Caterina d'Alessandria

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Santa Caterina d'Alessandria
Michelangelo Caravaggio 060.jpg
Caravaggio, Santa Caterina d'Alessandria
 

Vergine e martire

 
Nascita287
Morte305
Venerata daTutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza25 novembre
Attributiruota dentata, palma del martirio, spada, anello, corona, abiti regali, libro
Patrona disarte, studenti, filosofi, mugnai, ceramisti, operatori dell'industria cartaria e cartotecnica.

Santa Caterina d'Alessandria (287Alessandria d'Egitto, 305[1]) vergine e martire, è venerata come santa dalla Chiesa cattolica, da quella ortodossa e, in generale, da tutte le Chiese Cristiane che ammettono la venerazione dei Santi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Oltre all'incerta data di nascita (probabilmente 287) e al fatto che fu sottoposta a martirio ad Alessandria d'Egitto nel 305 (circa), della sua vita si sa poco ed è difficile distinguere la realtà storica dalle leggende popolari. Esistono anche delle fonti scritte, tutte però posteriori di diversi secoli; la più antica è una Passione in greco del VI-VII secolo; poi ci sono un'altra passione[2] dell'XI secolo e la Leggenda Aurea[3], che risale al XIII secolo.

Secondo la tradizione, Caterina era una bella giovane egiziana e la Leggenda Aurea specifica che era figlia del re Costa, il quale la lasciò orfana giovanissima, e che fu istruita fin dall'infanzia nelle arti liberali. Caterina venne chiesta in sposa da molti uomini importanti, ma ebbe in sogno la visione della Madonna con il Bambino che le infilava l'anello al dito facendola suora[4].

La tradizione del martirio[modifica | modifica wikitesto]

Pietro Aretino, Vita di santa Caterina vergine e martire, 1636.

Nel 305 un imperatore romano tenne grandi festeggiamenti in proprio onore ad Alessandria. Anche se la Leggenda Aurea parla di Massenzio, molti ritengono che si tratti di un errore di trascrizione e che l'imperatore in questione fosse invece Massimino Daia, che proprio nel 305 fu proclamato Cesare per l'oriente nell'ambito della tetrarchia (Governatore d'Egitto in quell'anno era invece, fin dal 303, il prefetto Clodio Culciano, che non pare possa essere il protagonista della storia). Ricordiamo inoltre che la data del 305 non è stabilita con certezza.

Caterina si presentò a palazzo nel bel mezzo dei festeggiamenti, nel corso dei quali si celebravano riti pagani con sacrifici di animali e accadeva anche che molti cristiani, per paura delle persecuzioni, accettassero di adorare gli dei. Caterina rifiutò i sacrifici e chiese all'imperatore di riconoscere Gesù Cristo come redentore dell'umanità, argomentando il suo invito con profondità filosofica.

L'imperatore, che secondo la Leggenda Aurea sarebbe stato colpito sia dalla bellezza sia dalla cultura della giovane nobile, convocò un gruppo di retori affinché la convincessero a onorare gli dei e la chiese in sposa. I retori non solo non riuscirono a convertirla, ma essi stessi, per l'eloquenza di Caterina, furono convertiti al Cristianesimo.

L'imperatore ordinò la condanna a morte dei retori e dopo l'ennesimo rifiuto di Caterina la condannò a morire con il supplizio della ruota dentata. Tuttavia, lo strumento di tortura si ruppe e Massimino fu obbligato a far decapitare la santa, dalla quale invece di sangue sgorgò latte, simbolo della sua purezza.

Il monastero[modifica | modifica wikitesto]

Secondo un'altra leggenda, il corpo di Caterina fu trasportato dagli angeli sul monte Sinai. In questo luogo, nel VI secolo, l'imperatore Giustiniano fondò il monastero, originariamente chiamato «monastero della Trasfigurazione», e successivamente dedicato alla santa (Monastero di Santa Caterina).

Dubbi sulla storicità del personaggio[modifica | modifica wikitesto]

Le scarse notizie sulla sua vita hanno fatto da tempo dubitare della reale esistenza di una santa Caterina d'Alessandria d'Egitto. Il fatto che la storia di santa Caterina sia presente solo in testi scritti a partire dal VI secolo e che solo nel IX secolo la devozione per la santa sia diventata molto popolare (anche a livello iconografico) ha gettato ombre sulla storicità del personaggio già dalla fine del XVIII secolo per opera di Jean-Pierre Déforis. Un secolo più tardi, Anna Jameson identificò molte caratteristiche comuni tra santa Caterina d'Alessandria e Ipazia, la matematica e filosofa pagana uccisa proprio ad Alessandria d'Egitto nel 415 da monaci parabolani:

C’è un fatto curioso legato alla storia di santa Caterina: che la vera martire, la sola di cui esistano dati certi, non era una cristiana, ma una pagana; e che i suoi oppressori non erano pagani tirannici ma cristiani fanatici.[5]

Da allora molti studiosi bizantini sono convinti che la storia di santa Caterina sia stata mutuata da quella di Ipazia[6].

La stessa Chiesa cattolica ha espresso i dubbi sulla esistenza storica di questa santa, culminati nell'esclusione dal martirologio tra il 1962 e il 2002 senza tuttavia mai proibirne la venerazione. Nel 2003 la santa venne reinserita tra i martiri da papa Giovanni Paolo II e la sua memoria facoltativa si celebra il 25 novembre.[7].

Devozione[modifica | modifica wikitesto]

Raffaello, Santa Caterina d'Alessandria

Santa Caterina d'Alessandria d'Egitto è identificata, insieme a Santa Margherita d'Antiochia e all'Arcangelo Michele, come una delle Voci che ispirarono Santa Giovanna d'Arco. Negli anni in cui la festa di Santa Caterina cade di domenica, si festeggia Cristo Re (soltanto nella Forma ordinaria).

In Italia è patrona di:

Santa Caterina è anche patrona dello "studio dei legisti" (la moderna Giurisprudenza) dell'Università di Padova e dell'Università di Siena. È inoltre la patrona dei cavalieri italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta.

La santa è festeggiata a Comunanza («Fiera di Santa Caterina» la domenica dopo il 25 novembre), a Novi Ligure, ad Acqui Terme, a Rivoli («Fiera di Santa Caterina» il lunedì più vicino al 25 novembre), e a Cortemilia («Fiera di Santa Caterina» il 25 novembre). Pur non essendo la santa patrona, viene festeggiata con un'importante fiera a Udine. Una fiera intitolata a santa Caterina si svolge anche a Barisciano; il 25 novembre in questo paese veniva fissato, sin dal medioevo, il prezzo dello zafferano.
Santa Caterina è compatrona (con San Michele Arcangelo) di Grammichele; i festeggiamenti avvengono il 6,7 e 8 maggio, giornata conclusiva. La santa è compatrona insieme con San Marco Evangelista anche del comune di Cellino San Marco dove da secoli si svolge una grande fiera mercato il 25 novembre. Conosciuta in tutto il Salento come la fera te lu cappottu: essa dura tutta la giornata fino a sera inoltrata. Sempre nel Salento la santa è festeggiata a Galatina tradizionalmente il 25 di novembre, alla santa è dedicata una magnifica basilica tardo gotico-romanica con chiostro romanico internamente affrescata in stile giottesco senese. La domenica seguente la festa della santa, sempre a Galatina, si tiene la "fiera di Santa Caterina". La manifestazione ha avuto un'evoluzione nel tempo: mentre anticamente si teneva il mercato degli animali che servivano per coltivare la terra, oggi si tiene una sfilata di cavalli e carrozze. Al termine della parata la gente si trova in piazza con gli animali (anche domestici). La statua di Santa Caterina viene portata in processione su di un carretto trainato da un cavallo. Quindi si procede con la benedizione degli animali. Questa chiesa viene considerata uno dei pochissimi esempi di architettura gotica nella penisola salentina.

La sua è vissuta come la festa dei giovani. In Francia è patrona degli studenti di teologia e protettrice delle apprendiste sarte. Da Caterina di Alessandria deriva il termine francese catherinette (caterinetta) che in origine indicava una giovane donna da marito. La tradizione torinese, invece, indicava con il termine "caterinette" le giovani sartine e le modiste che svolgevano il loro apprendistato nei laboratori di confezioni della città, e che assai sovente diventavano oggetto di corteggiameno da parte degli studenti universitari. Nella città di Ravenna il 25 novembre (Festa di Santa Caterina d'Alessandria) è tradizione regalare dei biscotti a forma di bambola alle bambine, chiamate "Caterine". Il corrispettivo per i bambini è un biscotto a forma di galletto.

Iconografia[modifica | modifica wikitesto]

Il matrimonio mistico di Santa Caterina (Parmigianino)

Santa Caterina d'Alessandria viene rappresentata con la corona in testa e vestita di abiti regali per sottolineare la sua origine principesca. La palma che tiene in mano indica il martirio. Il libro ricorda la sua sapienza e la sua funzione di protettrice degli studi e di alcune categorie sociali dedite all'insegnamento (insegnanti e Ordini religiosi come i Domenicani e gli Agostiniani), a volte il libro riporta la scritta Ego me Christo sponsam tradidi (mi sono data sposa a Cristo). Infine viene rappresentata con una spada, l'arma che le tolse la vita, e la ruota dentata, lo strumento del martirio, elemento che lega la santa a numerose categorie di arti e mestieri che hanno a che fare con la ruota. Forse è questo l'elemento che unisce santa Caterina ai ceramisti, di cui è protettrice.

Dipinti[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le singole voci sono elencate nella Categoria:Dipinti su santa Caterina d'Alessandria

Chiese dedicate alla Santa[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Santa Caterina
  2. ^ Anonimo - Passio sanctae Katherinae Alexandriensis - 1033-1048
  3. ^ Jacopo da Varagine (Varazze) - Legenda aurea - ca.1260-1298 - cap. CLXIX
  4. ^ Santa Caterina d'Alessandria, Toscana oggi. URL consultato il 21 marzo 2017.
  5. ^ Anna Jameson, Sacred and Legendary Art, Longmans, London.
  6. ^ Silvia Ronchey, Ipazia. La vera storia, RCS Libri S.p.A., Milano, p. 122.
  7. ^ : Basilica Orsiniana - Santa Caterina d'Alessandria Parrocchia e Convento dei Frati Minori Francescani in Galatina (Lecce) :

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luciano Vaccaro, Giuseppe Chiesi, Fabrizio Panzera, Terre del Ticino. Diocesi di Lugano, Editrice La Scuola, Brescia 2003, pp. 87, 122, 149, 229, 234-236, 249-251, 259 (nota), 267, 268, 308, 316, 342 (nota), 382, 437.
  • Simona Negruzzo, Il culto di Santa Caterina d’Alessandria nelle università d’Occidente, in Santi patroni e Università in Europa, Bologna, Clueb, 2013, pp. 33-54.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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