Cascina Malpensa

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La cascina Malpensa è un edificio settecentesco nel territorio di Somma Lombardo, Casorate Sempione, Lonate Pozzolo e Gallarate posto nella brughiera della Gradenasca. Nelle vicinanze della Malpensa, il 27 maggio 1910, Federico e Gianni Caproni fecero volare il loro prototipo di aeromobile (CA1[1]) e costruirono il loro primo hangar. Da lì a pochi anni nacque, per volere degli imprenditori di Busto Arsizio, l'Aeroporto di Città di Somma Lombardo che diventò tempo dopo l'Aeroporto Città di Busto Arsizio[2] e che, in seguito, verrà denominato Aeroporto di Milano-Malpensa.

L'edificio[modifica | modifica wikitesto]

I Caproni a Cascina Malpensa

Nella primavera del 1909 mio fratello ed io stavamo costruendo in Arco, nel Trentino, un aeroplano. Si accarezzava la speranza, tradottasi più tardi in realtà, che quel nostro apparecchio potesse il primo, di concezione e costruzione completamente italiane, librarsi nell'aria, ma non si sapeva ancora dove avremmo potuto trovare una larga distesa di terreno, sgombra da alberi, adatta per provarlo. Attorno a noi non vi erano che campi alberati e, per giunta, rinchiusi fra alte montagne. Vi era di peggio. Su tutto sovrastava l'Austria, che noi, ancora irredenti, non amavamo. Per questo si auspicava che il volo potesse essere spiccato partendo da un lembo di Patria già redento. Ci demmo subito alla ricerca di un campo di prova entro i vecchi confini del Regno. Le prime trattative si conclusero in Piemonte. Si trascinavano già da qualche tempo, quando in treno, fra Alessandria e Milano, appresi dai giornali la traversata della Manica di Bleriot.

Alla notizia provai l'impressione che il terreno venisse a mancarci sotto i piedi. Tanta è la fretta che si ha da giovani ! Dopo altri mesi perduti infruttuosamente - le pratiche andavano per le lunghe perché si voleva l'uso gratuito del terreno e, per di più, cercavamo quattrini, sotto forma di azioni - un compagno di università, milanese, ebbe la felice idea di suggerirmi la Cascina Malpensa come il luogo meglio indicato per le nostre esperienze. Si trovava nell'alto Milanese, a nove chilometri da Gallarate, sperduta in una brughiera. Veniva adibita alle esercitazioni annuali della cavalleria e dell'artiglieria ed era di proprietà del demanio militare. Dipendeva dal Comando del Corpo d'Armata di Milano. Si ottenne con facilità il permesso di provarvi l'aeroplano. Fu quello lo svolto decisivo della nostra vita. Ci portò in un ambiente che fin'allora non avevamo sospettata l'esistenza.

Giunti al ciglione che chiude la "brughiera grande" verso Gallarate, i nostri occhi spaziarono per la prima volta su di una pianura desertica, dall'aspetto contrastante in pieno con quello vario del paese da cui provenivamo, paese sovrappopolato di contadini, sfruttatori di ogni minuzzolo di terra. Dalla vista piana emergeva un unico fabbricato, di forma quadra, grande, semi abbandonato. Addossammo ad esso il nostro capannone di legno. Poche settimane dopo le prove ci diedero la certezza che avevamo loro richiesta e insegnarono a noi e agli altri che il modo migliore di utilizzare quelle brughiere era quello di servirsene come magnifici campi naturali di aviazione. Ai primi voli, ai primi successi, seguirono gli immancabili contrattempi. Il nostro soggiorno in brughiera, preventivato di qualche settimana, si protrasse a lungo. Durò tanto che io ci sto ancora!

Nelle lunghe sere del primo inverno passato colà, il vecchio custode dell'immobile militare ci raccontò la sua storia e quella dell'insolito ambiente che ci albergava. Apprendemmo con sorpresa che ancora nel 1880 alla Malpensa si esercitava un'agricoltura fiorente. Il nostro narratore era stato l'ultimo agente di quell'azienda che per molti anni, aveva dato da vivere a ventiquattro famiglie e nella quale si produceva foglia di gelso bastante ad allevare trentacinque oncie [sic] di seme bachi. Dentro e ai lati dei 65 ettari di terreni arati, disposti attorno al fabbricato, campeggiavano grandissimi ciliegi che davano frutti abbondanti. La vigna, presso la casa, produceva un buon vino. Al nostro arrivo, come ho già detto, di tutto ciò non era rimasta neppure l'ombra. Da per tutto dominava l'incolto."
(Federico Caproni nella memoria "Primi risultati di una bonifica in brughiera", letta alla Regia Accademia dei Georgofili di Firenze, 11 aprile 1937)

La Cascina Malpensa sorse alla fine del XVIII secolo, nell'ambito della bonifica Tosi (industriali di Busto Arsizio) nella brughiera detta "Gradenasca" (ossia brughiera a gradinate) nel territorio di Somma Lombardo. Nella zona il Catasto Teresiano (risalente all'editto imperiale di Carlo VI d'Asburgo del 1718 ma entrato in vigore nel 1760), citava già una Cassina Case Nuove, che infatti si trova a 800 m verso sud. Quest'ultima era una colonia agricola (attualmente si affaccia sulla Piazza della Chiesa) che all'epoca contava quattro famiglie di fittavoli per un totale di ventisei persone ed era stata fondata nel 1590 dai Visconti, signori di Somma Lombardo.

Nel tempo la Cascina Malpensa subì modifiche e ampliamenti. Stando alla descrizione contenuta nel Cessato Catasto, la Cascina Malpensa era ubicata al centro del podere e si presentava come un enorme fabbricato a forma rettangolare (116 x 90 m), chiuso su tutti gli angoli, con un grande cortile interno. Il fabbricato era costruito da una costruzione a due piani e contava di circa 90 locali, tra abitazioni, stalle, fienili e portici. Ospitava ben 24 famiglie di coloni (quindi circa centocinquanta persone) ed era dotato di un pozzo profondo 70 metri. Dal cortile interno, passando sotto un ingresso ad arco, si diramavano due strade poderali, che attraversavano i campi e collegavano la cascina agli abitati limitrofi e alle strade vicinali e provinciali. L'intera proprietà era chiusa tutt'intorno da una fascia di bosco castanile da taglio, che ne delimitava il confine. Il terreno era tutto aratorio, suddiviso da filari di gelsi, di viti e piante da frutta.

Attualmente lo stabile della cascina, convertito nel secolo scorso in appartamenti per le famiglie dei militari di stanza a Malpensa, si posiziona 700 m a ovest della vecchia aerostazione dell'Aeroporto di Milano-Malpensa (quindi tra l'attuale Terminal 2 e la frazione Case Nuove di Somma Lombardo).

Sul muro interno del cortile è ancora presente la targa commemorativa del capitano Luigi Bailo[3], pluridecorato pioniere dell'aviazione italiana caduto il 18 febbraio 1916 in un combattimento aereo a Lubiana, a cui, dal 1925, è dedicata la parte militare dell'aeroporto.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Cascina Malpensa risale al 1789, quando la famiglia di industriali manifatturieri Tosi di Busto Arsizio diede inizio alla bonifica dei terreni appena acquistati in brughiera grazie all'Editto dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria del 6 settembre 1779. L'Editto, ordinando la vendita di tutte le brughiere e i terreni incolti di proprietà dei comuni a compratori che si fossero impegnati a rendere gli stessi fertili, favorì il frazionamento dei latifondi e la nascita di iniziative private volte alla bonifica della brughiera, nel tentativo di ricavare da quelle terre acide e aride coltivi e boschi.

Scopo era consentire la coltivazione della terra strappata alla brughiera e bonificata (il terreno era acido) con calcitazione (nel '900 il Caproni, dopo il dissodamento, avrebbe usato fin 60 quintali di calce per ettaro, impiegando 15 000 quintali di calce nelle terre da lui acquistate tra Malpensa e Vizzola Ticino).
Alla morte di Gian Battista Tosi ne divennero proprietari i figli, Carlo e Luigi. Quest'ultimo, canonico di S. Ambrogio Maggiore a Milano, nel 1822 comprò dal fratello Carlo la sua metà della proprietà per poi rivendere l'intero podere a Luigi Galbiati nel 1829. Si susseguirono poi più passaggi di proprietà finché non si giunse all'ultimo proprietario privato, l'avvocato Casanova.
Lo stesso Alessandro Manzoni - tra il 1814 e il 1849 - "tenne il diretto dominio di vasta porzione del podere di Malpensa", come scrive il gallaratese Stefano Carcaterra [4].

Cascina Malpensa in una foto d'epoca, quando era adibita ad uso militare

A partire dal 1832 i terreni della Gradenasca vennero però espropriati dal Governo Austriaco e destinati a campi per le esercitazioni militari. All'epoca della battaglia di Novara, il 23 marzo del 1849, la Cascina Malpensa ospitò addirittura il quartier generale del maresciallo Josef Radetzky.
In seguito il terreno circostante si mantenne luogo di manovre militari dell'esercito austriaco (l'edificio della Dogana Austriaca[5], che segnava il confine tra l'Impero Asburgico ed il Regno di Sardegna, si trovava a Tornavento, a pochi chilometri di distanza), fungendo da deterrente ai patrioti lombardi che si erano rifugiati sulla sponda opposta del fiume Ticino.

Dal 1861, con l'unità d'Italia, cessando di essere linea di confine, la cascina divenne caserma del Reggimento Savoia Cavalleria.

Nel 1886 il podere ed i fabbricati furono espropriati dal Ministero della Guerra Italiano, diventando del Demanio. La cascina fu destinata dal Governo del Regno a diventare Caserma di Cavalleria, adatta alle esercitazioni militari delle truppe a cavallo (si vedono ancora le torrette di osservazione per dirigere le manovre[6], grazie anche alla sua posizione strategica in mezzo alla pianura. All'interno del podere, l'operazione di bonifica venne sospesa. Si assistette a un impoverimento del fondo e le famiglie che abitavano nella Cascina Malpensa furono trasferite lì vicino a Bellaria[7](600 m più a sud) e a Cassina Case Nuove (800 m più a sud), mentre altre a Somma Lombardo.

La svolta arrivò ai primi del Novecento, con il sorgere nelle vicinanze, nel 1910, del primo hangar dell'Industria Costruzioni Aeroplani impiantata dai fratelli Caproni (trentini iniziatori dell'industria aeronautica italiana) che avevano ottenuto dal Comune di Somma Lombardo l'autorizzazione all'apertura. La Cascina Malpensa venne così assegnata al Corpo Aeronautico del Regio Esercito per il battaglione Squadriglie Aviatori (ora è sottoposta al 2° Deposito Centrale A.M. di Gallarate), venendo convertita nel corso del Novecento ad abitazioni per le famiglie dei militari di stanza a Malpensa.

Nel 1917 vi operava la locale Sezione Difesa dotata di Savoia-Pomilio SP.2 e dall'aprile 1918 di Savoia-Pomilio SP.3.

L'ambiente naturale residuo nell'area di Malpensa[modifica | modifica wikitesto]

La brughiera di Malpensa durante la fioritura autunnale del brugo

La brughiera che si trova nella porzione sud-orientale, esterna all'attuale sedime aeroportuale, costituisce l'esempio più esteso di formazioni di brughiera con brugo, Calluna vulgaris, della Pianura padana. Tale habitat è denominato “Lande secche europee” (European dry heaths, Codice CORINE 31.2) e, come segnalato dal manuale della Direttiva Habitat della Regione Piemonte, non era stato indicato per l'Italia dall'Interpretation Manual of European Union Habitat (1996) essendo molto raro in Italia. A questo proposito è opportuno rilevare che le altre, cosiddette brughiere italiane, quantanche formalmente protette, come nel caso della Riserva naturale orientata delle Baragge e della Riserva naturale orientata della Vauda, in Piemonte, siano anch'esse minacciate in varia misura, benché incluse in aree protette poco efficaci. Il biotopo della Brughiera di Malpensa si trova ai margini meridionali della distribuzione dell'habitat “Lande secche europee” e offre, pertanto, un'occasione unica di monitoraggio degli effetti del “global change” sulle cenosi coinvolte. Allo stesso tempo, il biotopo rappresenta una stazione fra le più settentrionali di specie a distribuzione prevalentemente mediterranea, fra le quali la lucertola campestre, Podarcis siculus campestris, e costituisce il biotopo di ambienti aperti e con bassi cespugli a struttura naturale più esteso della Pianura padana centrale e occidentale. In quanto tale, ospita popolazioni rilevanti di specie animali esclusive o che qui raggiungono densità particolarmente elevate, di rilevanza conservazionistica. Diverse fra queste specie sono prioritarie ai fini della conservazione, così come indicato da direttive europee che definiscono la rete Natura 2000. In particolare, le popolazioni locali di Succiacapre, Caprimulgus europaeus, Averla piccola, Lanius collurio, entrambi inclusi nell'allegato I della Direttiva Uccelli 1979. Sono inoltre presenti popolazioni di interesse conservazionistico di tre specie di farfalle diurne considerate prioritarie nell'Allegato 2 della Direttiva Habitat del 1992; Euplagia quadripunctaria, la licena delle paludi, Lycaena dispar e Coenonympha oedippus. Quest'ultima è la farfalla europea sulla quale pesa la maggior minaccia di estinzione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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