Caparozzolante

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Alcune vongole veraci
(Venerupis philippinarum).
Una vongola comune
(Chamelea gallina).

Caparozzolante è un termine di origine dialettale veneta che identifica il pescatore di vongole veraci raccolte nelle lagune costiere del Veneto. Tali molluschi sono chiamati per l'appunto caparòssoli, che è un vezzeggiativo di capa, cioè "conchiglia"[1], e vanno distinti dalle pevarasse[2], che sono invece le vongole comuni (Venus/Chamelea gallina), di dimensioni minori e con colori e striature meno appariscenti.

L'attività illegale[modifica | modifica wikitesto]

Benché si tratti di un'attività lecita e riconosciuta ufficialmente, il termine ha assunto una valenza negativa a causa di un circuito di protratta illegalità che ha visto il coinvolgimento di caparozzolanti in episodi di abusivismo: gli elementi discriminanti fra attività legale e illegale dei caparozzolanti sono costituiti dal contesto e dalle modalità operative.

Fondamentale ad esempio è l'ubicazione dei luoghi in cui viene praticata la raccolta: ovviamente sempre nelle acque interne lagunari, che sono l'habitat ideale per le vongole veraci e dove esistono aree date regolarmente in gestione o in concessione per il loro allevamento. La maggior parte dei pescatori di frodo i se ciosoti,pelestrinoti e buranei. Tuttavia, nella laguna di Venezia esistono molte zone libere ricche di questi apprezzati e redditizi molluschi, ma nella maggior parte dei casi si tratta di acque ad alto tasso d'inquinamento e perciò assolutamente interdette a qualsiasi tipo di pesca, come quelle antistanti la zona industriale di Fusina o il polo chimico-industriale di Marghera (dove in alcuni tratti è persino vietata la navigazione, ma dove le temperature meno fredde e l'idrodinamismo favoriscono una crescita più rapida di vongole più grosse).[3]

Inoltre, quando è di natura fraudolenta l'attività si svolge di notte, a luci spente e a bordo dei cosiddetti "drifting" o nei cosiddetti "breeze" imbarcazioni di basso costo che operano sotto costa e quindi non idonee alla navigazione d'altura, fornite nondimeno di motori potenti e addirittura di radar per poter sfuggire alle motovedette di Carabinieri e Guardia di Finanza. Con i loro motori da oltre 200 cv nella media ,ma sono registrate anche imbarcazioni con doppia motorizzazione con 250cv per propulsore.I drifting dei caparozzolanti possono superare anche velocità di 60 nodi, a dispetto delle loro prue tutt'altro che affusolate, e competere quindi con i mezzi delle forze dell'ordine.Ricordiamo che alla Gdf di Chioggia è presente la cosiddetta "banana",imbarcazione dotata di un motore diesel a idrogetto, che ha lo scopo di inseguire i caparozzolanti anche nelle acque più basse della laguna. Inoltre i drifting sono dotati della "turbosoffiante" o "draga idraulica", cioè un motore marino secondario di piccola potenza (sotto i 25 cv) che, collegato a una pompa aspirante, viene utilizzato per la pesca vera e propria: calato all'esterno dell'imbarcazione, la sua elica spazza le acque e la sua lama taglia il fondale facendo emergere i caparozzoli, mentre la piccola idrovora assorbe tutto espellendo poi solo il fango e l'acqua attraverso un setaccio. Tale impiego provoca un'usura rapidissima dell'attrezzatura, il cui uso è vietato in laguna e che spesso è realizzata illegalmente o di provenienza furtiva.[4]

L'attività illegale dei caparozzolanti produce alla collettività tutta una serie di conseguenze decisamente negative. A cominciare dai danni alla salute pubblica perché, come detto, molto spesso le vongole così raccolte (e vendute a prezzi concorrenziali) sono fortemente inquinate (al loro interno sono state riscontrate alte percentuali di mercurio, arsenico, piombo e idrocarburi clorurati).[5] Ci sono poi i danni arrecati all'ambiente perché le attrezzature illegali impiegate per la raccolta da un lato rovinano in modo pesante il delicato ecosistema dei fondali lagunari, distruggendone la normale tessitura sedimentaria, e dall'altro provocano il depauperamento delle risorse ittiche con la loro pesca indiscriminata. Va infine considerato il danno erariale derivante dalla vendita illegale.[6]

La continuità di tale attività illegale è periodicamente testimoniata sulla stampa dalla recrudescenza di sequestri di vongole, di arresti di pescatori di frodo e di multe o chiusure per i ristoranti colti in flagrante dalle forze dell'ordine.[7][8][9].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Allo stesso modo modo il termine vongola, di origine napoletana, viene dal latino volgare conchŭla, vezzeggiativo di cŏncha, ossia "conchiglia".
  2. ^ O, in alternativa, peverasse, bevarasse, beverasse o anche basi.
  3. ^ Elena Magro, Caccia ai caparozzolanti con "Mi manda Rai Tre", "Aqua Alta", 17 settembre 2009.
  4. ^ Caparozzolanti, "Il Carabiniere", agosto-settembre 2005. Consultabile on line.
  5. ^ Maurizio Dianese, Venezia. Vongole al veleno, ecco come vengono "riciclate" e servite sulle tavole, "Il Gazzettino", 6 ottobre 2009. Articolo cui ha fatto seguito, il giorno dopo, l'interrogazione scritta Vongole inquinate nei nostri piatti? La Regione verifichi la denuncia del Gazzettino e rimuova le cause dell'eventuale grave abuso, presentata al presidente della Giunta regionale del Veneto dal consigliere Gianfranco Bettin.
  6. ^ Vongole al veleno, "Mi manda Raitre", 27 novembre 2009. Consultabile on line.
  7. ^ Traffico illecito di vongole e molluschi: una piaga veneziana, "AIDANews", 21 novembre 2005.
  8. ^ Giorgio Cecchetti, Vendevano vongole alla diossina, "La Nuova Venezia", 29 luglio 2000. Consultabile on line.
  9. ^ Serie di articoli apparsi su "La Nuova Venezia" del 13 novembre 2004.