, tre lapidi in pietra ricordano le motivazioni che portarono i conservatori del Monte di Pietà ad autorizzare la costruzione del nuovo altare.

A destra, di fronte all'altare, si trova un dipinto, probabilmente seicentesco, anche se di modesto valore, che raffigura la Madonna in trono che sta allattando il Bambino.

Ampliamento settecentesco

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Vicenza - Chiesa di San Vincenzo - Cappella del Muttoni

Il prolungamento dell'aula con il presbiterio fu ideato e realizzato dall'architetto Francesco Muttoni nel terzo lustro del 1700, durante il completamento del Palazzo del Monte di Pietà.[15]

Vi si accede dalla Cappella centrale della Pietà attraverso uno scenografico ingresso, fiancheggiato da due colonne in stile composito che hanno lo scopo di isolare otticamente la nuova aula in stile barocco rispetto agli spazi precedenti. L'altare maggiore barocco è attribuito allo scultore veneziano Bernardo Tabacco sulla base di documenti relativi a lavori del 1709; in passato era riferito a Orazio Marinali.[16]

Sovrasta l'altare la pala del pittore veronese Antonio Balestra con Madonna col Bambino e Santi (San Vincenzo e San Luca) del 1711.[17]

Il campanile della chiesa e il fastigio (coronamento) della facciata, visto dalle logge della Basilica Palladiana.

La forma odierna del campanile risale al 1733, quando venne rifatto quello primitivo – di cui poco si conosce – per alzarlo fino a 32 m e adeguarlo al rifacimento complessivo del palazzo del Monte. Più volte rimaneggiato e restaurato, venne danneggiato da un bombardamento del 18 marzo 1945, che distrusse coperture, alcune sculture, la scala lignea e parte dell'archivio del Monte. In esso sono collocate tre campane.[18]

Una delle campane del campanile primitivo, con l'iscrizione recante il nome dell'autore (Magister Galvanus de Vincencia me fecit) e la data di costruzione (M.CCCC.XVIII, 1418), è ora alloggiata su un supporto nel pavimento della cappella orientale.[9]

  1. 1 2 3 4 5 Pranovi, 2005, pp. 15–19
  2. Francesco Barbarano de' Mironi, Historia ecclesiastica della città, territorio e diocese di Vicenza, Libro V, nel quale si descrivono le fondazioni delle Chiese, Oratori, Hospitali ed altri edifici della Città, Opera postuma, Vicenza, Stamperia C. Bressan, 1649-61, pp. 235 e segg.
  3. 1 2 Pranovi, 2005, pp. 96–118
  4. 1 2 Pranovi, 2005, pp. 15–17
  5. 1 2 3 4 5 6 7 Pranovi, 2005, pp. 18–19
  6. Pranovi, 2005, p. 19
  7. La legge n. 54 del 5 marzo 1977, dal titolo Disposizioni in materia di giorni festivi
  8. Giulio Cattin, Appunti sull'origine e lo sviluppo del culto a San Vincenzo in Vicenza, in Pranovi, 2005, pp. 96–118
  9. 1 2 3 4 Pranovi, 2005, pp. 28–42
  10. Palazzo del Monte. Chiesa di San Vincenzo, su Fondazione Monte di Pietà di Vicenza. URL consultato il 3 ottobre 2025.
  11. Albanese, Giovanni Battista, su Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani). URL consultato il 3 ottobre 2025.
  12. Palazzo del Monte. Chiesa di San Vincenzo (campione di misure), su Fondazione Monte di Pietà di Vicenza. URL consultato il 3 ottobre 2025.
  13. Barbieri, 2004, pp. 413 e segg.
  14. Palazzo del Monte. Chiesa di San Vincenzo (altare della Pietà), su Fondazione Monte di Pietà di Vicenza. URL consultato il 3 ottobre 2025.
  15. Palazzo del Monte. Chiesa di San Vincenzo (presbiterio muttoniano), su Fondazione Monte di Pietà di Vicenza. URL consultato il 3 ottobre 2025.
  16. Altare maggiore – Chiesa di San Vincenzo, Vicenza, su Fondazione Giorgio Cini – ARCHiVe. URL consultato il 3 ottobre 2025.
  17. Madonna con Bambino e Santi (1711), su Catalogo generale ICCD – Ministero della Cultura. URL consultato il 3 ottobre 2025.
  18. Palazzo del Monte. Campanile e danni bellici, su Fondazione Monte di Pietà di Vicenza. URL consultato il 3 ottobre 2025.
Fonti utilizzate
  • Franco Barbieri e Renato Cevese, Vicenza, ritratto di una città, Vicenza, Angelo Colla editore, 2004, ISBN 88-900990-7-0.
  • Ettore Motterle, Il Peronio di Vicenza nel 1481, Vicenza, Ente Fiera Vicenza, 1973.
  • Alessandra Pranovi, La chiesa di San Vincenzo, Vicenza, Fondazione Monte di pietà di Vicenza, 2005.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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