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Ceratonia siliqua

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Carrubo
Ceratonia siliqua, total.jpg
Ceratonia siliqua
Stato di conservazione
Status none NE.svg
Specie non valutata
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine Fabales
Famiglia Fabaceae
Sottofamiglia Caesalpinioideae
Tribù Cassieae
Genere Ceratonia
Specie Ceratonia siliqua
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiospermae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Rosidi
(clade) Eurosidi I
Ordine Fabales
Famiglia Caesalpiniaceae
Nomenclatura binomiale
Ceratonia siliqua
L., 1753
Sinonimi

carrubbio

Nomi comuni

carrubo

Il carrubo (Ceratonia siliqua L., 1753) è un piccolo albero sempreverde, prevalentemente dioico (esistono cioè piante con soli fiori maschili e alberi con fiori solo femminili, raramente presentano fiori di ambedue i sessi sulla stessa pianta). viene chiamato anche carrubbio. Appartiene alla famiglia delle Caesalpiniaceae (altri autori la inseriscono nella famiglia delle Fabaceae) e al genere Ceratonia. per le sue caratteristiche si può avere sullo stesso carrubo contemporaneamente fiori, frutti e foglie, essendo sempreverde.

Insieme all'Olea europaea è una specie caratteristica dell'associazione fitosociologica Oleo-ceratonion.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Illustration Ceratonia siliqua0.jpg

Il carrubo ha una crescita lenta e la specie è molto longeva. Può diventare plurisecolare.

La fioritura avviene in agosto-settembre e la maturazione si completa tra agosto e ottobre dell'anno successivo alla fioritura che ha dato loro origine. È un albero poco contorto, robusto, a chioma espansa, ramificato in alto. Può raggiungere un'altezza di 10 m.
Il fusto è vigoroso, con corteccia grigiastra-marrone, poco fessurata.
Ha foglie composte, paripennate, con 2-5 paia di foglioline robuste, coriacee, ellittiche-obovate di colore verde scuro lucente superiormente, più chiare inferiormente, con margini interi.
I fiori sono molto piccoli, verdastri e tendenti al rossiccio, a corolla papilionacea; si formano su corti racemi lineari all'ascella delle foglie.
I frutti, chiamati carrube o vajane, sono dei grandi baccelli, detti "lomenti" lunghi 10–20 cm, spessi e cuoiosi, dapprima di colore verde pallido, marrone scuro a maturazione: presentano una superficie esterna molto dura, con polpa carnosa, pastosa e zuccherina che indurisce col disseccamento. I frutti contengono semi scuri, tondeggiati e appiattiti, assai duri, molto omogenei in peso, detti "carati" poiché venivano utilizzati in passato come misura dell'oro. I frutti permangono per parecchio tempo sull'albero e hanno maturazione molto scalare per cui possono essere presenti, allo stesso tempo, frutti secchi di colore marrone, e frutti immaturi di colore verde.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

È pianta spontanea nel bacino del Mediterraneo, del Portogallo e Marocco atlantici, vive nelle zone aride di questa regione. In Italia è presente allo stato spontaneo nelle regioni del Sud mentre è naturalizzata in Toscana e a nord di questa, dove tuttavia è rara. In Puglia, una legge regionale (Art. 18 L. R. 04/06/2007) la fa rientrare nelle specie protette.

Coltivazione[modifica | modifica wikitesto]

È coltivato specialmente in Nord Africa, Grecia e Cipro e, con minore estensione, in Spagna, Italia meridionale e Albania. In Italia è ancora coltivato in Sicilia, anche se la rilevanza economica di questa produzione è in declino: esistono tuttora importanti carrubeti nel ragusano e nel siracusano; in queste zone sono ancora attive alcune industrie, che trasformano il mesocarpo del carrubo in semilavorati, utilizzati nell'industria dolciaria e alimentare[1].

La provincia di Ragusa copre circa il 70% della produzione nazionale[2].

Il carrubo è una pianta rustica, poco esigente, che cresce bene in terreni aridi e anche molto calcarei.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

  • il carrubo è una pianta mellifera e bottinata dalle api, se ne può ricavare un miele, uniflorale ma solo nelle aree con un certo numero di piante.
  • È apprezzata nelle regioni d'origine per l'ombra delle chiome; infatti, conservando un fogliame molto fitto, produce zone d'ombra, preziose in luoghi aridi.
  • Parte dei succedanei del cioccolato sono ottenuti da pasta o semi di carrube.
  • Molti addensanti e gelificanti di prodotti alimentari sono ottenuti da farina di semi di carrube.
  • Oggi i frutti (privati dei semi) vengono usati per l'alimentazione del bestiame. Un tempo furono usati come materiale da fermentazione per la produzione di alcool etilico. Come d'uso nella tradizione popolare, i semi, ridotti in farina, venivano usati come antidiarroici. I frutti si conservano per molto tempo e possono essere consumati, comunemente, freschi o secchi o, in alternativa, passati leggermente al forno.
  • I semi, durissimi, sono immangiabili; possono invece essere macinati, ottenendosi così una farina dai molteplici usi, che contiene un'altissima quantità di carrubina, la quale ha la capacità di assorbire acqua in quantità pari a 100 volte il suo peso.
  • Siccome i semi erano ritenuti particolarmente uniformi come dimensione e peso, dal loro nome arabo (qīrāṭ o "karat") è stato derivato il nome dell'unità di misura (carato) in uso per le pietre preziose, equivalente a un quinto di grammo. In realtà la variazione del peso dei semi di carrubo, presi alla rinfusa, arriva al 25%.
  • Tipica è, nelle piante molto longeve, la comparsa, dopo le prime piogge d'agosto, del cosiddetto fungo del carrubo (Laetiporus sulphureus). Seppur consumato in alcune zone della Sicilia e della Basilicata, esso è un fungo tossico, che può causare spiacevoli disturbi gastro-intestinali.[3]
  • Il legno di carrubo, per la sua durezza, veniva impiegato per la fabbricazione di utensili e macchinari in legno soggetti a usura.
  • In fitoterapia l'estratto secco del frutto (carruba) è utilizzabile, anche assieme allo zenzero, nel colon irritabile ad alvo diarroico.[4]
  • A causa dell'elevato contenuto in tannino, la polpa dei frutti può avere effetto irritante, se assunta in grande quantità.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il carrubo - tradizione secondo natura, karrua.it. URL consultato il 27 ottobre 2014.
  2. ^ Nell'ltima guerra sfamarono molte persone, guidasicilia.it. URL consultato il 27 ottobre 2014.
  3. ^ Laetiporus sulphureus | Associazione NUOVA MICOLOGIA
  4. ^ Paolo Campagna. Farmaci vegetali. Minerva medica ed. 2008

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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